Rodotà e i “grillologhi” del nulla

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E’ proprio corale sulle prime pagine che Grillo abbia definito Stefano Rodotà un “ottuagenario miracolato dalla rete“. E io che pensavo fosse il contrario. Ossia che l’illustre costituzionalista si sia intrappolato da solo nel tentare di inglobare il Movimento 5 stelle nelle logiche di partito. Quelle che dipinte come sano confronto nella dialettica parlamentare, impongono in realtà indicibili compromessi al ribasso. Credevo fosse stato il dottor Rodotà a meritarsi le 9 colonne in copertina dichiarando che “Beppe sbaglia“. Credevo fosse uno scoop che l’illustre ex candidato al Quirinale voluto da una maggioranza relativa dei votanti della rete, definisse la rete stessa un mezzo che “non basta” per diffondere democrazia diretta. Credevo meritasse 9 colonne la frase “elezioni perse dai 2 grandi comunicatori Berlusconi e Grillo” oppure “I parlamentari a 5 Stelle devono avere la libertà di lavorare” all’insegna di “strategie“. Forse, per strategie, il dottor Rodotà alludeva ad accordicchi con esponenti di partito, ma dall’intervista apparsa sul Corriere non si è capito. Non è stato chiaro. A differenza di Beppe, che da libero cittadino ispiratore morale di un Movimento presente massicciamente in Parlamento, le cose non le ha mai mandate a dire. Del resto “ottuagenario” non è un insulto. E’ solo un aggettivo riferito a una persona di 80 anni di indiscussa lucidità e rispettabilità alla quale il comico augura di rifondare la Sinistra. Quella che gli ha voltato le spalle per le votazioni al Quirinale e che oggi, fantozzianamente rispolvera con patetici endorsement di circostanza («tra le personalità più importanti del nostro paese e della sinistra italiana» Dario Franceschini ndr).

E’ da ottusi cadere nella trappola del sistema mediatico che oggi in prima pagina sbatte “Grillo che scarica Rodotà”. E’ caricaturale parlare di “insulto” come fa pure il Fatto. Che in seconda pagina dà spazio agli scazzi di Andrea Scanzi contro Roberta Lombardi. Inattaccabile politicamente, e quindi sbeffeggiata con la personificazione del suo ruolo di portavoce periodica del Movimento. Scanzi è colui che solo 2 anni fa, sempre sul Fatto, salutava l’ascesa nell’agone politico del M5s mettendo in guardia dal “fastidio con cui l’intellighenzia relega il grillismo alla voce “qualunquismo” non è solo l’antica vocazione sinistrorsa a scomunicare il cane sciolto. Il teorema di fondo è che Beppe Grillo “toglie voti al Pd”. Premesso che togliere voti al Pd… è di per sé opera lodevole, tale analisi è tanto miope quanto fascistella.” Da prèsbite del grillismo, Scanzi ricordava lungimirante che siccome “un voto si merita e non si impone” riconosceva che gli elettori del M5S sono “giovani che padroneggiano la Rete, diffidano dei media tradizionali, una galassia fieramente altra” che agli occhi dei “politologi tromboneggianti sembrano quei vecchi americani che provarono a fermare l’avvento del rock’n’roll e della beat generation ingorando quasi del tutto ciò di cui parlano.” Esattamente come fa lo Scanzi odierno. Trasformatosi in censore del grillismo dentro il quale deve aver trovato una proficua nicchia di mercato dopo aver vergato nero su bianco che “quella del M5S non è antipolitica: è desiderio di essere contro questi politici. Non è mera protesta … esiste un programma, a cui Beppe Grillo lavora da più di 20 anni.” In effetti se avesse dato un’occhiata ai lavori delle Commissioni di questi mesi di cui anche Roberta Lombardi ha fatto parte in tema per esempio di abolizione dei finanziamenti ai partiti, Scanzi avrebbe certamente reso miglior reputazione alla professione giornalistica che pretende di rivestire, visto il suo recente ruolo di reputazionista televisivo della rete che secondo Aldo Grasso ha “la parte più interessante in una app gratuita che si scarica sul tablet: HyperSync®“.

Proprio Grasso è lo stesso che oggi, sul Corrierone dispensa in prima pagina “consigli non richiesti” ai partecipanti al corso di tecniche televisive organizzato a Milano per alcuni deputati. Parliamo di ragazzi genuini e assai competenti nelle materie che trattano qui alla Camera. Parliamo di schegge di civiltà contemporanea allergica alle logiche di partito. Parliamo di rappresentanti di un movimento trasversale ai poteri consolidati perché in aula parlano di bisogni dei cittadini anziché di lobby. Potremmo definirli “talebani del sistema” gettati in pasto alle illustri firme di prima pagina che riducono la loro intelligenza al perimetro di un piatto di lenticchie per compiacere i poteri forti e le loro marionette di facciata. Quelle che recitano il copione modellato alle convenienze di giornata. Quelle dalle sembianze ininfluenti e col timbro di voce da Mr. Bean ma che piacciono agli apparati. Quelle che replicano dai palchi frasi insensate tese a screditare un movimento di cittadini in favore di titoloni che delirano al “riscatto dei partiti” e alla “politica dell’assurdo“. Mummie irrigidite da comizi vuoti tesi a occultare la disperazione dilagante nel Paese. E il problema sarebbe Grillo che scarica Rodotà? Nulla osta se la rete lo rivoterà…

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2 Commenti a “Rodotà e i “grillologhi” del nulla”

  1. Blogger Solitario ha detto:

    Beh dai Daniele, è sempre bello leggere di giornalisti che “teoricamente” stanno dalla stessa parte (M5S) che si scambiamo appelli reciproci e attestati di stima … ;P

    Dal FQ (on line) di oggi, Andrea Scanzi:

    2) La classe dirigente (chiamiamola così). La comunicazione è stata spesso un pianto, e infatti Casaleggio ha voluto dare ad alcuni parlamentari alcune lezioni su come rapportarsi alla stampa: “Lavoriamo tanto ma lo comunichiamo male”. Più Di Battista e Sarti, meno parlamentari acerbo-arroganti e blogger complottisti (tipo Martinelli, il punching ball prediletto da Facci e ospite ideale della D’Urso, nel senso che più lo vedi e più dai ragione a chi non vota il Movimento 5 Stelle. E dunque la D’Urso è contenta. Vedi anche alla voce Mastrangeli). In tivù dovete imparare ad andarci. Se non imparate, meglio stare a casa.

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