Quanti tanti (inutili) anti

Dal presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, delega alla legalità, indagato per mafia, passando per il paladino della trasparenza Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio di Palermo arrestato per estorsione aggravata con in tasca 30 mila euro e un assegno. Senza dimenticare l’ipocrisia del giudice antimafia Silvana Saguto, che di Manfredi Borsellino diceva al telefono «ma perché minchia ti commuovi a 43 anni per un padre che ti è morto 23 anni fa? Che figura fai, ma vaffanculo», indagata a Caltanissetta per aver costruito un sistema di raccomandazioni e favori attorno alla gestione dei patrimoni sottratti ai boss. Considerando pure don Ciotti, il paladino degli ultimi con un’agenda fitta di presentazioni e comparsate tv a nome di Libera, l’associazione appesa a lauti finanziamenti pubblici e dai toni addomesticati con le coop rosse coinvolte in Mafia Capitale, dunque pubblicamente scaricata dal figlio di Pio La Torre (il segretario del Pci siciliano ucciso dalla mafia nell’82). Coinvolgendo Mimmo Costanzo, imprenditore catanese e firmatario di decine di protocolli pro-legalità, arrestato per condizionamenti da parte di Cosa Nostra “alla quale garantiva ingenti risorse economiche e l’infiltrazione nel settore degli appalti pubblici” dice l’accusa. Fino ad arrivare a Pino Maniaci, il tele-predicatore contro la mafia indagato per estorsione aggravata a un paio di sindaci e finta vittima di intimidazioni dopo che i suoi cani sarebbero stati impiccati dall’ex marito della sua amante.
Ecco: non mi hanno mai scaldato il cuore i paladini dell’antimafia, dell’anti-qua e dell’anti-là, soprattutto se sostenuti da progetti editoriali. Ora non ci credo proprio più.


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