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ottobre 31st, 2009 opinioni 18 Comments

Maurizio Lupi, Fabrizio Cicchitto e il ministro Alfano fanno parte della spedizione dei 15 parlamentari del “Montecitorio running club“, volato a New York per correre la maratona.
Siccome la politica è anche immagine gli alleati del piduista hanno fiutato l’importanza del fenomeno maratona. Si sono iscritti e si sono fatti “allenare” - si fa per dire - da Gabriele Rosa, il primo coach di atleti del Kenya fin dagli anni ‘90.
La maratona è lunga 42 chilometri e 195 metri. Alfano prevede di finirla entro le sei ore, Lupi entro le cinque ore e Cicchitto non è dato a sapere. Forse si accontenterà di finirla.
I giornali del piduista sono solidali con Lupi, mattatore e trascinatore dei parlamentari alla maratona. Gli articoli zuccherosi lo dipingono come un campione ancora prima che sia partito e che abbia terminato la lunga camminata.

Tre anni fa Romano Prodi, quando era premier, corse la stessa distanza della maratona a Reggio Emilia. Tagliò il traguardo in quattro ore e 21 minuti. Una prestazione considerevole per un ultra sessantenne che fa della corsa una piacevole passione. La prestazione è stata regolare perché i passaggi intermedi registrati col chip lungo il percorso lo testimoniano.
Studio aperto, col solito Claudio Brachino, fece un servizio avvelenato insinuando che Prodi aveva tagliato il percorso. E i giornali del piduista lo seguirono a ruota infilando nero su bianco una serie di falsità. Compresa questa.
Servizi e articoli che finirono in nulla perché Prodi aveva corso tutta la distanza in maniera regolare. Tra l’altro è anche un assiduo ciclista.

Morale: siccome la politica si affaccia allo sport, trovo sia coerente che anche nello sport si tratti la politica.
A tal proposito sono curiose le reazioni che hanno suscitato i miei articoli su Podisti net, uno dei siti più cliccati dagli amanti delle maratone.

Un paio di settimane fa avevo scritto ciò che avevo vissuto alla maratona di Marengo di Alessandria in veste di speaker. Avevo criticato la norma federale che esclude dalla classifica gli atleti stranieri tesserati in società fuori regione. Mi sembrava una carognata razzista che contraddice lo statuto stesso della federazione che parla di “uguaglianza”.
I lettori del sito, fra cui anche atleti di livello, mi avevano attaccato invocando il “rispetto delle regole da criticare nelle sedi opportune“. Io avevo replicato sul concetto di regole invitando i lettori a non fissarsi sul dito piuttosto che sulla luna. Articolo che la redazione di podisti net ha cancellato dal sito dopo pochi giorni. Niente. I commentatori podisti hanno continuato ad attaccare il dito.

Oggi, infine ho scritto qualche riga sulla presenza dei parlamentari alla maratona di New York dedicato ai lettori “che le regole si rispettano e basta“. Ho ricordato che grazie ai Lupi e agli Alfano del pacchetto intercettazioni, fra un po’ aggredire e stuprare le podiste in allenamento sarà più facile e sicuro. Ma i lettori di podisti net sono ostinati. Dicono che le mie “opinioni” devono star fuori dal sito. Se la prendono con me che racconto i fatti invece che con i Lupi e gli Alfano che quei fatti li provocano. Lettori che guardano ancora il dito anziché la luna. Non capiscono, o forse fingono di non capire ciò che intendo. E io che credevo che in rete ci fosse solo gente capace di leggere e capire. Mi devo ricredere e ritenere che ci sia ancora molto da correre per alfabetizzare il popolo ai propri diritti che sono i diritti di tutti. Che delusione.

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ottobre 30th, 2009 giustizia 3 Comments

E’ stata un’altra udienza movimentata quella andata in scena oggi nell’aula della corte d’appello del tribunale di Palermo, dove si sta celebrando il processo che vede imputato il senatore Marcello Dell’Utri di concorso esterno in associazione mafiosa.
Oggi è toccato alle difese, rappresentate dagli avvocati Alessandro Sammarco e Nino Mormino.
Mormino, il primo a prendere la parola in aula, ha chiesto alla corte giudicante presieduta da Claudio Dall’Acqua, di non considerare le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, rese a Firenze e qui a Palermo, utili ai fini del processo.

Era stata l’accusa rappresentata dal procuratore generale Antonino Gatto a ritenere attendibili alcune frasi del pentito. In particolare quelle sui presunti rapporti tra il capomandamento Giuseppe Graviano e Marcello Dell’Utri nell’ambito di un lavoro di affissione di cartelloni pubblicitari a Palermo su mandato di Publitalia.
Ma secondo Mormino, Spatuzza è approssimativo, confuso, contradditorio e quindi inaffidabile e insiste in una verifica sulla rilevanza delle sue parole.

Per questo chiede ai giudici di acquisire integralmente tutti i suoi interrogatori per prenderne visione. E anche per questo l’avvocato Mormino chiede ai giudici di dimostrare, carte alla mano, che Publitalia abbia mai commissionato lavori di affissioni pubblicitarie a Palermo.
Mormino dice che la mafia con Dell’Utri non ha fatto nessuna trattativa, e là dove i pentiti lo nominano, il senatore appare sempre in una posizione marginale.
Chiude la sua arringa dicendo che sono già molti i pentiti che hanno usato il nome di politici di rilevante ruolo istituzionale come quello di Berlusconi, per accreditarsi visibilità e autorevolezza.
Personaggi inattendibili che danno sotto a personaggi contraddistinti - queste le parole di mormino - dalle loro qualità e dai loro meriti, che non sono certamente quelli di carattere criminale.

L’arringa dell’avvocato Sammarco ha invece puntato più sulla burocrazia e sui vizi di forma ruoterebbero attorno alla condotta di questo processo.
Nel mirino del legale non si rispetta l’articolo 623 che consente interruzione discussione solo per ragioni eccezionali, come una prova soppravvenuta e indispinsabile. Non per le dichiarazioni di Spatuzza, definito testimone che racconta supposizioni e cose che ha appreso dai giornali come la vicenda di Vittorio Mangano.
Secondo Sammarco nominare dell’Utri solamente il 6 ottobre scorso denota una tardività che dimostrerebbe la sua inattendibilità.

Quanto al metodo, l’avvocato Sammarco dice che l’accusa usa due armi grazie alla singolare anomalia rappresentata da Antonino Gatto, contemporaneamente procuratore generale e procuratore aggiunto alla corte d’appello.
Veste che secondo il difensore di Dell’Utri intacca i limiti dell’articolo 403 del codice di procedura penale, che regola l’afflusso di materiale investigativo, articolo del quale chiede di eccepirne la costituzionalità perché a suo avviso contrasterebbe con gli articoli 111 e 24 della carta costituzionale.
Sammarco chiede infine che l’accusa produca tutto il materiale dichiaratorio di Spatuzza reso durante i suoi interrogatori.

Nell’ordinanza, dopo due ore di camera di consiglio, i giudici chiedono la produzione di tutti gli interrogatori di Spatuzza collegabili al processo Dell’Utri, perché le parole del pentito hanno rilevanza processuale.
Con l’udienza di oggi, i tempi del processo Dell’Utri si allungheranno.


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ottobre 29th, 2009 informazione 13 Comments

Aprilia, con i suoi 70 mila abitanti, è la quarta città della Lazio. Il comune rischia il dissesto finanziario perché è indebitato per 6 milioni di euro sul proprio conto corrente, ed ha un ammanco di altri 20 milioni di tributi non riscossi.
O meglio, chi quei tributi li ha riscossi, non li ha versati al comune. Si tratta della società a partecipazione mista Tributi italia spa, realtà nata nel ‘91 che si occupa di gestire in appalto la riscossione delle tasse comunali trattenendo una quota percentuale per ogni bollettino riscosso.
La Tributi spa, ad Aprilia, per contratto trattiene il 30 per cento delle quote incassate. Un’enormità che vale 30 euro ogni 100. Manco fosse un ufficio recupero crediti.

O meglio, tratteneva, perché nell’ultimo anno, la Tributi italia, dal 30 per cento è passata al 100 per cento. Si sta tenendo tutto. Non solo il soldi dei tributi dei cittadini di Aprilia, ma anche quelli di altri 500 comuni italiani dove la Tributi italia presta servizio.
Negli ultimi anni sono già state centinaia le cause intentate in tribunale dai sindaci che non vedono più un soldo. Impossibile stabilire con esattezza l’ammontare dell’importo trattenuto da Tributi Italia. Certamente non è molto inferiore ai 100 milioni di euro.

La Tributi Italia appartiene alla famiglia Saggese con sede a Chiavari (GE) e una sede legale a Roma. Durante i suoi 18 anni di storia ha cambiato diverse denominazioni. Si chiama Tributi Italia soltanto dall’anno scorso.
Aprilia è la città che reclama l’importo maggiore. Il suo sindaco, Domenico D’Alessio, lancia l’allarme. Denuncia l’ammanco ingistificato di denaro, insinua connivenze e interessi ai piani alti della politica nazionale bipartisan e promette battaglia.

Alla Camera ci sono state diverse interrogazioni per chiedere maggiore trasparenza e maggiore controllo per quelle società, come la Tributi Italia, che riscuotono tributi pubblici. Le ultime sono dei deputati radicali Rita Bernardini e Ludovico Vico. Interrogazioni finora senza risposta.

Nel video servizio che ho realizzato per il sito di Radio Radicale web col quale collaboro, racconto la vicenda con i dati e le testimonianze delle persone coinvolte nella vicenda.
Manca tuttavia la testimonianza dei responsabili di Tributi Italia, che intervisterò nei prossimi giorni per sentire la loro versione.

Segnalazione video girato a Roma


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ottobre 27th, 2009 giustizia 18 Comments

I giudici di Milano hanno confermato la condanna a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari, più le spese legali, per David Mills, l’avvocato inglese che ha ricevuto 600 mila dollari da Silvio Berlusconi per mentire ciò che sapeva nei processi sui diritti televisivi Mediaset.
La corte ha accolto tutte le motivazioni dell’accusa e respinto quelle della difesa.
Ora il processo andrà in Cassazione. La prescrizione del reato è prevista per aprile 2010.

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ottobre 27th, 2009 giustizia 6 Comments

Mentre scrivo i giudici della corte d’assise d’appello del tribunale di Milano sono chiusi in camera di consiglio per decidere la sentenza che emetteranno nel pomeriggio, presumibilmente fra le 14 e le 15.
L’ultima udienza si è conclusa poco fa nell’aula due. Il Pm Laura Bertolè Viale ha chiesto la conferma della condanna di David Mills per corruzione in atti giudiziari.
Le difese, rappresentate dagli avvocati Fabrizio Cecconi e Alessio Landi hanno chiesto l’assoluzione dell’imputato per reato prescritto.
La “dazione” del denaro a Mills avvenuta nel febbraio del 2000, sulla base dell’articolo 319 sarebbe caduta in prescrizione già nel 2007. Diversa la posizione della pm, secondo la quale quel reato si prescrive in dieci anni. Presto i video.

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ottobre 25th, 2009 attualità 139 Comments

E’ forse ancora un po’ presto per definire bene i contorni della vicenda dell’ormai ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, ma gli esprimo solidarietà personale perché la relazione con un transessuale, in questo paese ribaltato, sta facendo più scandalo degli spaventosi buchi nei bilanci della regione, a cominciare da quello della sanità, che nella sola Lazio, un anno fa ammontava a 10 miliardi di euro.

I buchi nella sanità, che prtroppo investono anche altre regioni italiane, provocano dimissioni soltanto davanti a plateali arresti, sempre che avvengano. Altrimenti, al contrario, scandali di ruberie di soldi pubblici e tangenti diventano requisito per fare il salto di qualità. Dalla regione si va direttamente al parlamento (Raffaele Fitto docet).

Tornando a Marrazzo, finora, fra reticenze ed ammissioni, emerge una sua relazione extra coniugale con un transessuale che dura da almeno sette anni. Tre in più della durata del suo matrimonio con una giornalista di Rai3.
Emerge un filmato girato da quattro “mele marce” dell’arma dei carabinieri, che si sarebbero introdotti illegalmente nel vano in cui il transessuale e Marrazzo si sono intrattenuti in un’occasione ai primi di luglio.
Emerge un’indagine a carico dei quattro carabinieri su segnalazione dello stesso Marrazzo, che si sarebbe deciso a denunciare il ricatto e l’estorsione subita alla magistratura, dopo aver consegnato ai carabinieri estorsori assegni per un importo complessivo di 20 mila euro.

Emerge una storia tutta personale di un politico che ha avuto la dignità di dimettersi dall’incarico di governatore di una regione, che come già ricordato, ha ben altri problemi di bilancio.

Emergono tuttavia “debolezze” ammesse dallo stesso Marrazzo e particolari che vanno a mio avviso analizzati in questo paese di moralisti e moralizzatori, in cui non si consente ai gay di fare i genitori ma si chiude un occhio per quei padri gay che amano i transessuali.
Una discriminante che non capisco, visto che l’attrazione per un transessuale con seno femminile e genitali maschili dovrebbe essere più “perversa” di quella per un ragazzo normale. Per una società di moralizzatori s’ intende!

Fosse dipeso da me Piero Marrazzo avrebbe continuato a fare il governatore. Non si sarebbe ficcato nel tranello del ricatto.
Fossi stato io al posto di Marrazzo non avrei ceduto e non avrei consegnato assegni. Avrei sfidato subito i carabinieri ribaltandogli la minacia di denuncia alla prima occasione, in quanto possessori di immagini illegali girate in un luogo privato. Avrei quindi atteso di rivolgermi alla magistratura col rischio di sollevare il polverone che infatti si è sollevato.

Bastava un po’ di freddezza e di lucidità mentale e secondo me sarebbe finita lì. Invece, Marrazzo, conscio di essere in un paese di moralizzatori, ha avuto paura. Si è sentito braccato perché sa bene che dei politici, in Italia ma anche all’estero, si deve sapere anche cosa fanno a letto, e con chi.

Marrazzo è stato governatore di una regione in un paese catto-catodico in cui vigono ancora reati morali come gli atti osceni in luogo pubblico.
Marrazzo è vittima del sistema di cui fa parte, come Berlusconi del resto. Con la differenza che quest’ultimo ha basato la sua campagna elettorale sul suo ruolo di padre fedele in una famiglia unita, salvo poi scoprire relazioni con prostitute e presunte “situazioni” con minorenni. Di Marrazzo non ho trovato un comizio o una frase moralista.

Gli esprimo quindi solidarietà umana, con la speranza che l’italia torni un paese normale che si preoccupi dei soldi che i cittadini si vedono fottere dalle loro tasche da una classe dirigente molto più puttana di quattro transessuali.

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ottobre 23rd, 2009 giustizia 14 Comments

Un attentato da compiere a Roma ai danni dei Carabinieri per ucciderne 10 o anche 100.
E’ il 1993, periodo di piena tangentopoli e a meno di un anno dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi in politica con Forza Italia, di cui Marcello Dell’Utri, all’epoca numero uno di Publitalia, era tra i fondatori.
Il sostituto procuratore Antonino Gatto, in aula davanti ai giudici della corte d’appello del tribunale di Palermo, dice che il sicario Gaspare Spatuzza, assieme a Cosimo Grovillo, dopo l’attentato di Firenze in via Georgofili in cui morì una bambina, si incontrò a Campofelice di Croccella con Giuseppe Graviano, che gli disse di avere in ballo una situazione a Roma e che se fosse andata bene avrebbero esultato anche tutti i carcerati.

Gli attentati di Firenze, quello intimidatorio a Maurizio Costanzo e quello in cui morì il giudice Paolo Borsellino, sembrano essere segnali che la mafia lancia allo Stato, e in particolare ai fondatori di Forza Italia.
L’attentato ai carabinieri sembra inquadrarsi in una vendetta nei confronti degli allora capitani De Donno e Mori, presunti mediatori fra l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, e l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino.

E’ Infatti in quel periodo che il boss Giuseppe Graviano si reca assieme ad un gruppo di complici a Roma per organizzare il luogo in cui far saltare in aria i militari dell’Arma, che secondo le dichiarazioni di Spatuzza doveva avere effetti devastanti e causare dai 10 ai 100 morti.
Gaspare Spatuzza nel gennaio del ‘94 incontra Graviano in un bar di Via Veneto, a Roma. Graviano esulta perché dice di aver ottenuto ciò che voleva. “Abbiamo il paese in mano grazie a persone serie ed affidabili, non come quei 4 castrazzi dei socialisti” dice. Le persone nuove sono “Silvio Berlusconi e il nostro compaesano Dell’utri”. Lo cita senza dire Marcello.

Per inciso, l’attentato al pullman pieno di carabinieri nei pressi dello stadio Olimpico di Roma il 31 ottobre 1993, secondo le dichiarazioni di Spatuzza pubblicate anche su L’Espresso di oggi, fallisce per un difetto del detonatore che non si aziona.
Insomma, Antonino Gatto chiude la sua requisitoria chiedendo ai giudici di acqusire agli atti le dichiarazioni sopra citate di Spatuzza, perché dimostrerebbero la colpevolezza del senatore del Pdl.

Il clima in aula si fa rovente, le difese chiedono rinvio dell’udienza per esaminare gli atti.
Nella sua arringa l’avvocato Nino Mormino parla di processo mediatico e di inquinamento istituzionale, frase che farà andare su tutte le furie il sostituto Antonino Gatto.
L’avvocato Alessandro Sammarco parla di azione criminosa da parte dell’Espresso che pubblica i verbali “secretati” delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, e chiede alla corte di proteggere le regole del processo da chi cerca di forzarne il decorso con bugie di personaggi poco affidabili.

L’udienza si chiude alle 11:30, il senatore Dell’Utri che secondo i suoi avvocati avrebbe dovuto rendere dichiarazioni spontanee, non ha aperto bocca.
Si è lasciato intervistare all’uscita dall’aula rispondendo come al solito: non so, non conosco, non ne ho idea.
L’idea sembrano averla i pentiti, i Ciancimino e i papelli.
Venerdì prossimo toccherà alle difese dare la loro versione sulle dichiarazioni di Spatuzza rilasciate nel suo processo in corso sempre qui, a Palermo.

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ottobre 23rd, 2009 giustizia 11 Comments

Udienza del processo d’appello Dell’Utri alla corte d’appello del tribunale di Palermo, il senatore del Pdl imputato nel processo è arrivato in aula per rendere dichiarazioni spontanee nella giornata conclusiva della requisitoria del Sostituto procuratore generale Antonino Gatto.
Dell’Utri prima di entrare in aula, si è concesso ai giornalisti. Le dichiarazioni dei pentiti di mafia rese in questi giorni, a cominciare da quelle di Gaspare Spatuzza, secondo Dell’Utri sono grandi cazzate.

Ore 11.30 Udienza rimandata a Venerdì prossimo come richiesto dalle difese dopo che il sostituto Gatto ha chiesto ai giudici di acquisire agli atti le dichiarazioni rese da Gaspare Spatuzza lo scorso del 6 ottobre.
Dell’Utri non ha parlato. All’uscita dell’aula ha detto che tornerà in tribunale alla prossima udienza solo se non avrà niente di meglio da fare.


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