Foa e l’utopia di una Rai “meritocratica”

«Sogno una Rai che in quanto ad autorevolezza giornalistica torni ad essere un faro riconosciuto da tutti. Che una notizia vista in tv sia considerata vera perché l’ha detto la Rai. In un’epoca di grandi malumori nei confronti della stampa c’è bisogno di un grande media tradizionale che svolga un ruolo di riferimento per tutti gli altri. Si possono sostituire le nomine politiche con quelle meritocratiche formando una classe di giornalisti il più possibile indipendenti. Ci sono degli esempi in giro per il mondo per cui i reporter del servizio pubblico si sentono innanzitutto vincolati a servire il Paese. Invece la politica rischia di condizionarne il lavoro. Occorre un nuovo ecosistema in cui politica e servizio pubblico possano convivere rispettando entrambi i propri ruoli. Quanto agli ingaggi posso dire che il mercato televisivo è cambiato. I ricavi pubblicitari in calo non permettono più alti stipendi per le grandi star televisive. Oggi il sistema presenta delle vistose incrinature. Le nuove strategie incideranno anche sui compensi di chi lavora in questo mondo».
Marcello Foa, presidente della Rai.


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