Pdl: la (P)resti-giacomo non resta

Stefania Prestigiacomo “tra i fondatori del Pdl” ha lasciato in lacrime il Pdl. Non perché il suo partito ha negato l’arresto di Nicola Cosentino, raddoppiato le pensioni, dimezzato il costo del lavoro o perché ha risolto il problema dei rifiuti a Napoli. Ha lasciato perché ha litigato col piduista Cicchitto al grido di “dimettiti” in quanto ha votato assieme all’opposizione contro un emendamento sull’imprenditorialità  ritenuto “più arretrato di quello sui rifiuti“. Dev’essere stato qualcosa di indicibile pure col naso turato per la ministra dell’Ambiente. Al suo voto contrario i colleghi dell’amore l’hanno incalzata in aula con un’ovazione non dissimile dai toni del bar Gioanì. Non proprio un bell’ambiente per una ministra dell’Ambiente che durante il suo dicastero si é spinta oltre gli screzi con la Gardini, tacciata di aver attaccato troppo duramente il centrosinistra. Ebbene la Prestigiacomo si dice “fuori dal Pdl perché non mi riconosco più, vado nel gruppo misto” senza che molli la cadrega al ministero dell’Ambiente nonostante nei pressi di Siracusa ci sia il polo petrolchimico di famiglia non proprio “ambientale”. Argomento sul quale a Montecitorio, tra nani, escort e ballerine si sorvola. Anzi, Mara Carfagna é addirittura solidale con la Prestigiacomo e la consola: “Qui nel Pdl non si ascoltano le voci fuori campo“. O fuori ambiente.

Del resto il sacrificio va compreso per la bella ministra siciliana. Un salto nel gruppo Misto la esporrà  a una vita un po’ meno sfacciata rispetto a quella che poteva condurre tra la fauna del Pdl. Tra condannati per mafia, tangentari, prescritti e un kapo plurimputato di corruzione e frode fiscale, un’indagine di peculato per aver acquistato borse Fendi con la carta di credito ministeriale era un peccatuccio persino quasi onorevole. Emerso per caso grazie a intercettazioni indirette che produssero “l’atto dovuto” per il quale la ministra si disse “nauseata e sconcertata” oltre che furibonda con Fini, del quale definì “gravissimo e inaccettabile” chiedere che gli indagati del Pdl diano le dimissioni e poi capovolta a ruolo di “mediatrice” nella compravendita dei finiani in vista del voto di fiducia al governo. Una vera “forzista meridionale” che ricorderà  con nostalgia le “amorevoli” guerre intestine assieme al collega ministro imputato di corruzione Raffaele Fitto contro “il decisionismo solitario del ministro Tremonti” in merito alla Banca del Sud, progetto che la ministra oppose in aperta polemica col partito. Incazzata pure per i “tagli insostenibili” imposti dal dicastero dell’Economia “Ormai tanto vale chiudere tutti i parchi e andarsene a casa” protestò. Per non parlare del suo “no” all’emendamento sulla “caccia no limits” approvato al Senato attraverso le deroghe regionali e che toglieva tutela a specie protette “fulcro di quella biodiversità ” che la Prestigiacomo si sforzava di non mostrare coi colleghi di partito, al punto di ritenere che “il nucleare costa il 20% meno e le scorie sono risolvibili…“.

Una delle tante fesserie di facciata che la minsitra sputava dall’anima per mostrarsi culo e camicia col Pdl. Come quando in marzo dichiarava ai giornali di non credere a feudi e correnti e anzi, lanciava appelli “per evitare frammentazioni” nel partito. Ricordava con finto orgoglio che il Pdl “ce l’hanno chiesto gli elettori” dunque niente potenziali “Promotori della libertà ” alternativi a Berlusconi, uno che “si é giustamente dedicato al governo e non al partito del futuro“. Il monito era rivolto agli smembratori del Pdl in Sicilia come i Micciché e i Lombardo, “un ingrato che fa il governatore in Sicilia grazie a Berlusconi che si permette di dire che il berlusconismo é al capolinea“. Sembrava “tutta superata” persino la poca attenzione governativa al Sud per la fedelissima a quel premier “sotto accusa di una magistratura impazzita” che da ministro dell’Ambiente ha dovuto ingoiare il rospo e la vergogna della catastrofica alluvione di Messina in cui sono morti siciliani inermi alla faccia del ponte sullo Stretto.

La Prestigiacomo ha persino osato credere in nuove carceri sull’isola di Pianosa ma in meno di 24 ore dovette ricredersi con un bugiardo “caso risolto col collega (corregionale) Alfano. Abbiamo convenuto sull’opportunità  di studiare soluzioni alternative che non coinvolgano gioielli naturalistici“. Tradotto: con più carceri é più facile che qualcuno di noi del Pdl ci finisca dentro. Meglio evitare e ritrattare persino le parole in difesa del solito Alfano quando venne minacciato di morte. Dire che “la tolleranza zero verso la mafia é una scelta di fondo, irrinunciabile e non trattabile di questo Governo” é davvero troppo per rimanerci. E’ un ambiente da cui la Prestigiacomo, alla fine, nonostante gli sforzi ha finito per togliersi. Almeno a parole.

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