Le tesi tossiche di Michele Salvati

Michele Salvati è un articolista del Corriere che si spaccia per politologo, che versa fiumi di inchiostro sull’antipolitica più becera di destra sinistra e centro, che ama masturbarsi in chilometrici epitaffi sul bipolarismo. Nonostante la sua veneranda età (73 anni) e decenni di docenza all’università, Salvati è uno che umilmente riconosce i suoi limiti. Sa che di politica non capisce granché e ognitanto lo ammette: come fece l’ultma volta, il 17 febbraio, quando scrisse “mi arrendo, il bipolarismo in Italia non funziona” dopo averlo difeso per anni assieme al suo padrino Massimo D’Alema, ex comunista-diessino, basista dei conflitti di interesse di Berlusconi e oggi piddino sbiadito. Salvati è uno di quella sponda lì. E’ un nostalgico del “riformismo dialogante” che deve aver messo in pratica per corteggiare qualche morosa ai tempi del Duce. Altrimenti non si spiegherebbero le cazzate che Salvati scrive oggi a pagina 31 del quotidiano piduista del fu Rizzoli. In “Né con la destra né con la sinistra La finta neutralità dell’antipolitica” il politologo da bocciofila addita ai «grillini» la minaccia al “Pd moderato” assieme alla Sinistra estrema che accorpa nei ranghi dell’antipolitica, in cui militerebbero “opportunisti astensionisti ex elettori di Sinsitra delusi che si presentano come un partito“.

Salva questa poderosa analisi, Salvati che ha la disgrazia di presiedere la Fondazione democratica di Wa(l)ter Veltroni, vede nel M5S la volontà di “sottrarsi alla logica della democrazia rappresentativa, rifiutandosi di spiegare agli elettori come i loro rappresentanti si comporteranno nelle aule al solo scopo di far passare le leggi o le decisioni che ritengono benefiche per il Paese.” Dunque se Salvati esprime timore nei confronti di chi nelle istituzioni si spende per leggi benefiche, capiamo anche perché ammette “non capisco i grillini“. Non li capisce perché Salvati, in rete, anziché leggere il programma dei candidati del M5S, passa il suo tempo a contemplare le ovvietà di Richard Wilkinson e Kate Pickett scopritori delle «disuguaglianze che rendono le società più infelici» (28 dicembre 2009) e a masturbarsi sulle “due anime del Pd scosso” (1 ottobre 2009).

Nel cercare di farsi “Coraggio, discutiamo dell’Italia che verrà” (11 maggio 2011) Salvati cade vittima della sua inguaribile tossicodipendenza da destra e sinistra. Se in un programma non legge quelle paroline, è tutta “antipolitica che sottrae voti e partecipazione alla politica realistica e moderata“. Dopo aver appreso a sua firma che il “bipolarismo è a fine corsa” (27 ottobre 2009) e l’illusione di un Bersani “buon politico che ha l’obiettivo sconfiggere il più rapidamente possibile l’avversario“, attendiamo fiduciosi un altro atto di pubblico pentimento da parte di Michele Salvati. Per leggere un suo ravvedimento sul M5S credo non aspetteremo molto, visto che questo politologo del Medioevo ha già scritto che “il mondo dei partiti ideologici di massa è morto da tempo” (24 aprile 2010) e si è giustamente chiesto “che cosa potrebbe dire oggi il militante che accorre trafelato in un circolo semideserto del Pd?” (24 aprile 2010).

Nonostante questi rari barlumi di ragione, la tossicità di Salvati continua ad abbagliarlo inducendolo a difendere l’antipolitica di cui il Pd è perno assieme alla destra e alla sinistra, a discapito di chi vota la politica di persone espressione di “coerenza, semplicità e gradimento elettorale“. Ingredienti che lo stesso Salvati ha ritenuto utili sempre sul Corsera nella politica globalizzata di oggi. Mai che Salvati si sia speso sul Corsera in un riprovevole biasimo ai vari Crisafulli, Del Turco, Frisullo, Bassolino, o peggio, ai Filippo Penati. Elefanti del peggior Pd dell’antipolitica che induce questo povero vecchietto intossicato dalle cazzate di Veltroni alla ricerca di “diagnosi e di una terapia” per sconfiggere “un male oscuro e diffuso nella nostra società” (14 novembre 2009).  Sarà perciò che si era deciso a chiedere in prima pagina “Mandatemi in pensione” (23 luglio 2010). Si era reso conto che l’antipolitica dirigenza del Pd aveva “subito una secca sconfitta politica con la vittoria di Pisapia” alle primarie.  Mi ha davvero convinto: voterò anch’io il Movimento 5 stelle.

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2 Commenti a “Le tesi tossiche di Michele Salvati”

  1. […] che affibia a Napolitano l’espressione “grillini inaffidabili“. Per il narra-patacche Salvati, invece, “Grillo e il suo movimento mettono in atto il deliberato tentativo di sfasciare […]

  2. […] Il blog di Daniele Martinelli Pubblicato: 21 novembre 2011 Autore: aggregatore Sezione: Politica e Attualità […]

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