11/03/2010 - l’assessore Buscemi (Pdl) lascia lo studio ad Antenna3
Rientro dall’ennesimo scontro televisivo col pidiellino di turno. Mi è toccato l’assessore regionale Massimo Buscemi, già socio in affari di lady Abelli, appena uscita di galera dopo aver patteggiato e restituito oltre un milione di euro di tangenti. La trasmissione è “Orario continuato” condotta in diretta da Roberto Poletti su Antenna3.
Mi sono presentato in studio con un maglione viola e una copia della Costituzione. Ho espresso solidarietà a Rocco Carlomagno, barbaramente assalito da quel fascistoide di Ignazio La Russa. Ho espresso tutta l’indignazione per l’approvazione del legittimo impedimento da parte del governo piduista, che agli italiani onesti porterà soltanto noie e nessun beneficio.
Ho cercato di difendere la verità dei fatti dalle calunnie che Buscemi ha cercato goffamente di abbozzare in trasmissione. Alla fine ha scelto di uscire dallo studio. Non aveva argomenti per controbattere. Mi ha deriso senza mai entrare nel merito di quello che ho detto.
Buscemi è uomo del vivaio di Dell’Utri. Ne va fiero. Come me, di entrare e uscire a testa alta da quei confronti televisivi senza confronto.
La cricca formigoniana gode del consenso della massa di lombardi leghisti disinformati. Ecco perché sente di aver già vinto le elezioni regionali.
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10/03/2010 - Telereporter “Indovina chi viene a pranzo”
In tivù il vademecum dei militanti del Pdl prevede di parlare in continuazione, anche dicendo fesserie. Se l’interlocutore argomenta la fesseria del militante del Pdl, il vademecum del Pdl prevede di interrompere, sparlare sopra fino a urlare in modo da creare confusione, ed eventualmente indurre a far perdere il filo del discorso. E’ una forma verbale di “disarticolazione, anche traumatica” degli oppositori già prevista in termini anche violenti nei piani del centrodestra quando furono scoperti i dossier illegali in via Nazionale a Roma, opera dei servizi segreti che anziché proteggere la democrazia schedavano gli avversari politici di Berlusconi e le voci libere del giornalismo italiano.
Se l’interlocutore dice verità giudiziarie sul conto dei militanti del Pdl, il vademecum dei militanti del Pdl prevede ancora l’interruzione del discorso con frasi del tipo “non si può affrontare un dibattito in questi termini…“.
Insomma, il contradditorio, per il vademecum dei militanti del Pdl, deve contraddire. Sempre e comunque. Per far trapelare il meno possibile. A costo di vomitare bugie e calunnie col solo intento di tenere i telespettatori ignoranti e disinformati.
Dopo qualche ospitata in diversi canali televisivi, sto vedendo che un po’ dappertutto c’è più accondiscendenza verso i militanti del Pdl. Hanno più tempo per dire fesserie e hanno il passaporto per interrompere maleducatamente dicendo agli interlocutori che sono maleducati.
Dai vostri commenti leggo che in molti mi consigliate come aggiustare il tiro. Ma di fronte a certe fesserie sparate così, in diretta, è difficile tenere postura dizione ed educazione. Siccome un vecchio detto dice “a mali estremi, estremi rimedi” non mi rimane che cercare di salvare il salvabile. Non ho scelta, in quei rodei televisivi. Nemmeno con quei telespettatori che chiamano. Sembrano tanti invasati. Come quelli che devono obbedire ai vademecum.
PS - Di seguito l’elenco aggiornato degli ultimi sostenitori della campagna elettorale:
Carmine di Isernia € 400, Daniele di Barcellona € 50, Christian di Turate (CO) €10, Luca di Marano di Napoli (NA) €15, Giorgio di Selargius (CA) €40, Paolo di Firenze €20, Simone di Polverigi (AN) €20, Silvia di Villa d’Ogna (BG) €15, Andrea di Cortesano (TN) €10, Silvano di San Francesco al Campo (TO) € 10, Raffaele di Genova € 25, Matteo di Cabiate (CO) € 20, Luigi M. €100, Giovanni B. €20,00, Massimo F. €15,00, Fabio T. €50, Matteo di Civitella Roveto (AQ) € 50.
Ricavo lordo €2.352 al 7 marzo 2010.
Ricavo netto (trattenute Pay pal) € 2.270
Spese:
€ 1.312 per 2 computer portatili, € 60 per il servizio fotografico, € 158 per volantini, € 120 di benzina, € 2.000 per noleggio vela mobile, € 400 per 600 manifesti, € 550 per anticipo quota collaboratori.
Totale spese: € 4.050.
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Aria Pulita (iItalia7 Gold) 9 marzo 2010
La riammissione della lista Formigoni da parte del Tar e l’esclusione del listino di Renata Polverini a Roma, continuano a tenere banco. Ne ho parlato (o urlato) a Italia7 Gold con l’assessore lombardo Stefano Maullu e il consigliere leghista Lorenzo Demartini.
Appuntamento in diretta alla fine del quale risponderò alle vostre domande via chat. Chiedo di essere concisi e non ripetitivi altrimenti complicherete il mio lavoro di risposta. Gli argomenti sono l’attualità politica, il programma per le regionali e tutto ciò che attiene la sfera del pubblico interesse.
Firme annullate ad una prima verifica e altre firme depennate durante una seconda passata da parte della Corte d’Appello di Milano, in seguito al ricorso presentato da alcuni esponenti lombardi della Lista Bonino-Pannella capeggiati da Marco Cappato. Le irregolarità denunciate per quanto concerne la lista di Formigoni candidato alle elezioni regionali lombarde, riguardano le firme raccolte in bianco, timbri mancanti, località omesse, generalità vaghe e perizie calligrafiche per il dubbio che ci siano firme false.
La Corte d’Appello del tribunale di Milano, ha accolto il ricorso e ha annullato la lista Formigoni per mancanza del numero minimo di firme richiesto. Allo stato attuale in Lombardia non potranno correre sia il Pdl che la Lega nord.
Marco Cappato, nell’intervista che gli ho realizzato, parla di elezioni illegali, informazione televisiva mancante, autenticatori non avvertiti e non mobilitati. La complicata (ma chiara) legge italiana sulla raccolta firme per la presentazione delle liste e dei candidati alle elezioni regionali è di difficile rispetto. Anche per colossi come il Pdl.
Nella denuncia presentata in procura i rappresentanti della Lista Bonino-Pannella chiedono il sequestro dei moduli. In caso di riammissibilità faranno ricosro al Tar. Alcuni errori sanabili potrebbero essere insufficienti a far raggiungere il quorum di 3.500 firme valide su 3.421 validate.
Dalla dichiarazione di inammissibilità i candidati hanno 24 ore di tempo per presentare le loro contro obiezioni all’ufficio elettorale. Marco Cappato dice che in giornata presenterà documentazione aggiuntiva per dimostrare l’invalidità di quelle firme a sostegno della lista Formigoni.
Il momento è febbrile e le possibilità di riammissione di Pdl e Lega in Lombardia non sembrano così scontate. Potrebbe servire qualche giorno prima di sapere se la coalizione di Penati, dovrà fare i conti con la forte concorrenza di centro destra.
Testo intervista
DM: Marco Cappato, con la lista Bonino Pannella avete presentato ricorso alle firme del PDL?
MC: Questa mattina alle 8 e 30, 9. Perchè le abbiamo visionate, abbiamo fatto un accesso agli atti, e abbiamo verificato che molte delle firme apposte non erano regolari. E quindi in realtà le firme regolari erano di meno delle firme minime necessarie per presentarsi. Uguale lavoro abbiamo fatto sulle liste di Penati, sul listino per il presidente, e a quel punto abbiamo presentato ricorso, perchè le irregolarità riguardano vizi formali che rendono nulle le firme. L’assenza di data, luogo, autenticatore, insomma varie tipologie. E poi nel caso di Formigoni è anche una questione più generale, più politica, ma ugualmente formale. Cioè. Mentre notizie di stampa davano aggiornamenti su le discussioni in corso per definire il listino del presidente, cioè i 16 nomi di quelli che verrebbero eletti con Formigoni se vince. Bene, le firme, su quelle stesse liste, hanno delle date di autentica precedenti a quando, poi, è stata definita la lista. Questa cosa è del tutto illegale perchè non si possono raccogliere le firme su moduli in bianco. Le firme si raccolgono sulle liste complete. Lo sappiamo bene noi radicali, che per raccoglierle legalmente chiudiamo le liste anche un mese e mezzo prima dalla scadenza del termine.
DM: avete fatto, in pratica, un lavoro che avrebbe dovuto fare, per voi, la corte d’appello?
MC: la corte d’appello ha fatto una prima verifica, dalla quale ha tolto, ha invalidato alcune delle firme presentate da Formigoni e da Penati. Probabilmente, noi abbiamo l’esperienza dei raccoglitori di firme regolari, e quindi sappiamo, non dico meglio di loro ma insomma, abbiamo un’esperienza diretta di tutti i problemi che si possono incontrare nel raccogliere le firme, e quindi di tutti i vizi di forma. Quindi questo nostro secondo passaggio, ha consentito di rilevare vizi di forma che non erano stati rilevati nel primo passaggio.
DM: perciò la corte d’appello vi ha dato ragione?
MC: la corte d’appello ha ritenuto fondato il nostro ricorso e ha dichiarato non ammessa alle elezioni la lista regionale di Formigoni.
DM: questa intervista la stiamo registrando di lunedì sera (01 marzo 2010 n.d.) per cui siamo in attesa anche di un possibile ricorso e dei risultati. Pare che Calderoli abbia detto che tutto sembra che vada sistemandosi. Cosa avrà inteso?
MC: questo non lo so. Però, allora ripercorriamo tutta la storia. Intanto, noi come radicali, sono 2 mesi che diciamo che queste elezioni sono illegali. Innanzitutto per l’informazione che non c’è. Gli autenticatori non sono stati informati e non sono stati attivati. Così che un partito come noi, come abbiamo cercato di spiegare, con Emma Bonino col suo sciopero della fame e della sete. Con il preannuncio di richiesta di asilo politico da parte di Marco Pannella. Abbiamo cercato di denunciare questa situazione di illegalità e non ci si è ascoltati. Oggi, ci troviamo in una condizione, diciamo così, di conferma di quello che dicevamo. Cioè che raccogliere le firme legalmente, in condizioni del genere è non dico impossibile, ma veramente molto difficile. Apparentemente anche per i grandi colossi. Ora che cosa può succedere? Intanto il tribunale ha considerato solo una parte dei vizi che noi abbiamo rilevato. Perchè noi non abbiamo soltanto fatto ricorso all’ufficio elettorale. Abbiamo anche fatto una denuncia alla Procura della Repubblica, chiedendo il sequestro dei moduli. Perchè, appunto, non c’è soltanto il problema dei timbri che mancano, ma c’è un problema ancora più complessivo, di come sia stato possibile tener aperto quelle liste, quando già si era iniziato a raccogliere le firme. E quindi abbiamo anche chiesto che si facessero delle perizie calligrafiche, perchè la nostra impressione è stata che anche su quello ci fosse un lavoro da fare. Tra l’altro, l’ufficio elettorale, non ha accettato tutti i rilievi formali che noi abbiamo presentato. Ma alcuni di questi rilievi noi li confermiamo, e quindi possiamo fare ricorso al Tar. Per esempio, ci sono centinaia di firme, sia di Formigoni che di Penati, che hanno la certificazione precedente all’autentica del modulo. Cioè, quindi, è stato chiesto al comune il modulo, prima che fosse autenticata la firma del cittadino. Come se lo si sapesse già che stava per firmare. Questo, teoricamente, è possibile. Inviti venti amici a firmare a casa, in presenza di un autenticatore, e gli dici: prima portatemi il certificato elettorale. Teoricamente è possibile. Quando però la certificazione è collettiva, o è stata fatta da tutti lo stesso giorno, significa semplicemente che il partito, la lista, ha chiesto i certificati, ha messo le firme, o le ha fatte comunque autenticare dopo la firma. Cosa che, anche questa, è illegale.
DM: quanto tempo rimane al PDL per poter, come dire, riparare alle manchevolezze e agli errori?
MC: allora. Gli errori non sono sanabili, nel senso che, una volta che le firme sono consegnate non è che si può portare documentazione successiva. Da quando è stata dichiarata la non ammissione del listino di Formigoni, sono partite le 24 ore di tempo. Quindi domani, martedì (02 marzo 2010 n.d.) verso le ore 15 e 30 più o meno, adesso vado a memoria, Formigoni, il PDL più la Lega, dovranno presentare le contro obiezioni all’ufficio elettorale. Ma noi stessi presenteremo della documentazione aggiuntiva, perchè riteniamo, appunto, che le firme non valide non siano di meno ma di più.
DM: per cui ci sono tutti gli estremi per ritenere che PDL e Lega non correranno per le “regionali” in Lombardia quest’anno?
MC: se la lista non ha le firme sufficienti, dovrebbe succedere la stessa cosa che è successa alla lista Bonino Pannella, che in Lombardia non ha presentato le firme sufficienti. Quindi io non sarò candidato, e nessuno della nostra lista sarà candidato. E gli elettori della Lombardia non potranno trovare sulle schede il simbolo della lista Bonino Pannella. E’ evidente che se il listino di Formigoni non avesse le firme, la legge essendo uguale per tutti, o dovendo esserlo, anche quel listino non sarà sulle schede. Siccome al listino delle “regionali” sono collegate tutte le liste provinciali, e siccome ogni lista per presentarsi deve essere collegata a un candidato presidente, l’interpretazione, che poi va naturalmente verificata, è che nel caso in cui cade la lista del candidato presidente, a quel punto le liste provinciali non hanno più un candidato a cui essere collegate. E quindi anche esse non sono più presenti alle elezioni.
DM: qualche possibile mossa talebana da parte della Corte d’Appello a favore di Berlusconi?
MC: io credo che, sicuramente, i giudici e il tribunale, in questo momento saranno sottoposti, nella migliore delle ipotesi, a una pressione fortissima per l’attenzione che tutto il Paese sta dedicando a questo tema. Credo che nel constatare la precisione, modulo per modulo, delle irregolarità che noi gli abbiamo rilevato, sono stati doppiamente coraggiosi rispetto a se stessi e rispetto all’attenzione esterna, e quindi mi auguro che potranno continuare a esaminare i fatti per quelli che sono e per quelli che noi gli abbiamo esposto nei nostri ricorsi.
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Il servizio “ispiratore” di Emma Bonino e Marco Cappato
Se la Legge è uguale per tutti la lista Formigoni è da considerarsi fuori dai giochi in Lombardia.
Ciò vuol dire che Pdl e Lega in non potranno correre a queste elezioni regionali.
L’ordinanza della Corte d’Appello che estromette la lista Formigoni dalla corsa alle elezioni, è frutto di un ricorso presentato da Marco Cappato, ex candidato presidente della Lista Bonino-Pannella, ispirato da un servizio inchiesta sull’illegalità diffusa nella raccolta firme che avevo realizzato poco più di un mese fa per conto di Radioradicaleweb.
QUI la sentenza della corte d’appello.
Su Mills ecco il titolo di apertura di oggi de il Giornale: “PROCESSI, VITTORIA DI BERLUSCONI”
Libero: “SILVIO ASSOLTO, TRAVAGLIO FA APPELLO”.
Stasera alle 20:30 sarò ospite ad Antenna 3 in “Botta e risposta” condotto da Roberto Poletti. Si parla di corruzione e mazzette.
La corruzione è un atto di disonestà perpetrato per ottenere vantaggi personali. La giurisprudenza ne contempla alcune forme. Si va dalla corruzione semplice a quella politica, passando da quella di minore fino a quella in atti giudiziari. La più grave, soprattutto se a macchiarsene è un capo di governo come Silvio Berlusconi che scappa dai suoi giudici per non farsi processare. Corruttore. Domani la corte di cassazione di un tribunale italiano dirà se David Mills è colpevole di aver ricevuto 600 mila dollari dagli uomini di Berlusconi per mentire ai processi Mediaset. Guarda caso dove ancora il corruttore Berlusconi è imputato di frode fiscale per tanti miliardi di fondi neri, creati all’estero tramite plusvalenze fittizie sui telefilm acquistati in America e trasmessi in Italia.
Il corruttore Berlusconi è quello che dice di voler cacciare i corrotti dal Pdl. Dovrebbe cominciare innanzitutto lui a togliersi dalle palle, anziché impegnare l’esecutivo per creargli leggi ad personam che danneggiano migliaia di parti offese in attesa di giustizia lasciando impuniti migliaia di delinquenti. Poi, a ruota, il ministro degli affari regionali Raffaele Fitto, imputato a Bari per corruzione per il quale ci sarà l’udienza proprio domani al tribunale del capoluogo pugliese. E ancora Marcello Dell’Utri, imputato nel processo d’appello a Palermo in concorso esterno in associazione mafiosa dopo una condanna in primo grado a 9 anni.
Le istituzioni dovrebbero liberarsi di Nicola Cosentino, sulla cui capoccia pende un mandato di cattura confermato dalla Cassazione perché sarebbe il cartello dei Casalesi in parlamento. Fuori dalle balle anche il senatore Nicola Di Girolamo, a quanto pare eletto con 25 mila preferenze false a firma del clan calabrese degli Arena in veste di “comitato elettorale” che avrebbero riempito col suo nome le schede bianche dei calabresi a Stoccarda, alle ultime elezioni politiche. Un colossale broglio elettorale.
Senza contare l’esercito di altri condannati e rinviati a giudizio che ammorbano regioni, province e comuni del partito del corruttore dei “basta corrotti“. Come tra i candidati alle regionali. In Liguria sono due i condannati in corsa, tra cui il sindaco di Alassio. In Lombardia batte i piedi il deputato Abelli in Gariboldi, già assessore lombardo alla sanità ed ex consulente pagato a nero dal più grande truffatore che la storia della sanità lombarda ricordi: Poggi Longostrevi. E’ il pupillo di quel Formigoni uscente che sta girando i piccoli feudi leghisti a promettere soldi regionali che non arriveranno mai. Li promette da 15 anni. Domani sarà ufficializzata la sua candidatura al quarto mandato, ma sono già pronti i ricorsi, visto che Formigoni non può più fare il presidente in Lombardia.
Con tutta probabilità sarà ricandidato anche Gianluca Rinaldin, nei guai per una tangente di 50 mila euro spartita con l’ex assessore comasco Giorgio Bin, che ieri, dopo due anni, lo ha scagionato a voce. L’assessore Piergianni Prosperini è in galera per tangenti televisive. L’assessore Buscemi è ricandidato nonostante il chiacchierato rapporto in affari con la signora Abelli in Gariboldi, l’assessore provinciale di Pavia appena uscita di galera dopo aver restituito un milione e 200 mila euro nascosti a Montecarlo, frutto di mance da parte del signor Grossi, re delle bonifiche rinchiuso in cella.
Gennaro Mokbel era amico del killer della banda della Magliana Antonio D’Inzillo. E’ stato segretario del Lazio di “Alleanza federalista” ed era l’interlocutore degli Arena, E’ scritto agli atti della “truffa colossale” che riguarda i vertici di Fastweb e di Telecom Sparkle “utilizzate da un´associazione a delinquere per creare 2,2 miliardi di fondi all´estero“. Di Girolamo era chiamato al telefono “servo” da Mokbel. Come servi sono tutti quei deputati pidiellini che votano ciò che dice loro il corruttore di giudici Berlusconi.
La corruzione è lo slogan del Pdl di questa campagna elettorale. La corruzione morale è la caratteristica di tutti quegli esponenti candidati a queste regionali che difendono l’indifendibile. La stragrande maggioranza di cittadini che voterà Pdl e Lega sono corrotti dalla disinformazione. Corrotti nella loro buona fede, disarmati dalla facoltà di una serena valutazione dei fatti che possa indurre a una decisione consapevole. Spargiamo voce. Diffondiamo la rete. Pensiamoci bene prima di apporre la croce e la preferenza nelle urne delle prossime regionali.