Cinque stelle a cinque punte

7 maggio 558, a Costantinopoli crolla la cupola dell’Hagia Sophia. 7 maggio 2008, Berlusconi riceve l’incarico di formare il suo quarto governo. 7 maggio 2012: crolla la cupola berlusconiana col voto alle amministrative. E’ il Bunga bunga senza vaselina ai partiti e alla Seconda Repubblica quello andato in scena nelle urne per le elezioni comunali. Non ci sono più scuse, ormai per i cosiddetti malpancisti deI Pdl o della Lega. Il sofferto mal di “Pansa” ha evacuato quella che Beppe Grillo definisce diarrea politica. La purga è stata il Movimento cinque stelle. Il lassativo sono stati gli elettori travolti dalla crisi economica, divenuti allergici ai tesorieri di partito, alle lauree comprate agli antipodi della Padania, ai lingotti d’oro, alle prostitute nelle istituzioni “che si fanno toccare da Silvio” e agli ABC su Twitter.

Non hanno più scuse ma si sforzano di inventarle, gli scribacchini travestiti da giornalisti pagati dai contributi all’editoria resi legali dall’antipolitica. Leggerli oggi è uno spasso: si va da Renato Manheimer che si chiede spaesato “da chi arrivano i voti a Grillo nel generale fuggi-fuggi dalla politica“, alla prima del Corriere, dove Massimo Franco scrive con massima franchezza che “l’affermazione del M5s è imprevista“. Un Franco ribaltato rispetto al 2009, quando pontificava sul “comicopredicatore Grillo che vuole togliersi dalle scatole Andreotti, Berlusconi, Napolitano e Letta nell’illusione collettiva di un radicalismo che non capisce come la demonizzazione degli avversari contribuisce a renderli eterni...”. Anche Fabrizio Roncone (uno che voleva sapere dall’avv. On. Ghedini se Berlusconi fosse impotente benché l’Unità parlasse di “sgraditi rapporti anali al bunga bunga“), narra il clima in casa Grillo durante lo spoglio delle schede nelle vesti di un’improbabile e invisibile mosca (o Vespa). Racconta di un “furbo capopopolo che sghignazza eccitato” sforzandosi di ridicolizzare il risultato del M5s degno di un miglior Macioce o Facci. Umberto Rosso sulla progressista Repubblica rimane ancorato ai “grillini vera novità che dimostra quanto soffi forte ormai in Italia il vento dell’antipolitica” e dipinge “il Pd primo partito sulla scena nazionale” senza dire che in realtà, fra tutti i partiti, il Pd ha soltanto perso meno voti degli altri.

Insomma, se quello che si è abbattuto alle urne è un Vietnam per l’antisistema dei partiti e dei giornalisti costretti a parlarne, va ammesso che il “clamoroso” risultato del M5S si deve anche a loro. Al “bene o male purché vai sul giornale“, pubblicità gratuita che Grillo ha saputo cavalcare con maestria durante il tour elettorale, e che oggi continua (suo malgrado) con frasi di amara lucidità. Si va dal “Cavaliere dileguato” al “Berlusconi gassoso” (una galanteria per definirlo scorreggia). Anche la Lega “flette” a picco nella diarrea padana che ingoia il Bisognin verde grazie al grillino Castiglion già eletto sindaco di Sarego. A queste comunali il Carroccio viene sbattuto nel Cantù un po’ dappertutto: lo càssano nella Cassano Magnago di Bossi, lo mòzzano nella Mozzo dell’uomo porcata Calderoli, esce moribondo in roccaforti brianzole come Me(r)da e sopravvive solo in una landa che, ironia della sorte, si chiama MORTARA.

Lasciato il Carroccio al suo (clan)destino, ci sono le parole dei politici che cercano invano di diluire la dissenteria sui giornali di carta igienica. Dopo un Bersani della “foto di Casta” convinto che i grillini ai ballottaggi ci ripenseranno, ecco Palermo, dove esplode il partito dell’amore sotto le schegge del dipietrista Leoluca Orlando. Una BOMBA, come si sarebbe detto ai tempi di Falcone e Borsellino, che il ministro Cancellieri camuffa in preoccupazione per il “boom” della protesta antisistema, “era nell’aria, succede nei momenti di disorientamento” e come disorientato appare Giorgio Napolitano, secondo il quale “Grillo non ha fatto nessun boom” . Detto dal presidente del boom di debito pubblico e del boom di leggi vergogna vergate alla faccia della Consulta, dovrebbe valere effetto boomerang.

Un boomerang a forma di stella a 5 punte che ci ricorda le Brigate rosse e gli anni di piombo. La gambizzazione ai danni del dirigente Ansaldo proprio ieri a Genova, è un inquietante deja-vù in cui coincidono la città (a Genova cominciarono gli omicidi negli anni ’70) la crisi industriale (come allora) e il clima politico di cambiamento (come allora, con Aldo Moro inviso alla P2 per le sue simpatie comuniste). Come allora temo che l’Italia corre il rischio di vivere una nuova stagione di sangue che servirà a distrarre l’opinione pubblica. La nostra storia insegna che i poteri forti come le lobby industriali legate all’energia e ad altri settori strategici, sono disposte a tutto pur di mantenere il controllo del loro potere per mero interesse economico. E nell’Italia attuale, lo sappiamo, non possiamo fidarci di nessuno. A cominciare dai servizi segreti. Auguri al M5S.

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Un Commento a “Cinque stelle a cinque punte”

  1. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 09 maggio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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