Si licenzia il silente: addio al papa licen-zioso

Papa Benedetto XVI annuncia le sue dimissioni di Papa per il 28 febbraio. Il pontefice lascerà l’incarico tre giorni dopo che in Italia si saranno svolte le elezioni politiche. Se ne va così, ufficialmente per “ragioni fisiche” in quanto non si sente più in grado di sostenere l’impegno. Benedetto XVI è il primo pontefice dell’era moderna che lascia l’incarico prima di morire. E’ anche il primo dell’era globalizzata dalla rete. Il primo che ha usato Twitter e Facebook per tentare di diffondere la parola di Dio. Ma anche il primo che ha dovuto seriamente affrontare una marea di scandali ai quali non ha saputo (e potuto) rispondere con un repulisti degno di un’istituzione come la Chiesa. Che vanta il ruolo di autorità morale, oltre che politica e soprattutto economica. Del resto il Vaticano è lo Stato più ricco del mondo. Lo Ior (istituto opere religiose) è una banca crocevia di traffici prevalentemente illegali di soldi riciclati, di affari opachi, sporchi, di mafia e di occultamento al fisco. Le mura leonine hanno garantito silenzio e copertura di ogni porcheria fiscale per interi secoli, fino ai giorni nostri a insospettabili delinquenti camuffati da notabili. Uno su tutti: Giulio Andreotti col suo conto Spellmann. Il Vaticano è da sempre una Sodoma godereccia per chi ama gli affari di Gomorra. Il problema è che oggi, nell’era globalizzata, le cose si vengono a sapere. Le notizie sono immediate e globali, indifferentemente dal loro peso.

Il tema della pedofilia nella chiesa è lo scandalo più indicibile e schifoso che Benedetto XVI si è trovato a dover affrontare durante il suo pontificato. Quello moralmente più inaccettabile. La notizia globalizzata dalla rete ha prodotto inchieste, confessioni, rivendicazioni, vendette e processi intentati dagli ex abusati. Il Papa non ha potuto nascondere la sua complicità con alcuni potenti prelati nel loro ruolo di orchi sessuali, e spesso, basisti di altri preti col vizietto dei bambini e dei ragazzini. Ha dato rifugio sicuro in Roma a padre Bernard Law, benché in America fosse ricercato per aver trasferito decine di preti pedofili di parrocchia in parrocchia senza mai denunciarli alle autorità. La Chiesa ne è uscita irrimediabilmente segnata da questo scandalo. Ha perso credibilità e soprattutto sacralità fra tanti fedeli che oggi si dicono credenti autodidatti.

Gli scandali finanziari dello Ior, come dicevo prima, sono l’altro macigno che ha irrimediabilmente cambiato in peggio l’immagine della chiesa. La bolla dei derivati del Montepaschi che sta coinvolgendo colossi come Banca Intesa e Unicredit, passa anche dall’Istituto delle opere religiose. E’ da ormai qualche anno che i magistrati chiedono per rogatoria di tradurre in nomi e cognomi tutti quei conti cifrati custoditi a due passi dall’appartamento papale. Lo Ior non è nuovo a indagini fiscali. Non lo è fin dai tempi di Paul Marcinkus, intoccabile dominus fin dagli anni ’70 in Vaticano e gran pifferaio dei banchhieri piduisti come Sindona e Calvi. Marcinkus partecipava a operazioni speculative in banche sudamericane al pari di un ludòpata delle macchinette di oggi. E’ morto in anonimato e seppellitto in un cimitero di una piccola città degli Usa.

Il silenzio sulla pedofilia e sulle inchieste dello Ior da parte di Benedetto XVI, fanno il paio col silenzio perdurante sulla sparizione di Emanuela Orlandi (1983), condannato di recente anche dai familiari della ragazza. E poi ancora il caso dell’ex direttore dell’Avvenire Dino Boffo sputtanato da Vittorio Feltri, le carte fuoriuscite direttamente dalle mani del primo fiduciario del Papa che hanno messo in luce le frizioni tra il segretario di Stato Tarcisio Bertone contrapposto a Monsignor Viganò e le sue indicibili accuse di corruzione e connivenza con la finanza tossica. L’anacronismo clericale sulla bioetica col caso di Eluana, la mancanza di temi cattolici nei programmi della politica, ma soprattutto la mancanza di carisma di Benedetto XVI. Con quella faccia spiritata e con quel sorriso sforzato che sembra dipingere un animo convulso da passioni e perversioni indicibili. Ecco, forse, in tempi di Twitter e Facebook, Papa Ratzinger è stato consigliato di andarsene. E probabilmente, senza più il “Pastore tedesco” (copyright Il  Manifesto) la Chiesa potrà tentare di risalire la china.

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Un Commento a “Si licenzia il silente: addio al papa licen-zioso”

  1. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 12 febbraio 2013 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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