M5S, il profilo del candidato ideale

Candidature aperte a tutti per rinnovare il parco onorevoli a cinque stelle della diciottesima legislatura che s’aprirà con le votazioni di marzo. Iscritti e non iscritti al portale possono chiedere di essere messi in lista, a patto che rispondano alle richieste del nuovo statuto varato dal vertice del partito di Grillo. Partiamo da quello economico: 2.500 euro netti al mese per tutti. Non cambia la soglia di reddito dell’onorevole grillino. Anzi, rischia di abbassarsi perché – si legge chiaro nelle condizioni – “300 euro mensili saranno da devolvere al fondo di sostegno delle iniziative di partito“, tipo la piattaforma Rousseau. Dunque, visto che non è specificato, il reddito mensile potrebbe scendere ulteriormente a 2.200 euro. Troppo pochi per un quaranta-cinquantenne che si candida al Senato. Pochi e insufficienti, s’intende, per uno bravo e competente, che magari vive a Milano o comunque al Nord.

Con questa prima premessa, il candidato ideale dev’essere animato da molto spirito di servizio. Quindi, o è ricco di suo – non sapendo cosa sia la povertà – oppure potrebbe trattarsi di un mezzo fallito che trova nella politica un’occasione di auto-realizzazione. Profilo distante da quello di “Elevato” che deve per forza tenersi Grillo. L’Elevato solitamente pensa e attua. Non è uno yes-men intimorito dal vaneggiare autoritario del leader imposto. Quindi, non proprio un’altra bella premessa (parlo di 40-50enni destinati al Senato). A queste condizioni è più probabile pescare elementi buoni alla Camera, in quanto più giovani (tra i 18 e i 39 anni), senza famiglia, ambiziosi e più disposti a strisciare nella speranza di una futura scalata. Regola dell’età, peraltro, liberamente derogata da Di Maio per deputati a 5 stelle entrati negli “anta” in questo quinquennio, che infatti potranno ri-candidarsi alla Camera (come Alfonso Bonafede e Danilo Toninelli).

Il candidato ideale a 5 stelle, oltre a guadagnare poco, dovrà fingere di accettare di andare “contro” la Costituzione: in particolare contro l’articolo 67 sull’assenza del vincolo di mandato, che ripara dai rischi di multe e dimissioni i futuri voltagabbana (il caso del senatore Vacciano “costretto” alla cadrega per voto contrario dell’aula non dev’essere bastato agli estensori del nuovo statuto grillino che parlano – appunto – di multe e dimissioni obbligatorie).

Il candidato ideale a 5 stelle dovrà accettare Luigi Di Maio capo politico (e pure tesoriere) benché eravamo rimasti alla sua sola candidatura a premier. Una grana ulterirore per chi ancora crede nella democrazia diretta e nella meritocrazia tra i 5 stelle, riguarda le aspettative per la posizione in lista, e dunque le prospettive di elezione. Trattandosi di un partito di vertice (Grillo e Di Maio), c’è bisogno di un “giglio magico” fatto su misura. Ecco allora che lo zuccherino concesso alla base sul voto delle primarie, darà comunque al vertice la facoltà di manomettere la volontà popolare com’è già successo a Marica Cassimatis. Come? Semplicemente candidando negli uninominali i cosiddetti “fedelissimi”, e un esercito di sconosciuti nel proporzionale (dove i 5 stelle non hanno possibilità di essere eletti) nemmeno con soglie oltre il 35% dei voti. Per fare altri 5 anni di opposizione.

Quindi, pensateci bene prima di spendere la faccia per candidarvi alla parlamentarie. I 5 stelle potrebbero costituire uno specchietto per allodole di dubbia utilità. Auguri.


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