L’Europa tra utopia e realtà 

La lingua parlata é l’elemento che contraddistingue le etnie, mezzo di comunicazione immediato che ci identifica, ci colloca facendoci sentire a casa anche a migliaia di chilometri di distanza. L’Italia e l’Europa sono un quadro frammentato di lingue e idiomi che si trascinano da generazioni, la loro evoluzione nella sintassi e nella fonetica viaggiano a braccetto con l’ambiente, la mentalità  e le usanze locali in cui si parlano.
Allargando la branca, Italiani, spagnoli, francesi portoghesi, ladini, romanci e romeni sono tutti latini, simili ma non uguali. Così come polacchi, ceki, scandinavi e russi (a parte léttoni lituani ed éstoni) sono di ceppo slavo, c’é l’armata dei popoli germanici che parlano tedesco e inglese, a loro volta dirimpettai di popoli appartati come i fiamminghi, greci, là pponi, baschi e gli irlandesi col gaelico. Realtà  assolutamente diverse, tali da migliaia di anni, in gramparte confluite nell’Unione europea, enorme realtà  di plastica nata con l’obiettivo di portare all’osmosi i popoli dei paesi aderenti, prima che i governi. Proviamo immaginare similitudini fra i norvegesi e i turchi o gli svedesi con gli italiani! Un obiettivo nobile per carità , ma tanto arduo e difficile da renderlo a mio avviso impossibile.
L’Unione europea é formalmente composta da un consiglio di eurodeputati che mirano ad uniformare l’Europa con leggi e leggine, che finora hanno fatto un po’ sorridere a cominciare dagli standard imposti per le misure degli ortaggi! Tuttavia bisogna riconoscere che L’Italia ha ben poco da ridere, visto che trae solo vantaggi farne parte economicamente perché se avesse disertato l’opportunità  dell’Eurozona, ci saremmo già  autodistrutti con gli attacchi ai viveri, che con la lira svalutata all’infinito non ci saremmo più potuti permettere. Ed é sempre grazie al consiglio europeo se il governo italiano riceve ammende per via di leggi fuorilegge come la Gasparri per le tv o per il debito pubblico.
Per il resto c’é da chiedersi a chi conviene rimanere uniti nell’Europa, a parte agli europarlamentari italiani che con 150mila euro l’anno sono i più pagati!
Tra le molte contraddizioni di questa unione di plastica, appare più evidente la disunione europea che pone uno scoglio di 30 metri quadrati, rimasuglio di un vulcano spento che si erge a punta per 25 metri fuori dall’acqua del mar del Nord, a poche miglia dalle Faer Oer: in poco tempo ci hanno piantato la bandiera norvegesi, danesi, tedeschi e svedesi perché sotto quello scoglio si nascondono cospicue riserve di metano e petrolio. Tutti ne rivendicano il possesso anche se geograficamente quella zona competerebbe più alla Danimarca, visto che sia le Faer Oer che tutta la Groenlandia ne fanno parte.
Altra contraddizione la Turchia, ponte fra il Medioriente e l’Europa per la quale farebbe carte false pur di farne parte, che ha recentemente censurato Heidi! Il regime islamico le ha allungato la gonna per oscurare i mutandoni bianchi e coperto col velo sia Clara che la Signora Rottenmeier! Dall’altra parte Regno Unito e Svezia, nonostante tante belle parole, si sono tenuti rispettivamente sterlina e corona!
Senza contare la Svizzera in mezzo, tutta fiera di essere extracomunitaria perché rimane la roccaforte dei traffici di dubbia liceità  di politici e industriali dell’Eurozona. L’argomento Europa é stato al centro di un’intervista che ho fatto a Maria Grazia Cavenaghi Smith, responsabile dell’ufficio comunicazione del parlamento europeo per le regioni del nord Italia.

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