Cronaca da un Paese alla canna del gas

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Nel Paese alla canna del gas governato da un buffone senza voti, arriva dall’America un rappresentante del gas, come quelli della Folletto. Non è venuto qui per spronarci all’indipendenza energetica con sole e aria. E’ arrivato qui per dirci che i fornitori russi di Gazprom sono pezzi di merda perché ascoltano Putin. Reo di non volere basi Nato nei dintorni del Mar Nero. Questo elegante agentello di colore, tal Barack Obama, ci racconta che la Russia è stronza come la Cina perché loro usano lo “hard powerence del soft power“, ossia i “muscoli” (gl’inglesismi, si sa rendono fighi). I giornali accolgono “il venditore nero” in pompa magna.

Repubblica, per l’occasione, rinnova addirittura tutte le grafiche. Si presenta in edicola con un paginone bianco che ricorda il tutone di Toti, con su scritto “E’ un nuovo inizio“. Frase che riassume la megaintervistona al burocrate europeo travestito da ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan. Uno dei tanti ometti del buffone senza voti, che a parte caratteri, titoli e inglesismi, non cambia sostanza. Fedelissimo al fiscal compact, garantisce che lo “Asset Quality Review” è il riassetto bancario che abbisogna di “crescita sostenuta” anziché di “muddling through, (vivacchiare)“. E se l’Italia vivacchierà  la Bce sfornerà euro in ‘quantitative easing’ per gofiare all’infinito il debito pubblico. Se qualcuno non avesse capito nulla, «ripeto: rispetteremo tutti gli impegni. Faremo l’aggiustamento strutturale, cioè con misure che riflettono l’andamento sottostante dell’economia. Questo vuol dire che, con l’effetto concreto e al tempo stesso ‘segnaletico’ della nostra agenda riformatrice, siamo convinti di far ripartire crescita, che è la via maestra per l’aggiustamento fiscale».

Capito? Padoan, come Batman e Robin, non sarà da solo a salvare il Paese alla canna del gas. Al suo fianco c’è il commissario Cottarelli, quello che «quando lavoravamo insieme al Fondo monetario giocavamo a squash, e spesso vinceva lui…». Eccolo il “nuovo inizio”, innescato dal voto alle amministrative in Francia che vede in Marine Le Pen il primo vero motore verso la disgregazione dell’euro. Del resto, nel Paese alla canna del gas, oltre ai giovani, le imprese e il lavoro, non sono rimasti neanche i partiti. Forza Itaglia è estinta. Il Pd è al corteo funebre capeggiato da Cuperlo, che sempre sulle rinnovate grafiche di Repubblica, prega per un “Pd forte” che non esiste. Infatti avverte il buffone: «servono partecipazione e rappresentatività perché senza consenso non governi, al massimo comandi». Ergo, ci vorrebbero i voti del popolo per un governo legittimato da una nazione sovrana.

E invece eccoci qui col venditore di gas in una Roma blindata, che dopo il bel discorso in cui invita l’Italia a usare le leggi per tutelare i diritti “dei nostri fatelli gay e le nostre sorelle lesbiche Invece di prenderli di mira” va a trovare Papa Francesco, collega del cardinal Bagnasco, l’omofobo che giusto ieri ha intimato al ministero dell’Istruzione di ritirare i manuali scolastici anti-bullismo e anti-omofobia alla ministra Stefania Giannini, glottologa ma soprattutto “linguista“, che ovviamente ha subito obbedito. Con un’ondata di saliva sulle flaccide chiappe del prelato la Giannini ha “ripulito” le scuole dell’opuscolo che è già stato ritirato e bandito. Pure lei oggi appare in una mega intervistona sulle rinnovate grafiche di Repubblica. Nessuna traccia di una spiegazione sul perché di questa decisione da Paese alla canna del gas. L’intervistatore Corrado Zunino non glielo ha proprio chiesto.

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