Taxi-ncc, grillini lombardi corporativisti

TAXI NCC

Il consiglio regionale della Lombardia si appresta a votare una legge che dovrebbe aggiornare la 21/1992, quella dei tassisti e dei noleggiatori in guerra per Uber, l’applicazione dei noleggi con conducente dotata di geolocalizzazione che permette a chiunque, tramite un’applicazione per smartphone, di prenotare l’autista concordando il tragitto, la tariffa e il modello dell’auto. In pochi istanti. Il problema della Legge 21 per i noleggiatori, è l’obbligo di partire dalla propria autorimessa e di ritornarci dopo ogni servizio. Obbligo che il più delle volte comporta un dispendio di tempo, chilometri e denaro, soprattutto se si considera che la legge 21/1992, risale a un’epoca in cui ancora nessuno usava i telefoni cellulari, ma soltanto i telefoni fissi per concordare gli appuntamenti. Ebbene, la legge in procinto di passare al Pirellone, viene chiamata anti-Uber perché almeno in Lombardia, i noleggiatori continueranno ad essere soggetti all’obbligo di andare e venire dalla propria rimessa, che può essere anche a centinaia di chilometri di distanza dal luogo dell’appuntamento col cliente. In questo modo, il noleggiatore pizzicato dai vigili in stazione centrale a Milano, rischia 169 euro di multa e il ritiro del libretto dell’auto per due mesi. Cosa che è già accaduta a centinaia di autisti Uber e non. I tassisti li chiamano “abusivi” perché il più delle volte gli ncc si appostano in prossimità delle stazioni in attesa della chiamata. Spesso possiedono licenze di comuni lontani da Milano, e farci ritorno per riporre l’auto nella rimessa, comporterebbe l’impossibilità di prendere corse a una velocità tale che solo la tecnologia odierna consente. I tassisti, da parte loro, si sentono minacciati perché in effetti, Uber, sottrae clienti a una categoria di autisti che paga le licenze a peso d’oro. Succede assai spesso che qualche tassista vada a litigare e a danneggiare l’auto del noleggiatore fermo in prossimità della movida in attesa del suo cliente. Da un lato, la categoria delle auto bianche parla di pericolo di ordine pubblico, minaccia scioperi e non sente ragioni. Dall’altro lato c’è la politica che cerca di tamponare il problema adeguando le leggi ai tempi. Ebbene, da questo punto di vista è normale che la destra lombarda di dinosauri come Riccardo De Corato sia per la linea intransigente del lasciare la legge 21 così com’è stata concepita nel 1992. Sorprende, invece, che della stessa linea sia anche il Movimento 5 stelle della Lombardia, che ha fatto della libertà, della libera concorrenza e del libero accesso alle professioni uno dei punti cardine della sua politica rivoluzionaria, anche nazionale. Nulla contro i tassisti, per carità. E’ tuttavia innegabile che non aggiornare una legge vecchia di 23 anni, significa accontentare una corporazione (quella dei tassisti), a discapito di una categoria di autisti, i noleggiatori, che in fin dei conti svolgono un servizio per l’utenza in un regime di libero mercato. Aumentando l’offerta a tutto vantaggio della clientela. Che c’è, ed è sempre più numerosa e propensa a servirsi anche di Uber. Chiara e abbordabile la posizione del Pd Agostino Alloni, che ritiene «anacronistico pretendere che oggi con le applicazioni che esistono gli autisti debbano partire ogni volta dalle autorimesse.» Incomprensibile e ambigua la posizione della 5 stelle Iolanda Nanni in proposito: «È una buona proposta per normare l’ingresso della tecnologia a tutela dei cittadini utenti». Qualcuno traduca please.

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