Il postribolo dei partiti

Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche è un continuo fiorire di personaggi (sempre i soliti) che si candidano a rappresentare sé stessi raccontandoci che è venuto il momento dei movimenti, delle facce nuove e dei cittadini meritevoli. Mi riferisco ai leader dei partiti presenti in parlamento, compreso Vendola di Sinistra ecologia e libertà, che in parlamento non c’è. Se facessimo un’istantanea sulla situazione attuale dei partiti, troviamo un Casini che corre da solo con l’Udc “poi forse, chissà, mi alleo col Pd”. Vediamo un Bersani del Pd correre con Vendola di Sel trasformato in un fantomatico Polo della speranza, ma senza il codazzo da zero virgola della Sinistra comunista extraparlamentare dei Diliberto e dei Ferrero. Che vogliono appoggiare Di Pietro dell’Idv, che a sua volta vorrebbe allearsi col Movimento 5 stelle (eventualità impossibile). Nell’Idv grillino ecco spuntare la fronda cosiddetta moderata dei Donadi e dei Formisano che tifan0 per la continuità col Pd al fine di tentare di governare nella prossima legislatura senza Casini. Che non si capisce se deciderà con Vendola di provare a sopravvivere in un’inedita alleanza VC.

Sul fronte del movimentismo, ecco affacciarsi il sindaco di Napoli Luigi De Magistris che vorrebbe raggruppare un nugolo di primi cittadini arancioni a capo di un partito da portare in parlamento: vale a dire Pisapia, Zedda, Emiliano assieme al primo cittadino di Lamezia Terme. Il motto dell’ex pm, stavolta almeno a parole, è che “bisogna superare i partiti personalistici” sempre che Emiliano, Zedda ecc. non siano fino a prova contraria persone personali personalistiche. Tra i sindaci non viene considerato Renzi, primo cittadino di Firenze e di casa ad Arcore. Renzi è tra i pochi Peter pan che “stanno alla finestra ad aspettare” che qualcuno se li fili alle primarie del Pd. Baudo non si vuole candidare a governare in Sicilia. Il sindaco di Torino Fassino vuole tenere dentro Di Pietro, mentre il suo collega di partito coordinatore della segreteria del Pd Maurizio Migliavacca, ha contatti col pitreista Denis Verdini e l’ex corriere di tangenti Lorenzo Cesa in tema di legge elettorale.

A destra sono praticamente inesistenti. La Lega si è disintegrata e nel Pdl è resa dei conti. Il Movimento 5 stelle rimane la mina vagante che impatterà sul terreno del parlamento. Rimane il bersaglio cattivo e imperscrutabile da sputtanare a prescindere. Pensatori come il giovane storico Miguel Gotor, si appella su Repubblica ai partiti strillando che ora bisogna “fare da subito i conti con l’antipolitica e il populismo e chiudere i ponti con Di Pietro. A questo proposito è importante che Vendola abbia condiviso questo distacco riconoscendo nella scriteriata politica portata avanti negli ultimi mesi dell’ex magistrato una deriva non recuperabile. Questo passaggio conferma che il principale avversario dell’incontro tra moderati e progressisti sono i populismi al plurale che, alimentandosi a vicenda, caratterizzano lo scenario italiano: quello plebiscitario di Berlusconi, quello etnico della Lega, quello antipartitico di Grillo e quello giustizialista di Di Pietro“.

Il sistema sinistroso che piace a Scalfari li schiera tutti, questi pensatori da quattro soldi mantenuti coi cotributi pubblici all’editoria. Morire che qualcuno scrivesse le cose per come stanno. Ossia che, Di Pietro, è l’unico che vuole chiarezza sulle telefonate tra Napolitano e Mancino per quanto concerne la trattativa Stato-mafia. Uno scandalo da paese troglodito e mafioso. Le mosse di Di Pietro credo siano volute con l’intento di sfaldare l’Idv in più correnti per mantenerlo a quote percentuali controllabili. Della serie: piccolo è bello. Oppure Di Pietro procede diritto senza ascoltare i colonnelli del suo partito perché ha capito che il tempo dei partiti vecchia maniera è finito. Ha forse capito che è finito il tempo della dichiarazia fine a sé stessa, che per anni ha mascherato una classe politica incapace, corrotta e venduta alle lobby. Peccato che l’Idv ha perso il treno della crescita di massa correndo dietro ai De Luca e agli Scilipoti. Ha disatteso i consigli della rete, ed ecco, allora, il M5s pronto ad assorbire ciò che rimane del partito dell’ex pm di Mani pulite. Un movimento fuori dal controllo delle lobby che dovrà dimostrare di far politica per conto dell’elettore. Non per conto del banchiere o dello scambista.

Con la crisi galoppante è difficile pensare che da qui all’anno prossimo un’eventuale ammucchiata Destra-centro-sinistra riporterà i soliti musi al potere per contrastare Grillo e Di Pietro. Con l’incalzare degli eventi, diventa ostico addirittura prevedere cosa accadrà domani. Ma i partiti, in qualche modo, cercano di galleggiare lì nei palazzi, lontano dall’economia reale. L’occasione è d’oro, per loro, sotto le vesti di Monti. Stanno lì con l’illusione di rifiorire. Fatico a credere che i politici vecchia maniera non abbiano percepito la portata di questa crisi economica. Le elezioni del 2013 sono un’occasione unica per spazzarli via tutti in massa. Di Pietro? Forse, lui (ma solo lui) potrebbe farcela a ritornare. Anche se ne ha combinate un po’ troppe…

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Un Commento a “Il postribolo dei partiti”

  1. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 06 agosto 2012 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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