Caro Travaglio, l’Idv non si salva solo con le sentenze

Marco Travaglio, nel suo editoriale di oggi sul Fatto, ci racconta che le pulci fatte all’Italia dei valori nelle ultime settimane da varie testate e redazioni giornalistiche (comprese quelle di Report), siano in realtà minestra riscaldata di vicende già giudicate dalla magistratura. Il servizio di Report, che ho visto anch’io, effettivamente non ne ha fatti di scoop. Ha semplicemente ripercorso la storia economica dell’Italia dei valori e di Antonio Di Pietro, avvalendosi di insinuazioni di personaggi come l’avvocato Di Domenico ed Elio Veltri, le cui cause intentate nei confronti dell’ex pm e del suo partito sono tutte finite in nulla. Travaglio, pur ammettendo gravi leggerezze da parte di Di Pietro nell’imbarcare personaggi discutibili stile Razzi-Scilipoti, propone all’ex pm di nominare un comitato di garanti formati da De Magistris, Li Gotti, Palomba e pochi altri, per valutare singole candidature di facce nuove in vista delle prossime elezioni politiche. Dunque, Travaglio propone in prima pagina una exit strategy all’Idv e alla crisi di Di Pietro, caduto dal piedistallo dell’anticasta dopo quello che è emerso nella vicenda Maruccio in Lazio, dell’ex consigliere Nanni in Emilia (entrambi per la gestione dei fondi destinati al gruppo), e dell’ex assessore ligure Marilyn Fusco (indagata di abuso d’ufficio che secondo me finirà in nulla come per Vendola stamane).

Quello che però, a mio parere, Travaglio non coglie nella crisi irreversibile dell’Idv, è l’aspetto etico e di condotta dei militanti del partito. Soprattutto di certi colonnelli del cerchio magico di Antonio Di Pietro. L’Idv si dissolve nel Movimento 5 stelle perché la differenza più importante che li contraddistingue, sono la rinuncia ai rimborsi elettorali e il drastico abbassamento degli stipendi attuato fin dall’inizio dagli eletti nel movimento del comico. L’Idv si è distinta nei referendum e nel proporre leggi anticasta. Ha persino reso, per mano di Di Pietro al ministro Fornero, l’ultima quota di oltre 4 milioni di euro di rimborsi elettorali. Un gesto apprezzabile, certo, ma purtroppo anche beffardo, perché viene da chiedersi dove siano finiti tutti i milioni incassati in precedenza.

Quello che a mio parere Travaglio non coglie nella crisi irreversibile dell’Idv, è che nessun consigliere e nessun deputato dipietrista, ad oggi, si è diminuito lo stipendio a 2.500 euro al mese come già fanno quelli del M5S. Nessun consigliere provinciale Idv si è dimesso dalla carica di un ente inutile e sprecone. Anzi, al contrario, il consigliere provinciale Franco Spada ha immediatamente lasciato il seggio di Bergamo per catapultarsi in regione Lombardia a sostituire l’ex consigliere Gabriele Sola, che si era dimesso dal pirellone pur di rinunciare al vitalizio. Per sole 6 ore di “lavoro“, al neoconsigliere Spada spetteranno 50 mila euro ai quali ha rinunciato Sola. Sapete come ha reagito l’onorevole dipietrista Sergio Piffari alle dimissioni di Sola? Ha dichiarato che per coerenza, Sola dovrà rinunciare a ricandidarsi per puntare tutto su Spada: amico e convalligiano di Piffari che alle ultime regionali del 2010 era sicuro di dirottare al pirellone grazie al benservito di 1500 preferenze tutte provenienti dalla Valle Seriana, ma rivelatisi insufficienti difronte alla sopresa Sola, che nel collegio dell’intera provincia di Bergamo ne ottenne oltre 2.700.

Col suo gesto apprezzabile, Sola sarebbe stato valorizzato se il suo partito, l’idv, fosse stato anticasta. Peccato che, al contrario, la reazione di un colonnello del cerchio magico dipietrista come Piffari, abbia fatto trasparire quella logica democristiana da prima Repubblica condita di malafede e furbizia. Ecco, è dentro queste pieghe etiche operate dalla casta dipietrista che l’Idv viene inghiottito. E’ nei visceri della non riconoscenza del merito e nel familismo di cognati-deputati e figli-consiglieri che l’anticasta dipietrista si dissolve come neve al sole di Grillo. E’ soprattutto nel predicare senza razzolare, che l’Italia dei valori rimarrà il partito dell’ex pm di Mani Pulite che affondò la Prima Repubblica a suon di arresti. L’Italia di Grillo, al contrario, è già ampiamente nella terza di Repubblica in un movimento che si è tolto ogni privilegio senza aspettare sentenze.

Quello che a mio parere Travaglio non coglie nella crisi irreversibile dell’Idv, è che nessun comitato di garanti modello partito vecchia maniera, potrà trovare giovani disposti a bruciarsi la faccia in un’Idv che rimane un partito di casta. De Magistris sarà una brava persona, ma non si può dimenticare che ha mollato a metà strada lo scranno di presidente della Commissione Bilancio a Bruxelles per diventare sindaco a Napoli e, ora che non è nemmeno a metà mandato di primo cittadino di una metropoli di un milione di abitanti, sogna una lista arancione di sindaci da proporre alle politiche.

Quello che a mio parere Travaglio non coglie nella crisi irreversibile dell’Idv, è che la politica non si fa solo con le sentenze favorevoli dei tribunali. La fiducia degli elettori la si conquista soprattutto con l’etica e la coerenza dei princìpi. Con buona pace per il buon Antonio Di Pietro e l’Idv, che dopo l’acme toccato alle europee del 2009, ha perso la sua ultima occasione di sopravvivenza nel 2010, appoggiando De Luca alle regionali in Campania senza tener conto del parere degli elettori della Rete. Da cui l’Idv ha attinto il massimo della sua gloria. Di Pietro ha preferito rincorrere Bersani e non i consigli di Gianroberto Casaleggio. Ditelo a Travaglio.

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Un Commento a “Caro Travaglio, l’Idv non si salva solo con le sentenze”

  1. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 31 ottobre 2012 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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