Scribacchino della settimana: Goffredo De Marchis

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Il “giornalista” Goffredo De Marchis. Al collo il guinzaglio del Pd

Anche Goffredo De Marchis (in arte De Marchettis), ambisce come il suo collega Claudio Tito, al TITOlo di giornalista del giorno. E’ riuscito a scrivere su Repubblica un epitaffio lungo come un romanzo sul ritiro del decreto Millemarchette mascherato da Salva-Roma, senza mai nominare l’azione del M5S. De Marchettis trasforma la vergognosa furbata dei partiti trasformata in figuraccia dallo smascheramento dei loro trucchi da parte dei deputati a 5 stelle, in un semplce “pasticcio” finito in “uno scambio di accuse a mezza bocca” domato dal grande “Enrico Letta” che “cerca di mantenere un equilibrio sopra la follia del provvedimento riempito di finanziamenti a pioggia” senza specificare da parte di chi. Ma che ovviamente, con “parole prudenti” ecco che il ritiro “va bene così“, giacché “era necessario dare il segno di voler mettere ordine e pulizia nell’attività legislativa“. Come dire: abbiamo scovato noi politicanti le porcherie nel Salvaroma infilate da noi stessi e dai nostri colleghi di partito, ma poi abbiamo preferito cassarlo. Balle! Il provvedimento è stato ritirato su denuncia dei 5 stelle, ma De Marchettis non lo scrive. Preferisce sorvolare e decantare gli umori da clima mafioso che si respira nei palazzi romani (senza dirlo, ovviamente). E sposta l’attenzione su Giorgio Napolitano (che non c’entra una mazza), ma che secondo De Marchettis, nel tentativo di indorarlo, “non ha accettato la logica di una battaglia tra i poteri dello Stato” nel timore di “uno scaricabarile istituzionale che avrebbe fatto solo il gioco delle opposizioni.” Insomma, più che un fatto, questa è una contorsione filosofica che pare scritta da una talentuosa mente folle. Col “governo costretto a incassare una lezione per il futuro” senza dire grazie al M5S, bensì ad opera del “Senato, dove il decreto è stato tirato da una parte e dall’altra.” Infatti, da una parte c’erano i partiti, dall’altra il M5S. Ma De Marchettis non lo scrive. Insomma, in quel puttanaio del Salva-Roma riempito di ogni porcata grazie a quell’accozzaglia di mariuoli di senatori e deputati dei partiti sguinzagliati come cani rabbiosi e affamati che non sanno quello che fanno, ecco che la colpa è del “presidente Grasso che non avrebbe vigilato abbastanza”. In effetti i vigili, lì, sono stati i 5 stelle, visto che Grasso era in Afghanistan, anche se De Marchettis preferisce glissare e imputare a lui il ruolo di chi “poteva e doveva cassare o dichiarare inammissibili gli emendamenti che non c’entravano niente con lo spirito originario della legge“. Ma, purtroppo per De Marchettis, lo hanno fatto i 5 stelle che, come spiriti maligni, non vengono mai citati nella causa. Bensì, sarebbe colpa dell’ex presidente della Commissione antimafia, dipinto come una sorta di svaporato a carico del quale “si racconta di un’irritazione di Palazzo Chigi nei confronti degli uffici del Senato…” nonostante “in altre occasioni la presidente della Camera Laura Boldrini aveva, per lettera, chiesto a Grasso di verificare meglio l’ammissibilità degli emendamenti, la loro coerenza con la legge in discussione…” Realizzato che la responsabilità, non è dei senatori di partito col culo rotto dalle lobby e dai loro ricattatori che pretendono finanziamenti per le loro tasche e per quelle dei loro amici, bensì le colpe ricadono”sulla testa di Piero Grasso“, ecco allora che De Marchettis dà i meriti a “Giorgio Napolitano, che con la sua bocciatura, ha voluto rimarcare una sottovalutazione dell’esecutivo” in quanto “Letta e il ministro Franceschini potevano metterci una pezza ritirando il decreto o facendolo decadere“. Ma siccome “non è successo” grazie alla denuncia dei senatori grillini, De Marchettis ci propina che “la bacchettata del Quirinale ai pasticci è stata inevitabile.” Roba da talentuosi scribacchini di quart’ordine. “Perché allora Palazzo Chigi non ha stoppato il decreto senza aspettare il Colle?“, continua De Marchettis. Provando anche a rispondersi: “Eppure i segnali che aveva ricevuto erano forti e chiari“, alias la denuncia dei grillini di cui nel romanzo non si trova traccia. Ed è qui che De Marchettis si supera: i “segnali” erano venuti “dal Pd e dalla componente renziana. «Avevamo visto il pasticcio nato al Senato e lo avevamo segnalato all’esecutivo», racconta la responsabile delle Riforme del Pd Maria Elena Boschi «Per evitare l’assalto alla diligenza i nostri erano stati anche attenti a non infilare nel decreto niente che riguardasse Firenze»“. Capito? Secondo De Marchettis di Repubblica, è grazie a Renzi se il pericolo del Millemarchette intriso di favori infilati dalle manine ladre dei politicanti dei partiti (Pd compreso), è stato cassato. Come dimostrerebbero, secondo la disinformazione De Marchettis “le parole di Franceschini al momento di mettere al fiducia sulla legge di stabilità. «Il governo e i due rami del Parlamento devono porsi un problema, da affrontare prima dell’approvazione dei provvedimenti, che riguarda i requisiti di omogeneità e di urgenza dei decreti legge…»”. Porsi il problema dopo che l’hanno creato apposta nella speranza che i grillini non lo scoprissero? Ma De Marchettis non va oltre. Non cita il ruolo dei 5 stelle. Scrive solo che “la situazione è stata pesata” e che “non si può dire sia stata affrontata con leggerezza o superficialità“. In realtà “si è tirato dritto anche per timore di un’offensiva dei 5 stelle sui deputati fannulloni e impegnati con le ferie di Natale.” La chiama “offensiva“, non la chiama “denuncia”. C’è una bella differenza tra l’offendere e il sollevare. Ma De Marchettis deve chiudere giornata: «Non c’erano marchette, come dicono i 5 stelle — spiega una fonte del governo (senza rivelare chi) — . C’erano risorse per l’alluvione, per il terremoto dell’Emilia. Ma la lezione è stata pesante, ci servirà per le prossime volte»”. Insomma, tutta roba utile, secondo De Marchettis che non ha approfondito da solo, tra le pieghe degli emendamenti, perché altrimenti avrebbe rischiato di mostrare la schiena diritta. Che a Repubblica non va di moda. A Repubblica, come su tutta la stampa finanziata dai partiti, vanno bene quelli come De Marchettis, pagati per fare spot ai partiti, in questo caso al Pd, a costo di ribaltarsi e di scrivere che è “Renzi, parlando coi suoi fedelissimi sottolinea i problemi di «un governo che non tiene la barra dritta». Alcuni renziani hanno trovato anche una risposta all’inerzia del governo davanti al decreto stravolto. «Non volevano dare uno schiaffo al Senato. Dove i numeri della maggioranza sono ballerini e il potere contrattuale di ogni singolo senatore è alto»“. Eccola qua un’altra contorsione romanzesca da leccaculo col pedegree. Un giro di lingua che insaliva anche il renziano “Angelo Rughetti che attacca: «Letta ha sottovalutato l’effetto degli emendamenti al decreto». La sua proposta è sospendere «per 6 mesi l’attività legislativa e i decreti». Una provocazione” come quest’accozzaglia di bufale a firma di De Marchettis sulla prima pagina di Repubblica. In favore del Pd, s’inscena anche una finta polemica con Napolitano per mandare in confusione il lettore e parlar d’altro: “Rughetti ce l’ha anche con Napolitano e il suo “interventismo”: «Un provvedimento che ha già avuto la fiducia del Senato e sta per essere votato anche alla Camera non può essere spazzato via così. Semmai il presidente della Repubblica poteva, dopo l’approvazione, rinviarlo al Parlamento»“. Insomma, dei 5 stelle nessuna traccia e nessun dubbio: a De Marchettis, più che il titolo giornalista del giorno, darei lo scettro della settimana.

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