Cambiare tutto per cambiare niente

Il Ferragosto sta passando nel bel mezzo di una crisi interna alla coalizione di governo per questioni di legalità . Gianfranco Fini é il bersaglio dei giornali del piduista per questioni di etica. La legalità  é la condizione di ciò che é conforme alle leggi, l’etica é il comportamento individuale che risponde alla morale. Che é una branca della filosofia. Ciò che é legale può essere eticamente discutibile perché il grado e la qualità  della morale attribuiti a ogni scelta dipendono solo e soltanto dal tipo di educazione che ognuno di noi ha ricevuto e preso a modello.

Al di là  della questione Fini, ora il cosiddetto fronte dell’opposizione si pone il problema di quale candidato premier avanzare per contrapporlo al solito potentissimo piduista. Il premier ideale di una Repubblica libera dovrebbe essere giovane o relativamente tale (tra i 35 e i 55 anni), dovrebbe essere ateo ma non del tutto agnostico, parlare due o tre lingue diverse, aver vissuto all’estero, provenire da una famiglia povera o al massimo borghese, non avere legami con lobby di potere, non avere condanne e tantomeno prescrizioni per reati di mafia e tangenti, dovrebbe ovviamente saper parlare e aver voglia di lavorare per progredire assieme al paese che governerà .
Insomma, ci vorrebbe un premier impossibile per l’Italia attuale perché il problema é proprio fare i conti con la realtà  che ci circonda. Un’Italia controllata da una ristretta oligarchia di industriali che governa le scelte di un consistente numero di elettori civicamente analfabeti, sconvolti da una crisi economica in cui possono funzionare soltanto azioni spicciole. La promessa di un lavoro e di uno stipendio rimangono l’unica politica proponibile per garantirsi pacchetti di voti dai ceti medio bassi composti da operai e piccoli imprenditori.

Per creare le condizioni di una ripresa economica il premier ideale di una Repubblica libera dovrebbe essere eletto per iniziare con una corposa diminuzione dei dipendenti pubblici. Andrebbe diminuito drasticamente il numero dei politici e abbassati i loro stipendi, e andrebbero livellate le pensioni degli ex parlamentari con quelle di chi ha lavorato 35 anni. Andrebbero abolite tutte le giunte e i conisgli provinciali, accorpati tutti i comuni sotto i 5 mila abitanti. Andrebbero abolite tutte le authority, quasi tutte le auto blu e ridotti al lumicino i consulenti. Già  così il risparmio che ne conseguerebbe creerebbe le premesse per permettere a un giovane imprenditore di poter avviare un’attività  senza un’impossibile pressione fiscale e di competere nel mercato. Si creerebbero le condizioni per nuovi posti di lavoro a dipendenti che potrebbero percepire almeno 2 mila euro al mese di stipendio, in quanto le tasse del costo del lavoro si ridurrebbero dal 55 al 20-25%. Basterebbe iniziare così per riprendersi e ridare un po’ di speranza a tanti italiani ambiziosi e meritevoli. Ma purtroppo non sarà  così perché la logica del “portare voti” non dà  spazio a un potenziale premier disinteressato all’interesse privato, rispetto a un privato corruttore che controlla le televisioni dopo averle utilizzate per 15 anni a martello per spostare i valori di una società  su obiettivi effimeri edulcorando la realtà  dei fatti.

Ora l’opposizione tutta presa dalla scelta del premier, deve purtroppo fare i conti con gli italiani televisionari. Ritiene di non poter prescindere da alcune logiche come la “popolarità ” del candidato associata alla sua condizione di “cattolico” e di doverlo promuovere con tecniche pubblicitarie tipiche della televisione, improntate su slogan brevi che nulla hanno a che vedere con un serio programma politico di rieducazione civica, sociale e culturale.
I segnali del non cambiamento si stanno vedendo con l’avanzata di Luca Cordero di Montezemolo, ben tracciato nel suo profilo da Beppe Grillo, che però porterebbe voti da un consistente numero di operai in crisi.
Pierluigi Bersani é la personificazione di Comunione e Liberazione della sinistra nonché icona delle vecchie cooperative rosse, in qualche modo “interessate” alla politica economica di Berlusconi incentrata sul garantismo alle corporazioni alla faccia del liberalismo. Proporre premier Bersani sarebbe come proporre Rutelli o D’Alema. I primi che dovrebbero sparire.
Nichi Vendola premier potrebbe funzionare ma ha due limiti che lo ghettizzano: sventolare la sua condizione di gay con l’orecchino e di cattolico. In un Paese libero e progredito a nessuno importa sapere se il premier é gay o bisessuale, al contrario dovrebbe preoccupare la sua condizione di cattolico credente. E poi che ne sarebbe del suo ruolo di governatore della Puglia?
Luigi De Magistris premier potrebbe funzionare ma dovrebbe giustificare il suo venir meno al ruolo di presidente della Commissione controllo bilancio all’Europarlamento e fare i conti con Beppe Grillo, leader di un Movimento in cui uno conta uno finché da leader non si esprime a nome di tutti attaccando De Magistris eletto coi voti del blog per fare l’europarlamentare e non per andare in tivù.” Insomma se il Movimento di Grillo pesasse davvero per un 5% a livello nazionale ascoltando le indicazioni del comico leader, si rischierebbe di disperdere un considerevole numero di voti determinante per non far vincere l’eventuale coalizione che appoggia De Magistris.

Perché con l’attuale legge elettorale non si scappa dalla dura regola della coalizione, come non si scappa dalla televisione e dai mezzi tradizionali di propaganda che richiedono ingenti investimenti di denaro. La mia esperienza di ex candidato alle regionali in Lombardia insegna che per ottenere voti contano le cene e gli incontri con esponenti di lobby di potere, piccole o grandi che siano purché controllino i voti di un sempre considerevole numero di sudditi che vota su consiglio e in fiducia, a scapito di un candidato forte di un programma progressista, garantista, laico e distaccato. Oppure ci vogliono i finanziatori. Un premier eletto con tanti soldi spesi presuppone che li abbia da spendere. Oppure che qualche finanziatore gli abbia chiesto in cambio l’anima. Se quindi il nuovo premier italiano sarà  il prodotto della politica dei soldi, dubito che sarà  molto diverso e innovativo dall’attuale. Ci vorrebbe un Movimento 5 stelle al 51%. Ma anche qui dobbiamo ammettere che purtroppo la rete, ad oggi, é un veicolo di comunicazione che in politica non paga a sufficienza.

Per combattere Berlusconi ci vogliono i mezzi, ergo i soldi. Da questo punto di vista i rimborsi elettorali possono essere utili e, per esperienza diretta, posso ritenere che Italia dei Valori li impieghi con metodo e parsimonia in questo senso. E’ per ora l’unico partito di opposizione presente dove si fanno le leggi. E’ l’unico che potrà  fare la differenza e porsi come riferimento di una coalizione di opposizione e di urto. Anche nel proporre persone nuove. Ecco perché secondo me De Magistris non sbagliava nel proporre un’unità  di obiettivi tra Idv,Popolo viola, Movimento 5 stelle e rimasugli di sinistra. Perché per governare ci vogliono i numeri. Io Luigi De Magistris premier lo voterei, a patto che il suo ruolo in Europa sia occupato da un altro come lui. Chissà , magari dopo Ferragosto ne vedremo delle belle.

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