Ricchi e poveri, modello feudale

testa consapevolezza potere cervello

Levatacce, affetti sacrificati alla lontananza, mangiamenti di fegato, preoccupazioni, rinunce, liti e discussioni… E’ un bestiario triste quello che attiene agli esseri umani impegnati a racimolare soldi col cosiddetto “lavoro”. I soldi servono a determinare il nostro grado di libertà. Più soldi hai, più libero sei di imporre il tuo potere sul prossimo. Meno soldi hai, meno potere eserciti sugli altri. Quando di soldi non ne hai proprio, e anzi, hai i debiti, puoi organizzarti la vita soltanto schiavizzandoti in funzione dei tuoi creditori. Il creditore domina, il debitore dipende. E’ così banale la classificazione della scala sociale basata sui soldi! Eppure è con questo metodo che il controllo delle massse sociali va avanti dalla notte dei secoli. Orde di schiavi bisognosi di soldi occupano il loro tempo a produrre cose e servizi più o meno collegati col benessere per garantirsi sopravvivenza, ma soprattutto per garantire nel generale silenzio-assenso, eterni privilegi a una ristretta cerchia di ricchi e arricchiti.

La disponibilità dei soldi non è quasi mai proporzionale al merito o al valore umano del suo possessore. Avere i soldi facilita il dominio sugli altri perché la ristretta oligarchia di ricchi, si autoconserva grazie all’inesauribile accumulo di altra ricchezza con l’artificio degli interessi. A discapito di altri simili. Infatti, i ricchi sono sempre i soliti. E i poveri altrettanto, a meno di eventi imprevisti come una vincita alla lotteria. Se una frase come “il lavoro onesto non rende ricchi” è diventata un proverbio, significa che abbiamo accettato passivamente i ricchi come una sorta di intoccabili parassiti. Un sistema così ha retto dalla notte dei secoli fino a un recente passato, perché preso dall’inebriante miraggio della crescita verso un benessere tecnologico che, passo dopo passo, una volta raggiunto, ci ha reso tutti globali. Oggi che la tecnologia ha reso inutile la nostra manodopera di massa e la globalizzazione ci ha reso tutti intercomunicanti, viviamo una fase in cui potremmo fruire delle comodità create in passato senza sbatterci troppo.

Insomma, potremmo lavorare tutti meno e con meno stress. E invece siamo alle prese con un sistema che ci bombarda di scenari cupi, di tagli di benessere, di sacrifici e di continue rinunce. Senza capire a beneficio di chi, se non di quella solita oligarchia ricca e arricchita che farà di tutto pur di mantenere i propri privilegi grazie al dominio sulle masse. Con una differenza importante, rispetto ai secoli passati. Che in quest’epoca, in cui tutto sfugge, sta crescendo in maniera incontrollata il grado generale di consapevolezza grazie alla sempre più massiccia presenza di Internet, che rende fruibili e immediate un maggior numero di informazioni a un maggior numero di persone. Più informazione equivale a più conoscenza. La conoscenza rende liberi e meno soggiogabili. Conoscere il meccanismo truffaldino del sistema monetario basato sul “morte tua, vita mia”, significa minare alla radice le sicurezze dei potenti.

Il bombardamento mediatico sulla necessità di stare nell’euro e sulla crescita a tutti i costi, è il disperato tentativo delle oligarchie ricche (banchieri), di mantenere le masse schiave e appecoronate alla disperata ricerca dei soldi, in modo da limitare al massimo le probabilità che un numero sempre maggiore di cittadini, realizzi che razza di maionese impazzita sia la dittatura in cui siamo conficcati. Del resto, se un grado troppo elevato di consapevolezza, mina le sicurezze dei ricchi, anche un grado troppo elevato di privazioni e di povertà non garantisce eterno dominio e controllo. Ecco perché, in un modo o nell’altro, la globalizzazione delle masse dovrà innescare una rivoluzione, diciamo “culturale”, che in qualche modo porterà a una graduale redistribuzione delle ricchezze e delle risorse disponibili. Non avrebbe senso pensare a una società consapevole e globalizzata perennemente schiacciata in povertà e in privazioni. Era possibile prima, quando senza internet eravamo tutti più ignoranti e meno immediati. Quando eravamo costretti ad accettare le gerarchie feudali che hanno rappresentato un modello di società durata tanti secoli.
Oggi che siamo globalizzati non ha più senso pensare al potere in mano a pochi. La globalizzazione ci rende orizzontali. Ecco perché credo che alla lunga non avrà più senso rimanere divisi fra territori nazionali e zone franche del privilegio fiscale. La rivoluzione sociale dovrà portarci gradualmente a standard di ricchezza grosso modo simili per tutti. I soldi perderanno il loro valore convenzionale, non potranno più determinare la scala sociale concepita fino ad oggi.

Quanto tempo ci vorrà e quanto costerà arrivare a fruire dei frutti di una rivoluzione così radicale, fa parte della sfida della nostra generazione. E di quella dei nostri figli. Coi quali, magari, riusciremo a passare più tempo ed essere meno lontani. Più umani.

Condividi!

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.