Fivizzano e la vergogna per Verdini


Paolo Grassi, sindaco di Fivizzano (MS)

Vista la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Firenze, con la quale il senatore Denis Verdini viene condannato a 9 anni di reclusione con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, con la presente chiedo che venga sospesa dai registri di nascita di questo Comune la data di nascita del suddetto Verdini, essendo lo stesso nato nel Comune di Fivizzano”… “È vero che si tratta di una sentenza di primo grado, ma se devo pensare che il senatore condannato ieri doveva essere un padre costituente con Matteo Renzi…”.

Così Paolo Grassi, sindaco Pd di Fivizzano, scrive al Prefetto di Massa in una lettera l’inedito invito a cancellare Verdini dagli elenchi comunali dopo la sentenza di giovedì a Firenze nel processo per la bancarotta del Credito Cooperativo Fiorentino.

Cucù, Verdini condannato vi tiene su

Aspetto le sentenze“, diceva il Bomba-Renzi quand’era premier. Bene, ora la sentenza è arrivata. Il suo sodale Denis Verdini s’è beccato in primo grado 9 anni di galera per bancarotta e truffa ai danni dello Stato per i fondi all’editoria finiti al Giornale di Toscana. Verdini presiedeva la Bcc di Campi Bisenzio che usava come bancomat personale per finanziare i suoi amici. Uno di loro, Riccardo Fusi, è stato condannato a sua volta a 5 anni e mezzo per gli stessi reati. 2 anni e mezzo anche al deputato di Ala Massimo Parisi, ex addetto stampa di Verdini nonché suo socio ed ex Pdl, entrambi destinatari di 2,6 milioni di euro da parte della Società Toscana edizioni per un passaggio fittizio di azioni della Nuova editrice Toscana tra elementi della cosiddetta loggia P3. Sembra ieri sentire l’allora Guardasigilli Alfano minacciare ispezioni in procura per le imputazioni ai suoi sodali. Sono tutti lì, nelle istituzioni, alle corti del Bomba che si è fatto rimpiazzare da Gentiloni. Il Pd non dice niente, ma le sentenze sono lì. Lampanti e vergognose.

Berlino, che ci fa a Sesto il terrorista in piena notte?

Cosa ci faceva l’attentatore di Berlino a Sesto San Giovanni? Per giunta alle 3 di notte? E come ci è arrivato a quell’ora in quella piazza della stazione? L’ultimo treno che ferma lì arriva poco prima dell’una. E’ un regionale che va verso Monza. Poi, dall’una alle 3, al momento del conflitto a fuoco con la Polizia in cui muore il tunisino Anis Amri, passano due ore. Dopo l’una, quella piazza di Sesto rimane deserta. Vanno e vengono ogni mezz’ora soltanto gli autobus che proprio lì fanno capolinea da Milano Molino Dorino. Scendono e salgono perlopiù stranieri. Poi, per chi vuol proseguire oltre verso Monza o Cinisello rimangono solo le gambe o i taxi. La metropolitana chiude a mezzanotte e mezza e pure quella fa capolinea lì. Quindi, alle 3 di notte alla stazione di Sesto ci puoi arrivare in taxi, in auto, oppure con l’autobus da Milano. Ma poi da lì devi ripartire, a meno che non stai in sala d’aspetto a dormire con qualche barbone che lì, in stazione a Sesto, non mancano mai. Da quella piazza fino all’azienda di Cinisello da cui è partito il Tir usato per l’attentato al mercatino di Natale di Berlino con a bordo l’autista polacco ucciso dal terrorista tunisino ci sono 10 minuti a piedi. Le pattuglie della Polizia presidiavano quella piazza della stazione da circa un paio di settimane. Prima, lì, non c’era mai nessuno, tranne qualche isolato spacciatore e/o qualche rimorchiatore di marchette. Forse aspettavano proprio il terrorista Anis Amri per farlo uccidere da un giovane poliziotto in prova? Proprio un bel mistero. E perché proprio lì, fuori Milano?!

Mps, la banca salvata a debito dei cittadini

Se un imprenditore sbaglia investimenti fallisce. La sua azienda si dissolve nelle mani di un curatore fallimentare che “onora” i creditori con quel che rimane di esigibile in proporzione alle priorità. L’imprenditore non potrà più per almento 5 anni aprire altre attività, in quanto “incapace”, secondo la logica giuridica, e quindi “deleterio” o “pericoloso” per il mercato.

Se un “manager” di banca sbaglia investimenti finanziando con milioni di euro amici correntisti massoni senza coperture di garanzia, la sua banca – a differenza dell’azienda dell’imprenditore – non si dissolve nelle mani di un curatore fallimentare che dovrebbe “onorare” i creditori (piccoli azionisti) spolpando le ricchezze del manager (ville, soldi all’estero etc.). Bensì, arriva il Ministro dell’Economia e il governo, che “risorge” la banca ripianando le delinquenze (sbagli) dei manager bancari con l’innesto di soldi pubblici, col conseguente indebitamento dei cittadini. Come il caso di queste ore che sta riguardando il salvataggio pubblico del Monte dei Paschi di Siena (del Pd).

L’operazione è sotto copertura perché giornali e tivù la spiegano con un linguaggio edulcorato (sofferenze, bond, cessione crediti, vaccino di Stato etc.), nella certezza assoluta che i cittadini non capiranno granché di tutto ciò, e intanto continueranno a rimanere poveri, ignoranti e dominati.
Oggi, di nuovo, il governo Gentiloni, ce lo sancisce ufficialmente: le banche devono comandare, la massoneria deve continuare a dominare ricca il popolo che dovrà continuare a rimanere schiavo.

Insomma, siamo inseriti in un sistema che griderebbe vendetta stile Isis.

Referendum, ecco perché #iovotoNo

Al referendum costituzionale voto No perché le riforme in una democrazia spettano a un parlamento e a un governo eletti dal popolo.

Voto No perché il governo Renzi non è espressione di nessuna maggioranza democraticamente eletta.

Voto No perché la riforma costituzionale non era inserita nel programma di governo del Pd.

Voto No perché è inaccettabile che la riforma costituzionale porti la firma di un bancarottiere, massone e plurimputato come Denis Verdini.

Voto No perché il Senato è un organo del potere legislativo che deve continuare ad essere eletto dai cittadini con una legge elettorale proporzionale, e non un luogo di politici nominati da altri politici già impegnati in altri incarichi.

Voto No perché qualunque presunto risparmio economico pubblicizzato dai fautori del Sì, è nulla confronto al quotidiano saccheggio di risorse pubbliche perpetrato da parte dei partiti.

Voto No perché il bicameralismo perfetto non è mai stato un problema quando si è trattato di promulgare leggi porcata e decreti incostituzionali a solo vantaggio della casta.

Infine, voto No perché il premier Renzi è soltanto un buffone al servizio dei banchieri centrali europei, e il suo governo una claque di zerbini senza quid. A cominiciare dal ministro Padoan nel suo ruolo di grigio e oscuro funzionario dell’Ocse.

Per tutti questi principali motivi ritengo che un cittadino libero e consapevole, al referendum del 4 dicembre 2016 vota No.