La Liguria per un piatto di Paita

berruti e paita alla festa dell'unità

«Ebbene sì sono l’antigrillismo in Liguria e me ne vanto. Non mi interessano le battute retrograde, specialità di Grillo e dei suoi adepti, qui si confrontano due idee opposte di futuro per Genova e la Liguria». Raffaella Paita dixit, assessore regionale ligure alle Infrastrutture e alla Protezione civile, nominata dal governatore Claudio Burlando dopo le quasi immediate dimissioni di Ezio Chiesa. Era il maggio 2014, e la Paita rispondeva così alla provocazione di Ferruccio Sansa che l’aveva definita paladina del “burlandismo in gonnella“, nei giorni in cui il cronista del Fatto quotidiano veniva spacciato come candidato del Movimento 5 stelle. Prima di Paita, assessore alle Infrastrutture in Regione Liguria, era stato suo marito, Luigi Merlo, poi diventato presidente dell’autorità portuale alla Spezia, oggi nello stesso ruolo al porto di Genova. Insomma, gli assessorati in casa Paita sono roba di famiglia. Ha vinto le primarie regionali del Pd, non soltanto grazie ai voti di molti marocchini recatisi per pochi euro ai gazebo, ma anche grazie ai voti dei rimasugli di Forza Italia sparsi a Levante e a Ponente che gli sono valsi la candidatura alla presidenza della Regione Liguria. Ebbene, oggi la Paita è indagata di mancata allerta, omicidio e disastro colposo per le tre alluvioni che hanno colpito la Liguria lo scorso Novembre, quando nei giorni dell’emergenza, dell’assessore Paita non c’era traccia. A poco è servito il tentativo di Burlando di sottrarla ai riflettori per non appannarle il cammino politico-elettorale. Lei, intanto, passata l’emergenza, ha iniziato a battere le piazze della Liguria per farsi eleggere governatrice. Dalla sua parte non ha solo una grossa falange del Pd oltre a ciò che rimane in Liguria di Forza Italia. “Paitiano” è anche l’Ncd del capogruppo in Regione Liguria Alessio Saso, indagato per voto di scambio con la ‘ndrangheta. Non sono pochi nemmeno quei liguri che ricordano gli squilli a vuoto alla Protezione civile “che ha chiuso alle 18” in quei giorni tragici. Ora siamo sotto il voto. Il 31 maggio la Liguria eleggerà il suo presidente. L’indagata Paita, orgogliosa anti-grillina, fa come se nulla fosse. Insomma, per un piatto di Paita (la Regione), fa come ha sempre fatto la politica che la renzianissima Paita avrebbe dovuto rottamare. Povera Liguria.

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