Qualche argomentazione per Aldo Grasso

aldo grasso

Partecipare alle arene televisive non è semplice. La tivù ha sempre tempi strettissimi che non lasciano spazio ad analisi. Gli interventi che richiedono coerenza al tema, o risposta a qualcun altro, si riducono sempre a titoli e brevi slogan. Se a tutto ciò si somma la necessità (spesso inevitabile), di rispondere a chi ti parla sopra o ti contraddice per sviare il senso di quello che vuoi dire, è facile perdere il filo e trasbordare in un “quarantotto”. Il tema trattato a La Gabbia su La7, domenica sera, era quello dei candidati al Quirinale stilati dalla produzione del programma. Un elenco di personaggi, perlopiù dinosauri della politica, impossibili da ridurre a semplici titoli. Soprattutto a La Gabbia, che aldilà delle critiche, trovo un programma divertente dov’è possibile scambiare impressioni con un pubblico giovane, poco avvezzo al linguaggio forbito dei soliti predicatori televisivi che piacciono al sistema.

La rubrica televisiva odierna di Aldo Grasso sul Corriere parla di noi. Della puntata de La Gabbia. Il critico valorizza i servizi proposti all’interno del programma, ma stronca il livello del dibattito. Mi cita definendomi “un disastro di argomentazioni“, senza dare aggettivi a Giampiero Mughini. Che evidentemente non “mughineggia” più (Aldo Grasso 10.6.2011), essendo in grado soltanto insultare e presentarsi in video con cravatta e occhialini rossi affinché qualcuno lo noti. Certamente Mughini esce indenne dalle critiche di Grasso per le solite esigenze di sintesi. Poco male, visto che sono contento di averlo sintetizzato io in quell’arena dopo una serie di provocazioni degne di un solenne buffone. Per il resto Aldo Grasso è un giornalista che ha le sue simpatie e le sue antipatie. Il suo limite sono le critiche ai potenti, che non fa mai. Ad esempio, in tema di Quirinale non ricordo un suo articolo critico sul discorso di fine anno di Giorgio Napolitano, format vecchio, ridicolo e superato forse più del Festival di Sanremo. Al contrario, Napolitano è sempre “istituzionale“, nonché “pieno di slancio giovanile“. Nemmeno quest’anno Napolitano è stato stroncato da Grasso. Anzi, sì, ma è stata colpa della regia, che nel montaggio ha “snaturato i silenzi” del presidente uscente e dimissionario. Sai che cattiveria… Marchette di convenienza a parte, per me Grasso rimane una penna formidabile. Non mi perdo mai un suo pezzo perché lo apprezzo. E lo ascolto, anche se mi stronca, proprio perché è a sua volta inviso all’ambiente mediatico. Si dice che una sua bocciatura sul Corsera equivale a sicura promozione e funzionalità al fine. Se così fosse davvero, ogni suo attacco sarebbe Grasso che cola.

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