Ricchi grazie al popolo bue

I redditi dei ministri pubblicati dai giornali finiranno per alimentare l’odio classista e aumentare le probabilità che “la casta” che guadagna da un minimo di 120 mila euro l’anno fino a un tot imprecisato di milioni, finisca nel mirino della folla impoverita e inferocita come sta accadendo in questi giorni al procuratore Caselli per tutt’altre ragioni. Nessun ministro di questo governo di tecnici, entità apolitica solo di facciata che vuol farci credere di agire per il salvataggio dell’Italia dal default, ha un reddito da operaio. Sono tutti ricchi o come minimo ottimi benestanti: ricchi ereditieri, ricchi fortunati, ma anche bravi professionisti arricchiti per buona parte grazie a contributi statali sottoforma di stipendi da favola o per consulenze da superenalotto.

Ebbene, la triste tradizione sopravvissuta all’epoca faraonica del ricco unico candidato a dominare l’esercito di poveri a distanza economicamente incolmabile, è sintomo che le democrazie popolari, Italia compresa, sono soltanto scimmiottate da società sostanzialmente e realmente comuniste. Ma anche fasciste, nel senso che lo sterminato tasso di ignoranza caprona che domina la stragrande maggioranza degli onesti e ignari cittadini, induce a una cosciente e volontaria sottomissione a qualcuno che faccia loro da garante al classico tozzo di pane. Dunque, chi se non qualche ricco datore di lavoro o qualche ricco spregiudicato corruttore può chiedere il voto a qualunque condizione e a fronte di qualunque ricatto a una pletora di poveri ignoranti masochisti disposti a farsi bastonare in cambio di uno stipendio a zero responsabilità? Non si spiegherebbe altrimenti il durevole e infinito ventennio di potere di Berlusconi padrone di Fininvest, di Formigoni “padrone” di Comunione e Liberazione, e di altri piccoli potenti meno durevoli come quelli di Illy (caffè) in Friuli, di Divella (pasta) in provincia di Bari eccetera eccetera. La tradizione del “ricco uguale dominatore” e dunque politico è una costante mondiale che ha caratterizzato fino ad ora tutte le civiltà esistenti: dagli europei agli arabi, dagli orientali agli Incas.

Anche l’Italia non sfugge alla costante, o se preferite al vizio. Anzi, qui il vizio è addirittura fantozziano. Dal cambio dell’inno di partito di Berlusconi fino alla spavalda candidatura in politica annunciata a più riprese da uno come Montezemolo, danno l’idea di quanta poca considerazione hanno i ricchi italiani dei loro poveri connazionali. Di quanto li sappiano ricattabili e ignoranti. Di quanto basti spendere in cartelloni e pubblicità per convincere una quota di elettorato che giudica il candidato solo per come si veste e per quanto sia disposto a sfamarli. Del resto è risaputo che conquistare la fiducia di un ignorante basta poco. Salvo constatare che l’anno scorso qualcosa è cambiato di fronte agli inutili milioni spesi dalla Moratti a Milano per le tonnellate di manifesti abusivi con cui ha tentato di farsi rieleggere sindaco. Con pochi soldi e con tanta Rete è stato eletto consigliere Mattia Calise del M5S. Eccola la rete che livella tutto e tutti seppur con qualche distinguo. Eccolo il mezzo che sveglia e riscatta le coscienze con l’arma della condivisione delle idee e delle informazioni. Le informazioni sono il sapere immediato, cultura a basso costo che formano coscienza critica. Quella che servirebbe in massa oggi di fronte ai redditi dei ministri che guadagnano un sacco di soldi. Quella che non dovrebbe farci cadere nella trappola dei giornali, nessuno escluso. Fanno leva sul sensazionalismo che può scaturire dalla diffusa ignoranza di massa che sopravvive facendoci credere che se i politici sono ricchi è solo colpa loro. No, è colpa nostra che glielo abbiamo permesso.

Ci vorrebbe che predicatori, blogger e stampa libera avessero una volta tanto il coraggio di puntare diritto ai loro seguaci e ai loro lettori. Ci vorrebbe che rinunciassero una volta tanto all’applauso dell’indignazione. Che colpissero la bassa plebe, ignorante e menefreghista fino a ieri, quando la crisi economica ha bussato alla porta spalancandoci alla cruda realtà. Ci vorrebbe più coraggio e guardare oltre lo steccato del nostro orticello per provare a garantirci maggiori possibilità di giustizia e pace sociale. Dovremmo cominciare a guardarci negli occhi tra noi poveri ed evitare di votare i ricchi. I redditi dei ministri sono il loro specchietto per le allodole. Quando ci renderemo conto che il vero potere sovrano ce l’abbiamo noi poveri con la nostra stragrande maggioranza numerica, con la nostra coscienza e col nostro sapere, forse qualcosa in questa nostra società fondata sui ricchi arricchiti dal debito cambierà.

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2 Commenti a “Ricchi grazie al popolo bue”

  1. lucu ha detto:

    L’analisi è pienamente condivisibile, il potere riesce a perpetrarsi grazie alla facile manipolazione di una grossa
    parte del popolo BUE.

    OT: Daniele, semplifica questo blog come era un tempo,
    la scarsità di commenti è dovuto a questo.
    Un Blog deve lasciare scrivere chiunque senza
    limitazioni, ognuno si assume la responsabilità
    di ciò che scrive.

  2. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 22 febbraio 2012 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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