Italia, pillole di un fallimento

Il ciellino Roberto Formigoni lamenta che il governo centralista taglierà alla Lombardia della Lega un miliardo e 250 milioni che si abbatteranno sull’azzeramento dei già pochissimi aiuti alle famiglie, al sociale, alla cultura e – come dice l’onanista verginello di Cl che se fossero tutti come lui si estinguerebbero nell’arco di una generazione – “dovremo immaginare una nuova stretta sui trasporti“. Intanto in Sicilia lo skipper assenteista del sindaco di Palermo Cammarata (quello che si è visto annullare i voti di 2 seggi cittadini per brogli) non è stato licenziato; 4 siciliani su 10 non pagano imposte sui redditi (notizia del novembre 2009), 28,5 milioni di euro pubblici sono stati regalati alle cliniche private; per sponsorizzazioni di eventi sportivi, degustazioni, convegni, promozione di immagine con brochure, biglietti di auguri e calendari, le società comunali siciliane hanno speso tra il 2008 e il 2009 più di 350.000 euro come fossero aziende private.  La pista ciclabile più cara del mondo è stata realizzata in Sicilia: ricavata dal tracciato dell’ex ferrovia Circumetnea tra Castiglione di Sicilia e Linguaglossa è costata oltre 2 milioni di euro a chilometro. E’ di 8 mesi fa la notizia che la Regione Sicilia ha assunto a tempo indeterminato 124 illustri figli e parenti di politici nella “Sicilia e-Servizi“. Cui si somma un esercito di burocrati come Ferdinando Delle Nogare, Salvatore Raciti, Marcello Loria, Letterio D’Agostino Fulvio Bellomo, Manlio Munafò, Maurizio Agnese, Maria Antonietta Bullara, Michele Lonzi e Giovanni Lo Bue (che ha chiesto in extremis di andare in pensione). Tutti senza incarichi da inizio 2009 ma per contratto sono stati retribuiti almeno 60.000 euro l’anno. Alcuni di loro sono stati ricollocati in uffici inutili creati ad hoc come da clausola contrattuale. Per il resto la giunta siciliana è usa arrotondare per eccesso anziché per difetto il numero massimo degli incaricati in Regione. Che di dirigenti ne conta 2111 oltre a 1000 vicedirigenti. E i consulenti regionali? Nel solo 2010 sono costati 1,2 milioni di euro, più che nel 2009 e nel 2008. Tutti scelti dal governatore Raffaele Lombardo (al quale i magistrati di Catania hanno sequestrato “il libro segreto dei favori“) e dai vari assessori che non hanno trovato competenze tra i 14.000 dipendenti regionali o tra i 5000 precari gravanti sul bilancio regionale (ergo, nostro).

Ecco qualche dato nel dettaglio: 5057 euro a Giovanni Ragnoni Bosco Lucarelli per la stesura, firma e applicazione dell’iniziativa comunitaria Jeremie (un fondo che consente operazioni finanziarie coi soldi europei). All’ex assessore all’Agricoltura, Giovanni La Via devono un bacio i 12 consulenti ancora in carica per la “Definizione metodi per ricerca fitofarmaci di prodotti agroalimentari finalizzati al controllo della qualità“. Tra di loro Licia Scibetta e Daniela Padua 108.000 euro a testa, Salvatore Nicoletti 75.000 euro, Debora Figura 69 000, Giorgio Rizza e Giovanni Fava 60.000 euro. 10 mila euro trimestrali a Serafina Perra per “azioni di intervento in materia di pubblica istruzione e in particolare per l’affermazione nella popolazione studentesca di elementi costitutivi essenziali dell’identità siciliana” come a Giuseppe De Santis, ex responsabile della segreteria tecnica di Lombardo, per studiare “azioni di intervento per un’efficace utilizzazione su territorio regionale dei Fondi strutturali comunitari e di tutte le risorse, comunitarie e statali“. Tra febbraio e marzo del 2009 Lombardo ha anche affidato all’ex dirigente generale Francesco Paolo Busalacchi una consulenza per la “Riorganizzazione dell’Amministrazione regionale derivante dall’attivazione dei nuovi dipartimenti, monitoraggio fondi comunitari e dismissione degli Enti” per 6794 euro. 6500 euro trimestrali al candidato trombato dell’Mpa Antonio Andò oltre agli incarichi costati tra i 6 e i 12.000 euro risalenti al 2008 e al 2009. Gianni Gualberto per promuovere l’arte siciliana all’estero ha preso 8535 euro in 3 mesi. Per migliorare “l’integrazione socio sanitaria e monitorare i soggetti non autosufficienti“, l’assessorato alla Famiglia anziché ai colleghi della Sanità, ha affidato l’incarico a Benedetto Anfuso per 11.000 euro. Paolo Pocchi è stato incaricato per la modica cifra di 88.000 euro per favorire i rapporti tra “l’amministrazione centrale e regionale“. Stesso motivo per cui sono serviti altri 21.000 euro tra il 2008 e il 2009 da dare a Ennio La Scala. Il dipartimento ai Trasporti siciliano ha pagato 12.000 euro il costituzionalista Giovanni Pitruzzella per assistenza legale. Per la filiera dell’ortofrutta l’ex assessore Nino Strano ha affidato a Carmine Ruffino un progetto da 50.000 euro. L’ex assessore al Bilancio, Roberto Di Mauro, ha affidato a Marco Montalbano e ad Alessandro Dagnino (per 24 000 euro ciascuno) uno studio sul riordino delle società partecipate, annunciato più volte dal governo. Rimasto sulla carta. Eppure in aprile la Regione Sicilia si lamentava che 20.000 impiegati non bastano perché “nei dipartimenti mancano 719 posti da destinare alle mansioni richieste“.

Formigoni lamenta il taglio un miliardo e 250 milioni alla lombardia leghista. In Sicilia ci sono pensioni dorate pagate, per esempio, ad ex dirigenti dell’Ars. Come all’ex manager Felice Crosta, fedelissimo di Cuffaro, che dopo aver riscosso per un po’ di anni 500.000 euro, è tra i pensionati d’oro. Silvio Liotta è stato liquidato con un milione di euro e pensione mensile di 8 mila. Antonino Giuffrida prende 350.000 euro di pensione l’anno. Gianliborio Mazzola si avvicina ai 400.000. E pensare che l’ex presidente Gianfranco Micciché disse di sentirsi “un deficiente” per essere stato liquidato con 1.770.000 euro nel 2006. Cuffaro (al fresco per una condanna definitiva di mafia) ha confessato di percepire “9000 euro ogni mese di indennità parlamentare e altri 3200 dalla mia attività di governo“. Francesco Saporita prende una pensione di 220.000 euro l’anno. L’ex segretario generale della presidenza Gaetano Scaravilli prende 224.000 euro all’anno.

E i burocrati comunali di Palermo? Tutti promossi e premiati per “obiettivi raggiunti“: costo un milione di euro. Tra di loro l’ex vice segretario generale Renato Di Matteo, in pensione ma che nel 2007 sedeva su 5 poltrone, destinatario di 26.500 euro di benefit. Il capo di gabinetto del sindaco Cammarata (che guadagna 40 mila euro in più all’anno rispetto al sindaco di Milano), Sergio Pollicita ha incassato 18.307 euro di extra. Licia Romano 35.000, il ragioniere generale Bohuslav Basile 18.000 euro, l’avvocato capo Giulio Geraci 17.000. Stesso importo anche per il capo delle Manutenzioni Girolamo D’Accardio, 15.000 euro per l’ex vice comandante della polizia municipale Serafino Di Peri, 13.000 euro per Concetto Di Mauro, al vertice delle Infrastrutture. A Gaetano Lo Cicero, direttore generale comunale 249.000 euro l’anno; al neopensionato ex vicesegretario generale Renato Di Matteo, 155.669 euro. Su importi simili l’avvocato capo Giulio Geraci e l’ex comandante Maurizio Pedicone con 130.971 euro. Oltre a Nunzio Purpura con 109.000, il capo di gabinetto del sindaco Sergio Pollicita prende 40.000 euro di minimo tabellare, 51.000 di retribuzione di posizione, 34.000 di raggiungimento degli obiettivi e 8000 euro per la voce “altro“. Il ragioniere generale Paolo Basile prende 130.884 euro l’anno. Stessa cifra annua per i 2 capi area tecnici Di Mauro (Infrastrutture) e D’Accardio (Manutenzioni) come l’ex segretario generale Damiano Li Vecchi, in pensione dal 2009. La fedelissima di Cammarata Magda Diliberto, vice capo di gabinetto, prende 96 000 euro l’anno. Licia Romano e Maria Mandalà, rispettivamente alla Pubblica Istruzione con 119.000 euro e al settore Tributi con 115.000. 117 000 annui per Antonella Purpura, dirigente coordinatore dell’ufficio Cultura. Salvo poi scoprire che un impiegato comunale su 3 è sempre assente. Da un”indagine pubblicata in febbraio risulta che l’ufficio col più alto numero di scrivanie vuote è il neonato “Relazioni internazionali e politiche europee” seguito dal boom di assenze all’ufficio Tributi, dove ci lavorano 300 persone che nel 2010 sono state assenti il 34% delle ore di lavoro. Presenti sempre, invece, anche sabato e domenica, gli autisti delle autoblu per gli assessori comunali di Palermo.

Bene, ora che la scure di Tremonti sui superburocrati siciliani è stata annunciata (alla buon’ora) già nel maggio del 2010, ad oggi, mentre in Lombardia leghista Formigoni prevede tagli da un miliardo e 250 milioni, gli sprechi siciliani paiono intoccabili. Tra commissioni inutili, bonus ai deputati, 800 vetture per le Asp, bonus di aggiornamento culturale per gli ex deputati (anche condannati), gettoni dei comitati amministrativi che danno pareri non previsti dalla legge, continuano impunemente ad esistere senza tagli. Gli unici tagli certi in Sicilia (come altrove) sono nel campo della giustizia. Sui giornali qualche mese fa si leggeva “Palermo, 30.000 processi, giustizia in tilt. E ad Enna se ne va l’unico pm“.  E’ da decenni che l’Italia va avanti così. Lombardia che paga (e che ruba), Sicilia che ruba soltanto. Soprattutto e durante questi 16 anni di Lega nord al potere con Berlusconi. A proposito, dov’è stata la Lega romana in tutto questo tempo? Nulla da dire di fronte a questo scempio di sprechi che ci ha portato al fallimento?


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2 Commenti a “Italia, pillole di un fallimento”

  1. […] ricevuto una lettera di un avvocato siciliano in cui mi intima di cancellare da un post del blogil nome di GianliborIo Mazzola, ex segretario generale dell’Assemblea regionale siciliana tra […]

  2. Marco Saba ha detto:

    Caro Daniele, c’è una soluzione molto semplice: possiamo, grazie al sistema TARGET2, stampare euro per finanziare i rinascimento nell’area MED. Vedi qui:
    Come un paese della zona euro, in default, può stampare euro
    http://seigneuriage.blogspot.com/2011/08/come-un-paese-della-zona-euro-in.html

    Ovviamente, se vuoi, ti rilascio una videointervista in merito. Ciao e buon lavoro.

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