Don Sergio non é don Silvio

Don Sergio Recanati prestava opera di fede al santuario di Caravaggio. Era un essere umano prima che un sacerdote. Lo scorso 28 novembre si é buttato sotto un treno in corsa. Aveva 51 anni. Si é lasciato dilaniare andando incontro al convoglio in pieno giorno al culmine di una depressione mista a vergogna dopo mesi di gogna mediatica dalla quale non si é più ripreso. Don Sergio era stato oggetto di un servizio televisivo delle Iene lo scorso aprile, in pieno scandalo pedofilia tra i prelati. Gentaglia che nessuno ha mai difeso o giustificato, a partire dal sottoscritto. Tuttavia le Iene in cerca del pedofilo in tonaca da usare come scoop, dell’orco da sbattere in prima pagina, dell’adescatore da film horror, si sono imbattute in un modesto e discreto omosessuale dalle sembianze umane e dai modi ingentiliti ad appena 30 chilometri dagli studi Mediaset di Cologno monzese. Don Sergio, nella veste di bersaglio delle Iene, era stato camuffato e oscurato ma non abbastanza per nasconderne l’identità . Tanto che il Giornale di Treviglio lo ha sbattuto in prima pagina senza omissis dopo qualche giorno. Il diritto di cronaca ha avuto il sopravvento sull’obiettività  e il buonsenso di trattare il fatto per come si é effettivamente svolto, alla luce delle uniche prove documentate nei 2 video postati.

Don Sergio é stato dipinto su Italia1 “prete molestatore” e adescatore di minorenni. Ha ricevuto a casa la visita di un attore maggiorenne inviato dalle Iene di aspetto efebico, che ha detto di chiamarsi Giulio, di avere 17 anni e di sentirsi turbato dalle avances sentimentali di un coetaneo in quanto “la Bibbia condanna l’omosessualità “. Don Sergio ha risposto a Giulio con obiettività  pur parlando di “cosa grave” senza (giustamente) condannare la condizione di gay, e in prima persona plurale ha mostrato condivisione e di conseguenza sincera comprensione per quell’umano “tormento” che, nonostante ciò che volevano dimostrare le Iene, non si é tradotto in “molestie” ai danni del finto 17enne Peter Pan. Al contrario, il religioso ha usato la propria maturità  rassicurando e “confessando” a quel giovane sconosciuto dall’aria birichina che non é infrequente, e tantomeno tragico, sentirsi attratti da persone dello stesso sesso.

Cos’abbia fatto di male fin lì quel prete lo sanno soltanto le Iene. Che, al contrario, hanno ingaggiato un finto 17enne nel ruolo di adescatore, forte del prioprio appeal per indurre in umana tentazione un anziano gay che ha scelto i voti per rendere meno inutile una vita da single. Giulio si é atteggiato da finto Peter Pan per assecondare gli inviti di quell’uomo travolto dall’eccitazione delle sue debolezze. Abbastanza lucido da non poter credere ci possa essere un ragazzo di 17 anni talmente stralunato da ritenersi ancora indeciso. Infatti Giulio ha accettato di sedersi sulle gambe di quel prete, di farsi accarezzare, baciare, coinvolgere fino a farsi toccare nelle parti intime come accade in migliaia di uffici, di spogliatoi, di camere da letto, (in rapporti etero e gay) pur di scovare quel mostro che non c’é stato. Possiamo ritenere che Don Sergio ha sbagliato barattare la propria etica di uomo di fede per cedere alla più naturale delle terrene tentazioni. Ma sbatterlo in prima serata in pasto a milioni di telecatodici per spacciarlo come mostro che usa violenza, abuso, circonvenzione o, peggio, pedofilia, é davvero una sproporzione inaudita.

Del resto lo sappiamo tutti che in un idillio tra un 50enne e un 17enne, etero o gay che sia, é quest’ultimo il dominatore del gioco. Trovo sia una volgare forzatura bollare pedofilo un maggiorenne attratto da un/una 17enne alla stregua di un indicibile reato consumato su bambini indifesi che ripongono negli adulti la loro fiducia. Se così fosse la legge punirebbe il maggiorenne che ha rapporti col 16enne conseziente per quanto deprecabile. Ma poiché la legge ritiene il/la 16enne abbastanza grande per scegliere con chi pomiciare, é ragionevole ritenere che Don Sergio non abbia mostrato segnali di pericolo sociale nell’assecondare le avances di un ragazzotto indeciso sul da farsi e con quale partner.

Le Iene, col loro scoop patacca, e il Giornale di Treviglio che ne ha rivelato i dati sbattendo il mostro in prima pagina, hanno sovraesposto le debolezze di un innocuo essere umano che si é ritenuto persino malato al punto di ricorrere a non meglio precisate “cure” lontane da Caravaggio prima di cedere alla disperazione di suicidarsi sotto un treno. Le Iene non hanno braccato un pericoloso pedofilo o un volgare e meschino signorotto tipo Silvio Berlusconi che si avvale della facoltà  di abusare di esseri umani in condizioni più disagevoli delle sue solo perché ha i soldi, come nel caso della D’Addario o dell’ex 17enne Ruby tanto per fare due nomi. Ecco uno scoop assai più di “fede” e proporzionato ai guai di quel signorotto che paga le Iene e il signor Davide Parenti. Del resto per parlare del presidente del consiglio basterebbe essere in un paese normale. Non malato di ipocrisia, religione e di falsi miti. Le vere Iene che divorano questo povero disgraziato paese.

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