M5S Liguria benché Farage: “Burqa diritto delle donne”


Alice Salvatore, consigliera 5 stelle in Liguria

Dopo la Regione Lombardia, anche la Liguria vieterà l’accesso in ospedale alle donne col burqa. La legge, voluta dall’assessore leghista Sonia Viale, sarà presentata con Delibera in giunta proprio oggi, 8 marzo, giorno di festa della donna. Contrari il Pd, Rete a Sinistra e 5 Stelle. “Una delibera discriminatoria e incostituzionale che, invece di estendere i diritti delle donne, li riduce ulteriormente – dice Alice Salvatore portavoce dei 5 stelle in Liguria –. Un pessimo segnale, alla vigilia dell’8 marzo, che offende tutte le donne”. “Se si vuole aprire una discussione sul burqa, iniziare dagli ospedali è la cosa più sbagliata che ci sia – aggiunge la capogruppo Pd, Raffaella Paita –. Anzi, così si rischia di esasperare gli animi e creare tensioni”. L’asse pentastellato col Pd ligure al burqa fa a pugni con l’alleato europeo Ukip di Nigel Farage, che si è speso per restringere l’uso di burqa e niqab in quanto “nemmeno io non posso entrare in banca col casco“. Dunque, cari grillini sì o no al burqa? Che ci vuole a prendere una linea comune?

Consip in tv, Renzi si difende senza domande


Lilli Gruber e Matteo Renzi, come se una foto così fosse normale
tra il cosiddetto giornalista cane da guardia e il politico

La giornata delle inchieste sugli appalti Consip si conclude male in tema di risposte per Matteo Renzi e il Pd. Intanto perché l’ex premier va a rispondere a Lilli Gruber sul canale privato e commerciale La7, anziché su una qualunque rete Rai pagata dai cittadini. Segno che in Rai i cosiddetti colleghi hanno qualche problema a far domane al capo del partito di potere che li ha Lotti-zzati. Inoltre perché le pezze che ha tentato di mettere nelle sue risposte, sono risultate peggiori del buco.

Ecco le principali:

Renzi premette che babbo “cardiopatico”, se fosse colpevole meriterebbe una pena doppia come si direbbe per un bimbo imberbe, ben sapendo che le pene dei giudici non sono mai doppie e – anche se arrivassero – sarebbero sempre molto lievi per un incensurato.

Nessuna domanda-risposta su sua madre, Laura Bovoli, detentrice della password del conto corrente online della società sulla quale insistono anche gli interessi del faccendiere-facilitatatore Carlo Russo, e che secondo le intercettazioni telefoniche su quel conto dovevano passare le “mance” (chiamiamole così) di Alfredo Romeo intento a ottenere appalti.

Nessuna risposta nemmeno sul fatto che era mamma Lalla a gestire gli appuntamenti più “delicati” del consorte Tiziano papà dell’ex premier.

Fa ridere che per Renzi le vicende citate nelle carte dell’inchiesta Consip siano “robe vecchie di tre mesi“, guardacaso proprio quando la cricca Romeo-Russo-Tiziano puntava tutto sulla vittoria del “Sì” al referendum costituzionale che avrebbe rafforzato lo stesso Matteo Renzi al governo. Infatti è stata proprio la vittoria del “No” che ha spinto Luigi Marroni di nomina renziana a fare rivelazioni che danno il “disegno ad hoc“, o meglio il mosaico Consip, che fino ad allora era parziale con le intercettazioni interrotte dalle cimici sparite dagli uffici Consip. Parliamo dunque di “robe freschissime” e ancora in corso d’opera.

Renzi fa ridere quando giura sull’onestà del ministro dello Sport Luca Lotti. Infatti, Luca Lotti è indagato di favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio assieme a Filippo Vannoni, al generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, e al presidente Consip Luigi Ferrara, citati dal Marroni. E’ vero che un’indagine non è una condanna. Ma un’indagine di questo tipo, guardacaso riscontrata dalle intercettazioni azzoppate grazie alle cimici sparite, dovrebbe indurre le immediate dimissioni di questo ministro almeno fintanto che non ne sarà scagionato. Che c’entra l’onestà!? Anche la “privata” Gruber su questo fronte non ha insistito con le domande.

Renzi crede di fare breccia quando paragona gli scandali del Pd al Movimento 5 stelle “fondato da un pregiudicato“. Ma dirada anche quei pochi punti che gli sono rimasti, perché poi quando lo si tocca su Denis Verdini, sua stampella vitale in parlamento, ecco come risponde il non “manettaro” Matteo: «La sua è stata una condanna molto pesante che, se confermata, cambierà molto il suo destino politico e personale». Tuttavia, «senza Ala non avremmo fatto delle riforme importanti».

Le riforme di Renzi sono ovviamente sotto gli occhi di tutti. L’ultima è la restituzione degli 80 euro pretesi dallo Stato. Dopo una giornata così, con una comparsata televisiva ridicola scevra da domande ficcanti, direi che Renzi e il renzismo possano essere ospitati direttamente da Crozza. Così almeno si ride sapendeo di andare a ridere.

Fivizzano e la vergogna per Verdini


Paolo Grassi, sindaco di Fivizzano (MS)

Vista la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Firenze, con la quale il senatore Denis Verdini viene condannato a 9 anni di reclusione con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, con la presente chiedo che venga sospesa dai registri di nascita di questo Comune la data di nascita del suddetto Verdini, essendo lo stesso nato nel Comune di Fivizzano”… “È vero che si tratta di una sentenza di primo grado, ma se devo pensare che il senatore condannato ieri doveva essere un padre costituente con Matteo Renzi…”.

Così Paolo Grassi, sindaco Pd di Fivizzano, scrive al Prefetto di Massa in una lettera l’inedito invito a cancellare Verdini dagli elenchi comunali dopo la sentenza di giovedì a Firenze nel processo per la bancarotta del Credito Cooperativo Fiorentino.

Cucù, Verdini condannato vi tiene su

Aspetto le sentenze“, diceva il Bomba-Renzi quand’era premier. Bene, ora la sentenza è arrivata. Il suo sodale Denis Verdini s’è beccato in primo grado 9 anni di galera per bancarotta e truffa ai danni dello Stato per i fondi all’editoria finiti al Giornale di Toscana. Verdini presiedeva la Bcc di Campi Bisenzio che usava come bancomat personale per finanziare i suoi amici. Uno di loro, Riccardo Fusi, è stato condannato a sua volta a 5 anni e mezzo per gli stessi reati. 2 anni e mezzo anche al deputato di Ala Massimo Parisi, ex addetto stampa di Verdini nonché suo socio ed ex Pdl, entrambi destinatari di 2,6 milioni di euro da parte della Società Toscana edizioni per un passaggio fittizio di azioni della Nuova editrice Toscana tra elementi della cosiddetta loggia P3. Sembra ieri sentire l’allora Guardasigilli Alfano minacciare ispezioni in procura per le imputazioni ai suoi sodali. Sono tutti lì, nelle istituzioni, alle corti del Bomba che si è fatto rimpiazzare da Gentiloni. Il Pd non dice niente, ma le sentenze sono lì. Lampanti e vergognose.

Berlino, che ci fa a Sesto il terrorista in piena notte?

Cosa ci faceva l’attentatore di Berlino a Sesto San Giovanni? Per giunta alle 3 di notte? E come ci è arrivato a quell’ora in quella piazza della stazione? L’ultimo treno che ferma lì arriva poco prima dell’una. E’ un regionale che va verso Monza. Poi, dall’una alle 3, al momento del conflitto a fuoco con la Polizia in cui muore il tunisino Anis Amri, passano due ore. Dopo l’una, quella piazza di Sesto rimane deserta. Vanno e vengono ogni mezz’ora soltanto gli autobus che proprio lì fanno capolinea da Milano Molino Dorino. Scendono e salgono perlopiù stranieri. Poi, per chi vuol proseguire oltre verso Monza o Cinisello rimangono solo le gambe o i taxi. La metropolitana chiude a mezzanotte e mezza e pure quella fa capolinea lì. Quindi, alle 3 di notte alla stazione di Sesto ci puoi arrivare in taxi, in auto, oppure con l’autobus da Milano. Ma poi da lì devi ripartire, a meno che non stai in sala d’aspetto a dormire con qualche barbone che lì, in stazione a Sesto, non mancano mai. Da quella piazza fino all’azienda di Cinisello da cui è partito il Tir usato per l’attentato al mercatino di Natale di Berlino con a bordo l’autista polacco ucciso dal terrorista tunisino ci sono 10 minuti a piedi. Le pattuglie della Polizia presidiavano quella piazza della stazione da circa un paio di settimane. Prima, lì, non c’era mai nessuno, tranne qualche isolato spacciatore e/o qualche rimorchiatore di marchette. Forse aspettavano proprio il terrorista Anis Amri per farlo uccidere da un giovane poliziotto in prova? Proprio un bel mistero. E perché proprio lì, fuori Milano?!