header image

gennaio 31st, 2010 giustizia 1 Comments

giustizia-martello

All’indomani della vergognosa figuraccia del menestrello Alfano davanti ai magistrati d’Italia, che hanno abbandonato le aule armati di Costituzione nella giornata dedicata all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ecco un riepilogo delle relazioni tenute dai presidenti delle Corti d’Appello dei principali distretti giudiziari italiani in vista del famigerato processo breve.

Sono oltre 5.000 le indagini prescritte ancora nella fase preliminare in Liguria. Numeri forniti da Mario Torti, presidente della Corte d’appello di Genova. Nel penale le denunce di reato sono state 139.000, oltre la metà a carico di ignoti. I procedimenti pendenti sono poco meno di 100 mila. I reati penali più diffusi in Liguria sono i furti (13.115), le rapine (820), contro lla pubblica amministrazione (761 di cui 37 per corruzione). In aumento i reati societari e di bancarotta. Nel solo 2009 sono stati iscritti 5 procedimenti per associazione a delinquere di stampo mafioso, di cui uno riguarda la‘ndrangheta calabrese per traffico di droga fra Imperia e Ventimiglia.

Fuori dal tribunale di Firenze, sotto la pioggia hanno manifestato per ore i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio. Secondo il pg Deidda l’indagine estremamente complessa che riguarda la sciagura ferroviaria, col processo breve andrà in fumo prima del tempo. Una causa civile nel capoluogo toscano dura in media 900 giorni e 771 in appello. Per il presidente della Corte d´Appello Fabio Massimo Drago in Toscana mancano 68 magistrati oltre al personale amministrativo. Quello attualmente in attività è insufficiente a sostenere burocrazia e procedure asfissianti.

A Bologna Giuliano Lucentini ha detto che “se la giustizia fosse un´azienda sarebbe già fallita“. Dalla sua relazione annuale si apprende che mancano magistrati, cancellieri, computer, stanze per i giudici e in qualche caso la carta per le stampanti. “Altro che toghe incapaci inefficienti politicizzate arroganti malate di protagonismo e anche di mente“. Biblici anche a Bologna i tempi della giustizia. Nel civile il tempo medio attuale per una sentenza d’appello è di 9 anni e 10 mesi. Alcune cause sono durate oltre 11 anni. Più lunghi anche i processi penali nel 2009: 886 giorni anziché 840.

A Bari, alla presenza del sottosegretario Alfredo Mantovano e alla quasi totale assenza dei magistrati, il presidente della Corte d’Appello Vito Marino Caferra ha parlato di  “un diffuso senso di incertezza” per la grave lentezza della macchina della giustizia pugliese. Oltre 1.000 i giorni medi necessari per ottenere una sentenza sia nel penale che nel civile. Aumentati anche i ricorsi presentati in base alla legge Pinto, che prevede il risarcimento per i cittadini danneggiati dalla lunghezza dei processi. Nel biennio 2008-2009 il tribunale di Bari è stato condannato a pagare 1,3 milioni, un terzo dei 527 ricorsi presentati.

Il presidente della corte d´appello di Torino Mario Barbuto, conosciuto per la sua capacità di aver elevato il suo tribunale a modello di efficienza, ha detto che “il processo breve è una tagliola inopportuna” che mette a rischio i processi ThyssenKrupp ed Eternit. Fra Piemonte e Valle d’Aosta mancano 49 magistrati, 51 giudici di pace e con soli 139 lavoratori amministrativi Torino lavora in sottorganico del 19%. Nel civile al 30 giugno 2009 si registravano 171.932 cause pendenti e 276.708 fascicoli aperti nell’ultimo anno. Nel penale sono 173.897 i casi aperti e 155.381 quelli nuovi. All’aumento dell’arretrato si somma la marea di procedimenti pendenti contro ignoti: 75.866. Le indagini e i dibattimenti a rischio di prescrizione sono i due terzi dei pendenti. I giorni medi che in Piemonte passano dalla richiesta di rinvio a giudizio all’udienza preliminare sono 123 con rito collegiale contro i 116 del monocratico. Una lite per una eredità si è conclusa dopo 44 anni.

Corruzione dilagante a Roma (+28% nell’ultimo anno) e omicidi che insanguinano Latina. Due delle tante piaghe in cura nella procura di Roma e di tutto il Lazio, assieme a infiltrazioni mafiose e riciclaggio di attività di ristorazione e alberghiere. Giorgio Santacroce, presidente della Corte d’Appello di Roma, ha detto che sono aumentati pure i tentati omicidi, le rapine, le estorsioni e la criminalità romena specializzata in prostituzione, spaccio di droga e clonazione di carte di credito. In aumento anche i morti sul lavoro (da 25 a 42) e le vittime della strada in seguito all’uso di droghe e all’abuso di alcool. Aumentati anche i reati minorili (da 3.321 a 3.410 in un anno) a fronte di processi a rischio come Lady Asl e Coop Casa Lazio. Secondo il componente dell´Anm Valerio Savio la giustizia romana carente di fondi e di organico ha provocato un notevole aumento di arretrato, favorito dai ricorsi spediti per posta (solo a Roma ne vengono inviati 600 al giorno). I cancellieri sono ridotti all’osso, mancano computer e fotocopiatrici e quelli in funzione sono vecchi e lenti. Entro marzo la capitale perderà 40 addetti al settore amministrativo che metteranno a rischio il processo del crac Cirio.

A Palermo mancano 125 magistrati su un totale di 472 a fronte di 111 mila procedimenti penali pendenti e 60 mila civili. Negli uffici del tribunale siciliano lavora la metà degli addetti necessari. I contenziosi civili hanno una durata media di 7 anni. 4 anni quelli penali. Scoraggiante la relazione del presidente della Corte d’appello di Palermo Vincenzo Oliveri, secondo il quale il processo breve è “un’inedita amnistia in un crescendo verso una catastrofe sul sistema processuale, in particolare sui reati contro la pubblica amministrazione“. Ci saranno “danni incalcolabili per la giustizia e il processo contabile diventerà un´arma spuntata con effetti pregiudizievoli per i diritti dei cittadini“. Le estorsioni denunciate in un anno sono passate da 603 a 668. Da 2.814 a 3.628 le rapine. In forte crescita anche l’abusivismo edilizio (989 casi in più rispetto al 2007-2008, truffe, incendi dolosi (+404), violenze sessuali (+83), che si sommano a 70 omicidi volontari, 142 colposi in incidenti stradali e 164 sul lavoro.

I magistrati di Napoli giudicano Alfano “un mago che fa sparire i processi“. Per il presidente della Corte d’Appello Antonio Buonajuto un procedimento con rito collegiale dura 427 giorni contro i 314 con rito monocratico.  “Camorra e criminalità organizzata sono un vero e proprio cancro della società civile“. In Campania sono 128 i clan censiti, 200 le famiglie con circa 5 mila affiliati. Gli omicidi di camorra rappresentano il 60,4% di quelli consumati. I genitori di minorenni che delinquono denunciati nell’ultimo anno sono stati 1.223. Aumentati del 20% i fallimenti aziendali a fronte della carenza di almeno 21 magistrati. Negli uffici amministrativi i 18 impiegati andati in pensione non sono stati rimpiazzati, e un quarto del personale rimasto ha già compiuto 58 anni. Anche nei tribunali distaccati della Campania manca il personale per registrare le sentenze ed è impossibile quantificare la produttività dei magistrati. Il presidente del tribunale di Napoli Carlo Alemi ha chiesto ad Alfano di chiudere il tribunale di Marrano in quanto non può funzionare sguarnito di personale. Infine i giudici del Riesame di Napoli si tassano per acquistare carta igienica e sapone. Con la beffa che il materiale acquistato con i 100 euro raccolti a colletta è stato rubato.

Infine le toghe di Milano lanciano l’allarme mafia sull’Expo. Aumentati i fascicoli a carico della sicurezza dei locali pubblici e il numero delle denunce di adulterazioni di cibo di pubblico consumo (159). Il procuratore Manlio Minale ha definito allarmante la quantità di reati commessi dalla criminalità organizzata e “accentuato” l´interesse delle mafie per il mercato immobiliare. 31 le indagini per mafia avviate nel 2009, il triplo rispetto al 2008. 58 le denunce di corruzione contro le 38 del 2008. 91 gli omicidi commessi, 1.213 le rapine e 3.395 i furti denunciati.


Vota il post

Articoli collegati

gennaio 30th, 2010 politica 7 Comments

popolo-viola-milano

Sono andato al ritrovo del popolo viola in via Mercanti, a Milano. Ci saranno stati si e no 300 manifestanti raggruppati davanti al loggione per ascoltare gli interventi di politici e semplici cittadini, che hanno invocato il rispetto della Costituzione da parte del governo piduista. L’articolo più citato è stato il 3, relativo all’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Quello del capoluogo lombardo è stato un ritrovo pacifico che ha catturato l’attenzione di molti milanesi a spasso, ma avrebbe potuto lasciare meglio il segno se ci fosse stato un impianto audio adeguato. Il megafono utilizzato è stato insufficiente a diffondere la voce degli intervenuti. Dalla strada non si sentiva quasi niente. Pare sia vietato nel centro di Milano usare impianti audio per manifestazioni pubbliche. La giunta Moratti non dà il permesso, nemmeno in orari facili come quelli del pomeriggio inoltrato.

A Berlusconi, nella serata in cui prese il souvenir in faccia, fu concesso addirittura il retro di Piazza Duomo con un potente impianto audio per amplificare i suoi delirii contro i giudici. Sarebbe democratico capire perché a Berlusconi si concede ciò che ai cittadini sovrani si nega. Avrà pagato? Quanto?

Per il resto la giornata di protesta in difesa della Costituzione non è stata casuale. E’ coincisa col rifiuto in massa dei giudici di ascoltare il menestrello dell’ingiustizia Alfano all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Si sono defilati con la Costituzione in mano. Un fatto gravissimo e senza precedenti perché i giudici hanno delegittimato il ministro del dicastero che li rappresenta. Roba da golpe. Ma non in Italia, dove un burattino come Alfano veste gli stracci di  ministro con una faccia più tosta che dignitosa. Come un modesto imbonitore venduto alla causa di un corruttore impunito che fa il capo del governo. Del resto con lo stipendio che gli paghiamo non è il solo in questo governo piduista.

Però non siamo soli nemmeno noi modesti cittadini che ancora non ci siamo venduti. Grazie a Internet siamo scesi nelle strade di 120 città. Un esercito viola che si sta allargando a macchia d’olio.  Perché difendere la Costituzione significa chiedere di applicarla. Non c’è bisogno di cambiarla. Soprattutto da parte di questo governo alleato coi casalesi di Cosentino. Nessuna resa! Ci vediamo al prossimo appuntamento.


Vota il post

Articoli collegati

gennaio 29th, 2010 informazione 5 Comments

monoscoppio-rai

L’espressione usata nel titolo di un articolo di Massimo Gaggi pubblicata oggi sul Corriere, parla del forum di Davos e sul cambiamento antropologico conseguenza dell’’uso simultaneo degli strumenti elettronici fra i teenager, “nel timore che maturino con una ridotta capacità di concentrarsi e di pensare criticamente“. Forse la generazione di Gaggi continua a preferire la tivù.

Ebbene, nelle linee guida del nuovo contratto del servizio Rai valevole fino a tutto il 2012 stipulato assieme all’ Agicom e Ministero dello sviluppo economico con la supervisione della vigilanza, si legge che “la qualità dell’informazione come esigenza imprescindibile richiede completezza, obiettività, pluralismo e osservanza del contraddittorio, qualità che non devono ‘appiattirsi’ in una rincorsa all’audience”. Significa che alla Rai il contradditorio lo vogliono sempre e comunque. Soprattutto quando serve a controbattere la verità dei fatti con le balle.

Tutto ciò “vista la indifferibile quantità di informazione indiscriminata disponibile su Internet , l’affermazione di una informazione giornalistica di qualità costituisce un’esigenza imprescindibile nell’attuale società”. Infatti a dirigere il Tg1 c’è l’attendente di berlusconi augusto minzolini e al tg2 l’attendente di casini mario (m)orfeo che farebbe a meno di Annozero. Con due professionisti così “pluralismo, completezza, deontologia professionale che devono costituire tratti distintivi dell’informazione di servizio pubblico aperta sul mondo, pluralistica, equilibrata e diversificata” rimangono sul contratto.

Siccome “i fatti esclusi dall’agenda televisiva vengono dequalificati d’importanza nell’opinione pubblica, compito prioritario del servizio pubblico è quello di ’sprovincializzare’ l’informazione, dandole incisività rispondendi ai bisogni informativi propri della realtà attuale”. Ecco quindi arrivare il venerdì in seconda serata su Rai2 Gianluigi Paragone con “L’ultima parola” che con ospiti illustri come Sgarbi, Mughini, Facci, Belpietro e Feltri promotore dell’ultima campagna anticanone, promettono faville sulla mala giustizia, ma bocche cucite invece sul recente speronamento subito da Clementina Forleo in auto mentre viaggiava in autostrada a Lodi, miracolosamente salva grazie all’air bag, o sul sabotaggio dei freni della moto del marito del gip palermitano Marina Petruzzella, alla quale hanno pure rubato l’auto.

I sodali di berlusconi appena nominati si uniscono al ritorno del piduista Maurizio Costanzo per dare alla Rai “sostenuta da risorse pubbliche responsabilità, correttezza, lealtà e buona fede” oltre al vademecum elettorale del presidente del consiglio: “dare sempre del Lei ai coglioni del Pd“. Costanzo è sempre ligio al piduismo più omertoso. A Libero ha detto che con Berlusconi in P2 “non ci conoscevamo“. Non se lo ricorda più il gruppo 17 di Gelli dedicato alle telecomunicazioni in cui c’erano pure Trecca e Gervaso. Costanzo preferisce darsi dell’imbecille per quella innocente Loggia P2 “un Facebook alla buona“. Roba da prurito al pube utile per “La Zanzara del mattino” prevista su Italia1 a partire da febbraio. I conduttori? Mario Giordano e Giuseppe Cruciani. Ultimo acquisto da Radio24 che riempirà il vuoto lasciato da Costanzo. Piace all’indagato Piersilvio con buona pace per “l’incursore” Paolo Papillo. Questa sì che è una notizia! Mica lo sciopero della fame davanti alla sede Rai di Roma del presidente dei Verdi Angelo Bonelli contro l’ostracismo di materie come l’ambiente ed ecologia “espulsi dalla tivù“.

L’ambiente” Rai, tanto per rispettare le clausole che vincolano la televisione pubblica a offrire “teatro e musica sinfonica”, si prepara a dare esordio a Noemi Letizia assieme a una nuova edizione de L’Isola dei famosi in cui parteciperà suo padre. Niente paura! “alla valutazione della qualità dell’informazione della Rai” ci penseranno, oltre alla vigilanza presideuta dal 90enne Sergio Zavoli, un gruppo di esperti esterni “particolarmente qualificati, scelti dall’Agicom entro 3 mesi dall’entrata in vigore del contratto di servizio”. Contratto che reputa “nuove tecnologie” il digitale terrestre e lascia in ultimo “una piattaforma dedicata alla Web-tv“. Che non serve per i contenuti ma solo per chiedere il pizzo legalizzato del canone anche ai possessori dei pc.
Poi, che nei fatti la Rai strapaghi sempre i soliti VespaBaudoCostanzo e appalti i varietà sempre ai soliti Bibi Ballandi non fa notizia. Non c’è zapping che tenga perché di quella verità non c’è traccia. Per contratto! che deve rimanere solo sulla carta.


Vota il post

Articoli collegati

gennaio 28th, 2010 politica 3 Comments


Mario Staderini: “Maroni non rispetta la legge e gli immigrati”

Il governo dello scudo fiscale, del processo breve e del Mangano eroe concorda col suo capo piduista: “Meno extracomunitari, meno criminalità“. La ‘ndragheta ringrazia. Applaudono Previti, Cosentino, Fitto, Dell’Utri, Cuffaro, Spatuzza e tutta Rosarno. Niente consiglio dei ministri sui tetti della Fiat di Termini Imerese. Troppi lavoratori incazzati. Intanto gli immigrati scenderanno in strada il primo marzo per protestare contro razzismo e sfruttamento nei luoghi di lavoro. I sindacati si oppongono. Si dicono contrari “come i lavoratori italiani“. Dalle interviste raccolte a campione all’esterno di due aziende a Vicenza e a Brescia non pare. Anche se qualcuno non nasconde forme di razzismo senza saper spiegare perché mai 8 ore di lavoro di uno straniero debbano valere meno di quelle di un italiano. Pareri raccolti nelle terre in cui la Lega nord culla i voti di un esercito di zulù disinformati. Analfabeti di senso civico e di senso della collettività. Ignoranti patentati che non sanno nemmeno che Maroni agisce - lui sì - da clandestino fuorilegge nei confronti degli stranieri.

E meno male che l’Italia non è solo fatta di gente senza maroni. Ricordate il caso di Sabyne? Ecco, dopo un anno i suoi piccoli gemellini sono stati presi all’asilo nido comunale di Treviglio.

Vota il post

Articoli collegati

gennaio 27th, 2010 giustizia 2 Comments

Processo Mediaset, udienza di lunedì 25 gennaio 2010 nell’aula della prima sezione penale del tribunale di Milano, il collegio di giudici presieduto da Edoardo D’Avossa processa una manciata di ex manager Fininvest per appropriazione indebita e frode fiscale, tra cui Fedele Confalonieri, l’avvocato inglese David Mills, Silvio Berlusconi e il manager egiziano Frank Agrama, che l’accusa ritiene socio occulto del presidente del consiglio.

Al centro delle indagini gli acquisti dei telefilm trasmessi in Italia, che secondo i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, Mediaset ha pagato a prezzi salatissimi per creare fondi neri. I prezzi dei serial sarebbero stati gonfiati tramite compravendite fittizie in società estere gestite dagli uomini di Berlusconi, che dagli anni ‘80 fino al 2005 avrebbero fruttato poco più di 100 milioni di euro occultati al fisco, su conti riconducibili a Berlusconi.
A supporto delle indagini c’è un corposo dossier firmato dalla «Kpmg», la multinazionale esperta in contabilità, a cui la procura ha affidato l’arduo compito di districarsi tra una giungla dei giri di denaro sui conti delle società aperte nei paradisi fiscali.

In particolare nel mirino dei pm ci sono i movimenti di denaro eseguiti dai conti della Silvio Berlusconi Finanziaria e da quelli della International Media Services (controllata al 99% da Mediaset, a favore di conti gestiti da Paolo Del Bue, fiduciario di Berlusconi nella banca svizzera Amer, a quelli ex capo acquisti Fininvest Daniele Lorenzano, a quelli di Frank Agrama, che, secondo l’accusa, soltanto lui in 20 anni avrebbe occultato qualcosa come 170 milioni di dollari.

I fondi neri, altro non erano che la differenza fra gli importi che Mediaset pagava ad Agrama per l´acquisto dei telefilm della major americana Paramount, e gli importi che effettivamente Agrama pagava, alla Paramount.
Roberto Pace, amministratore delegato di Mediatrade dal ‘98 al 2001, nell’interrogatorio avvenuto a Lugano per rogatoria nel gennaio del 2006, disse che l’unico intermediario rimasto fu Frank Agrama, in grado di far ottenere i serial a prezzi competitivi garantendo un giro d’affari da 40 milioni di dollari l’anno, anche se avessero mandato in perdita l’azienda.
Un raccomandato su pressione di Daniele Lorenzano - secondo Pace - da cui doveva passare anche Gary Marenzi, il capo delle vendite internazionali della Paramount.

Roberto Pace sapeva che Lorenzano veniva pagato regolarmente da Agrama secondo una prassi consolidata per chi ricopriva quella carica in Mediaset.
Erano ricompense alla capacità di adattarsi al metodo, che fino alle dimissioni di Pace da Mediatrade avvenute nel gennaio del 2001, avevano portato sul suo conto cifrato dell´Ubs “Teleologico”, oltre 4 milioni e mezzo di euro, denaro «scudato nel 2003» col quale comprò una grande tenuta a Capalbio, in Toscana.

Ebbene, in questo processo, ripreso dopo 13 mesi di stop forzato a causa del Lodo Alfano, l’accusa ha praticamente sentito tutti i suoi testimoni.
Nell’udienza odierna le difese hanno chiesto di sentire un elenco di testimoni che secondo il pm De Pasquale non servono.
I giudici, dopo tre ore di camera di consiglio hanno deciso di convocare solo una parte di quei testimoni, e di acquisire un memoriale depositato nel ‘99 da Silvio Berlusconi, il testimone più atteso che ha disertato l’aula nonostante le promesse.
Tanto che i giudici, al momento del rinvio dell’udienza, lo hanno riconvocato per lunedì primo febbraio, cioè tra una settimana.

E’ qui che si verifica il momento più imbarazzante della mattinata, quando Piero Longo, uno degli onorevoli difensori del premier, consegna ai giudici una lettera, la seconda, in cui Silvio Berlusconi scrive che non ci sarà nemmeno il primo febbraio in aula perché impegnato in una visita in Israele.
La lettera è una sorta di illegittimo impedimento nell’attesa che l’impedimento diventi legittimo per decreto, assieme al nuovo lodo alfano.

I giudici sospendono di nuovo l’udienza per qualche minuto e al loro rientro in aula, come in una corsa ad ostacoli, offrono due alternative: la prima, lo stralcio della posizione di Berlusconi in un processo a parte, in cui rispondere come unico imputato. Oppure il rinvio dell’udienza al primo marzo a patto che per tutti gli imputati sia congelata la prescrizione.

Le difese degli imputati accettano la seconda alternativa. L’udienza del processo Mediaset è rinviata al primo marzo, in modo che Silvio Berlusconi abbia il tempo di non prendere impegni e venire in aula per smontare le tesi dell’accusa, ossia spiegare che negli ultimi vent’anni non ha mai incassato centinaia milioni occultati al fisco su conti cifrati riconducibili a lui.

Ma c’è da scommettere che entro quel giorno, il governo al servizio di Silvio Berlusconi avrà già emanato scudi, legittimo impedimento e probabilmente il secondo lodo alfano, irrinunciabile da parte della persona in quanto riguarderà la carica.

Il tutto mentre Berlusconi, dal vicino ospedale San Raffaele dove si è recato per una visita giudiziaria in cui decidere il capo di imputazione a Tartaglia, ha trovato il tempo per definire questi giuidici un plotone di esecuzione e promettere che anziché ai giudici, parlerà alla nazione, a senso unico, senza contradditorio, in tivù, per raccontare di essere un perseguitato. Un copione già visto, assai più delle repliche dei telefilm.


Vota il post

Articoli collegati

gennaio 26th, 2010 politica 2 Comments

Le elezioni regionali si avvicinano. Per partiti, partitini e candidati è il momento di agire. La campagna elettorale è già in corso. Il 28 e il 29 marzo dalle urne usciranno le nuove giunte di 15 regioni italiane. Ognuna delle quali, nonostante le direttive di massima a livello nazionale, hanno le loro norme per permettere ai candidati di poter correre alle elezioni.

La regola che vale per tutti è il termine per la presentazione delle liste: un mese prima delle elezioni. Che nel caso di questa tornata elettorale è il 28 febbraio 2010. In marzo, quindi, la legge vieta cambi di candidati, alleanze ribaltate o salti di quaglia, nonostante il governo berlusconi abbia derubricato quello che era reato di falso ideologico con una semplice ammenda. Non a caso il Pdl è una coalizione di veline velone e puttanieri.

Inoltre quasi sempre i partiti rappresentati nei consigli regionali non hanno bisogno di raccogliere le firme. La fatica vale solo per gli esordienti. Il movimento 5 stelle ne è un esempio. Ma non basta. Per essere regolare, la firma deve essere apposta su fogli vidimati alla presenza di un autenticatore. Dettagli che considerarli tralasciati per molti partiti al potere è dir poco. La vicenda Laziogate è solo un esempio che rappresenta una faccia del dramma delle firme false. L’inchiesta che vede coinvolto in prima persona l’ex governatore del Lazio Storace è ancora in corso, ma forse andrà in prescrizione.

I radicali nel 2000 presentarono denunce in 83 procure di tutta Italia in cui provavano illegalità e brogli nella raccolta firme. Fra archiviazioni e rinvii a giudizio in massa non è mai arrivata una sentenza. Buona notizia per chi vorrà approfittare anche in questa tornata elettorale. Fra processi brevi e prescrizioni lampo è una pacchia di impunità. Quasi garantita. Da metterci firma.


Vota il post

Articoli collegati

gennaio 25th, 2010 opinioni 12 Comments

No, scusate non fatemi prendere le difese di Luca Barbareschi! La prima puntata di “Barbareschi shock” su La7 ha toccato il ragguardevole primato negativo del 2% di share, che come esordio è un vero scandalo. Assai maggiore di quello promesso alla vigilia, che invece, come ha scritto Aldo Grasso sul Corrierone, non è andato oltre una “logica televisiva semplice e un po’ vecchiotta per lo spettatore anestetizzato da anni di conduttori conformisti e banali“.

Eppure Stefano Andreoli, guru del blog spinoza.it lamenta plagi di battute da parte di quel Barbareschi che sugli schermi di La7 non ne ha citato la fonte. Chiede scuse ufficiali. Tutto potevo pensare, tranne che da quel blog uscisse questa forma di permalosità, sintomatico retaggio dei vetusti tempi del copyright. Non riesco a capacitarmi che intelligenze sopraffine come quelle che animano Spinoza, diano importanza a ciò che dice uno come Barbareschi in tivù. Non voglio che mi crolli un mito! Spinoza è fra i blog più letti e linkati d’Italia, oltre che tra i miei preferiti. E’ una presenza vitale in rete che condensa il meglio delle battute inviate dalle migliaia di utenti iscritti. E’ un’icona di libertà e di avanguardia satirica, che ha contribuito a derubricare la tivù a ruolo di macchietta copia-incolla. Tanto che Barbareschi è costretto a ricorrere alle sue battute pur di far parlare di sé. Infatti ci è riuscito, perché Andreoli ci è cascato, creando vespaio in rete.

Se dietro a tutto ciò non c’è il trucco della mano che lava l’altra, Andreoli sbaglia a prendersela. Sbaglia perché contraddice il principio di libertà che noi paladini della rete tanto sbandieriamo. Dovrebbe essere chiaro a noi blogger che purtroppo, tutto ciò che mettiamo in rete diventa patrimonio di tutti. Se veniamo riconosciuti e plauditi da chi ci copia la battuta o l’argomento ci sentiamo autorizzati a ringraziare. Ma non possiamo pretendere di essere linkati, citati o peggio, riveriti. A meno che trasformiamo il nostro spazio virtuale in luogo a pagamento, con la possibilità di utilizzarne i contenuti dietro la firma di una liberatoria che impegna formalmente gli “utilizzatori finali” a citarne la fonte, e magari a pretendere qualche soldino in tema di diritti. Anche se a mio avviso faremmo un passo indietro, verso l’archeologia delle leggi sulla stampa.

E purtroppo Spinoza non è un sito a pagamento. Attaccare Barbareschi perché spappagalla in tivù le battute pubblicate nel geniale blog davanti a 4 teledipendenti, si rischia di alimentare la “sua campagna faziosa e stupida” (riferita da Barbareschi ai corsivi di Feltri contro il canone Rai), che Barbareschi stesso ha già abbozzato nel fallito intento di querelare e censurare Youtube.
La libertà, come tutte le medaglie, ha due facce. Il lato B può tradursi nella spiacevole conseguenza di vedere un mediocre conduttore televisivo “privo di ritmo e di sostanza” (parole di Grasso) che scimmiotta la parte del genio mentre ripete le frasi lette in rete. Ma qui in rete lo abbiamo già sbugiardato. Non cadiamo nel tranello di Barbareschi. Sappiamo che di farina (a parte quella del suo collega di partito Renato agente betulla) non ne esce dal suo sacco. Anzi, non ridiamo più perché noi spinoza lo abbiamo già letto tutto prima di Barbareschi.

Al contrario ci dovrebbe rallegrare che un estimatore di tetti pubblicitari per Sky e di bottino craxi come Barbareschi, bazzichi nella rete intelligente. Vivremmo meglio la nostra libera dimensione di blogger senza prestare il fianco al Barbareschi deputato che potrebbe lasciarsi trasportare dall’onda di una sterile polemica per rafforzare le sue perverse manie di censura all’insegna del “qui ci devo essere solo io“.
Ecco allora che, tanto per riprendere ancora Grasso, se Barbareschi “a differenza di un Bonolis che non si prende molto sul serio potrà migliorare il suo programma sfruttando meglio i 600 metri quadrati di studio” potrà migliorare anche scandagliando la rete. A cominciare proprio dalle battute di un post di Spinoza, magari dedicato a Barbareschi shock. Uno spreco che potrebbe valere la candela.


Vota il post

Articoli collegati

gennaio 24th, 2010 giustizia 7 Comments


Tribunale di Palermo nov. 2009, incontro con Totò Cuffaro

Il senatore dell’Udc Totò Cuffaro è stato condannato in appello a 7 anni di carcere dal tribunale di Palermo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, nel processo “Talpe alla Dda”. In primo grado, giusto due anni fa, Cuffaro fu condannato a 5 anni per favoreggiamento semplice. Festeggiò la sentenza con cannoli e brindisi. Aveva fatto avvertire l’indagato per mafia Giuseppe Guttadauro che in casa sua erano state piazzate delle cimici alla vigilia della campagna elettorale siciliana, nel 2001.

Ora la posizione del senatore “vasa-vasa” difeso dall’avvocato Mino Mormino (che difende anche Marcello Dell’Utri) si è aggravata. Ha infatti deciso di dimettersi da ogni incarico nell’Udc, ma - e qui sta il trucco - non dal Senato! Dentro il quale Totò Cuffaro continuerà a votare le leggi in qualche gruppo misto pur essendo interdetto dai pubblici uffici. Roba da telegiornali interi e da satira feroce.
Invece niente. In Italia il senatore ex autista dei deputati Mannino e La Loggia, potrà scontare la sua pena a Palazzo Madama proprio dove si fanno le leggi ad personam e ad mafiam, sostenuto dalla solidarietà dell’ex compagno Marco Follini.

Anche il leader dell’Udc Casini col fazzoletto in mano plaude “l’addio alla carica un atto doveroso” nello stesso giorno in cui per Berlusconi su Mediatrade dice che “l’accanimento c’è“. Nel silenzio omertoso da parte del Pdl la condanna di Cuffaro passa in sordina. Anzi, distratta da Maurizio Gasparri che ad Arezzo dà dello sfigato a un inviato di Ballarò. Giornali e gossip televisivo abboccano. Non avranno nulla da dire nemmeno i 7.209 assunti alle dipendenze nella regione Sicilia grazie a Totò Cuffaro. Tutte eseguite in campagna elettorale a carico della collettività.

I giudici hanno accolto le tesi del pg Giglio secondo il quale “Cuffaro era consapevole che la candidatura di Mimmo Miceli alle Regionali del 2001 fosse sponsorizzata e voluta dal boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Cuffaro, politico avveduto, non può non essersi posto il problema del rapporto tra Miceli, Aragona e Guttadauro dietro i quali c’era il sostegno della mafia. Informando Miceli dell’esistenza della microspia a casa Guttadauro, Cuffaro non voleva solo tutelare l’amico politico, ma anche sé stesso e per evitare rischi nella campagna elettorale“. Da qui era riduttivo secondo Giglio parlare di ‘dolo eventuale‘. I giudici hanno accolto le tesi dell’accusa col favoreggiamento aggravato.

Dopo questa condanna per Cuffaro le noie non sono ancora finite. Lo attende un altro processo con richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex boss Gaspare Romano lo reputa uno dei favoreggiatori di Giovanni Brusca “a disposizione per favori e affari“. Senza contare le altre inchieste con cui i magistrati di varie procure siciliane cercano di far luce sulla macchina mangiasoldi della raccolta rifiuti. I consorzi Ato (ambiti territoriali ottimali) una creazione cuffariana per la gestione dei rifiuti, si sono rivelati una costosissima mega parentopoli, che in pochi anni ha collezionato oltre un miliardo di euro di debiti, oltre al caos dei rifiuti.

Fra il 2002 e oggi le 9 Ato (una per ogni provincia siciliana) sono diventate 27 (più di Emilia e Lombardia messe assieme) con gettoni d’oro a tutti i cda, che hanno portato il dissesto finanziario in un sistema di sprechi, clientele e mafia. Soltanto gli amministratori di Ato sono costati alla collettività 12 milioni di euro. Cifre folli per mantenere personale senza nulla da fare, visto che quasi tutti hanno appaltato anche servizi come la gestione contabile e l’organizzazione della sicurezza.
Di recente Massimo Ciancimino ha detto che Cuffaro “ha favorito Provenzano nei suoi interessi nella sanità e nella grande distribuzione“. Senza contare che qualche mese fa l’ex governatore senatore aveva pensato di querelare 4 mila utenti di YouTube per i commenti al video in cui lui stesso appare in tivù a Samarcanda, nel settembre del ‘91. Un po’ come ha dato d’intendere a me, durante il fortuito e imprevisto incontro avvenuto al tribunale di Palermo in novembre, subito dopo la conclusione di un’udienza alla quale se non avesse presenziato, Cuffaro avrebbe rischiato lo stato in contumacia.

Ecco perché dal Senato Totò Cuffaro non si è ancora dimesso. E’ l’unica prigione dorata in cui potrà votare illegittimamente e quanto prima immunità parlamentari, prescrizioni lampo, impedimenti di casta e varie riforme informi dell’ingiustizia. Naturalmente a spese degli italiani onesti.


Vota il post

Articoli collegati

« Previous entries 


Cerca
Free Blogger

iniziativa Travaglio



View blog authority

©