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marzo 15th, 2010 opinioni 26 Comments

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Scrive sul suo blog

“Ho visto oggi il blog di Daniele Martinelli. Io sarei stato meno teatrale e avrei contattato il suo comitato elettorale; ma questo attiene allo stile del suo partito, l’ Italia dei valori. C’è chi preferisce gridare e chi parlare. Mi scuso per l’ accaduto. È chiaro che i manifesti non li attacco personalmente. Abbiamo subito provveduto a chiamare la società che gestisce le affissioni per una più attenta gestione degli spazi.
Il che non esclude che possa succedere ancora. Se questo dovesse accadere, chiedo a Martinelli di contattare il mio comitato elettorale. Provvederemo Noi a riattaccare i suoi manifesti.

Carlo Scotti Foglieni”

Caro Scotti Foglieni, sappi che quei cafoni a cui ti sei affidato rischiano di procurarti molte multe, visto che i tuoi manifesti sono stati appiccicati in centinaia di spazi non tuoi. Non ti potevo contattare perché non ti conoscevo e non avevo nemmeno un tuo numero. Ti ho trovato in rete e ho pensato che anche tu, come me, utilizzi il mezzo per comunicare a tutti. Ho apprezzato la tua idea e infatti non ho esitato a linkarti. Del resto, come saprai, a noi dell’Italia dei valori non rimane che urlare o utilizzare la rete per far valere le nostre ragioni, visto che i canali televisivi nazionali li controlla il tuo presidente tramite telefonate minatorie ai vari Innocenzi, Masi, Minzolini e compagnia bella.

Accetto comunque le tue scuse. Ritiro la parola cafone solo a te personalmente, e se vuoi, avverti i tuoi alleati leghisti che hanno la cattiva abitudine di comportarsi come i tuoi compagni di partito napoletani con i manifesti della Carfagna. A pochi giorni dal voto vanno a tappezzare tutto su tutti, timbrano i semafori, i muri delle case private e persino i bagni delle stazioni. Lo hanno già fatto nelle precedenti tornate elettorali provinciali, comunali e pure nazionali. Ebbene, nel limite delle mie possibilità io sarò tra i candidati che vigileranno e che andranno a documentare con la videocamera eventuali scempi. Per quanto limitata, la rete, con qualche migliaio di click sarà comunque una pessima pubblicità.
Buon lavoro.


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marzo 13th, 2010 opinioni 6 Comments

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Siamo a due settimane dal voto per le elezioni regionali. Soltanto ieri la prefettura di Bergamo (il mio collegio) ha ufficializzato gli spazi della pubblicità diretta: quella dei manifesti. Un numero riservato ad ogni partito in tutta la provincia. Ogni comune mette a sua volta a disposizione ulteriori spazi denominati “pubblicità indiretta” con la stessa funzione della diretta. Con la differenza che cambiano i numeri di assegnazione, di comune in comune. Una sorta di complicazione cose semplici.
In ogni comune vige la propria deregulation. La Lega nord che spadroneggia in molte giunte locali lombarde, è arrivata per prima a tappezzare anzitempo le lamiere, invadendo sia i propri, che gli spazi degli altri. Conscia che tanto le multe non gliele farà nessuno, in nome di un’illegittima prepotenza federale. Ladroni padani, padroni a casa degli altri.

Veniamo ai programmi di governo regionale. Molti di voi si sono lamentati perché in tivù ne abbiamo parlato poco. E’ vero, ma del resto come si fa a parlare di programmi con chi non ha interesse a farlo? Dovete capire che pidiellini e leghisti sanno già di aver vinto, almeno in Lombardia. Non hanno bisogno di promettere nulla alle sciure marie. In tivù ci vengono giusto per passare un’oretta in vetrina. Quei programmi (scusate il gioco di parole) non sono concepiti per parlare di programmi. Sono confronti su discussioni costruite sulla battuta, impossibili da approfondire perché c’è la pubblicità oppure perché c’è la telefonata di quello che ti deve attaccare senza che ha capito quello che hai detto poco prima.

Per esperienza diretta, visto che ho condotto anch’io dibattiti televisivi per anni, posso dire che un confronto sui programmi di governo avrebbe bisogno di almeno un’ora di faccia a faccia, con massimo due ospiti che rispondono alle domande del conduttore su specifici macro argomenti: dalla sanità ai trasporti, dai servizi al sostegno alle famiglie. Oppure, meglio ancora, ci vorrebbe un uno contro tutti. Un’ora a testa per rispondere alle domande ed eventualmente sbugiardare le fesserie dette dall’ospite candidato del giorno prima. Senza inutili comizi. Ritengo che i candidati debbano rispondere ai cittadini e ai conduttori.

Sarebbero buone tribune elettorali ma farebbero i conti con gli ascolti a picco nel momento in cui sappiamo che almeno il 90% dei candidati non buca il video. Le tivù locali vivono di sponsor e di logiche preconfezionate. Ecco allora la formula delle ospitate di massa. Due o quattro individui di varia estrazione raddoppiano o quadruplicano le possibilità di alzare il livello dello scontro, che statisticamente regge meglio alla spietata legge dei numeri catodici.
Potessi io fare un uno contro tutti televisivo, sarei ben felice di espormi al pubblico ludibrio per rispondere meglio possibile ai telespettatori disinformati o finti tonti. Eventualità improbabile per par condicio, tanto cara al governo nazional piduista.

Tuttavia la tivù dà ancora una certa visibilità. Me ne sono reso conto in questi giorni girando per i mercati tra le sciure che mi hanno chiesto dove ho comprato quel maglione viola. Se posso, in tivù ci vado cercando di usarla al meglio per come mi viene imposta. Se sento fesserie rispondo come meglio credo. Non vado in tivù per essere guardato al colore della cravatta. Non l’ho mai portata, la cravatta, e mai la porterò a meno che mi venga imposta. Mi interessano i contenuti.

In queste due settimane che ci separano dal voto spiegherò meglio qui sul blog i miei programmi. Lo farò a puntate e per settori, da domani. Ora vado per mercati con i miei volantini su cui c’è scritta una bozza di programma. Chi volesse aiutarmi a distribuirli nelle cassette postali dei paesi della provincia di Bergamo scriva a danielemartinelli@email.it

Nel pomeriggio andrò alla manifestazione del popolo viola prevista a Milano.

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febbraio 16th, 2010 opinioni 15 Comments

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La campagna elettorale in vista delle elezioni regionali in Lombardia è cominciata. Il mio comitato elettorale è formato da 4 persone che ringrazio fin d’ora per essersi messe a disposizione in questa impresa ardua: Anna, Mario, Carla ed Emer. Venerdì mattina sarò al primo presidio tra la gente al mercato di Caravaggio (Bg). Sabato mattina sarò invece a Lovere (Bg). Presso il gazebo raccoglieremo le firme per la presentazione dei candidati della provincia di Bergamo. Ne mancano circa un migliaio che dovremo presentare entro il 27 febbraio. Chi volesse sostenerci si presenti al gazebo con un documento di identità valido. Non si paga nulla, sarà una buona occasione per conoscerci di persona.

Di seguito l’elenco dei donatori che hanno risposto all’appello lanciato nei giorni scorsi. Ringrazio sentitamente Vincenzo di San Nicola la Strada (CE) €10, Francesco di Reggio Emilia €20, andrea di Aqui terme (AL) €100, Cristiano di Camerano (AN) €5, Alessandro di Cagliari €15, Monica di Susegana (TV) €50, Alberto di Giussano (MI) €20, Roberto di San Giovanni Valdarno (AR) €10, Roberta di Stacey (Aus) €20, Donato di Vigodarzere (PD) €50, Luisa di Pisa €5, Anna di Sergnano (CR) €5, Daniele di Grottaferrata (RM) €50, Carolina di Dalmine (Bg) €10, Renato di Gorno (Bg) €30, Roberto di Trezzano sul Naviglio (MI) €10, Luca di teramo €3, Virna di Cremona €20, Pierangela di Cuggiono (MI) €25, Anna di Sergnano (CR) €5, Guido di Piano di Sorrento (NA) €10, Marco di Tito (PZ) €5, Giuseppe di Aprilia (LT) €1,5, Vincenzo di Barcellona (Spa) €20, Giuseppe di Berkshire (Gbr) €50, Andrea di Aprilia (LT) €10, Sergio di Manerbio (Bs) €10, Alessandro di Montreal (Can) €10, Rudi di Azzano Decimo (PN) €10, Beninto di Scigliano (CS) €15, Elena di Roma €250, Giuseppe di Fisciano (NA) €40, Daniele di Foggia €20, Marco di Lasino (TN) €20, Roberto di Pisa €50, Daniela di squaw valley (CLF) €30, Willy di Udine €5.

In tutto 1.000 euro tondi che ho già speso per acquistare due computer dopo il furto che ho subito in casa venerdì scorso. L’importo totale è stato di 1.312 euro regolarmente fatturati. Dati che trovate già da ora aggiornati nella pagina del blog riservata alla campagna elettorale.
I cosiddetti santini da distribuire ai mercati li passa Italia dei valori. Dopo le votazioni ogni consigliere regionale eletto dovrà versare alle casse del partiro 1.500 euro mensili per tutta la durata del mandato a recupero delle spese della campagna elettorale per tutti i candidati. Soldi che saranno giustamente decurtati dallo stipendio di consigliere.

Quanto alle mie spese attuali se non avessi subito il furto, con quei mille euro avrei potuto stampare i primi manifesti da appendere in alcune aree nevralgiche della provincia. Procederò in ogni caso di tasca mia, visto che li ritengo utili. Ho in mente diversi slogan e qualche immagine provocatoria. Se ne avete anche voi suggeritemele pure via mail all’indirizzo cronopress@libero.it.

Domattina andrò dal fotografo e poi con le foto mi recherò da Luca, che si è offerto per crearmi la bozza del manifesto. Lo farà gratuitamente e lo ringrazio. Potrò essergli riconoscente se riuscirò ad essere eletto, con una donazione premio per l’impegno e il merito. Esattamente come spero di poter fare per gli altri ragazzi del comitato elettorale e per tutti i lombardi che voteranno Italia dei valori. Con un’alternativa di governo libera da inciuci e conflitti di interesse, oppure con un’opposizione guardinga che farà le pulci a ogni delibera della maggioranza. Che finirà in rete spiegata, sbugiardata e controllata.

Il programma lo presenterò a tappe a partire dai prossimi giorni. Se siete lombardi e avete a cuore qualche problema di carattere sociale non esitate a scrivermi. Siate concisi e vi leggerò tutti.

Ci saranno contributi video sul campo perché voglio che anche la campagna elettorale di azione sul territorio sia visibile al mondo di Internet. Il mio, il nostro mondo.

Domani sarà online “Fuori orario” condotto da Roberto Poletti su Antenna 3 dove sono stato ospite.
Di nuovo un ringraziamento ai miei sostenitori.


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febbraio 11th, 2010 opinioni 47 Comments

Siamo tutti d’accordo che la rete è il termometro delle voci della base. Duri e puri. Anch’io lo sono. Eppure dovremmo guardare disincantati la realtà prima di farci accecare dall’ira nei confronti di Antonio Di Pietro per il suo appoggio a Vincenzo De Luca alle elezioni regionali in Campania. Dobbiamo tornare ai tempi delle politiche del 2008, quando Walter Veltroni del Pd, assieme al codazzo di inquisiti rinviati a giudizio e condannati, accettò l’alleanza con l’Idv che portò alla Camera e al Senato ben 43 deputati. Per la felicità dei duri e puri. Con quell’alleanza il Pd “aiutò” Idv: unica opposizione al governo che in un anno e mezzo di battaglie ha messo a nudo tutta la confusa e smarrita “morbidezza” di un Pd, che ha pagato dazio alle urne in favore ancora dell’Idv sia alle provinciali che soprattutto alle europee del 2009. Per la felicità dei duri e puri.

L’arresto del governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco (luglio 2008) e le conseguenti elezioni regionali anticipate, portarono in auge la candidatura del dipietrista Carlo Costantini, che ancora con l’appoggio del Pd (senza i dalemiani) perse le elezioni ma con un ragguardevole 42% di consensi.
Dalla bufera Del Turco, il pd smarrito ha cambiato ben due segretari: prima Franceschini e poi Bersani. Che si è presentato al congresso dell’ Idv del 2010 a Roma per chiedere aiuto - questa volta lui assieme a tutto il Pd - all’Idv nella corsa alle regionali della Campania.

Di Pietro, dopo i continui veti alla candidatura di De Luca, ha ceduto per mancanza di un candidato di spessore come l’eurodeputato De Magistris. Il cambio di rotta col naso turato lo ha svelato al congresso davanti a noi duri e puri: “L’opposizione non basta più al governo e nelle piazze, dobbiamo porci come alternativa di governo”. Tradotto: non possiamo avere la botte piena e la moglie ubriaca. Per sconfiggere il berlusconismo alleato dei casalesi dobbiamo accontentarci del meno peggio sacrificando un principio. Almeno per una volta. Rendiamo un favore al partito che ce ne ha fatti in passato nella speranza di governare la Campania col coltello dalla parte del manico.

Di Pietro ha scelto di ingoiare il rospo e di sfidare noi duri e puri della rete. Ha portato Vincenzo De Luca sul palco del congresso per fargli promettere dimissioni immediate in caso di condanna, ed epurazione di consulenti con relativa “decamorrizzazione” della regione Campania se diventerà presidente. Non dimentichiamo che la Campania è una terra ad altissimo tasso criminale e a tradizione di voto di scambio.

Dal canto suo, De Luca ha iniziato “la sfida della trasparenza e della moralità“. Sta pubblicando sul sito del comune di Salerno di cui è sindaco gli atti dei processi in cui è imputato. Tra le righe si legge che “dalle conversazioni (intercettate) emerge in modo univoco che De Luca ha sempre mostrato di avere a cuore il problema dei lavoratori tanto è che si rinvengono riferimenti a promesse ed assicurazioni da parte del predetto in sede centrale e presso il Ministero del Lavoro“.
Io duro e puro mi riservo di trarre le conclusioni della scelta dell’Idv soltanto dopo le elezioni, dopo la sentenza di primo grado e dopo un periodo di governo regionale. Soltanto allora giudicherò i segni che ha lasciato il colpo basso alla felicità di noi duri e puri. Incrocio le dita nella speranza che la la svolta di Salerno insegni.

L’Idv da quando esiste è soltanto cresciuto. Inutile insistere, Di Pietro non tornerà indietro. Ha deciso di rischiare pur di conseguire il suo obiettivo. A costo di perdere noi duri e puri della rete. Destinati eternamente alla piazza. A meno che da qui al 28 marzo avremo soppesato bene l’opportunità di punire l’Idv di ben 15 regioni per una sola dolorosa scelta locale, che potrebbe rivelarsi giusta, ma allo stesso tempo fatale per candidati puliti e in buona fede come il sottoscritto che corre in Lombardia.
Sono perfettamente cosciente del rischio che ho di bruciarmi in questa occasione. In tal caso non insisterei. Non incolperei nessuno, a parte i duri e puri. Che per la loro felicità mi vedranno togliere il disturbo. Anche dalla piazza. A testa alta.

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gennaio 25th, 2010 opinioni 12 Comments

No, scusate non fatemi prendere le difese di Luca Barbareschi! La prima puntata di “Barbareschi shock” su La7 ha toccato il ragguardevole primato negativo del 2% di share, che come esordio è un vero scandalo. Assai maggiore di quello promesso alla vigilia, che invece, come ha scritto Aldo Grasso sul Corrierone, non è andato oltre una “logica televisiva semplice e un po’ vecchiotta per lo spettatore anestetizzato da anni di conduttori conformisti e banali“.

Eppure Stefano Andreoli, guru del blog spinoza.it lamenta plagi di battute da parte di quel Barbareschi che sugli schermi di La7 non ne ha citato la fonte. Chiede scuse ufficiali. Tutto potevo pensare, tranne che da quel blog uscisse questa forma di permalosità, sintomatico retaggio dei vetusti tempi del copyright. Non riesco a capacitarmi che intelligenze sopraffine come quelle che animano Spinoza, diano importanza a ciò che dice uno come Barbareschi in tivù. Non voglio che mi crolli un mito! Spinoza è fra i blog più letti e linkati d’Italia, oltre che tra i miei preferiti. E’ una presenza vitale in rete che condensa il meglio delle battute inviate dalle migliaia di utenti iscritti. E’ un’icona di libertà e di avanguardia satirica, che ha contribuito a derubricare la tivù a ruolo di macchietta copia-incolla. Tanto che Barbareschi è costretto a ricorrere alle sue battute pur di far parlare di sé. Infatti ci è riuscito, perché Andreoli ci è cascato, creando vespaio in rete.

Se dietro a tutto ciò non c’è il trucco della mano che lava l’altra, Andreoli sbaglia a prendersela. Sbaglia perché contraddice il principio di libertà che noi paladini della rete tanto sbandieriamo. Dovrebbe essere chiaro a noi blogger che purtroppo, tutto ciò che mettiamo in rete diventa patrimonio di tutti. Se veniamo riconosciuti e plauditi da chi ci copia la battuta o l’argomento ci sentiamo autorizzati a ringraziare. Ma non possiamo pretendere di essere linkati, citati o peggio, riveriti. A meno che trasformiamo il nostro spazio virtuale in luogo a pagamento, con la possibilità di utilizzarne i contenuti dietro la firma di una liberatoria che impegna formalmente gli “utilizzatori finali” a citarne la fonte, e magari a pretendere qualche soldino in tema di diritti. Anche se a mio avviso faremmo un passo indietro, verso l’archeologia delle leggi sulla stampa.

E purtroppo Spinoza non è un sito a pagamento. Attaccare Barbareschi perché spappagalla in tivù le battute pubblicate nel geniale blog davanti a 4 teledipendenti, si rischia di alimentare la “sua campagna faziosa e stupida” (riferita da Barbareschi ai corsivi di Feltri contro il canone Rai), che Barbareschi stesso ha già abbozzato nel fallito intento di querelare e censurare Youtube.
La libertà, come tutte le medaglie, ha due facce. Il lato B può tradursi nella spiacevole conseguenza di vedere un mediocre conduttore televisivo “privo di ritmo e di sostanza” (parole di Grasso) che scimmiotta la parte del genio mentre ripete le frasi lette in rete. Ma qui in rete lo abbiamo già sbugiardato. Non cadiamo nel tranello di Barbareschi. Sappiamo che di farina (a parte quella del suo collega di partito Renato agente betulla) non ne esce dal suo sacco. Anzi, non ridiamo più perché noi spinoza lo abbiamo già letto tutto prima di Barbareschi.

Al contrario ci dovrebbe rallegrare che un estimatore di tetti pubblicitari per Sky e di bottino craxi come Barbareschi, bazzichi nella rete intelligente. Vivremmo meglio la nostra libera dimensione di blogger senza prestare il fianco al Barbareschi deputato che potrebbe lasciarsi trasportare dall’onda di una sterile polemica per rafforzare le sue perverse manie di censura all’insegna del “qui ci devo essere solo io“.
Ecco allora che, tanto per riprendere ancora Grasso, se Barbareschi “a differenza di un Bonolis che non si prende molto sul serio potrà migliorare il suo programma sfruttando meglio i 600 metri quadrati di studio” potrà migliorare anche scandagliando la rete. A cominciare proprio dalle battute di un post di Spinoza, magari dedicato a Barbareschi shock. Uno spreco che potrebbe valere la candela.


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gennaio 22nd, 2010 giustizia, opinioni 2 Comments

Pubblico un estratto in sintesi del fondo apparso su Repubblica Palermo nei giorni scorsi a firma di Mario Centorrino.

C´è un nesso (negativo) tra le norme sul “processo breve” e lo sviluppo del Mezzogiorno, in relazione al fatto che comprende anche il reato di truffa ai danni dello Stato.
Il fallimento delle politiche del Mezzogiorno ha una ragione precisa: sono stati utilizzati strumenti economici per affrontare problemi che invece riguardano la società, il funzionamento delle istituzioni e di tutti i servizi pubblici essenziali, le amministrazioni locali, il comportamento politico dei cittadini (Guido Tabellini, Il Sole 24 Ore, 17 novembre).
Se la diagnosi è corretta, allora le politiche per il Mezzogiorno dovrebbero diventare molto più ambiziose e pazienti. Ambiziose nel senso di porsi l´obiettivo trasformare i valori e gli atteggiamenti dei cittadini nei confronti della collettività. Pazienti, perché i tempi richiesti saranno lunghi.

La proposta è di migliorare i servizi pubblici offerti direttamente dallo Stato sul territorio in due campi specifici: istruzione e giustizia, aree nelle quali le regioni del Sud risultano svantaggiate. L’istruzione, perché fondamentale nell’incoraggiare la mobilità sociale, combattere l’illegalità e il lavoro sommerso diffondendo valori civici. Giustizia perché il buon funzionamento dello Stato di diritto è cruciale per alimentare la fiducia nei confronti della collettività.

Le risorse pubbliche impiegate per lo sviluppo del Sud nei decenni, in parte sono state intercettate dalle mafie, ma in parte sono state assorbite per alimentare le clientele del mercato politico (Carlo Carboni, Il Sole 24 Ore, 18 novembre). Del resto, il mercato politico e quelli controllati dalle mafie sono gli unici efficienti nella allocazione delle risorse alle famiglie, secondo comportamenti amorali e miopi in funzione del perseguimento unico del proprio tornaconto.

Passiamo alla proposta: costruire un cartello di soggetti istituzionali, parti datoriali e sociali, banche, forze ambientali e culturali che esprimano una governance del territorio e dello sviluppo locale meridionale in funzione della programmazione e del controllo dei finanziamenti pubblici e privati.

Da un rapporto sugli abusi nei finanziamenti pubblici della Guardia di finanza relativo al periodo tra il 2007 e i giorni nostri, nel Mezzogiorno si concentra il 90 per cento di tutte le risorse nazionali ed europee catturate da aziende truffaldine, pari a 2,2 miliardi di euro. A inghiottire questi due miliardi di euro sono Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata e Puglia. Regioni che da sole, quindi, hanno fatto sparire 1,15 miliardi di euro di fondi comunitari e 852 milioni di euro di fondi nazionali. Distogliendoli da utilizzazioni finalizzate al bene pubblico e alla riduzione dei divari.

Il “cartello civile” dovrebbe - per definizione - con grande forza moralizzatrice depurarsi dai soggetti che praticano frodi nell’utilizzo dei fondi pubblici o che colludono in queste politiche illegali o che comunque le tollerano. Gran parte di queste frodi si sostanziano in tipologie di reati dei quali occorrerebbe elevare il rischio di sanzione, oltre che destinare ampie risorse e mezzi allo loro individuazione. Sotto questo profilo, il richiamo alla giustizia come fattore di sviluppo nel Mezzogiorno è tempestivo e opportuno.

Ecco perché l’introduzione di norme come quelle relative al “processo breve” avrebbero effetti devastanti nella moltiplicazione di modelli di corruzione ed erogazioni indebite dei fondi pubblici.

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gennaio 21st, 2010 opinioni 2 Comments

Tav in Val di Susa, Ponte sullo Stretto, Brebemi. Opere infrastrutturali spesso inutili che vengono utilizzate nelle campagne elettorali per fini di propaganda. Soprattutto quando la loro realizzazione inutile e dannosa.

La Brebemi, l’autostrada direttissima Milano Brescia, è l’opera più annunciata del Nord-Italia. La società che si è creata ad hoc mira alla sua realizzazione con il contributo privato degli imprenditori e senza finanziamenti pubblici. Un’opera che ha messo d’accordo tutti: regione Lombardia, province di Milano, Bergamo, Brescia, camere di commercio, industriali, banche e giornaletti locali. Che da anni la pompano come opera indispensabile e utile.

La Brebemi, invece, non solo è inutile. E’ anche dannosa, e se sarà realizzata diventerà un emblema dello spreco di risorse e del territorio, a danno della salute dei cittadini.
Tuttavia della Brebemi non si parla come si fa per la Tav in Val di Susa perché per costruirla non serve traforare montagne. E’ suffficiente estrarre terreno dalle cave per innalzare la massicciata di asfalto, che attraverserà da est a ovest 60 chilometri di pianura padana già fortemente costruita, abusata e abitata.

La Brebemi che si farà spazio fra prati e risorgive d’acqua diventerà la sesta striscia nera avvelenata che infilzerà la campagna orientale milanese dopo l’A4, la statale 11, la Cassanese, la rivoltana e la paullese. 5 strade sacrificate soprattutto al traffico locale che si serve dell’auto per recarsi al lavoro nel capoluogo lombardo, perché chi da Milano si dirige verso Brescia usa già la A4. Che da quando è diventata a 4 corsie è assai più praticabile e comoda. Complice anche la crisi economica, che ha diminuito fortunatamente il numero di mezzi circolanti. Senza contare che fra Milano e Brescia ci sono anche ben due linee ferroviarie parallele (fino a Treviglio).

A nulla sono serviti gli studi e i progetti commissionati dai comitati ambientali, che hanno messo sul tavolo come alternativa alla cementificazione di quella poca campagna rimasta in Padania. Quei progetti, tra cui il raddoppio delle corsie della provinciale rivoltana per una quarantina di chilometri, non avrebbe soddisfatto i capricciosi potentati locali, che preferiscono creare un’autostrada che inizia e finisce in campagna al prezzo di un pedaggio.

Alla posa della prima pietra di Brebemi qualche mese fa si scomodò persino Berlusconi, il primo ad azionare la colata di cemento inaugurale della striscia di asfalto assassina, che secondo i piani sarà terminata entro la fine del 2012.
La Brebemi servirà a 4 muratori bresciani per divertirsi a 160 all’ora da Castrezzato a Melzo, per poi mettersi in coda come hanno sempre fatto per entrare in Milano. La Brebemi sarà l’ultimo assalto all’ambiente padano tanto caro alla Lega, che annullerà i poteri dei parchi fluviali rendendoli inutili enti farraginosi e costosi, per trasformarein affare privato ciò che graverà sulla salute pubblica.

Le genti locali forse non si sono ancora rese conto dei danni che porterà una nuova inutile autostrada. Succederà quando sarà troppo tardi.

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gennaio 11th, 2010 opinioni 12 Comments

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In un articolo di Giulio Sansevero pubblicato sul numero di questo mese de La voce delle voci si legge che Luigi De Magistris si è organizzato per “fare piazza pulita dei riciclati, degli affaristi e dei cacciatori di poltrone che da tempo rappresentano la spina dorsale del partito voluto da Di Pietro.” Tra i nuovi “colonnelli” nominati dall’ex pm ci sono Davide Pane, ingegnere di Gorgonzola (MI) e Giada Oliva di Bologna, giornalista e assistente parlamentare di De Magistris. Il primo si occupa del nord-ovest d’Italia, la seconda del nord-est.

Secondo l’articolista “Di Pietro sa tutto” di questa azione di rinnovamento “indicata da Paolo Flores D’Arcais” su Micromega. Sarebbe infatti Luigi De Magistris “lo sponsor” alla candidatura dell’attore Giulio Cavalli alle elezioni regionali lombarde. L’autore dello spettacolo sulla mafia “Do ut des” sotto scorta per le minacce subite dalle cosche, sarà il capolista in Lombardia per l’Italia dei valori con o senza il consenso dell’attuale segretario lombardo del partito Sergio Piffari.  “Anzi pare che Cavalli abbia ottenuto carta bianca dall’ex pm, che sarebbe contrario alla candidatura di Alessandro Milani, coordinatore provinciale di Varese ed esponente tipico del familismo che impera nell’Idv, avendo piazzato sua moglie consigliera provinciale a Varese e sua figlia come segretaria personale di Silvana Mura“.

Sempre secondo Giulio Sansevero a rischio c’è anche la candidatura del consigliere lombardo uscente Stefano Zamponi, mentre tra i papabili dalla società civile ci sarebbero in lizza Piero Ricca oltre all’ex assessore leghista Alessandro Cè.
A questo punto Sansevero si chiede fino a che punto moderati assieme a personaggi come Cavalli e Ricca possano convivere nel partito di Di Pietro. Da qui la sua considerazione che qualcuno “toglierà il disturbo continuando l’emorragia al centro per Di Pietro. Dopo Pisicchio, Misiti, Russo e Astore, con Di Pietro ha rotto pure il deputato torinese Gaetano Porcino che si è visto rifiutare la candidatura del figlio 21enne alle regionali del Piemonte.

Mentre in Emilia Romagna è approdato all’Idv Franco Grillini, ci sarebbe aria di crisi per Davide Favia, referente dipietrista delle Marche che si sarebbe visto ridimensionare da Di Pietro la sua rosa di candidati. “Perplesso anche il deputato siciliano Domenico Scilipoti- si legge nell’articolo - “stanco della gestione autoritaria e personalistica di Di Pietro che costringe i parlamentari a leggere discorsi scritti dal ‘think-tank’ del partito, la società Casaleggio.”

Insomma, sempre secondo quanto scrive Giulio Sansevero “Di Pietro sta contrastando il forte dissenso interno che si sta organizzando parallelamente a De Magistris. La nascita del coordinamento spontaneo ‘La Base Idv‘ raggruppa in tutto 1.200 iscritti dislocati quasi in tutta Italia. Dalla loro ultima assemblea di Bologna del 20 dicembre hanno chiesto le primarie aperte, incarico di vicepresidenza, direzione nazionale di 100 delegati eletti dal congresso, tesoriere laureato che rimpiazzi Silvana Mura, regole certe sulle iscrizioni, fine delle diffuse pratiche truffaldine, immediato reintegro dei militanti sospesi o espulsi.

Mentre “il non iscritto” De Magistris si starebbe preoccupando soltanto “di non essere accusato dai colonnelli dipietristi di voler sfasciare il partito” secondo Sangermano la questione di fondo rimane l’interrogativo su cosa fara Di Pietro: “Cambierà davvero il partito come va dicendo di fare sin dalle europee, oppure sceglierà di continuare a cercare una convivenza tra le due anime contrapposte? Accetterà di introdurre e far rispettare davvero regole certe nella vita interna del partito stroncando il malaffare che finora ha tollerato, oppure continuerà nella prassi ipocrita che lo vuole giustiziere tutto d’un pezzo nei salotti amici di ‘Ballarò’ e ‘Annozero’ e bonario padre di famiglia che chiude un occhio nelle lontane province? Finora la sensazione è che abbia scelto la strada di un gattopardesco cambiamento più d’immagine che di sostanza, come alle europee: qualche nome di richiamo che porta voti d’opinione, Cavalli, Grillini, Callipo e poi parallelamente, spazio in lista ad amanti, portaborse, ex esponenti di forza italia e udeur, insomma il solito melmoso rigurgito della vecchia democrazia cristiana, la materna balena bianca nel cui confortevole ventre Tonino è cresciuto e che per almeno vent’anni, ha votato.

L’articolo di Giulio Sansevero, che si assume le responsabilità di ciò che ha scritto, preso alla lettera potrebbe davvero rivoltare Idv come un calzino. Pubblicherò eventuali repliche e/o rettifiche.


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