Soldi ai giornali, cappi agli esodati

Gli esodati muoiono impiccati, i giovani crepano da precari senza aiuti economici che li avviino all’imprenditoria, i pensionati da 400 euro spacciano droga per arrotondare. Invece, i giornali di carta continueranno a ricevere i contributi di Stato fino almeno al 2014, anche se nonostante gli aiuti, chiudono i battenti com’è accaduto in questi giorni per “Il Manifesto“. Il decreto varato dal governo in materia di soldi ai giornali, annuncia una stretta ai finanziamenti che rischia di essere una finta. Intanto perché trattandosi di “soldi che non potranno essere superiori a quelli ricevuti nel 2010“, parliamo comunque di una bella somma: 150 milioni di euro. Inoltre perché ai fini dell’ottenimento dei soldi bisogna che “le vendite costituiscano almeno il 30% della tiratura“. Secondo questa regola, se prendiamo ad esempio un quotidiano indispensabile come “Il Foglio” di Giuliano Ferrara che vende sì e no 100 copie al giorno a fronte di oltre 3 milioni di euro di contributi che incassa ogni anno, potrebbe bastare che ne stampi soltanto 300 per rientrare nel parametro (30% di 300 fa 90). Quanto al personale, dovranno essere almeno 5 i giornalisti assunti. Il loro costo sarà coperto dal finanziamento per il 50% ma non è dato a sapere se per assunzione si intende l’agognato “articolo 1” del contratto nazionale o se assunti a tempo indeterminato con contratti a progetto con i quali si pagano gli articoli 5 euro. Un requisito non da poco per una testata che ambisce ai soldi pubblici in un momento in cui il mestiere di giornalista scompare nell’oceano dell’informazione globale dei social network. Il segnale più evidente di questo trend inesorabile è la fine del turn-over delle assunzioni “blindate” nei quotidiani nazionali e la progressiva perdita di dignità delle condizioni imposte dagli editori di testate online, che sfruttano l’entusiasmo di tanti giovani illusi speranzosi di poter vivere di questo lavoro. Infatti, anche per le testate online, sono previsti soldi ma a condizione che “rispettino la periodicità annunciata e siano accessibili (in digitale) anche a titolo oneroso“. Parliamo di testate che per evitare di essere etichettate “stampa clandestina” sono iscritte al Tribunale e al Roc. Ma se poi vediamo che una storica sentenza della Cassazione classifica i blog stampa non clandestina anche senza iscrizioni, come la mettiamo se un blogger volesse accedere a quei contributi? Del resto il blog è un diario a forma di giornale che ha una sua periodicità di aggiornamento che può essere “anche” onerosa. Dunque se l’obiettivo della “revisione dei contributi pubblici è quello di realizzare risparmi senza intaccare il pluralismo“, ed evitare casi clamorosi come i contributi all’Avanti di Lavitola, chi può obiettare che ogni blogger in circolazione non sia espressione di pluralismo? Per carità, non parlo di me, io di soldi pubblici non ne voglio per questo blog, ma oggettivamente i contributi all’editoria potrebbero essere, a questo punto, accessibili a tutti i detentori di un diari online. Chissà se provassimo ad avvertire qualche esodato in procinto di legare il cappio…

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2 Commenti a “Soldi ai giornali, cappi agli esodati”

  1. […] Soldi ai giornali, cappi agli esodati | Il blog di Daniele MartinelliInvece, i giornali di carta continueranno a ricevere i contributi di Stato fino almeno al 2014, anche se nonostante gli aiuti chiudono i battenti com'è accaduto in …www.danielemartinelli.it/…/soldi-ai-giornali-cappi-agli-esodati/ […]

  2. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 13 maggio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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