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agosto 31st, 2009 opinioni 35 Comments

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agosto 30th, 2009 informazione 32 Comments

Nell’Italia delle vacanze e della profonda provincia c’è un federalismo già rodato. A partire dai comuni, dove spesso la vita civile scorre sulle note del sentito dire. Se ne può avere riscontro tramite la singolarità degli usi e dei costumi locali, anche quando si tratta di rispettare le regole che dovrebbero riguardare tutti. Ecco, in questo molti comuni si arrangiano come preferiscono “su indicazione verbale del sindaco” in barba a norme, codici, leggi e leggine. Insomma il lodo alfano fa da timoniere, i comuni si fanno a loro volta i loro lodi locali.

Uno dei tanti esempi che si trovano in rete è documentato da un cittadino a Gatteo a Mare, riviera romagnola, che i telegiornali hanno messo sotto i riflettori proprio in questo week end per ben altri motivi: elezione di Miss Nonna italiana 2009.

Ebbene gli ausiliari del traffico locale pare abbiano avuto incarico dal sindaco della cittadina adriatica di non multare almeno per il primo quarto d’ora le auto parcheggiate sulla pista ciclabile.

Divertente e colorito il confronto fra l’ausiliario e il cittadino che ne riprende la condotta. E’ l’ausiliario stesso che ammette di non multare su indicazione del primo cittadino di Gatteo, che avrebbe pregato i controllori del traffico di “non fare gli stronzi“.
Sarà per la crisi o per un po’ di sana ingenuità. Fatto sta che chi si reca a Gatteo può tranquillamente parcheggiare la propria auto sulla pista ciclabile certo di farla franca. Ciclisti e pedoni, sempre che non siano abbastanza stronzi da documentare la singolare ordinanza verbale, s’arrangiano come possono. Potranno sempre scattare una foto alla targa dell’auto, in vacanza pure dal codice della strada, e spedirla come cartolina.

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agosto 28th, 2009 opinioni 28 Comments

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Parlare in tivù è vietato, ma ragionare e sognare in rete ancora no.
A Genova il Pd festeggia il suo “fine vita” col discorso del presidente della Camera Gianfranco Fini. A Rimini Comunione e Liberazione applaude il patrono bipartisan di Compagnia delle opere e Cooperative rosse Pierluigi Bersani, futuro segretario del pd finito. Soprattutto quando giudica Internet “tecnologia da ambaradan con la quale non si può fare politica perché non ci si guarda in faccia“. La platea di ciellini plaude nonostante, suggerendogli che per vedersi in faccia esistono le webcam.

Ma Bersani ridacchia, lascia Rimini e va a Genova dal popolo padan-pidin, pardon piddino, che si spella le mani quando dice che il suo sarà un partito di sinistra, “liberale e democratico”. Nessun cattocomunista presente in sala gli ha chiesto perché l’establishment non vuole la candidatura di Beppe Grillo alla segreteria. I piddini col cervello annebbiato sono già morti, hanno dimenticato. Bersani lo sa, perciò fa solo annunci disordinati e contradditori. Parla della Rai, dice che non gli piace “libera a fette, ma servono giornalisti con la schiena dritta“. Bene, suggerisco al Pd di non preoccuparsi di Rai3. Anzi, dal cda dell’azienda pubblica sfratti le sue pedine di partito e lasci al suo posto il direttore Paolo Ruffini invece che sostituirlo con qualche “ruffiani“. E’ l’unica possibilità che rimane agli italiani di vedere ancora “Report“.

Insomma Bersani è il fantoccio ideale per la  segreteria alla cappella mortuaria del Pd perché detesta Di Pietro e ama, senza laicità, i volgari e incestuosi inciuci col Pdl. Un po’ come Walter Veltroni, che si cosparge il capo di cenere ammettendo che il potere di Berlusconi “non è tutta colpa sua“. Ammette che la colpa è proprio sua assieme a D’Alema, Bertinotti e Prodi, capaci di trasformare la Rai in un bordello di lottizzazioni, di creare la Bicamerale e di lasciare la legge sul conflitto d’interessi solo sulla carta.

Intanto il corruttore minimizza con un “Nulla di nuovo, è la sua linea” riferendosi a Fini dopo il discorso di Genova su bioetica e immigrazione. Ribalta sempre la realtà. Dà del suo agli altri mentre per mantenere le promesse fatte alla mafia in campagna elettorale invita un ministro della Repubblica, (Tremonti) nella sua villa di Arcore per discutere di come trovare i soldi a fondo perduto da regalare al Meridione sotto le mentite spoglie del “Comitato per lo sviluppo del Sud“.
Altro che “chiacchiere di Ferragosto per riempire i giornali!”  Qui c’è in ballo la libertà e la sovranità degli italiani, indifferenti al loro presidente del Consiglio che discute di come raccattare soldi dalle loro tasche per finanziare il voto di scambio. Il Corriere ha occultato l’argomento dell’incontro con un titolo fuorviante: “Bossi, i voti li portiamo noi“.

Occultamento e censura dei media di regime sono la “scelta di campo“ imposta dalla nuova P2. Come quella della Rai, denunciata da Aldo Grasso sul Corsera qualche giorno fa in un articolo dedicato al latrocinio delle frequenze prima, e delle piattaforme televisive poi, culminato col trasloco dei canali Rai dalla piattaforma di Sky a quella di Mediaset. Per il porco piacere del devoto Silvio Berlusconi, in procinto di lavarsi l’anima con i calici di vino rosso alla cena dell’Aquila, assieme a monsignor Bertone e a Mara Carfagna, aborto di ministro.

In questo quadro la Lega continua la sua parte di clown da palco. Scimmiotta la lap-dance crocifiggendo il Vaticano anziché l’Islam, e manda il ministro Zaia a dire che vuole edizioni di tg regionali in dialetto. Dei contenuti fatui la Lega non si occupa. 
Intanto Roberto Calderoli va a Scafati (SA) a ritirare il premio Giovanni Paolo II per “aver promosso i valori dei cattolici“. Proprio lui, il ministro porcata delle vignette anti Islam, che umilia i maiali sui terreni destinati alle moschee. La notizia? Il premio glielo offre Espedito De Marino, ex chitarrista di Murolo ma soprattutto militante locale dell’Italia dei Valori. Unico motivo per il quale il partito di Di Pietro appare sui giornali di regime.

Nell’attesa che cominci settembre e si chiudano le ferie assieme ai cancelli di migliaia di aziende, flotte di operai in strada comporranno il corteo di fine vita della casta. Tutti assieme, in comunione per la liberazione dai poteri di mafia e Stato.
Parlare in tivù di questi argomenti è vietato, ma sognare in Rete ancora no. O no?

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agosto 27th, 2009 attualità 30 Comments

La Rai non trasmetterà il trailer Videocracy di Eric Gandini che ripercorre gli ultimi 30 anni della televisione italiana perché “è un film che critica il governo senza contradditorio“.
La Rai a pizzo obbligatorio che regala 300 mila euro l’anno ad Alda D’Eusanio per farsi i ditalini, non osa diffondere il conflitto di interessi del puttaniere, spiegato nel film, perché indurrebbe i telespettatori a pensare che attraverso la televisione il governo orienta e influenza le convinzioni dei cittadini a proprio favore assicurandosene il consenso.

La Rai non rifiuta soltanto il film. Rifiuta anche gli spot dell’opera di Gandini. Secondo le motivazioni spiegate nella lettera di viale Mazzini in burocratese, lo spot veicola un “inequivocabile messaggio politico di critica al governo perché proietta alcune scritte con i dati che riguardano il paese alternate ad immagini di Berlusconi, anche se quei dati sono di statistiche ufficiali”. Come quello che colloca l´Italia al 67esimo posto nelle pari opportunità.

Nella lettera di rifiuto si legge che “le immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all´ordine del giorno riguardo alle attitudini morali del presidente del Consiglio e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell´attività di imprenditore televisivo“.

Insomma le puttane nude che sculettano vanno bene solo nei varietà, non in un film sulla storia d’Italia che tira in ballo il corruttore e che non viene studiata nemmeno nelle università.
Erano ancora d’oro i tempi di “Viva Zapatero” e “Il caimano” con tanto di spot sulle reti Rai. Con la censura di Videocracy l´Italia è davvero cambiata.

Fantastica anche la motivazione dell’ovvio rifiuto di Mediaset. “Quel film è un attacco al sistema televisivo commerciale. Inopportuno trasmetterlo“.

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agosto 26th, 2009 informazione 44 Comments

Dopo il tour in macchina in giro per l’Italia mi sono fermato a San Remo per qualche giorno, dove al mattino do una passata ai principali giornali che gli italiani comprano. Ogni giorno ne leggo di cotte e di crude. Ci vorrebbero 4 o 5 post quotidiani per sburgiardare le volgari cortigianerie che trovano spazio in prima pagina. Soprattutto su Libero e il Giornale. Gli editoriali dei neodirettori “la vendetta” Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro sono tributi di pornografia mascherata di saggistica. E’ davvero un pugno allo stomaco leggere Feltri che si definisce “libero giornalista senza condizionamenti e non cortigiano di Berlusconi. Salvo poi mandare alle rotative a caratteri cubitali che “Berlusconi è censurato in Rai“ e altre fesserie peggiori.

Anche Maurizio Belpietro se ne inventa una al giorno pur di rinvigorire le vendite dell’house organ di Sforza Italia. Non solo la saga sul presunto tesoretto estero degli Agnelli. Recentemente ha bollato gli investimenti in opere pubbliche pianificate dal governo Prodi per il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia “sprechi“, comprendendo la pista ciclabile del ponente ligure. Una delle poche opere utili alla sicurezza stradale realizzate finora in Liguria, che ha riqualificato una ferrovia dismessa dove fino a pochi anni fa regnavano incuria, degrado e discariche a cielo aperto.
Belpietro evidentemente quella pista ciclabile non l’ha mai vista. Ci venga a fare una pedalata! e mentre ammira il mar Ligure pensi a un editoriale da prima pagina su Libero in cui trattare i soldi che il suo editore presidente del Consiglio ha regalato alla mafia di Catania e a quella palermitana di Lombardo. Col beneplacito della Lega corrotta. Quelli sì che sono soldi sprecati! Un po’ come i 6 milioni e mezzo annui che ”Libero” incassa dal fondo dell’editoria per essere voce di un movimento inesistente come il partito monarchico. Fondi di cui Belpietro beneficia con lauto ingaggio e codazzo di stipendio.

Io su quella pista ciclabile del ponente ligure ci ho fatto un giro. Ne ho apprezzato la bellezza e l’utilità, sia per i turisti che per gli abitanti. Soldi spesi molto meglio che regalarli alla mafia siciliana amica di Berlusconi, Scapagnini e Dell’Utri. Perciò invito Maurizio Belpietro a fanculo.

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agosto 25th, 2009 ambiente 108 Comments

Dai commenti che ho letto nel precedente post ho notato molti napoletani indignati per il fatto che “io conosco solo un lato della loro realtà”.
Sarà. Io continuo a ritenere che una democrazia civile non si possa permettere, tantomeno abituare e giustificare, uno scempio ambientale come quello che si vede in giro per la Campania, mostrato a spicchi in video e che - ahime - riguarda anche gli incendi dolosi.
Mi chiedo dove sono i sindaci, gli assessori, i netturbini a libro paga di tutti e i napoletani incazzati abitanti di quelle aree inquinate oggetto di veri e propri attentati alla salute pubblica. Compreso quella dei loro bambini. Il resto sulle critiche personali mi avanza.

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agosto 23rd, 2009 opinioni 81 Comments

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Ho passato 3 giorni a zonzo per Napoli alloggiato in un hotel nei pressi della stazione. Ho allungato la permanenza in città mio malgrado, perché nonostante a Napoli ci sia andato decine di volte per seguire i processi in tribunale, non ho mai avuto il tempo di assorbirne a pieno i ritmi.
In questi giorni Napoli brulica di turisti francesi inglesi e cinesi, ma la città è in ferie. Si fatica a trovare una lavanderia, un parrucchiere e persino un negozio di alimentari aperto. Tanto poi arriva la regione Campania a dar retta ai sindacati del turismo che piangono crisi e battono cassa.
Per ora a Napoli hanno chiuso i battenti pure i disoccupati e i mendicanti di strada. Niente proteste, niente tamburi e niente elemosine lungo i marciapiedi. Dagli incroci sono scomparsi anche i lavavetri, assieme ai carrettini dove acquistare le granite al limone.

Nella Napoli ferragostana i napoletani sono una minoranza. Quei pochi rimasti alzano il volume della radio e della voce. Rivendicano il loro potere sul territorio ma gli africani col loro silenzio li battono. La città è un bazar di cianfrusaglie: borse pellami bigiotteria vestiti kebab e tanta sporcizia mescolata a qualche napoletano, che se ti vede passeggiare 2 volte lungo lo stesso tratto ti ferma per offritri l’Iphone che nasconde sotto l’ascella. Se rispondi che già ce l’hai opta per droga, donne o pistole. Un tale dall’aspetto insospettabile sulla cinquantina davanti a un Mc Donald mi ha offerto P38 e revolver a buon prezzo. Bastava che pagassi.

Napoli è cara anche per questo. Perché lungo le sue strade non sei padrone di osservarla nella tua beata solitudine. Il napoletano è una sorta di giornalista inconsapevole: ti cerca, vuole sapere di te per renderti cliente se sei uomo e merce se sei donna. E’ stupefacente come una gonna appena sopra il ginocchio o un decolleté abbronzato suscitino gli sfottò accompagnati pure da qualche pacca sinistra. Per carità, a Napoli sarà pure un lusinghiero segno di apprezzamento nei confronti delle donne, ma in più di un’occasione ho sentito urla di spavento con codazzo di risate del napoletano di turno virilmente divertito. Fiero di vivere dove la deregulation è regola.

Il centro di Napoli, assieme alla provincia, brulicano pure di prostitute. Agli angoli dei marciapiedi sostano matrone russofone ma anche napoletane prosperose e assai stagionate. Le più giovani avranno 50 anni. Costa poco servirsene: 20 euro il coito e altri 10 per la camera in cui ti conducono nel volgere di pochi passi. Topaie senza finestre di 15 metri quadrati al lume fioco di candela, che lascia intravedere un letto a piazza e mezza rivestito di lenzuolo rosso cosparso di chiazze e sul pavimento pezzi di carta igienica usata. La location di questi nidi di sesso è il classico vicolo cieco lungo il quale va e viene l’albergatore, solitamente un vecchio che ingoiati nella tasca i 10 euro ti indica quale porta varcare fra le tante. Niente ricevuta fiscale e niente chiasso. Qui la legalità è utopia nonostante si stia a un chilometro in linea d’aria dai palazzi del potere e pure dal tribunale del capoluogo campano.

Napoli è la città del sole. Quando non tira vento il suo calore trasforma l’aria in afa appicicaticcia come quella di Milano. L’asfalto rovente lascia poco spazio alla fantasia. Urge trovarsi l’ombra e spesso per starci devi camminare raso muro oppure infilarti in qualche stradina laterale, dove quasi sempre ti imbatti in banchetti abusivi che emanano profumi invitanti. Non solo di pizza e zagara ma anche di piscio e vomito che rilasciano gli angoli dei marciapiedi, talmente fetido da non riuscirci a stare.

Insomma, quando anche i napoletani bene vanno in ferie città e provincia trasudano tutto il loro desolante stato di abbandono. Con le discariche disseminate dappertutto sembra di stare in un campo rom senza soluzione di continuità. Peccato perché di fronte a cotanta grazia l’impressione che il turista si fa di una città non è proprio ottimale. Qualcuno obietterà: “Be’ ma che cosa pretendi da una zona malfamata come la stazione?” Rispondo che la stazione è la porta sul mondo che circonda la città, ed è anche il suo biglietto da visita.
Infatti, per farmene un’idea, ho girato l’entroterra fino a Caserta evitando di andare sul solito lungomare partenopeo. Troppo semplice e riduttivo renderlo simbolo di benessere di una vasta area metropolitana che oltrepassa il milione di abitanti.

Io a Napoli ci sono passato in macchina. L’ho parcheggiata fra le striscie blu e sono stato l’unico ad aver pagato la sosta perché gli altri automobilisti dicevano che in questi giorni di ferie nessun vigile sarebbe passato ad appioppare le multe. Avevano ragione.
Prima di salirci, il mattino successivo, l’auto l’ho trovata ricoperta di lampadari con l’invito del negoziante a spostarla “dal posto del suo furgone“. Ho preferito evitare discussioni perché ho capito che certi approcci, a Napoli, sono frutto di una prepotenza che è sistema.

Ci sono un milione di motivi per rendere Napoli notizia. In ogni suo scorcio. Un labirinto di illegalità consolidata e accettata che coesiste con carabinieri e Polizia, succubi per la banale legge dei numeri che vanifica regole e normative, svuotate di sacralità istituzionale visto che qui, a differenza di altre aree d’Italia, nessuno le fa rispettare.

La stampa potrebbe andare a tambur battente su questi temi. Giornali e televisioni anziché sbatterci in primo piano il facciotto insopportabile di Gigi D’Alessio e imbottirci di balle su Kabul e Bagdad potrebbero dare visibilità ad una realtà così unica e federata. Il quotidiano “Il Mattino“  ha di recente pubblicato la foto di un tale che getta in una discarica abusiva uno pneumatico, che è stato arrestato. Si trattava di un serbo, non di un napoletano.

Sia chiaro! Il mio breve soggiorno partenopeo è servito per arricchirmi di dettagli che sapevo solo per sentito dire.  Non mi si dica che ho disprezzo per i napoletani e la Campania. Anzi, Napoli italiana la osservo da italiano per amor di patria e per amor dei figli di quella terra, oltre che per la stima di quei pochi napoletani che finora ho conosciuto tramite la rete. Pochi, appunto.

Domani pubblicherò un video su ciò che ho documentato girando Napoli e provincia tranne le topaie, intraviste solo dopo essermi rivolto a un albergatore di strada simulando finto interesse per una prostituta. Le immagini che proporrò serviranno tanto per non dimenticare il corruttore che annovera: “Ciò che ho fatto è ripulire Napoli”.  Ripulita da che cosa?

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agosto 22nd, 2009 politica 25 Comments

orgia-berlusconi-ferrara

I giornali e le televisioni sono in alto mare alla ricerca degli immigrati dispersi. Quando toccano terra sono a Kabul o a Baghdad. I mali italiani possono attendere e sostare in un angolo, a pagina 20. A meno che non si tratti di feste di partito e di inciuci. Come quello del partito democratico. Ospiti d’onore le ministre di Berlusconi a partire dalla Carfagna seguita da Schifani, Matteoli e Tremonti. Sì, il Pd invita le ministre di Berlusconi e La Russa si incazza perché il corruttore non è stato invitato sul palco di Franceschini, D’Alema e Bersani. Colui che accusa Di Pietro di un veltroniano “antiberlusconismo sciocco” assieme ad Edmondo Berselli sull’Espresso, che lo arena nelle “mobilitazioni giustizialiste“. Beppe Grillo capirà che Bersani ha già vinto la partita delle primarie del partito derelitto…

Pdl e Pd sanciscono, o se preferite confermano, la loro unione proprio a Genova, con Bossi che fa il pesce in barile e l’Udc di Lorenzo Cesa che flirta con Clemente Mastella, l’europarlamentare rinviato a giudizio che vede di buon occhio la candidatura dell’imputato Antonio Bassolino alla carica di sindaco di Napoli (sarebbe il suo terzo mandato). Non a caso anche l’Udeur si prepara alla festa di Telese Terme. Fra gli invitati c’è pure Filippo Facci, sguattero a libro paga del corruttore per definire Di Pietro squallido.

Nell’orgia dei festini di partito l’avvocato ministro dell’ingiustizia ombra Niccolò Ghedini querela Antonio Di Pietro perché nel suo blog scrive che Berlusconi sputa nel piatto in cui mangia. Quello della mafia sua alleata che lo vota incontrastata in Sicilia dal ‘94 e premia i suoi condannati a Camera e Senato. Come Marcello Dell’Utri. Ergo: la procura dovrà indagare ancora su Berlusconi e i suoi rapporti con la mafia per stabilire se ciò che scrive Di Pietro è vero o no. Ecco perché il leader Idv si augura che la querela non si limiti a un patetico annuncio.

Nell’orgia dei festini di partito Carlo Giovanardi vomita idiozie su Beppe Grillo, reo di incoraggiare il consumo di spinelli dal suo blog, chiedendo alla procura di avviare indagini. Ergo: il magistrato, ammesso ci sarà, dovrà indagare i dettagli della legge Fini-Giovanardi prima di sentenziare il falso, ossia che Beppe incita all’uso delle droghe.

Nell’orgia dei festini di partito Vittorio Sgarbi annuncia di denunciare Beppe Grillo per istigazione a delinquere. Il comico sarebbe colpevole di aver incorporato nel suo blog un video in cui il diffamatore di giudici a mezzo televisivo insulta un giovane che lo disapprova durante un comizio in piazza, a Salemi, dove Sgarbi è sindaco. Da quando riceve per posta teste mozzate di maiale, il truffatore dello Stato ha preteso la scorta pagata da noi. Esattamente come Emilio Fede e il cardinale Bagnasco. Clementina Forleo, al contrario, la scorta se la sogna.

Nell’orgia dei festini di partito si parla di elezioni regionali del 2010 e di alleanze. Mastella e Casini sono le escort bisex di tutte le coalizioni. Disponibili e promiscue in funzione delle logiche di potere, distanti dagli interessi della collettività chiamata ad esprimersi alle urne. Attive o passive, a destra o a sinistra per loro l’importante è montare in poltrona.

In quest’orgia volgare Antonio Di Pietro e Beppe Grillo sono “uomini soli”. Colpevoli di esistere. Nemmeno chiedere una dedica ai Pooh che stanno finendo la loro ultima tournee potrebbe salvarli. Soli fra i talebani del potere italiano, che a differenza di quelli afghani che tagliano le dita a chi si reca a votare, tagliano i ponti delle trattative per non opporsi al corruttore. Tagliano i ponti con le migliaia di italiani che si preparano ad un settembre da cassintegrati o da disoccupati. Tagliano i ponti con i nuovi sfrattati che non riescono più a pagare il mutuo. Tagliano i ponti con la realtà di tanti nuovi elettori informati in rete incazzati.

In settembre l’Italia dei valori, a Vasto non farà una festa. Farà un congresso con molti ospiti sul palco per parlare dei temi caldi agli italiani, che i talebani del potere non trattano. A differenza dei festini orgiastici degli altri partiti, a Vasto i cittadini connessi in rete potranno interagire con gli ospiti sul palco per porre domande. Io sarò fra i moderatori degli incontri. Prometto che, tempo permettendo, non censurerò nessuno. Spargiamo voce.

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