“Voti del clan per Emiliano” e il Pd tace

michele emiliano

Secondo la Procura di Bari cinque esponenti del sanguinario clan Di Cosola avrebbero aiutato l’elezione a governatore di Michele Emiliano in Puglia. Lui, esponente di punta del Pd, risponde: «Aspettiamo la chiusura delle indagini per poter dire qualcosa a riguardo delle responsabilità personali». L’inchiesta riguarda le elezioni regionali del 2015 e il candidato Natale Mariella, secondo dei non eletti in una lista che appoggiava il Pd del governatore. Michele Di Cosola. collaboratore di giustizia come suo padre Antonio, ha raccontato ai carabinieri di un patto per far eleggere Mariella con i voti alla sua lista. Armando Giove, uomo di fiducia di Mariella, è indagato di scambio elettorale politico mafioso. Avrebbe accettato di pagare 70 mila euro perché il clan procacciasse preferenze per Mariella. Emiliano risponde che se così fosse «Io quei voti non li voglio», e giustifica il candidato come illibato ex rampollo di una famiglia di antiche tradizioni democristiane.
Anche a Quarto Luigi Di Maio da responsabile Enti Locali dei 5 stelle disse “Noi quei voti non li vogliamo“. Nel dubbio che un consigliere pentastellato fosse stato eletto con le preferenze della camorra, la sindaca Capuozzo fu invitata a dimettersi ed espulsa, mentre il Pd strillava a destra e a manca di etica e onestà.
Il Pd di oggi tace omertoso e non sospende Emiliano. L’ex magistrato-governatore preferisce tenersi i dubbi. Attendiamo fiduciosi a Bari gli strilli di Orfini (legalità), un accorato picchetto-strip della Picierno e il camper di Renzi a chiedere trasparenza ed etica con un bel poster che recita l’anagramma di Emiliano “elimina”. Solo così il Pd potrà eventualmente aver diritto di parola sulle questioni degli altri. Altimenti taccia del tutto.


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