Non sarò simpatico, certo. Non sarò gradevole, per carità. Non sarò proprio ligio al politically correct. Ma mi piacciono le domande d’assalto. Le uniche possibili per tentare di strappare qualche risposta ai deputati del parlamento italiano che vanno sempre di fretta. Importunarli per strada non è reato.
Io insisto perché ritengo sia sempre di attualità immortalare le reazioni dei deputati alle domande documentate fuori copione.
L’usanza loro più in voga, attualmente, è quella di non rispondere. Cicchitto, col suo rumoroso silenzio mafioso, è quello che in tema di faccia tosta batte tutti. Non so come faccia. E’ un maestro (piduista). Io in confronto sono timido.
Invece Luca Barbareschi risponde. A modo suo, con gli insulti, ma risponde. Un passo avanti!
Barbareschi l’ho incontrato ieri, durante uno dei miei ultimi brevi passaggi improvvisati a piazza Montecitorio.
Gli ho chiesto se conosce un altro deputato come lui in tutta Europa che, oltre al ruolo di pubblico funzionario stipendiato dai cittadini, fa pure l’attore sul set.
Barbareschi mi ha subito dato del pirla che cerca notorietà alle sue spalle. Ma si sbaglia perché io la notorietà potrei cercarla assieme a chi stimo. Non certamente con un deputato che recita su due set: quello delle fiction e quello in parlamento.
Volevo una risposta sul lodo alfano da Barbareschi. Quello che la Consulta si appresta a giudicare il 6 ottobre. Ma Barbareschi non intende parlarne con gente come me “che non è giornalista“. Ma si sbaglia.
E se proprio serve essere giornalisti per chiedere conto a un deputato del lodo alfano, ecco qui la mia iscrizione all’albo.
Mentre Barbareschi tentava una manovra veloce con l’auto per andarsene, gli ho detto che io non sto in parlamento a difendere la causa di un condannato per mafia come il senatore Dell’Utri, suo compare di partito.
Barbareschi mi ha risposto che sono un maleducato che dice cose inesatte, e che se non fosse per la sua veste istituzionale mi avrebbe preso a pedate nel sedere.
Bene. Aspetto Luca Barbareschi in veste di uomo per prendermi a pedate martedì prossimo, all’esterno di quello che lui chiama parco buoi: piazza Montecitorio, pomeriggio inoltrato. Chissà che mentre mi menerà mi spiegherà anche come mai è stato finora più assente che presente in aula!
Sarà che la politica del Pdl è solo uno spot?
La rete è sostanzialmente verità. Le bugie vengono subito smentite ma talvolta gli articoli che si leggono e i video che si consultano possono lasciare qualche dubbio.
Ieri ho postato un video realizzato a Bologna che documenta momenti di protesta per l’arrivo del ministro Maroni.
Nel titolo ho scritto che si vede del sangue ma nel post non ho dato palesi certezze. Ho scritto di studenti e di ultrà ma senza prendere posizione. Mi sono permesso di scrivere l’unica verità verificabile: ho affermato che il ministro dell’Interno sguinzaglia i suoi poliziotti per sedare le democratiche proteste. Oggi aggiungo, di gente che sta certamente peggio di Maroni.
Gli striscioni contro i respingimenti degli stranieri erano legittimi. Per una democrazia s’intende.
Parliamo di Lega Nord, un partito che fa della demagogia razzista il suo cavallo di battaglia. Parliamo del partito del presidente Umberto Bossi condannato per la tangente Enimont e per vilipendio. Uno che brandisce verbalmente i fucili padani e paga uno schifoso razzista come Mario Borghezio per fare sfigurare l’Italia al parlamento europeo. Parliamo di un partito che ha votato il lodo alfano e che fra i suoi alleati annovera un assessore lombardo come Prosperini che fa del suo “sport” l’augurio della garrota ai gay “perché gli porta voti”. Parliamo di un partito che dà voce a uno zoticone come Giancarlo Gentilini che dalla sua Treviso vuole annientare i bambini rom.
Parliamo di un partito che semina odio e cavalca l’ignoranza dei suoi militanti. Miopi di cultura e di legalità. Miopi di altruismo e certezza del diritto. Parliamo di un gigantesco carrozzone che fa dei crocifissi uno slogan politico e un rifugio per analfabeti di memoria. Venduti all’alleato di mafia Silvio Berlusconi per miliardi di vecchie lire perché se così non fosse non avremmo mai sentito Bossi dire che la Fininvest ha a che vedere con Cosa nostra.
Quindi, in ultima sintesi, parliamo di un partito che non ha più niente da dire se non il ruolo di servire un corruttore. Il ministro dell’Interno è un sodale del mercimonio di migliaia di disperati che sono slogan a buon mercato per seminare paura e razzismo e soprattutto disinformazione da dare in pasto ai telegiornali.
Se io mi sono sbagliato a scambiare sangue per vernice ritratta in quel video di ieri ne sono solo felice. Perché oltre al sangue non c’è più niente da spargere. I commenti servono anche per smentire.
Che poi io faccia schifo a qualche coniglio travestito da inquinatore del blog mi fa solo piacere. Aspetto smentite con prove alla mano di ciò che ho fino ad oggi scritto e detto su tutto e tutti in oltre 700 post.
La Lega nord certamente non aprirà mai un blog aperto a chiunque navighi in rete. Perché schifo lo fa davvero. Assieme a Maroni.
Quando il ministro dell’Interno Roberto Maroni arriva in città per un incontro pubblico sguinzaglia i “suoi” poliziotti, incaricati di soffocare nella violenza qualunque forma di dissenso e di democratica protesta.
Le immagini del video sono state girate a Bologna. Si vede un gruppo di studenti, che nel chiedere di presenziare al dibattito di Maroni con uno striscione di protesta vengono caricati dai celerini in assetto antisommossa.
Volano manganellate e fumogeni in un clima di guerra senza esclusione di colpi. E si vede pure del sangue, come al G8 di Genova.
I giornali online scrivono che fra gli studenti si erano infiltrati pure degli ultrà. Ciò che importa è che quei giovani che si oppongono alla politica dei respingimenti di Maroni, vengono respinti. Come bestie.
“Abbiamo portato la moralita’ nella politica“: ha detto oggi al festino delle libertà di Milano lo sfruttatore di donne ed evasore fiscale Silvio Berlusconi.
“Prima di noi gli altri non dicevano agli elettori con chi avrebbero governato e con quali programmi, la nostra priorita’ è rispettare gli impegni presi con gli elettori“.
“..Che non è quello di rubare ci mancherebbe altro…“.
Credo non ci siano commenti a questi delirii.
Quando si arrabbia addenta i polpacci dei poliziotti e si fa condannare. Oggi è ministro dell’Interno del governo italiano più piduista che leghista, il varesino Roberto Maroni.
L’uomo che dovrebbe rispondere al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che gli chiede conto della strage di oltre 600 disperati nel Mediterraneo. L’uomo delle card per i tifosi dello stadio. L’uomo delle ronde. Annunciate talmente in pompa magna che qualcuno si è montato la testa: a Cassano d’Adda si stanno improvvisando ronde anti-camporella per prevenire incontri intimi sulle sponde dell’Adda.
No, non è una boutade come quella di Maroni che ci dice di aver risolto il problema sicurezza, salvo contraddirsi nel riferire che le ronde “non risolvono problemi di crisi“. E allora cosa risolvono, le ronde? E soprattutto dove sono, le ronde? Cosa difendono e da chi, le ronde?
Per il ghetto milanese di viale Sarca Maroni dice di aver “parlato col Prefetto per capire cosa fare“. Chissà perché invece il Prefetto di Latina Bruno Frattasi, dopo oltre un anno, deve rifare una nuova relazione che tenga conto delle “nuove norme” del pacchetto insicurezza per sciogliere il comune di Fondi infiltrato dalla camorra. A Maroni non bastano gli arresti operati dalla magistratura inseriti nella relazione di quel prefetto inascoltato. Preferisce tergiversare fingendo addirittura di non accorgersi che nella padana Buccinasco c’è una cupola di ‘ndragheta alta quanto l’Aspromonte.
Siamo alle solite. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ritiene che gli italiani siano tutti allocchi come quelli che votano Lega Nord.
E’ geloso della sua legge incostituzionale che trasforma uno straniero in “reato ambulante”. Crede di fare bella figura quando attacca i giudici che “non applicano la (sua) legge” con gli immigrati. E querela Famiglia cristiana che lo definisce un “Don Rodrigo bislacco“. Maroni non querela i megafoni di partito travestiti da giornali quando riportano la falsità di cui si vanta, ossia di “aver fermato i flussi di immigrazione clandestina dalla Libia“.
Maroni non evita soltanto i giornalisti che fanno domande. Evita tutti. Anche la folla di Palermo che ha tentato di avvicinarlo durante la cerimonia in ricordo dell’assassinio di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Grazie all’intervento delle “sue” forze dell’ordine.
Esigere verità e coerenza da un Roberto Maroni, corto circuito fatto ministro, è davvero una chimera. Tratta da clandestini gli immigrati in barba alle più elementari norme sui diritti dell’Uomo, quando il primo clandestino è lui assieme a tutti i deputati di Camera e Senato. Auto eletti grazie alla legge maiala e incostituzionale che blocca le preferenze.
Il ministro Roberto Maroni preferisce gli applausi di un uditorio di smemorati piuttosto che i “criticoni di professione“, più propriamente ronde di cittadini incazzati che approfittano di qualche incontro pubblico per alzare la voce. Come è accaduto all’università Cattolica di Milano durante il suo discorso sull’immigrazione.
Maroni è stato contestato da un gruppo di donne che gliele hanno cantate. Nel video postato si vede che è una delle contestatrici ad essere accompagnata all’emigrazione forzata dall’aula. Il ministro clandestino, invece, rimane al suo posto. Davanti alla platea che può stare solo se applaude. A senso unico. Come nei regimi totalitari.
Mi sento di aggiungere una raccomandazione alla platea: “Occhio ai polpacci…”

Oggi ho letto sui giornali che il sindaco di Viterbo, il parlamentare incompatibile berlusconiano Giulio Marini, preme per aprire un nuovo aeroporto nella sua città distante 80 chilometri da Roma. A tal proposito Marini ha incontrato l’imputato ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, per definire il progetto di collegamento ferroviario fra il futuro aeroporto e piazza del popolo di Roma in un’ora e venti minuti. Lo stesso tempo che impiega la Freccia rossa a collegare Roma con Firenze.
Secondo i piani del governo l’aeroporto di Viterbo dovrà sostituire quello di Ciampino. Decisamente più comodo perchè distante dal centro di Roma soltanto 20 chilometri anzichè 80.
Da viaggiatore abituale quale sono (ma potrebbe esserlo chiunque) e per quanto il mio parere possa contare, dissento da questa idea di spostare i voli da Ciampino a Viterbo, pur tenendo conto dei disagi che gli abitanti lamentano da quando il piccolo aeroporto a ridosso delle loro case, da scalo militare si è “allargato” a scalo civile.
Dissento perchè intanto Ryanair avrebbe già fatto sapere che non intende volare su Viterbo. In questo modo la compagnia irlandese potrebbe cancellare tutti i suoi affollatissimi voli quotidiani sulla capitale italiana, compreso quello da e per Bergamo.
Dissento perchè temo che chiudere l’aeroporto di Ciampino per aprirlo nuovo a Viterbo, significa costruire una cattedrale nel deserto destinata ad una fine ingloriosa e impopolare simile a quella di Milano Malpensa (con evidente spreco di denaro e consumo di ambiente).
Viterbo è una città piccola, al centro di un territorio provinciale poco abitato, a sua volta confinante con zone quasi depresse come il grossetano e l’Umbria, per altro mal collegata a Viterbo perché tutto il Lazio è “Romacentrico” in tema di trasporti.
Dissento perchè 80 chilometri da aggiungere ad un viaggio aereo sono troppi. Per il viaggiatore l’aeroporto è già di per sè più impegnativo, disagevole e anche costoso di una stazione ferroviaria. Infatti il sacrificio lo si fa perché si guadagna tempo. Non certamente a Viterbo (a parte per chi ci abita).
Dissento perchè Ciampino, invece che premere per la chiusura, potrebbe sfruttare la presenza del suo piccolo e comodo aeroporto per farne un indotto economico, visto che la stazione ferroviaria, per brutta e sguarnita che sia, già ce l’ha a un solo chilometro in linea d’aria dall’aeroporto. Ed è pure comoda perché ogni 20 minuti si fermano i treni che in un quarto d’ora raggiungono Roma Tremini al costo di un solo euro.
Altro che regalarne 20 ai Taxi, che quando va bene impiegano almeno mezz’ora a zigzagare nel traffico del raccordo anulare per lasciarti al capolinea della metropolitana Anagnina. Altro che regalarne 8 ai pullmann della Ryan air che per raggiungere la stazione Termini impiegano quasi un’ora (a volte anche di più).
Pensiamo i benefici economici che invece una realtà come Ciampino potrebbe avere se passassero dal suo centro migliaia di viaggiatori al giorno!
Davvero non riesco a capire come mai l’amministrazione comunale non abbia ancora provveduto, non dico a rilsciare licenze per costruire alberghi. Non dico a costruire una pista ciclabile di soli tre chilometri fra l’aeroporto e la cittadina. Non dico a costruire un collegamento navetta su rotaia che faccia avanti e indietro dalla comoda stazione. Ma almeno a intensificare le corse degli autobus! Che hanno orari che sembrano fatti apposta per costringere i viaggiatori a pagare taxi e pullmann privati.
L’esempio più lampante è al mattino: il volo da Milano Orio delle 8:25 (sempre pieno) atterra a Ciampino alle 9:20, guarda caso la stessa ora in cui dall’aeroporto parte l’ultimo autobus che con un solo euro fa tappa alla stazione di Ciampino in cinque minuti. Poi il vuoto fino alle 10:40. Cosi’ il viaggiatore è costretto a spendere molto di più in tempo e anche in denaro per raggiungere Roma alle undici anziché alle dieci.
Il bello è che la stragrande maggioranza dei viaggiatori che atterra e parte da Ciampino non sa che potrebbe raggiungere la capitale con poco da fare invidia addirittura a Fiumicino.
Ecco perché spero che tutto questo non sia voluto. Ossia lasciare i disagi a Ciampino per tutelare gli interessi dei tassisti e delle compagnie dei pullmann, in vista della chiusura dell’aeroporto fin quando non si sbloccherà Viterbo.
Del resto costruire un nuovo inutile aeroporto e una nuova inutile ferrovia per la salute e la praticità dei viaggiatori, sarà utile alle tasche di qualche società affamata di appalti pubblici. Inoltre i disagi all’aeroporto di Ciampino sono anche il miglior modo per diffondere un cattivo passaparola fra i viaggiatori sul suo conto, scoraggiandone l’utilizzo.
Spero di sbagliarmi ma per deformazione professionale sono abituato a guardare sempre le due facce della medaglia.
Mi piacerebbe sentire che cosa ne pensa il sindaco di Ciampino Walter Enrico Perandini di quanto scritto e proposto.
Gli ho spedito una mail col link di questo post non potendo finora esserci andato di persona. Da Ciampino ci passo sempre al volo…
Se lo volete sollecitare anche voi potete farlo a questo indirizzo: sindaco@comune.ciampino.roma.it
Se vorrà spiegarci i motivi di tanta fregola per costruire un nuovo aeroporto e una nuova ferrovia nella lontana Viterbo anche il deputato e sindaco Giulio Marini, saro’ ben felice di pubblicare le sue ragioni. Il suo indirizzo mail è marini_g@camera.it

Antonio Padellaro e Marco Travaglio
Il Fatto quotidiano? il totale silenzio di giornali e televisioni di regime sull’uscita in edicola del nuovo quotidiano diretto da Antonio Padellaro.
Il Fatto quotidiano è anche il silenzio delle cosiddette “istituzioni” come il governo: la sua rassegna stampa di oggi pubblica le prime pagine di tutte le solite testate nazionali e alcune di area, ma non quella del Fatto quotidiano.
Il Fatto quotidiano è che nella repubblica di berluscalia non fanno notizia due notizie: l’exploit di un nuovo quotidiano scelto dagli italiani (una) tramite passaparola in rete (due).
Il Fatto quotidiano è che nessun megafono di regime amplifica la notizia dell’indagine a carico di Gianni Letta messa in prima pagina sul Fatto quotidiano. A parte il Riformista che la riprende a modo suo a sei colonne con un sorprendente “Attacco a Letta“. Titolo che di Fatto è una menzogna perchè la notizia di un’indagine taciuta da tutti, compreso dal Riformista, a carico di un deputato caro al corruttore che vorrebbe traghettare al Quirinale, non è proprio un attacco.
L’attacco, se vogliamo, è al Fatto quotidiano che dimostra un altro Fatto: che tutte le redazioni dei giornali di regime a carico delle tasche degli italiani, ieri avevano sulle loro scrivanie almeno una copia del Fatto quotidiano. Comprese quelle dei cortigiani Feltri e Belpietro, che oggi, di Fatto, scelgono titoli roboanti per depistare i loro ignari lettori: il primo, sul Giornale scrive a tutta pagina “Santoro carica i fucili contro Berlusconi” e infila nell’occhiello presunti “teoremi” dimenticandosi che il teorema non è un’invenzione ma una verità scientifica. Quindi verità.
Il secondo scrive a nove colonne “Il pd vuole chiudere Libero” col codazzo al solito Santoro tacciato di voler “fare il martire“.
In un paese normale un quotidiano spazzatura come Libero, fondato su un partito falso che frega agli italiani sei milioni e mezzo di euro di fondi di editoria pubblica non sarebbe un fatto in edicola. Se poi chi lo dirige scrive abitualmente panzane come quelle sul martirologio di Santoro che vuole Travaglio ad Annozero, o è del tutto Fatto o finge di non conoscere un Fatto: che il Fatto quotidiano è una realtà che dal dire è passata al fare. Checché ne scriva Facci.
Insomma, il Fatto quotidiano è che in un’Italia cosi’ artefatta, dopo averlo già fatto, rifaccio i miei migliori auguri ad Antonio Padellaro e alla sua squadra.
Ormai siete un Fatto quotidiano.
Lo sapevate? In Tunisia Youtube è totalmente oscurato grazie ad una legge varata 3 anni fa dal governo del presidente Ben Ali, amico del corruttore Berlusconi, che ha incontrato qui qualche settimana fa.
“Belali” ha chiuso ai tunisini il piu’ famoso sito al mondo di video perchè infastitito dagli attacchi politici dei suoi avversari, che utilizzavano Youtube per raccontare le verità di governo filtrate dai media ufficiali di cui fa parte anche Nessma tv, il canale partecipato al 35 per cento dal corruttore e ripreso dai giornali pochi giorni fa per il suo comizio di bugie raccontato al popolo del Maghreb.
Me l’ha confidato il gestore di un internet point della città tunisina di Sousse, in cui mi trovo di passaggio per qualche giorno, dopo essermi recato in visita al cimitero di Hammamet ad accertarmi di persona che Bettino Craxi fosse stato davvero sepolto.
Ho potuto postare il video di oggi perchè quel gestore mi ha fatto un favore riservato soltanto ai turisti stranieri che ne fanno richiesta. Ha sbloccato i proxy che oscurano Youtube con l’ausilio di un forum svedese che non sono riuscito ad identificare.
Ecco come la rete senza confini trasforma patetico ogni divieto e ogni forma di censura, che serve soltanto a dominare le opinioni di segmenti di civiltà con le “verità di regime”.
Ma di questo nelle idiozie sparate dal corruttore italiano sul suo canale tunisino non c’è traccia. Come di Youtube in tutta la Tunisia.