Bordighera, l’ex sindaco all’attacco

Ricapotolando: i carabinieri, su ordine della procura di Sanremo, in maggio arrestano 8 persone per minacce a politici e pubblici amministratori, tentata estorsione e sfruttamento della prostituzione. Nel blitz che impegna 80 uomini in assetto antisommossa e un elicottero finiscono in manette 3 componenti del clan calabrese dei Pellegrino, 3 dei Valente, Rocco Demarte e Francesco Barilaro, presunti esponenti della ‘ndrangheta più volte segnalata dalle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia in Liguria, che avrebbe una “camera di controllo” a Ventimiglia tra arrivi e transiti di malavitosi e latitanti calabresi impegnati in traffici di droga, usura, riciclaggio, attività  commerciali e acquisto di immobili. Come il colossale affare della ristrutturazione e trasformazione al 50% residenziale dell’ex hotel ottocentesco Angst di Bordighera, nel mirino della massoneria locale e appaltato dai Pellegrino assieme ai lavori di movimento terra nel vicino cantiere del maxi porto di Ospedaletti.

Bordighera da ormai qualche anno sembra Bovalino. Vanno in fumo auto, furgoni e ristoranti. L’ex assessore comunale Claudio Sferrazza viene visitato a casa da 2 degli arrestati che gli chiedono conto del suo “no” all’apertura di una sala giochi nella città  rivierasca. Dichiara a denti stretti che da quella sera dorme con la pistola sotto il cuscino. Il sindaco di Bordighera Giovanni Bosio azzera l’intera giunta e ne rimpasta una seconda che per le opposizioni é solo di facciata. Intanto una relazione del comando provinciale dei Carabinieri di Imperia chiede al prefetto di sciogliere il comune guidato da questo sindaco scajolano del Pdl dai tempi di Forza Italia, che alla notizia dell’accoglimento della domanda da parte del ministro Maroni a quasi un anno dagli arresti, indice una conferenza stampa da “incazzato e furioso“ in cui snocciola numeri a difesa dei Pellegrino, “orgoglioso” di avergli affidato “8 mila euro di appalti nel 2003, 66 mila nel 2007” e in subappalto un lotto di spiagge. Annuncia ricorso contro la decisione e ripete che “la bocca non me la tappa nessuno” benché il silenzio sull’inchiesta per ‘ndrangheta regna sovrano da sempre.

Dalle parole volate in conferenza stampa si evince che Bosio sta ai Pellegrino come Berlusconi ai Cosentino. E’ un degno erede del metodo berluscoide-scajolano: gettare discredito sul lavoro di carabinieri e magistrati con l’aria di chi non vede e non sa, insinuando “fastidio” e meraviglia di come “non vengono sciolti i comuni in Lombardia“. Bosio (invidia?) la Moratti che ha boicottato l’istituzione di una commissione antimafia nel comune di Milano, ma dimentica comuni come Rho, Desio, Cassano d’Adda e altri in bergamasca tutti governati dal Pdl, dove i consigli si sono sciolti molto prima che arrivassero provvedimenti forzati di Maroni. Ci hanno pensato le stesse maggioranze a sfiduciare i loro sindaci insistenti. Vuoi per ‘ndrangheta, vuoi per inchieste di tangenti, talvolta in Lombardia qualcosa nel Pdl va controcorrente. Se a Stirling, in Australia, il sindaco italiano é stato addirittura arrestato, a Pavia, dopo che le manette hanno raggiunto i polsi dell’ex ‘assessore Trivi per corruzione elettorale, si narra che i cittadini non perdono occasione per spernacchiare i loro politici all’urlo di “mafiosi” per strada. Bosio dimentica che in Lombardia ci sono anche assessori provinciali che si sono dimessi: Rosario Perri a Monza é un esempio, o se vuole l’eccezione che conferma la regola.

Lontano dalla Lombardia, a Fondi, un’analoga richiesta di scioglimento al Viminale che ha colpito Bordighera, non ha fatto in tempo ad arrivare a compimento perché sindaco e giunta del Pdl si sono dimessi prima. Con comprensibile rimbrotto di Berlusconi, abituato a comprare tutto e tutti, benché nel Pd basti molto meno di un’inchiesta di mafia per dimettersi. Si pensi all’ex sindaco di Bologna Del Bono o all’ex governatore del Lazio Marrazzo senza nemmeno indagini a suo carico.

E’ vero che l’ormai ex sindaco Bosio non é Dell’Utri rimasto senatore nonostante la condanna in appello per reati di mafia. Non é Nespoli sindaco di Afragola rimasto deputato nonostante la richiesta d’arresto. Non é i sindaci di Catania Stancanelli e Scapagnini deputati col merito di aver mandato sul lastrico la loro città . Non é nemmeno Silvio Berlusconi plurimputato per corruzione, evasione fiscale, concusssione e prostituzione minorile, capo di governo (e di Maroni) nonché supremo capo del Pdl foraggiatore di boss mafiosi durante il suo cammino di editore prima, e di politico poi stando a quanto si legge nella sentenza di condanna in appello al solito Dell’Utri.

Se la mettiamo così capiamo l’incazzatura di Bosio col ministro Maroni. Ma qualcuno lo conforti! Gli dica di pazientare benché “il popolo sempre molto più intelligente di chi lo governa” é spesso anche più informato, meno sfacciato, più rispettoso delle istituzioni e dell’equilibrio tra i poteri. E’ lo stesso popolo che nel luglio scorso gremiva la sala del consiglio comunale ad urlare a Bosio di dimettersi per liberare le istituzioni dal suo ingombro. Bosio rifiutò l’invito dimostrando la lontananza siderale di metodo che c’é tra l’Italia reale e lo spessore civico di certi politici della scuola berluscoide-scajolana che Bosio ha preso a modello. Quella sceneggiata alla conferenza stampa in cui preventivamente assove i Pellegrino senza attendere gli esiti dell’inchiesta, potrebbe aprire nuovi scenari al primo cittadino bordigotto. Potrebbe ambire a ruolo di 63esimo parlamentare sostenitore di Scajola. Quello che compra case senza sapere chi gliele paga e che ha votato tutte le leggi vergogna dei governi Berlusconi. Tenga duro Bosio. E auguri.

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