
Oggi ho letto sui giornali che il sindaco di Viterbo, il parlamentare incompatibile berlusconiano Giulio Marini, preme per aprire un nuovo aeroporto nella sua città distante 80 chilometri da Roma. A tal proposito Marini ha incontrato l’imputato ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, per definire il progetto di collegamento ferroviario fra il futuro aeroporto e piazza del popolo di Roma in un’ora e venti minuti. Lo stesso tempo che impiega la Freccia rossa a collegare Roma con Firenze.
Secondo i piani del governo l’aeroporto di Viterbo dovrà sostituire quello di Ciampino. Decisamente più comodo perchè distante dal centro di Roma soltanto 20 chilometri anzichè 80.
Da viaggiatore abituale quale sono (ma potrebbe esserlo chiunque) e per quanto il mio parere possa contare, dissento da questa idea di spostare i voli da Ciampino a Viterbo, pur tenendo conto dei disagi che gli abitanti lamentano da quando il piccolo aeroporto a ridosso delle loro case, da scalo militare si è “allargato” a scalo civile.
Dissento perchè intanto Ryanair avrebbe già fatto sapere che non intende volare su Viterbo. In questo modo la compagnia irlandese potrebbe cancellare tutti i suoi affollatissimi voli quotidiani sulla capitale italiana, compreso quello da e per Bergamo.
Dissento perchè temo che chiudere l’aeroporto di Ciampino per aprirlo nuovo a Viterbo, significa costruire una cattedrale nel deserto destinata ad una fine ingloriosa e impopolare simile a quella di Milano Malpensa (con evidente spreco di denaro e consumo di ambiente).
Viterbo è una città piccola, al centro di un territorio provinciale poco abitato, a sua volta confinante con zone quasi depresse come il grossetano e l’Umbria, per altro mal collegata a Viterbo perché tutto il Lazio è “Romacentrico” in tema di trasporti.
Dissento perchè 80 chilometri da aggiungere ad un viaggio aereo sono troppi. Per il viaggiatore l’aeroporto è già di per sè più impegnativo, disagevole e anche costoso di una stazione ferroviaria. Infatti il sacrificio lo si fa perché si guadagna tempo. Non certamente a Viterbo (a parte per chi ci abita).
Dissento perchè Ciampino, invece che premere per la chiusura, potrebbe sfruttare la presenza del suo piccolo e comodo aeroporto per farne un indotto economico, visto che la stazione ferroviaria, per brutta e sguarnita che sia, già ce l’ha a un solo chilometro in linea d’aria dall’aeroporto. Ed è pure comoda perché ogni 20 minuti si fermano i treni che in un quarto d’ora raggiungono Roma Tremini al costo di un solo euro.
Altro che regalarne 20 ai Taxi, che quando va bene impiegano almeno mezz’ora a zigzagare nel traffico del raccordo anulare per lasciarti al capolinea della metropolitana Anagnina. Altro che regalarne 8 ai pullmann della Ryan air che per raggiungere la stazione Termini impiegano quasi un’ora (a volte anche di più).
Pensiamo i benefici economici che invece una realtà come Ciampino potrebbe avere se passassero dal suo centro migliaia di viaggiatori al giorno!
Davvero non riesco a capire come mai l’amministrazione comunale non abbia ancora provveduto, non dico a rilsciare licenze per costruire alberghi. Non dico a costruire una pista ciclabile di soli tre chilometri fra l’aeroporto e la cittadina. Non dico a costruire un collegamento navetta su rotaia che faccia avanti e indietro dalla comoda stazione. Ma almeno a intensificare le corse degli autobus! Che hanno orari che sembrano fatti apposta per costringere i viaggiatori a pagare taxi e pullmann privati.
L’esempio più lampante è al mattino: il volo da Milano Orio delle 8:25 (sempre pieno) atterra a Ciampino alle 9:20, guarda caso la stessa ora in cui dall’aeroporto parte l’ultimo autobus che con un solo euro fa tappa alla stazione di Ciampino in cinque minuti. Poi il vuoto fino alle 10:40. Cosi’ il viaggiatore è costretto a spendere molto di più in tempo e anche in denaro per raggiungere Roma alle undici anziché alle dieci.
Il bello è che la stragrande maggioranza dei viaggiatori che atterra e parte da Ciampino non sa che potrebbe raggiungere la capitale con poco da fare invidia addirittura a Fiumicino.
Ecco perché spero che tutto questo non sia voluto. Ossia lasciare i disagi a Ciampino per tutelare gli interessi dei tassisti e delle compagnie dei pullmann, in vista della chiusura dell’aeroporto fin quando non si sbloccherà Viterbo.
Del resto costruire un nuovo inutile aeroporto e una nuova inutile ferrovia per la salute e la praticità dei viaggiatori, sarà utile alle tasche di qualche società affamata di appalti pubblici. Inoltre i disagi all’aeroporto di Ciampino sono anche il miglior modo per diffondere un cattivo passaparola fra i viaggiatori sul suo conto, scoraggiandone l’utilizzo.
Spero di sbagliarmi ma per deformazione professionale sono abituato a guardare sempre le due facce della medaglia.
Mi piacerebbe sentire che cosa ne pensa il sindaco di Ciampino Walter Enrico Perandini di quanto scritto e proposto.
Gli ho spedito una mail col link di questo post non potendo finora esserci andato di persona. Da Ciampino ci passo sempre al volo…
Se lo volete sollecitare anche voi potete farlo a questo indirizzo: sindaco@comune.ciampino.roma.it
Se vorrà spiegarci i motivi di tanta fregola per costruire un nuovo aeroporto e una nuova ferrovia nella lontana Viterbo anche il deputato e sindaco Giulio Marini, saro’ ben felice di pubblicare le sue ragioni. Il suo indirizzo mail è marini_g@camera.it
Dai commenti che ho letto nel precedente post ho notato molti napoletani indignati per il fatto che “io conosco solo un lato della loro realtà”.
Sarà. Io continuo a ritenere che una democrazia civile non si possa permettere, tantomeno abituare e giustificare, uno scempio ambientale come quello che si vede in giro per la Campania, mostrato a spicchi in video e che - ahime - riguarda anche gli incendi dolosi.
Mi chiedo dove sono i sindaci, gli assessori, i netturbini a libro paga di tutti e i napoletani incazzati abitanti di quelle aree inquinate oggetto di veri e propri attentati alla salute pubblica. Compreso quella dei loro bambini. Il resto sulle critiche personali mi avanza.
L’Italia brulica di uffici complicazioni cose semplici. Un elenco sterminato, impossibile da raccontare tutto in un giorno. Leggi e normative, spesso, servono proprio a questo.
Un esempio lo racconto oggi nel video. Quello dei cianciaoli di Palermo. Il governo delle puttane e delle leggi incostituzionali, col decreto emergenza rifiuti in Campania, li ha messi tutti fuorilegge.
I cianciaioli, 400 piccoli imprenditori con partita Iva censiti nel solo capoluogo siciliano, sono come i rottamai o gli straccivendoli del Nord. Si occupano di differenziare i rifiuti ammassati nelle strade per rivenderli ai consorzi come materia prima. Latta, ferro, cartone, stoffa sono oro per questi autentici operatori ecologici.
Da quando rovistando i cassonetti rischiano l’arresto e il sequestro del loro moto Ape a Palermo l’emergenza rifiuti è scoppiata.
Il sindaco berlusconiano Diego Cammarata ha revocato anche l’ordinanza che prorogava di 6 mesi la loro posizione.
Gabriele è uno di loro. Un cianciaiolo che ho conosciuto per caso venerdì scorso, mentre stavo documentando le discariche sparse per Palermo e quella gigantesca, nascosta in cima a un monte sopra la città dove a fianco ci pascolano pure i bovini che poi arrivano sulle nostre tavole.
Mi ha raccontato la sua storia e quella di centinaia di famiglie disperate, rimaste senza il loro lavoro perché un decreto governativo votato da parlamentari condannati per collusione con la mafia, li ha resi fuorilegge.
“Abbiamo ripulito Napoli” ama dire a pappagallo il corruttore di giudici e di teste barricato dentro palazzo Chigi.
Peccato che a Napoli basta girare un qualunque quartiere popolare per imbattersi in tonnellate di spazzatura in cui non è raro vedere pure qualche bimbo che ci gioca. Non solo in città, anche in provincia.
Il video che invito a guardare, soprattutto ai berluscones, ne è un’umile prova. Ringrazio per la collaborazione Pasquale e Rosaria, 2 amici di Chiaiano.
In Italia non si muore di soli terremoti. Si può morire anche per un acquazzone come quelli che si sono abbattuti in questi giorni nel Nord Italia. Una pioggia appena appena abbondante può portare una bella frana che spazza via la casa, assieme ai suoi abitanti.
I ponti delle strade statali e provinciali lombardo emiliane sul Po, sono stati chiusi per la piena del fiume di questi giorni perché evidentemente sono stati costruiti per essere a rischio. E’ paradossale che i ponti di epoca romana resistano alle furie fluviali più estreme, mentre i faraonici viadotti in cemento armato dell’epoca moderna siano suscettibili di fragilità stile grissino. La piena del fiume Oglio del 2000 portò esondazioni e danneggiò molti ponti, tranne che quello di Pontoglio (BS) comune bresciano che prende il nome proprio da quel manufatto indistruttibile in pietra di Ardesio, risalente alla notte dei tempi.
Pontoglio assieme ad altre decine di comuni padani, senza contare le cascine abitate dentro le golene del Po, sorge in un’area perennemente a rischio allagamenti. Ci sono interi quartieri che sono più bassi del letto del fiume che scorre a poche centinaia di metri, per non dire sotto i balconi di casa. E’ così in molti comuni mantovani, cremonesi e rodigini. Prodotti di un’edilizia scriteriata e criminale che ha trovato nelle amministrazioni locali consapevoli complici.
E allora non meravigliamoci se con 2 giorni di pioggia primaverile sulla Padania, sono arrivati i morti per i crolli delle case dovuti agli smottamenti e gli sfollati in Piemonte per le esondazioni del Tanaro, lo stesso che nel 1994 seminò morte e distruzione sia ad Alessandria che ad Asti.
Le immagini del video le ho girate stasera dall’aereo mentre atterrava a Linate. Si vedono le esondazioni del Po, del Ticino e le campagne allagate della Lomellina, oltre che del sud milanese. Una fetta di Italia fragile fragile come quella devastata dal terremoto.
Pubblico una breve lettera che mi ha inviato Domenico Scilipoti, deputato dell’Italia dei valori, in merito al latte vaccino contaminato a Brescia.
Denuncio la totale irresponsabilità delle autorità competenti per quanto riguarda il caso Brescia.
Nonostante reiterate analisi abbiano fatto riscontrare nel latte la presenza di diossina e di PCB ben oltre i livelli di legge. Il caso del bresciano viene spesso descritto da certa stampa compiacente quale modello della gestione integrata dei rifiuti, basata sulla termovalorizzazione operata dal mega-inceneritore.
La tendenza a mascherare la pericolosità degli agenti inquinanti è preoccupante oltre che vergognosa, bisognerebbe denunciare, invece, che ogni dose di diossina è in realtà un’overdose.

Cremona è la città dei liutai, la città del torrone e la città del petrolio nelle falde acquifere.
La raffineria della Tamoil di Cremona sorge lungo la circonvallazione della città e il suo perimetro confina con i palazzi di un quartiere abitato.
Il suo essere “oro nero” cittadino l’ha resa intoccabile. Per anni e anni, in qualità di sponsor locale di varie strutture ed iniziative, ha potuto disperdere sostanze tossiche nel sottosuolo che ora hanno intaccato la falda acquifera sottostante.
Il fiume Po che scorre a un chilometro di distanza in linea d’aria, quando si gonfia, contribuisce a spargere i veleni Tamoil perché le sue acque profonde smuovono e intaccano l’area inquinata della raffineria. Col risultato che parte dei veleni vengono drenati nel fiume e trasportati fin dentro l’Adriatico.
La procura cittadina ha aperto un’inchiesta con l’augurio vengano fatti quanto prima screening sulla salute dei 300 operai della Tamoil e di svariate centinaia di residenti della zona che bevono acqua tinta tamarindo.
Il procuratore di Cremona Roberto Di Martino, assieme a Cinzia Piccioni, dal 2007 è titolare dell’inchiesta sulla raffineria. Hanno acquisito le schede personali degli operai su cui l’azienda deve annotare il tempo di esposizione e contatto con le sostanze tossiche.
Ma non si può perdere tempo perché la prescrizione è dietro l’angolo. «Le perizie impressionanti e inequivocabili dicono che nella falda ci sono sostanze inquinanti per un valore fino a 2000 volte superiori al consentito. Dobbiamo intervenire solo per reprimere e sanzionare violazioni di legge, però mi rendo conto che la magistratura ha inevitabilmente anche un ruolo sociale e il nostro lavoro diventa un messaggio alle autorità per fare in fretta.” Fare in fretta de che? La magistratura deve fare giustizia o soltanto intimidire caro dottor De Martino?
Intanto alla Tamoil è iniziata l’aspirazione degli idrocarburi dalla parte più superficiale della falda. Ne sono stati estratti 650.000 litri proprio sotto lo stabilimento, ma il problema è che quei veleni, muovendosi lungo un percorso carsico hanno già contaminato la falda in direzione del Po e degli impianti sportivi lungo il fiume, che la scorsa estate dovettero chiudere. “Ma non ci sono pericoli per la falda a cui attinge l’acquedotto comunale — precisa la pm Piccioni — perché quella si trova più a monte rispetto alla Tamoil”.
La frase di circostanza ci sta tutta ma l’indagine epidemiologica sui frequentatori dell’area della Tamoil (non solo i dipendenti) appare molto difficile. “L’abbiamo avviata - conferma il direttore dell’Asl di Cremona Walter Locatelli - ma occorre indagare su un’arco temporale lunghissimo e su migliaia di persone. Per ora abbiamo solo acquisito l’elenco dei frequentatori dei circoli sportivi in riva al Po”. E prima dove eravate?
Sull’argomento è davvero disarmante il sindaco di Cremona (e già presidente della provincia) Giancarlo Corada, che nel video dice serafico di “avere a cuore la salute dei cittadini” mentre giustifica sorridente la chiusura degli impianti l’anno scorso (guarda caso uno porta il nome di Tamoil) per il pericolo di inquinamento. Il signor Corada, nella sua ventennale attività politica locale, non risulta abbia mai fatto chiudere la Tamoil per accertarsi che non stesse disperdendo tutti quei veleni che ora scendono dai rubinetti di casa dei suoi cittadini del cuore. Davvero stridente e irreale quella tranquillità espressa nel video da Corada. Davvero una bella faccia tosta.
Erogatori d’acqua a basso flusso per uso domestico
Leggo fra i commenti molto allarme per la privatizzazione dell’acqua avviata con i sotterfugi dal governo Berlusconi. Ebbene, raccolgo il segnale con una ricerca in Rete che porta alla luce sistemi antispreco dell’acqua e salvaguardia dell’ambiente. Alcune di queste, anche se faticherete a credere, sono idee create qui in Italia. Per oggi mi limito a segnalarne 4.
La Formula servizi di Forlì è una cooperativa che punta sull’innovazione tecnologica in materia di pulizia di ambienti civili, industriali e sanitari. Negli ospedali in cui ha in appalto le pulizie, dall’anno scorso, la cooperativa forlivese utilizza un panno in microfibra invece del tradizionale “Mocio”. A differenza di quest’ultimo il panno in microfibra pulisce vaste superfici senza bisogno di risciacquarlo ad ogni passaggio. Lo si lava soltanto a pulizie ultimate, una volta al giorno, in lavatrice a 90 gradi. Col risultato che soltanto nel 2007, con questo sistema la Formula servizi ha risparmiato 32 milioni di litri d’acqua e 256 mila litri di detergente chimico che, tra l’altro, non sono finiti ad inquinare l’acqua.
Nel 2007 la Formula servizi ha ricevuto il Premio impresa ambiente nella categoria “Migliore gestione per lo sviluppo sostenibile”.
Nel 2006 il riconoscimento andò alla Daliform di Pordenone per “Sorella acqua” iniziativa che presta attenzione allo smaltimento e al riutilizzo dell’acqua piovana. Il responsabile estero della Daliform, Marco Il Grande, spiega che l’azienda ha brevettato il “Sistema Atlantis” che consiste nel realizzare sotto qualunque terreno o struttura, vasche alte fino a 2 metri e mezzo, capaci di contenere fino a 2 mila litri di acqua per metro quadrato di acqua piovana. Riutilizzata per scopi civili, industriali oppure filtrata tramite lava o sabbia per smaltire gli inquinanti, prima di essere dispersa senza rafforzare le reti fognarie.
Germania, Inghilterra, Danimarca, Olanda e Francia, più attente a questa materia, hanno normative più evolute di quelle italiane, ovviamente.
Infine, come sta ricordando anche Beppe Grillo nel suo tour, segnalo Bio wash ball, una palla in plastica che contiene cristalli in ceramica creata per i lavaggi in lavatrice di tutto il bucato. Bio wash ball lava i panni senza usare i detersivi che inquinano. Lo si acquista importato dalla Svizzera con poco più di 40 euro. Dura 3 anni. Ne ho ordinati 3: uno per me, altri 2 li regalerò per Natale.
Prima di chiuderli i blog, i deputati alla Cassinelli e alla Levi diano un’occhiata alle idee pubblicate e promuovano a colpi di maggioranza come fanno per le porcate Alfano, normative in materia di tutela e salvaguardia dell’acqua. Prima che ci travolga.