Gli Spinelli non rendono lucidi

barbara spinelli

Non c’è nulla di male se un giornalista ad un certo punto della sua carriera professionale decide di buttarsi in politica. La scelta di un percorso nelle istituzioni da parte di una figura che ha dedicato la propria vita a fare informazione, dovrebbe a mio modo di vedere, incutere maggior fiducia nell’elettorato perché si presuppone che il giornalista possieda le necessarie conoscenze dei fatti politici e sociali, e possieda anche una memoria storica sufficiente per convincerlo a scegliere come e con chi schierarsi. Insomma, un giornalista che si schiera dovrebbe servire da propulsore ai voti di quei tanti elettori incerti perché informati soltanto sommariamente di ciò che li circonda.
Dunque, ripeto, non c’è nulla di male se un giornalista si candida in politica. A patto che da candidato, smetta di scrivere editoriali e pistolotti sui giornali come fossero articoli di informazione imparziale. Mi riferisco, nello specifico, a Barbara Spinelli di Repubblica, giornale venduto a Renzi, dunque tutto fuorché imparziale. Candidata al parlamento europeo con Syriza, la sinistra greca di Alexis Tsipras, un ingegnere civile 40enne ex comunista, che da anni agita la sua Grecia verso un risveglio dalla tragedia europea che ha travolto nella miseria il Paese ellenico. Le simpatie della Spinelli verso Tsipras sono al di sotto di ogni sospetto già da tempo. Basta rileggerla negli ultimi due anni per capirlo. Il 9 maggio 2012, su Repubblica, la Spinelli sembrava una Sallusti in gonnella. Scriveva che “In Grecia, Alexis Tsipras è tacciato di antipolitica, eppure è un europeista che profetizza il precipizio nella povertà e nel risentimento degli anni ‘30…” Dunque, ” non è disfattismo quello di Tsipras, ma ardente appello a un’Unione più forte“. Il 27 dicembre 2012, Spinelli si ripete ne “Moderatamente europeo“. Proponendo ai suoi lettori tra “i due europeismi, quello di Syriza di Tsipras“. Il 6 febbraio 2013, nel chiedersi su Repubblica se anche “Keynes è un estremista“, la Spinelli ci spiega che “si fa presto a bollare come populista la rabbia della sinistra, oltre che di certe destre (…) A differenza del Syriza greco le sinistre radicali non si sono unite (…) ma un presagio pare accomunarle: la questione sociale.” Nel giorno della vigilia di Natale, l’editoriale della Spinelli sul quotidiano diretto da Ezio Mauro è uno spot a Tsipras, annoverato tra “i legislatori del futuro“. Nei primi giorni del 2014, quando ad abbracciare Tsipras accorre Toni Negri, Barbara Spinelli toglie del tutto la maschera, e dichiara apertamente il sostegno al  leader della sinistra radicale greca. Si schiera, finalmente, alla luce del sole. Il 7 febbraio scorso, Tsipras arriva a Roma, la Spinelli è già impegnata a formare una lista in suo sostegno con l’appoggio di Rifondazione comunista e Nichi Vendola. (Vendola!!). Il 9 febbraio Spinelli si fa intervistare dal Fatto in “Salviamo l’Europa dai conservatori e dagli euroscettici” in cui ribadisce il suo sostegno a Tsipras.

Da allora, la Spinelli è in campagna elettorale con Vendola e Rifondazione, mostri dinosauri inguardabili dell’italica politica di bassa lega. Ma continua a scrivere su Repubblica i suoi editoriali, bollati come “idee” spacciandosi come intellettuale imparziale. E’ del 5 febbraio l’articolessa sui “Sottosuoli del caos” in cui seppellisce “con turbamento e a ragione le offese del Movimento 5 Stelle ai rappresentanti dello Stato” per il famoso «boia» gridato a Giorgio Napolitano dal pentastellato Giorgio Sorial in aula.” Per la parziale Spinelli, “Grillo non è la causa del caos. Ne è il prodromo“, cioè il sintomo. La candidata dribbla del tutto l’idea rivoluzionaria del Movimento che coinvolge gli elettori in rete. Non le conviene, perché non avrebbe chanches. Comuqne sia, un articolo così dovrebbe finire su un volantino elettorale, non su un giornale finanziato coi soldi dei contribuenti italiani. Un mesetto fa, alla corte di Tsipras per un seggio a Bruxelles, si sono uniti alla Spinelli altri “intellettuali” come Moni Ovadia e Adriano Prosperi, già dichiaratamente di sinistra. Il 25 marzo scorso, il Fatto ripropone un’intervista alla Spinelli in cui dichiara che il Front national della Le Pen è “la destra degli illusionisti“. Salvo poi fare il pieno di voti alle amministrative. Oggi, in prima pagina, la Spinelli ci spiega che per “Osare di più in democrazia“, bisogna assecondare la volontà di sopprimere il Senato da parte di un governo senza voti, quello di Renzi, che secondo Spinelli “completa ragionamenti già in circolazione“. Da chi? Nientepopdimenoche da Mario Monti, altro premier imposto dal Quirinale senza uno straccio di voto.
Ecco, per igiene dell’informazione, sarebbe opportuno che Repubblica desse spazio all’esponente politico in campagna elettorale in appositi box elettorali. Altrimenti siamo costretti a ritenere Barbara una giornalista lucida al pari di chi si è fatto quattro spinelli.

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