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maggio 31st, 2009 informazione 24 Comments

La richiesta di Antonio Saladino nei confronti di Clemente Mastella di incontrare il costruttore Valerio Carducci, era stata preceduta da un accordo fra quest’ultimo e il capo dell’opus dei calabrese.

QUI la conversazione telefonica depositata agli atti.

A.Saladino: Pronto, sono Tonino
V.Carducci: oh oh oh!
A.Saladino: dove sei?
V.Carducci: grazie del messaggio! Sono qui dal ministro Baccini in attesa
di essere ricevuto.
A.Saladino: aah! io sono a Roma pure io.
V.Carducci: a sei a Roma?
A.Saladino: ci prendiamo un caffè?
V.Carducci: ma no Tonino! Ma no ma lo sai devo stare in aeroporto all’una
A.Saladino: ah no no va bè…
V.Carducci: mannaggia!
A.Saladino: l’altro giorno con cita t’abbiamo pensato t’abbiamo pensato
V.Carducci: sì?
A.Saladino: perché abbiamo trovato un rhum rarissimo ma di una bontà unica e mi ha detto, questo dobbiamo regalarglielo a Valerio e va bè
V.Carducci: Ha ha ha…
A.Saladino: e t’abbiamo pensato. Gli ho detto anche perché gli devo fare una bocca dolce a Valerio, visto che ai miei amici gli fanno mangiare fiele mh mh….
V.Carducci: ha ha mannaggia la miseria… SENTI!
A.Saladino: …meglio farlo ubriacare che fargli mangiare fiele

V.Carducci: madonna mia, senti sei arrivato stamane Tony?
A.Saladino: sì sì sono con Cristina che stavo a lavorare…
V.Carducci: senti, no ti volevo, per quanto riguarda quella stupidaggine di quel ragazzino è andato tutto bene eh?
A.Saladino: sìì ma quella è una stupidaggine va bè te pare…
V.Carducci: eh però, insomma…
A.Saladino: è un coglione è andato in panico cioè… gli sei venuto in mente tu secondo me (ride) non sapeva che cazzo dire secondo me questa è la verità
V.Carducci: sì…
A.Saladino: è una crisi di panico, dai!
V.Carducci: però vedi i danni uno che può fare
A.Saladino: sì sì, io però io e te ne avevamo parlato di un ragazzino un po’ saltato di testa eh, saltato di testa…

V.Carducci: senti Tony ti volevo dire allora per mettersi a disposizione con mastellone o così, magari dai disposizione lì alla, alla Cristina
A.Saladino: eh eh, sì sì sì
V.Carducci: perché insomma, almeno non si sa insomma
A.Saladino: ma io…(incerto) meglio rutellone o no?
V.Carducci: vedi te, vedi te
A.Saladino: va bè mo parlo io parlo io parlo io, ci vediamo con Aliprandi ci vediamo… va bene?
V.Carducci: d’accordo, un abbraccio
A.Saladino: ci penso io non ti preoccupare
V.Carducci: ciao
V.Saladino: ciao Valeriuccio ciao ciao ciao

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maggio 29th, 2009 informazione 29 Comments

Tra una settimana gli italiani saranno chiamati alle urne per votare i candidati da mandare all’europarlamento di Bruxelles. Ce ne sono tanti. Alcuni sono di spessore come Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Carlo Vulpio, altri sono impresentabili come Clemente Mastella. Già dipendente Rai per intercessione di Ciriaco De Mita, già deputato per 5 lustri, già senatore e ministro dell’ingiustizia del governo Prodi, già ministro anche del primo governo Berlusconi, già rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione a delinquere e concussione dalla procura di Napoli, già in fraterna confidenza con Antonio Saladino che chiama Tonì, anima e corpo dell’Opus dei calabrese, numero uno degli indagati nell’inchiesta Why not sul destino dei finanziamenti che giungevano a decine di società create assieme ai partiti ridotti a comitati d’affari, definito da De Magistris “uomo al centro di un potere politico-economico non discutibile che manifesta una conoscenza verso esponenti politici di riferimento nazionali e regionali“.

La telefonata intercettata, depositata agli atti, risale al marzo del 2006 quando Mastella, da deputato, era alle prese con la sua campagna elettorale targata Udeur, col quale raccoglierà l’1,4% di voti che una volta messi sul tavolo di Romano Prodi gli varranno in cambio il dicastero alla giustizia per tutta la breve durata del governo.

Fino ad oggi quella telefonata fra Saladino e il candidato europeo del Pdl Clemente Mastella, era stata pubblicata soltanto sui giornali. Dal colloquio emerge lampante l’immediata disponibilità di Mastella nei confronti del principale indagato di Why not a ricevere il costruttore toscano Valerio Carducci, titolare di un’impresa che già da tempo si aggiudicava appalti pubblici.

Da oggi quella telefonata è dsponibile anche in versione ufficiale QUI per la sua diffusione, affinché gli italiani sentano, sappiano e si facciano una propria idea prima che il governuncolo del corruttore vieti l’utilizzo delle intercettazioni, come ha intenzione di fare subito dopo il voto delle europee.
Buon ascolto.

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maggio 28th, 2009 opinioni 41 Comments

Ieri sera Matrix su Canale 5 ha mandato in onda per intero il comizio di Antonio Di Pietro tenuto in una piazzetta di Padova l’altro giorno. E’ stata mezz’ora di fuoco, filata via tutta d’un fiato, con qualche inquadratura che ogni tanto indugiava sul volto serio e pietrificato del conduttore Alessio Vinci e talvolta a tutto schermo su una sedia vuota, con a fianco il logo Italia dei Valori.

Non potevo credere ai miei occhi e alle mie orecchie! Vedere Di Pietro su Canale 5 urlare al governo fascista, piduista e xenofobo, dare dettagli sulla sentenza Mills e lanciare strali contro ogni provvedimento governativo.

Poi pensandoci un po’ su e mi è venuto in mente che proprio ieri i giornali hanno dato notizia della sentenza che impone il reintegro di Enrico Mentana a Mediaset. Sì, l’ex conduttore proprio di Matrix, che pare abbia gettato la spugna dopo 17 anni di attività perché voleva portare in trasmissione Di Pietro. Lo stesso al quale Alessio Vinci, a fine comizio,  ha lanciato uno sconsolato invito come a voler far intendere che l’ex pm abbia dato bidone alla sua ospitata.

Mentre scrivo non so nulla di più ma continuo a chiedermi cosa ci sia stato dietro la decisione di mandare a manetta un comizio intero di Di Pietro al pubblico berlusconizzato di Matrix, nonostante il programma stia dando spazio alle elezioni europee.
Mossa di difesa che vanifica le motivazioni intentate da Mentana per il suo reintegro al ruolo di conduttore?
Mossa politica di pura par condicio obbligatoria per la campagna elettorale? Ma allora che senso avrebbe averla sempre violata in passato?
Oppure è stata una mossa di rivolta interna aziendale e di sfida all’editore presidente del consiglio editore?
Una volta tanto, anch’io navigo al buio.

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maggio 27th, 2009 politica 33 Comments

I socialisti catalani di Barcellona hanno stampato in primo piano il faccione del corruttore su gigantografie di 6 metri per 3 con scritto che è arrivato a cambiare le leggi per evadere la giustizia. E’ in sintesi la reputazione che il corruttore (pure di teenager?) ha nella latina e cattolica Spagna di Zapatero. Lo stesso che si appresta ad incontrare in giornata per una recita elettorale. .
Qualcuno ricorda quando sugli aerei Ryanair si leggeva a tutto tondo “grazie Alitalia”?. Serviva a sbeffeggiare la differenza di prezzi che la compagnia irlandese sapeva offrire alle migliaia di passeggeri sottrati alla carissima compagnia italiana. Ecco, l’Italia è un paese talmente comico da aver superato la satira. Perciò i comici rimasti sono ridotti ad andare a Zelig.

Si dice che il corruttore terrorizzato passi il suo tempo a staccare i petali al ritmo di “Noemi - Noami” mentre la televisione si sforza di parlarne nei salotti. Ma - ahime - i protagonisti chiamati al ruolo sono poco efficaci e poco informati. Come a Ballarò, vetrina della sinistra con l’applauso a comando. Mi vien da ridere al pensiero che sia spacciata come trasmissione seria quando vedo accomodati in studio servi di partito come Sandro Bondi e Maurizio Belpietro.
Io non parlo con chi mi dà del tu” tuonava con la zucca arrossata il poeta comunista travestito da ministro a Franceschini. Peccato che di lì a poco pendeva dalle labbra secche di Marco Pannella mentre, dandogli del tu, gli ricordava il conflitto di interessi del suo presidente.

Anche il direttore di Repubblica Ezio Mauro ha perso punti perché non si capisce se ci è o ci fa. Sulla condanna per rapina all’ex fidanzato di Noemi incalzata da Bondi poteva rispondere di sì, come papà Letizia che il corruttore reputa amico a sua volta condannato in primo grado per corruzione annullata in appello. Ma forse lo doveva sapere. Ed è qui che casca l’asino perché in questo modo, Mauro, si è fatto mettere nel sacco dal ministro più fantozziano che la storia repubblicana ricordi. E il regista di Ballarò non è giunto in suo soccorso mostrando uno straccio di immagine di quelle gigantografie catalane.

Ma meno male che i dibattiti politici televisivi sono seguiti soprattutto dagli avventori dell’ambiente. Tolto qualche patito idealista la platea di spettatori è formata soprattutto da consiglieri e assessori di comuni e province. Perché opinione e consenso politico non si costruiscono a Ballarò o ad Annozero ma con le bugie e gli omissis dei telegiornali, oltre che con le finte inchieste della domenica pomeriggio. E anche coi telefilm. Il più temuto è proprio quello con protagonista Noemi, rovina del corruttore.

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maggio 26th, 2009 giustizia 11 Comments

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Livia Pomodoro, presidente del tribunale di Milano

Il giudice della sentenza Mills, Nicoletta Gandus, definita estremista di sinistra dal corruttore impunito, ha trovato spazio a reti unificate e su tutte le prime pagine dei giornali. Per la gravità delle accuse del premier in conflitto di interessi rivolte a una figura che risponde soltanto alla legge, si potrebbe dire.
Bene, ma a fronte di tanto chiasso per quelle frasi fuori di senno del corruttore non si capisce perché la risposta della presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, trovi soltanto spazi nascosti nelle pieghe delle pagine interne dei quotidiani, intorno alla 20 o giù di lì, per difendere l’operato dell’organo che presiede. Come ha fatto il Corriere di oggi che proprio a pagina 20 scrive.

Caro direttore, sul processo Mills:
ciò su cui invece voglio dare testimonianza e ciò di cui io stessa nel mio ruolo mi rendo garante è l’imparzialità e correttezza del Tribunale di Milano. La decisione dei giudici della X sezione penale è stata presa all’esito di una lunga istruttoria cui il collegio ha atteso con grande attenzione e secondo le regole processuali nelle quali la dialettica e le garanzie della difesa sono state, e del resto gli stessi avvocati ne hanno dato più volte atto, tutte rigorosamente rispettate. Il collegio, presieduto dalla dottoressa Gandus, ha altresì depositato la decisione nel termine previsto, come peraltro avviene nella stragrande maggioranza dei casi e da parte di tutti i collegi del Tribunale. I giudici, tutti, sono soggetti, come recita la nostra Costituzione, solo alla legge e ciò è l’imperativo categorico per la coscienza di ognuno di noi. A maggior ragione non possono esservi dubbi che il difficile esercizio della giurisdizione, nel caso di specie collegiale, è stato compiuto, come avviene peraltro quotidianamente, nell’interesse esclusivo della giustizia.

Livia Pomodoro

Questa differenza di trattamento di visibilità, altro non è che estremismo di certi direttori di giornali lecca lecca.

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maggio 25th, 2009 economia 30 Comments

Bando alle ciance. Noemi per il corruttore è un caso patologico che con la condanna di David Mills lo ha già definitivamente sputtanato in tutto il mondo. A poco o a nulla servirà “lo sforzo per far passare la realtà sul piano internazionale”.
Ciò che conta per la tenuta di un regime è la stabilità economica dei cittadini, soprattutto per quelli abituati a ritenere debba essere sempre lo Stato a dare loro un lavoro. Categoria dominante in Italia.

Vista la situazione economica attuale io continuo a ritenere che questo governo non arriverà alla fine dei 5 anni di legislatura. Molla del crollo sarà la crisi economica che merita un paio di considerazioni lucide partendo dai numeri: in Italia ci sono 5 milioni di dipendenti pubblici e 12 milioni di pensionati. In tutto 17 milioni di stipendiati per i quali la crisi, fino ad oggi, non è ancora iniziata.
Considerando chi tiene famiglia, l’importo di 17 milioni va ragionevolmente moltiplicato per 2. Sono perciò almeno 35 milioni gli italiani che vivono grazie all’introito statale. A questi dobbiamo sommarne altri 15 milioni fra dipendenti di aziende private, precari e stranieri alle prese con le cooperative. Che in totale danno 50 milioni. Per arrivare a 60 milioni di residenti in Italia rimangono circa 10 milioni di imprenditori, che coi loro guadagni di impresa pagano i loro dipendenti ma anche quelli degli altri 35 milioni del settore pubblico e delle pensioni con le tasse. Una delle anomalie italiane è proprio questa sproporzione fra mantenuti (con rispetto per chi lavora) e produttori di ricchezza.

Veniamo ai conti pubblici. La deflazione, cioè la diminiuzione della circolazione monetaria con conseguente diminuzione dei prezzi dovuta alla crisi economica globale, non sta fermando il rallentamento dei consumi. Che di conseguenza ha già rallentato se non bloccato le produzioni industriali e aumentato disoccupazione e cassa integrazione.
Le aziende che non producono non pagano nemmeno le tasse. Infatti la forte diminuzione del gettito fiscale italiano registrata in questi primi mesi del 2009, ha provocato l’impennata del debito pubblico schizzato a 1.747 miliardi di euro (a inizio anno era di 1.680) e l’aumento degli interessi che ha ormai sfondato gli 80 miliardi annui.

Perché questo aumento? Perché lo Stato ha cominciato a pagare gli stipendi ai 35 milioni di italiani semplicemente dando fondo al debito pubblico, senza che la casta di nababbi abbia cominciato a rinunciare a qualcosa. A cominciare dai politici passando per i rimborsi elettorali ai partiti.
Tradotto in parole povere l’Argentina si avvicina. Da un giorno all’altro ci saranno pensioni e stipendi inevasi senza preavviso, le famiglie cominceranno a dare fondo ai risparmi fin che ne avranno, come sta già accadendo per molti disoccupati e cassintegrati.

L’intensità della tensione sociale, e quindi della tenuta del governo, dipenderà soltanto dalla legge dei numeri. Quando i poveri e gli affamati avranno varcato un certo limite di numero e livello di sopportazione non sarà più soltanto caccia al manager. Sarà guerra civile con morti, feriti e saccheggio a quella minoranza di lavoratori in settori che non vivono la crisi. Penso a chi produce e commercia cibi, bevande e alcuni imprenditori che dalla crisi in qualche modo ci guadagnano. Già perché il corruttore e la sua banda a quel punto saranno già scappati su qualche atollo.

Attualmente ci sono cassintegrati e disoccupati che rimangono silenti nelle loro case perché si vergognano di dire che sono senza lavoro. La loro condizione di minoranza li spinge ad addossarsi le colpe della perdita del lavoro. Il caso del signor Siminoli di Prato che ha messo in vendita un rene su Ebay è uno degli effetti della disperazione che posso confermare perché l’intervista pubblicata sul blog di Beppe Grillo gliel’ho fatta io.

Nella palazzina in cui abito ci sono 12 famiglie: in 5 di queste, fra gennaio e oggi, almeno un componente ha perso il lavoro o è cassintegrato, tanto che qualche famiglia ha già smesso di pagare le spese condominiali.
Questo andazzo non potrà che alimentare liti e degenerazione dei rapporti fra dirimpettai. Il casino è vicino e prima che il sistema cambi radicalmente ci vorrà qualche anno e qualche morto.
Chi può se ne vada su qualche isola oceanica magari incappa in un incontro a 4 occhi col corruttore. Chi non può se la peschi.

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maggio 23rd, 2009 opinioni 20 Comments

L’Italia è il paese europeo col maggior numero di corpi militari. Qui sono operativi i militari dell’Esercito divisi tra fanti, autieri, alpini, genieri, il corpo della Marina, dell’Aeronautica, la Polizia di Stato con la Polfer, la Polizia giudiziaria, la Polizia urbana, la Polizia di frontiera, la Polizia postale e la Guardia costiera.
I Carabinieri al loro interno hanno molti reparti: Ros, Ris, Noe, Gis, quelli a cavallo, quelli della tutela dell’ambiente e quelli della tutela del patrimonio culturale.
Senza contare la Guardia di Finanza, il Corpo Forestale dello stato, i farmacisti militari, Vigili del Fuoco, Guardie di Pubblica Sicurezza e quelle carcerarie, i Reparti di rappresentanza PS, il Corpo Militare CRI, e non ultima, non essendo militare, la Protezione civile.

Un elenco incompleto ma abbastanza esaustivo per quel che concerne la fitta suddivisione dei tutori della legge e della legalità riconosciuti in Italia. Tutti utili per carità, senz’altro molto più delle ronde di Borghezio. Il problema è che i concorsi per i nuovi arruolati non ne vengono fatti già da qualche anno perché non ci sono i soldi. I poliziotti e i carabinieri che vanno in congedo sono più numerosi dei nuovi arruolati. La mancanza di soldi per fare benzina alle auto di servizio è soltanto un triste dettaglio del problema.

Siamo in crisi, è tempo di tirare la cinghia dirà qualcuno. Ma allora mi chiedo con quale legge, quali soldi e quale utilità avrà un nuovo corpo militare che pare essere nato da un decreto legge voluto dal ministero dell’Interno di Maroni. Sto parlando della Guardia nazionale italiana, della quale preoccupa la condivisione della linea del ministro Maroni in tema di ronde (ci perdoneranno l’ostinazione).

Il quotidiano La Stampa riferisce che la procura di Torino ha aperto un fascicolo riguardante questo nuovo corpo militare, del quale rimane un lecito dubbio su cosa realmente sia. Che bisogno c’è di nuove guardie contro l’immigrazione che non si potrà fermare? Non basterebbe fare nuovi concorsi per arruolare militari addestrati di corpi già esistenti e far rispettare le leggi comunitarie che non ledono i diritti umani?

In Italia la politica dell’impunità del corruttore ha già reso la giustizia inoffensiva. Anche per gli immigrati.
Con una giustizia inoffensiva e senza rispetto delle normative comunitarie l’Italia è già sconfinata nel razzismo perché qui, purtroppo, gli immigrati onesti sono misti ai delinquenti, matematicamente certi di farla franca.
Perciò consiglio alla Guardia nazionale italiana, semmai entrerà in servizio, di inaugurare la propria missione con un bel blitz in parlamento per fare pulizia di condannati, corruttori, corrotti e mafiosi di cui la Lega nord di Maroni è complice e tacita alleata. Compreso quel corruttore di giudici e di teste che fa il presidente del consiglio dei menestrelli.
Sono loro i primi clandestini da identificare e portare in galera! Una volta messi al sicuro quelli sono certo che tutti i corpi sopra elencati bastano e avanzano per garantire sicurezza e legalità agli italiani onesti. Il resto, ahime, è solo fuffa.

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maggio 22nd, 2009 ambiente 48 Comments

“Abbiamo ripulito Napoli” ama dire a pappagallo il corruttore di giudici e di teste barricato dentro palazzo Chigi.
Peccato che a Napoli basta girare un qualunque quartiere popolare per imbattersi in tonnellate di spazzatura in cui non è raro vedere pure qualche bimbo che ci gioca. Non solo in città, anche in provincia.
Il video che invito a guardare, soprattutto ai berluscones, ne è un’umile prova. Ringrazio per la collaborazione Pasquale e Rosaria, 2 amici di Chiaiano.

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