Mario Mantovani dal gabbio

mario mantovani

Un saluto da Mario Mantovani, vicepresidente della Regione Lombardia. Da oggi mi trovo in una cella a San Vittore perché sono accusato di aver truccato gare a danno dei pazienti dializzati. L’ultima volta che entrai qui fu nel 2010, quando venni a trovare Rosanna Gariboldi, moglie dell’ex assessore Abelli. Ci stette poco, lei, qui a San Vittore, perché patteggiò e restituì la milionata abbondante di euro nascosti a Montecarlo. Io che all’epoca ero sottosegretario al Senato in procinto di dirigere il Pdl nominato da Berlusconi per fare le liste pulite, facevo il paonazzo davanti alle telecamere. Dicevo che la Gariboldi in cella «ricorda i tempi dell’inquisizione». Passavo le mie giornate a organizzare i presidi-flop al tribunale nei giorni delle udienze in cui c’era il grande capo di Arcore imputato. Spedivo anche 600 sms di inviti a gente che per pochi euro ci metteva la faccia a tifare per Berlusconi libero. Facevo coppia con la Santanchè, ma sono stato anche il talent-scout di Roberto Lassini, che da candidato alle comunali di Milano in sostegno del sindaco perdente Letizia Moratti ideò i cartelli “Via le br dalle procure“, contro i magistrati di Milano. Ricordo che come un pagliaccio mi dovetti dissociare dall’iniziativa. Raccontai a tutti che non ne sapevo niente (emulavo il buon Scajola). In compenso Lassini l’ho premiato con una poltrona nel cda della Fondazione Solera Mantegazza di Arconate, dove sono stato sindaco e dove ho fatto erigere un monumento a Rosa Bossi, mamma di Berlusconi. Anzi, pensandoci bene, nonostante l’incompatibilità, ad Arconate sono ancora oggi “di fatto” primo cittadino.

In tutta la mia carriera politica non ho mai detto una sola frase intelligente. Più stronzate sparavo, soprattutto sui giudici, più Berlusconi mi faceva avanzare di grado: da sindaco a sottosegretario al Senato con doppio incarico il passo fu breve. Quante effusioni ci siamo scambiati io e Berlusconi! Quando lo condannarono per il processo Mediaset dissi che fu «Una condanna da stato sudamericano». Berlusconi, in compenso, disse di me che da assessore alla Sanità in Lombardia «Mantovani sarà il nostro cane da polpaccio su Maroni» (e chi l’avrebbe detto che sarei finito legato in una cuccia di cemento?). Io, in compenso, ho fatto in tempo qualche giorno fa a proprre Berlusconi segretario generale dell’Onu. Da coordinatore del Pdl, durante una di quelle tante pagliacciate al palazzo di giustizia di Milano, dissi che per il processo Ruby dove Berlusconi era imputato di concussione, «siamo tutti concussi e concussori. Chi di noi non ha mai concusso?». Ecco, galeotta fu la frase! Oggi mi trovo qui in cella perché mi accusano di corruzione e di aver preso le stecche (tangenti). Ah se penso a quante sgolate mi sono fatto per Berlusconi al processo Mills! Stavo là al presidio «per solidarizzare contro l’aggressione a Berlusconi, mentre la magistratura non è in grado di risolvere i casi di Yara e Avetrana». Guardacaso, invece, arrivati entrambi a buon punto, con un imputato per il Dna, e una condannata all’ergastolo.

Ricordo come fosse ieri quella lettera che inviai al Corriere per promettere “solo candidati onesti“. E oggi, proprio io, sono qui al fresco mentre penso ai giorni del processo Mediatrade, quando alle tv promettevo «faremo sentire il nostro calore al gazebo», perché «abbiamo una storia moderata, legata a valori tipicamente ambrosiani». I valori ambrosiani sarebbero le stecche? E sì che ne avevano già braccati nel mio partito con le mani nella marmellata! Mi viene in mente il consigliere Mirko Pennisi quando lo ammanettarono con 5 mila euro in contanti vicino alla libreria Hoepli nonostante io, paonazzo, difesi le dimissioni da palazzo Marino della Moratti all’opposizione di Pisapia, in quanto «In Lombardia abbiamo dato segnali importanti di etica e di morale». Ah che buffone fui! Se ripenso quando dissi che «Nicole Minetti fa bene alla Lombardia ed è una consigliera di tutto rispetto per le sue competenze nelle professioni della sanità». Sì, la Minetti, quella condannata a 3 anni in appello per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby-bis. Fui poi costretto a fare il voltagabbana quando la Minetti pretese da Berlusconi la buonuscita dal. Ammisi che «candidarla potrebbe essere stato un errore».

Poi arrivò Gianstefano Frigerio, il mio sponsor politico, arrestato pure lui, a tirarmi in ballo per il mio ruolo di assessore alla Sanità al Pirellone. Il governatore lombardo Maroni mi ha sopportato per un po’… poi mi ha scaricato giusto un mese fa, perché con una scusa del badge non ho votato la riforma della Sanità che prevedeva l’assessore unico. Mi ha tolto le deleghe. Bah, chissà, forse Bobo sentiva che mi avrebbero ingabbiato. E pensare che mi faceva comodo quel ruolo, visto che la mia famiglia è a capo di una dozzina di cliniche convenzionate con la Regione per oltre 800 posti letto. Senza contare i 25 mila euro destinati alla mia Fondazione Mantovani per un’iniziativa di solidarietà. E che dire dei 20 mila euro finiti all’Avis della mia Arconate! Tutti spesi senza giustificazione in vestiti, ristoranti, bar, pasticcerie e profumerie. E’ così che ho campato io di politica! Dopo anni di sceneggiate a difendere Berlusconi, mi sono ritrovato all’ultimo comizio con meno di 40 anime ad ascoltarmi (a Grumello del Monte). Da 40 di allora a zero di oggi! Per me che sognavo la riforma della sanità Maroni-Mantovani sul modello Toscana, è finita sul modello carcere. E meno male che l’ex ministro Gelmini chiedeva che “il futuro di Mantovani sia condiviso“. Ecco, leggete e condividete: venite a trovarmi qui in gabbia e a fare presìdi. Dite che i giudici sono politicizzati e che Frigerio va fatto santo. Una prece per l’ultimo buffone ingabbiato. Attendo un tweet del mio alleato Salvini.


You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.