Pestato l’inviato utile idiota

Si moltiplicano le aggressioni alle troupe televisive intente a svelare al grande pubblico le vergogne locali. L’energumeno che ad Ostia prende a testate l’inviato de La7, il pusher che a Milano lancia pietre all’inviato di Striscia (armato di megafono), la consorte del mafioso che a Bari schiaffeggia l’inviata del Tg1 e così via.

La tivù ha perso la sua sacralità. Da strumento di composta denuncia dalla parte dei più deboli, si è trasformato in amplificatore di pagliuzze utili a celare le travi dei grandi manovratori, che spesso fanno anche gli editori. Quelle che una volta erano inchieste argomentate, oggi sono diventati stand-up provocatori, dove in pochi secondi la sintesi del racconto mistifica gli equilibri del luogo sotto i riflettori.

L’intrusione, la provocazione e la banalizzazione dei fatti sono un cocktail micidiale per i bersagli della gogna mediatica. La loro reazione è sempre più scomposta e smisurata, di servizio in servizio. Dalla classica faccia nascosta, si è passati in poche stagioni alla regolarità degli insulti, delle minacce, e ormai puntualmente delle botte a viso aperto. Sdoganate da personaggi pubblici nonché deputati tipo Luca Barbareschi (menò un inviato de Le Iene).

Del resto il telespettatore medio è un bulimico di immagini e parole che ingoia con apatia. Il suo ruolo passivo lo ha reso asfittico: ricorda solo ciò che impatta col bonton. Dunque non c’è ricetta migliore contro lo zapping a una video-rissa che ferisca fisicamente, e allo stesso tempo glorifichi spiritualmente il malcapitato inviato (spesso con contratto da precario).

Eccoci allora alle risse quotidiane. Ricetta di una tivù morente che per sopravvivere manda a morire i suoi attori nelle vesti di giornalisti, che oltre a doversi documentare per raccontare, devono pur essere impavidi e sprovveduti kamikaze. Animatori del format a misura di spot pubblicitario, cantori di problemi finti che relegano l’inviato al ruolo di utile idiota degli interessi in conflitto dell’editore.

Denunciare le ingiustizie e le situazioni di illegalità in giro per l’Italia, ci s’imbatte in qualcuno che sa quanto marcio c’è nell’alto delle istituzioni. C’è consapevolezza di finire bersagli della gogna per distrarre la massa. Dunque, quale reazione peggiore (o migliore?) a una bella rissa col giornalista di turno?

Per dire, noi che conosciamo gli ingredienti dell’informazione ci chiediamo: a quando un bel tapiro a Dell’Utri e a Berlusconi?


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