Ecco la Compagna-Caliendo “associati”

luigi compagna
Luigi Compagna

Il Paese è allo sfascio totale, e il Pdl pensa di derubricare a favoreggiamento il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. La pena si abbasserebbe da 12 anni a massimo 5 senza carcere e uso delle intercettazioni. Una priorità per gli yes-men di Berlusconi. Un macabro regalo al 21esimo anniversario della strage di Capaci in cui morì il giudice Falcone con sua moglie e gli uomini della scorta. L’argomento è finito su varie prime pagine quando già, Renato Schifani, inondato di polemiche, lo ha fatto ritirare al Senato. Ci hanno provato. Anzi, riprovato, e più in là tenteranno di nuovo. Del resto, tanti sono i papaveri col titolo di onorevoli che a turno prestano i loro connotati a ruolo di demolitori della giustizia. Sono tanti e talvolta semisconosciuti proprio per non destare sospetto di far porcate. Difficile pensare che si prestino al sacrificio per niente, visto che a beneficiare delle leggi ad personam sono sempre i soliti: da B. passando per i suoi amici padrini di partito tipo Dell’Utri-Verdini ecc. E’ arcinoto pure che Berlusconi è uso a sborsare soldi a tutti pur di avere favori. Sarebbe altresì interessante scoprire quale vocazione gratuita spingerebbe un vecchio arnese come Luigi Compagna a vergare decreti legge immondi tipo quello odierno sull’associazione mafiosa. Compagna è ovviamente del Pdl confluito nel GAL (Gruppo grande autonomia e libertà), assegnato alla Commissione Affari esteri ed emigrazione. Si segnalò nel 2008 per aver proposto una modifica ad un decreto legge per permettere al giudice ammazza sentenze Corrado Carnevale di concorrere per il posto di primo presidente della cassazione. Figlio di Francesco, ex ministro dei lavori pubblici del governo Andreotti, Compagna ha tenuto a battesimo con la senatrice del Pd Franca Chiaromonte un disegno di legge bipartisan per il ripristino dell’immunità parlamentare spazzato via da Tangentopoli. Era funzionale allo statista di Arcore alle prese col processo breve e il legittimo impedimento nella corsa contro i tempi del processo Mills. Una sorta di nuovo lodo alfano. Insomma, parliamo di un senatore dotato di “altissimo senso dello Stato” senza dubbio alcuno, che presentò con urgenza un’interrogazione all’ex ministro degli Esteri Frattini sulla reale proprietà della casa di Montecarlo viste le “recenti notizie di stampa” relative alla bufala Tulliani che servì a screditare l’allora presidente della Camera Gianfranco Fini. Nessuna interrogazione urgente di Compagna sulle 64 società off-shore del “papi” brianzolo. Infatti, eccolo a firmare il progetto di depenalizzazione del concorso esterno.

Relatore della legge doveva essere Giacomo Caliendo, altro arnese di razza, ex toga di Unicost in pensione passata col piduista di Arcore alias “Cesare” nel ruolo di sottosegretario alla giustizia, super attivo nell’appoggiare tutte le leggi più indicibili e immonde dei suoi governi tra scudi, amnistie mascherate con svuota carceri, norme contro le intercettazioni, (“spero che i giornalisti non le pubblichino“), leggi bavaglio, processo breve «principio giusto» e altre amenità. Baricentro della Loggia P3, Caliendo telefonava ai membri del Csm per caldeggiare la nomina di Alfonso Marra alla Corte d’Appello di Milano, che poi gli serviva per accogliere il ricorso di Formigoni contro le firme false della sua lista alle regionali lombarde (Marra fu poi trasferito per lo scandalo). Commensale a casa Verdini per cene con Dell’Utri, Miller e Martone in cui si dibatteva su come interferire sui giudici della Consulta in vista della sentenza sulla costituzionalità del lodo alnano (poi bocciata). Invitato da Pasqualino Lombardi a “lavorarsi per bene” l’ex presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone per alzare la legge del limite dell’età pensionabile per gli alti magistrati, e poi archiviato in un filone dell’inchiesta «pur non essendovi molti dubbi in ordine a un suo supporto continuativo in ambito anche illecito alle attività di tale societas sceleris» scrivevano i giudici. Per il suo coinvolgimento nella P3 da indagato per violazione della Legge Anselmi sulle logge massoniche, c’è una richiesta di autorizzazione a procedere che pende alle cal(i)ende greche che oggi l’alleato Pd di casa Letta non ha interesse a finalizzare. Salvato da due mozioni di sfiducia, Caliendo, già «messaggero» di alcuni giudici in rapporti con la P2 nei primi anni 80, vanta nel suo prestigioso curriculum anche un pizzino pro Mondadori consegnato al giudice Enrico Altieri e che ai magistrati inquirenti motivò con un’innocente “curiosità dottrinaria“. Per questo popò di illuminato senso delle istituzioni, Caliendo è stato premiato da sottosegretario alla Giusstizia del governo Berlusconi alla presentazione dell’anno giudiziario di Napoli nel 2011, quando all’inizio del suo intervento i magistrati uscirono dall’aula con la costituzione in mano. C’era andato scortato, e in auto blu come già aveva fatto per la festa del suo partito a Chiavari, in Liguria. E meno male che Caliendo si dichiara amico del giudice Falcone. Proprio ora che all’anniversario della sua morte si fregia di relazionare l’ennesima legge sfascia-giustizia. Che uomini questi papaveri.

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3 Commenti a “Ecco la Compagna-Caliendo “associati””

  1. […] Queste dichiarazioni fatte in camera di consiglio (a porte chiuse), Del Turco e il suo legale le hanno raccontate ai giornalisti, che a loro volta hanno pubblicato sui giornali ciò che nell’interrogazione parlamentare della senatrice Anna Finocchiaro (Pd) fu «criticabile che in un pubblico dibattimento il pm legga intercettazioni telefoniche riguardanti fatti estranei ai capi di imputazione a carico di Ottaviano del Turco» Assodato che il pm non ha letto niente in pubblico, ha solo parlato di rapporti intimi fra il presidente della Regione e una signora nominata consulente della sua Regione evocando un caso di “onanismo telefonico” proprio per dimostrare “la strumentalizzazione dell’ufficio pubblico per scopi privati”. Gli odierni socialisti bipartisan che piacciono tanto a Battista del Corriere, sono gli stessi che nell’ottobre del 2010 fecero un’interrogazione bipartisan all’allora guardasigilli Alfano per presunsa «violazione dei diritti costituzionali» del governatore di una regione «irrimediabilmente compromessa dai comportamenti della magistratura». Firmatari di questo capolavoro, i senatori Pd Franca Chiaromonte, Pietro Marcenaro, Adriano Musi, Luciana Sbarbati, con i Pdl Ombretta Colli, Antonino Caruso, Diana De Feo (moglie di Emilio Fede), Marcello Pera, Vincenzo Fasano, e udite udite LUIGI COMPAGNA. […]

  2. sergio.andreoli ha detto:

    Mi domando come un elettore del PDL in buona fede (e ne conosco diversi), di fronte a fatti come questo, possa continuare a votare PDL.
    Credo per 2 fattori principali:
    1 – L’informazione dei media che non mette in risalto la gravita’ della proposta di Compagna (magari da’ la notizia, ma non pone l’accento, non approfondisce, smorza) per cui che sara’ mai? Cosa e’ successo? Chi? Che ha fatto?
    2 – Cambiare opinione e’ arduo.

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