Stampa francescana tanto al chilo

giornali sobrietà

Dalla sobrietà di Monti si è passati al francescanesimo. Tutti fanno qualche gesto: il Papa in saio senza croci d’oro, la neopresidente della Camera Boldrini a via Fani senza scorta e da Napolitano a piedi. Quest’ultima ha soffiato la terza carica dello Stato a Franceschini, reo di non chiamarsi Francescani. Aria diversa, invece, al Senato dove il neopresidente Grasso può permettersi un cognome così nonostante i tempi di vacche magre. Ha avuto l’endorsement di forse sei, forse dodici voti dei deputati del Movimento 5 stelle: quanto è bastato per spargere la disintegrazione dell’unità del movimento e dipingere Grillo nelle vesti di imam che lancia fatwe agli eletti. Gli editoriali sui quotidiani si sprecano in tal senso. Senza sobrietà e senza francescanesimo, leggiamo di “graniticità” e isolamento infranti da parte dei deputati-cittadini. Il solito Ilvo di Repubblica, parla di grillini “vulnerabili alle tentazioni e ai privilegi del potere“, traghettati in Parlamento dal cosiddetto “partito autobus” che una volta, ai tempi di vacche grasse, si usava chiamare taxi. Spinti da raptus di lussuria, i soliti pennivendoli di prima pagina prefigurano forme deviate di scilipotismo grillesco e di De gregorizzazione incombente tra i cittadini non-onorevoli, grazie a un presunto “geniale” Bersani, che in realtà ha dovuto allontanare i soliti nomi di apparato (Franceschini e Finocchiaro) dalle presidenze delle Camere per sperare di dar vita a un governo che possa durare lo spazio di una stagione. Il Pd, lo sanno anche loro, è un partito in affanno, in lotta con la propria agonia. Il Pdl è per sua natura un postribolo di invertebrati devoti al dio artificiale di Arcore. Pronto a qualunque forma di incesto pur di affacciarsi nelle istituzioni. Monti e i suoi quattro gatti, per rimanere aggrappati al relitto della Merkel, hanno gettato la spugna della sobrietà. Hanno ripescato Boccadirosa Casini per arruolarlo scafista clandestino coi berlusconiani in cerca di accordi insani. Casini è il quinto gatto dalle sette vite, pardon, legislature. Risuscitato in parlamento benché non lo abbia votato nessuno, è lui il virus resistente a qualunque flop che infetta i montiani più puri. Quelli che hanno già dimenticato l’antieuropeismo di Berlusconi e la sua avversione per la cancelliera tedesca “culona inchiavabile“. Tutti appiattiti su una tavola di trattative. Eccola qui la graniticità al voltagabbanismo. Eccola qui l’incrollabile fede alla prostituzione politica che non trova spazio nelle analisi da prima pagina.

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3 Commenti a “Stampa francescana tanto al chilo”

  1. helena ha detto:

    Complimenti Daniele.
    In bocca al lupo e buon lavoro!

  2. Mikke da Genova ha detto:

    e nel frattempo sembra che nessuno si sia accorto che una trentina di deputati PD ha “omesso” di votare per la Boldrini: ma nessuno parla di fratture, crisi, scissioni nel partito di Bersani (per ora!)…

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