Fidal: Federazione italiana degli amici lucrati?

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L’Italia delle magagne e dei poteri forti che tramite tv e giornali di proprietà  amplificano soltanto le voci gradite e in linea con l’editore nascondendo le vere notizie e i loro antefatti, hanno prodotto anni censure e/o notizie false e distrorte atte a contenere le reazioni del popolo bempensante con la conseguenza che oggi siamo assueffatti un pò a tutto: o meglio, per l’italiano medio é normale essere mafiosi se si occupa quel tal posto o é normale tollerare comportamenti omertosi, poco chiari o comunque poco trasparenti da parte di chi dovrebbe dare risposte chiare soprattutto se in ballo ci sono questioni “pubbliche” come quelle di disporre di spazi mediatici sui canali cosiddetti “generalisti”.
Da anni mi occupo di produrre per la tv gare di atletica. Chi mi conosce sa che la mia attività  giornalistica si compendia con la produzione video di eventi di qualità  accettabile per i quali chiedo rimborsi spese irrisori e che poi trasmetto nella mia rubrica televisiva sul circuito Supersix che ha per titolo “Tutto running”.
In parallelo, per la diffusione televisiva degli appuntamenti di atletica, esiste un contratto tra Rai e Fidal (federazione italiana di atletica leggera) che regola i termini e i limiti di trasmissione delle gare inserite nel calendario federale che il pubblico canale, sia in chiaro sia su satellite, si riserva di trasmettere in qualche caso anche in esclusiva (solo in Italia le notizie sportive godono di questa esclusiva in contrasto con la norma sul diritto di cronaca e di critica sancita dalla costituzione italiana).
Per questo contratto la Rai paga la Fidal un’incerta cifra e la Fidal ricambia con un incerto numero di ore di contenuti.
L’idea piacque a molti organizzatori soprattutto a partire dal 2000, quando sull’onda della novità  dei canali satellitari, fornendo un video a loro spese si sarebbero visti in onda su Rai Sat col risultato che la Rai, ricevendo prodotti giornalistici a costo zero da service indipendenti su commissione degli stessi organizzatori, trasmetteva i suddetti appuntamenti commentati da giornalisti interni, quasi sempre incompetenti in materia di atletica e quasi mai presenti sul luogo della gara che si trovavano a commentare!
Da 6 o 7 anni questa pantomima da “finta diretta” sta continuando e i risultati sono immaginabili: parole astratte nei confronti di uno sport che non si conosce e che non si é mai praticato col solo supporto delle immagini e delle informazioni frammentarie contenute nel pappardello di fogli con elenco partecipanti, classifiche e brochure di gara forniti dall’organizzazione via posta con cassetta betacam allegata.
Con questo contratto Fidal-Rai in teoria hanno diritto a 30 minuti sul canale satellitare pubblico tutti gli organizzatori di gare inseriti nel calendario nazionale o internazionale federale che per ottenere questa definizione pagano la federazione.
La procedura per ottenere lo spazio prevede l’inoltro – all’ufficio stampa Fidal nella persona di Marco Sicari – di una richiesta faxata o via mail firmata da parte dell’organizzatore.
Sarà  poi Marco Sicari o la sua sottoposta Marta Capitani a ricontattare l’organizzatore in questione per rassicurarlo sullo spazio ottenuto.
Ma così sempre non é perché il metro non é uguale per tutti!
Infatti non si capisce perché qualcuno ottiene spazi addirittura su Rai in chiaro, magari anche per 2 ore filate, qualcun altro invece nemmeno uno straccio di minuto sul satellite e qualcun altro ancora nemmeno una risposta al telefono! I motivi? Li chiedo a Marco Sicari se vorrà  rispondere visto che rappresenta l’ufficio stampa di un ente sostenuto con le tasche dei cittadini italiani!
Forse Marco Sicari non ha idea di che ripercussioni hanno le sue “latitanze” nel rispondere agli organizzatori gabbati. Forse non sa che questi ultimi hanno ricadute negative con gli sponsor ai quali avevano promesso impegno per apparire in Rai. Forse saprà  bene che l’ente che rappresenta sarà  disposto a rimborsare parte della quota spesa dagli organizzatori per l’autoproduzione video ma alla sola condizione che siano finiti sui canali Rai.
Alla fidal infatti non importa se quel video sarà  finito su internet o su qualche altro canale satellitare che garantisce l’identica copertura europea di Rai sport satellite!
Alla fidal importa solo la Rai. Come se l’atletica fosse proprietà  privata sua, della Rai e di alcuni organizzatori amici eletti a una misteriosa alquanto discutibile casta! Sentite queste testimonianze prese a campione.
Sono voci di organizzatori presi a campione geograficamente distanti ma accomunati dallo stesso problema del rapporto con la Fidal. Dalle loro voci emergono delusione, irreperibilità , indifferenza, scuse e “sporcaccionerie”.
Alla fidal non importa se la Rai utilizza un cronista incompetente o uno con voce strascicante all’Attilio Monetti in uno spazio pomeridiano che chi lavora non vederà  mai.
Alla fidal paiono non importare tutte quelle repliche che la rai manda quando potrebbe utilizzarle legittimamente per altre gare regolarmente in calendario e dalle quali spesso emergono risultati tecnici migliori di altri appuntamenti blasonati della “casta”.
Insomma viene leggittimo chiedersi quali eventuali tasche rimpinguano le norme che regolano questi rapporti? Quali vantaggi trae il movimento dell’atletica da questa condotta della federazione italiana di atletica leggera! Quali vantaggi hanno gli organizzatori unici animatori di un movimento che se fosse per la federazione chissà  dove sarebbe finito! Insomma anche di corsa una magagna?

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