Al Pirellone Fontana, l’alfanian leghista riallineato

Bobo Maroni non si ricandida a governare la Lombardia. La Lega schiera dunque Attilio Fontana, alterego personale e politico del presidente uscente. 65 anni, ex sindaco di Induno Olona, due volte sindaco di Varese, presidente Anci Lombardia fino al 2011, quando fu fatto dimettere da Calderoli per essersi schierato contro l’Imu varata dal governo Monti col sostegno di Berlusconi e Tremonti, Fontana alla fine ha applicato la tassa ai suoi cittadini definendola utile per far quadrare i conti in Comune. Siede nel Consiglio d’Amministrazione di Fiera Milano, società controllata da Ente Fiera, in parte commissariata dal Tribunale di Milano per sospette infiltrazioni mafiose relative ad appalti per 20 milioni di euro affidati al nisseno Giuseppe Nastasi, considerato il braccio finanziario delle cosche. Fiera Milano è un poltronificio doc. Qui hanno scaldato le natiche l’ex ministro Maurizio Lupi e molti amici di Comunione e Liberazione, tra cui Roberto Formigoni.

Legale difensore delle “guardie padane” indagate di associazione militare armata per fatti risalenti al1996, recentemente tutti prosciolti dalla Cassazione, Attilio Fontana è il candidato ideale della lega “alfaniana” tanto cara proprio a Maroni, che lo ha retto in maggioranza in questi anni al Pirellone, quella che potrebbe ridare una poltrona a nullità politiche come Angelino Alfano. Sostenitore dell’ex sindaco di Verona Flavio Tosi, espulso dalla Lega celodurista, Fontana s’è rimangiato la promessa di mollare il partito qualora Tosi se ne fosse andato.

Odiato da Bossi e da tutti i bossiani per la sua posizione maroniana da Lega democristiana, Fontana è stato l’unico leghista ad aver stretto la mano all’ex ministro Kyenge ai tempi in cui le lanciavano le banane e le davano dell’orango. Voleva aggregare la provincia di Monza a quelle di Como e Varese, e da sindaco di Varese prese le difese di tre giovani padani finiti nei guai per aver imbrattato i muri con la scritta “Monti buffone”. Per dire, si è messo contro il regolamento di polizia municipale varato dalla sua stessa giunta, che prevede multe per gli imbrattatori e che ha indotto il suo Comune a costituirsi parte civile contro gli imbrattatori. Una sorta di Gaetano Armao del Nord.

Favorevole all’acqua pubblica (votò sì al referendum del 2011), anno in cui fu l’unico sindaco vincitore e riconfermato nella Watterloo leghista, dichiarò che avrebbe votato a favore di un sindaco Pd nella vicina Gallarate per colpa di un Pdl “poco riformista”. Alla fine, Attilio Fontana è stato un ribelle “riallineato” agli interessi della Lega che per governare in Lombardia deve fare i conti con la Compagnia delle Opere.
Dunque in Lombardia, nuovo nome, vecchie cariatidi di potere. Orizzonte tristemente uguale.


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