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aprile 29th, 2009 ambiente 10 Comments

In Italia non si muore di soli terremoti. Si può morire anche per un acquazzone come quelli che si sono abbattuti in questi giorni nel Nord Italia. Una pioggia appena appena abbondante può portare una bella frana che spazza via la casa, assieme ai suoi abitanti.

I ponti delle strade statali e provinciali lombardo emiliane sul Po, sono stati chiusi per la piena del fiume di questi giorni perché evidentemente sono stati costruiti per essere a rischio. E’ paradossale che i ponti di epoca romana resistano alle furie fluviali più estreme, mentre i faraonici viadotti in cemento armato dell’epoca moderna siano suscettibili di fragilità stile grissino. La piena del fiume Oglio del 2000 portò esondazioni e danneggiò molti ponti, tranne che quello di Pontoglio (BS) comune bresciano che prende il nome proprio da quel manufatto indistruttibile in pietra di Ardesio, risalente alla notte dei tempi.

Pontoglio assieme ad altre decine di comuni padani, senza contare le cascine abitate dentro le golene del Po, sorge in un’area perennemente a rischio allagamenti. Ci sono interi quartieri che sono più bassi del letto del fiume che scorre a poche centinaia di metri, per non dire sotto i balconi di casa. E’ così in molti comuni mantovani, cremonesi e rodigini. Prodotti di un’edilizia scriteriata e criminale che ha trovato nelle amministrazioni locali consapevoli complici.

E allora non meravigliamoci se con 2 giorni di pioggia primaverile sulla Padania, sono arrivati i morti per i crolli delle case dovuti agli smottamenti e gli sfollati in Piemonte per le esondazioni del Tanaro, lo stesso che nel 1994 seminò morte e distruzione sia ad Alessandria che ad Asti.

Le immagini del video le ho girate stasera dall’aereo mentre atterrava a Linate. Si vedono le esondazioni del Po, del Ticino e le campagne allagate della Lomellina, oltre che del sud milanese. Una fetta di Italia fragile fragile come quella devastata dal terremoto.

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aprile 28th, 2009 opinioni 19 Comments

Qualche riga la devo dedicare alla puntata di Annozero di giovedì scorso, interamente incentrata su Indro Montanelli e sulla qualità dell’informazione italiana attuale, alla presenza tra gli altri, di direttori ed ex tali come Paolo Mieli, Maurizio Belpietro ed Enrico Mentana.
L’ho seguita tutta, dal primo all’ultimo minuto, e devo dire che mi ha deluso per una serie di motivi.

Il primo motivo è che è stata una puntata autoreferenziale dedicata al ruolo dei giornalisti, senza che nessuno di loro avesse davvero toccato le questioni più spinose di chi fa questa professione, che vanno dalla censura parziale o totale degli articoli, fino alla condizione precaria di chi scrive praticamente per la gloria.

Il secondo motivo per cui mi ha deluso Annozero riguarda i contenuti dei discorsi proposti durante tutta la serata. Troppo distanti e incomprensibili per chi non è un addetto ai lavori.

Il terzo motivo di biasimo è l’ossessiva idolatrìa mostrata nei confronti di Indro Montanelli. Un maestro qua e un maestro là che merita, a mio avviso, qualche considerazione.
Era un bravo cronista e un fine pensatore, ma non era certo un editore! I giornali che ha diretto o che ha fondato Montanelli sono tutti finiti sul lastrico con i soldi di quegli editori che alle idee di Montanelli avevano creduto.
Montanelli ha avuto l’intelligenza di saper cavalcare gli umori di chi guidava il timone dei vincitori, in tutte le epoche della sua lunga esistenza. Prima coi fascisti e poi coi partigiani, l’importante era finire in prima pagina.
Checché se ne dica sul suo polemico congedo dal “Giornale”, sono fermamente convinto che Indro Montanelli era già troppo navigato per non sapere di che pasta fosse l’imprenditore edile Silvio Berlusconi, finanziatore del suo “Giornale” e dei suoi corsivi taglienti. Soprattutto dopo l’incontro che ebbe con Licio Gelli!
Montanelli non poteva essere così ingenuo per non prevedere che un imprenditore come Berlusconi, impastato con Bettino Craxi, editore di ben 3 canali televisivi resi a norma di legge su misura, non si stesse spianando il terreno per scendere in politica.
Per carità non prendo le difese di Silvio Berlusconi, tuttavia sono capaci tutti di rinunciare platealmente alla poltrona di direttore per “legittima offesa” quando il giornalista in questione (come il Montanelli degli anni ‘90) ha tanti soldi da potersi permettere di campare di rendita.
E infine, siccome personalmente aborro sia gli sfruttatori che i pedofili, non trovo nessun motivo nobile, per nessun uomo, di nessuna epoca che un individuo in età adulta come Indro Montanelli sposi una bimba di 12 anni per 500 lire, durante la sua trasferta volontaria alla guerra d’Etiopia. Dettaglio che nel dibattito non è emerso.

Il quarto ed ultimo motivo che ha reso Annozero inguardabile e per nulla credibile, è stato che nessuno dei colleghi giornalisti accomodati nello studio di Rai 2 , ripeto nessuno! abbia chiesto a Paolo Mieli perché ha tolto le inchieste su Luigi De Magistris al collega Carlo Vulpio. Per altro non invitato.  Sono pronto a scommettere che sulle rassicurazioni, affinché fosse evitata quella domanda, si è giocata la presenza nello studio di Michele Santoro dell’ex direttore del Corriere.

Insomma una puntata di Annozero davvero parziale, faziosa e una volta tanto senza informazione.
Spero che Michele Santoro si riprenda da questo scivolone e pensi ad utilizzare i giornalisti non per cantarsela e per suonarsela da soli. Ma che li utilizzi assieme alle sue doti professionali e pure quelle dei suoi inviati, per fare informazione come ha saputo fare fino al terremoto dell’Aquila.

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aprile 27th, 2009 giustizia 8 Comments

8 mesi di carcere per interruzione di pubblico servizio. E’ l’incredibile  condanna beffa che il giudice Tiziana Gualtieri ha inflitto a Graziano Cecchini, lo stravagante artista che nel gennaio del 2008 fece rotolare dalla scalinata di Piazza di Spagna 500 mila palline di plastica colorate. 4 mesi di condanna anche al suo “complice” Daniele Pinti.

Come se non bastasse, subito dopo la lettura della sentenza di condanna, Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi (TP), ha nominato Cecchini assessore alla Giustizia del comune siciliano. Nomina a libro paga che sostituisce quella già assegnata di “assessore al Nulla” dallo stesso sindaco che vorrebbe planare a Bruxelles perché “il più bello, il più intelligente, più alto e con più capelli di Berlusconi” come ha dichiarato in una recente intervista rilasciata su Telelombardia. Insomma, udc, pdl o lega, chi volesse perdere ulteriori voti candidi il sindaco di Salemi.

Già che c’è, Sgarbi, anziché farsi beffe di Cecchini, chieda di nominare procuratore nazionale antimafia Gian Carlo Caselli e di annullare la legge alfano.

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aprile 27th, 2009 politica 10 Comments

internet-televisione-google 

Nel giugno del 2010 il tempo trascorso sul web dei cybernauti sorpasserà per numero i telespettatori: 14,2 ore alla settimana su Internet contro le 11,5 ore davanti al televisore. Lo dice la ricerca Microsoft “Europe Logs on”.
Attualmente il 50% degli europei dispone di una connessione alla Rete. Il 28% di questi si connette soprattutto per guardare i video, mentre un altro 65% predilige leggere siti, blog e frequentare social network. Le case europee raggiunte dalla banda larga sono finora 85 milioni.

Al recente Miptv di Cannes (una sorta di fiera internazionale della produzione televisiva) accanto alle produzioni tradizionali come Endemol e Freemantle, c’erano anche Youtube, Myspace, Facebook, Yahoo! e Msn Video. Tutti lì per stringere accordi per veicolare i contenuti televisivi in Rete. Sono già diversi i film e i thriller prodotti interamente per il web. “Section 8″, per esempio, è uno di questi. Sarà diffuso a puntate su Myspace.
Secondo Joe Michaels, direttore di Msn Entertainment, i video online sono ancora alla loro seconda infanzia ma ci sono tutte le credenziali perché crescano.

Secondo le previsioni della ricerca Microsoft, entro il 2012, il mercato pubblicitario su web avrà toccato i 7,5 miliardi di euro. Un miliardo sarà legato ai video. Secondo Patrick Walker, direttore delle partnership di Youtube, fra 10 anni il mercato del web avrà del tutto superato quello della televisione.
Major come Hulu sono già realtà. Propongono programmi di qualità professionale gratuiti perché sostenuti dalla pubblicità. Anche la Bbc ha intrapreso la strada del web. La sua videocommunity “Iplayer” sta avendo 32 milioni di click al mese.
Philip Jay, capo dei New services Bbc dice che la diffusione di programmi di varia estrazione è regolata dalle reazioni degli internauti. Come dire: decidono i cittadini cosa vedere.
Per carità, per chi come noi naviga da anni, tutto ciò non è nulla di nuovo. Il probolema è chi ci governa in Italia. La squadra di zerbini di Berlusconi perde tempo in sedute per decidere se dare o non dare i vitalizi ai repubblichini, anziché investire risorse per dotare l’Italia di banda larga dappertutto.

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aprile 25th, 2009 attualità 37 Comments

In questa giornata dedicata alla festa della Liberazione non mi va di cadere nella solita retorica di chi si sente obbligato a parlarne. Dico solo che questa giornata l’ho vissuta a Milano. L’ho trovata una sfilata di partiti, tutti in cerca di consensi a buon mercato e un’occasione per Formigoni vari di impacchettare comizi fuori tema e collezionare fischi al ritmo di “buffone“. Che talento ci vuole blaterare fra gli insulti!

In questa giornata in cui avrei potuto innescare domande da polemica ai vari Franceschini, Cofferati, Formigoni e Di Pietro, ho sentito che non c’era il clima adatto fra quelle migliaia di anziani in corteo con le facce da funerale.

In questa giornata non si può proprio commentare Berlusconi che da Onna consiglia i terremotati di recarsi all’Ikea.
Non si può proprio commentare un decreto legge per equiparare partigiani a repubblichini.
Non si può proprio commentare il presidente del consiglio che fa lo sciacallo per tentare di trasformare la festa della Liberazione in festa della libertà (sua di delinquere impunito).

In questa giornata intrisa di retorica, che doveva servire solo per non dimenticare i morti della Resistenza, concludo che si è trasformata in una becera chiacchiera fra lavandaie.
Meno male che questa giornata è finita. Che liberazione!

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aprile 24th, 2009 la nostra storia 20 Comments

Dopo la pubblicazione del post dedicato alle strade intitolate a Bettino Crac(si) qualche lettore ha reagito con iniziative personali, alle quali intendo dare spazio. La prima è un’intervista che il blogger Matteo Pellegrini ha rivolto al vicesindaco di Ficarolo (Ro), che si è dichiarato socialista fiero di aver intitolato una strada del suo comune alla presenza di Bobo Craxi. Col varo di via Craxi il vicesindaco ammette candidamente di aver accettato la riabilitiazione del corrotto latitante, figlia di “una certa parte di revisionismo che c’è stata da tutte le parti“. Ficarolo ricorda con una strada Bettino Craxi perché “ha avuto anche il coraggio di dire che quello era il sistema“. Praticamente premiato per aver ammesso in aula di essere un ladro.
E visto che a Ficarolo nessun cittadino pare essersi lamentato, il vicesindaco confida al blogger di aver preferito Craxi a Montanelli per “non interrompere i buoni rapporti che potevano esserci con i 2 consiglieri socialisti“. Insomma, motivi nobili!

L’altra intervista, in uno dei 2 video postati, è stata realizzata da Paolo Papillo a una cittadina pescata a caso dall’elenco telefonico, che si dice indifferente di abitare in piazza Craxi.
Se è vero che una rondine - anzi 2 - non fanno primavera, val la pena constatare, purtroppo, che l’Italia, con questi cittadini indifferenti, naviga nella nebbia invernale più cupa e gelida.

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aprile 23rd, 2009 politica 15 Comments

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Riporto un articolo di Massimo Giannini apparso qualche giorno fa su Repubblica.

Con la crisi finanziaria in atto il legislatore si preoccupa degli «avvoltoi» stranieri che svolazzano sulla Borsa italiana. Vuole difendere almeno le spoglie dei pochi, grandi “campioni nazionali” rimasti su piazza: Eni ed Enel, Fiat e Telecom, Intesa e Unicredit. Con 3 disposizioni specifiche. La prima prevede l´innalzamento dal 10 al 20% della quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La seconda prevede l´incremento fino al 5% annuo delle partecipazioni consentite a chi già possiede tra il 30 e il 50% di una Spa. La terza introduce la possibilità per la Consob di ridurre dal 2 all´1% la soglia dell’obbligo di comunicare alla Vigilanza l´avvenuto acquisto di un pacchetto azionario.

Il centrodestra dei conflitti di interesse se ne frega della cultura dell’Opa e della contendibilità delle aziende, ha già rimesso pesantemente in discussione le regole che limitano le iniziative di contrasto, consentite a una società su cui pende un’offerta pubblica d’acquisto. In tempi di ferro, come dice Tremonti, ci si difende con tutti i mezzi. Ma il problema non è solo questo: dietro la nuova crociata per salvare “l’italianità” si nasconde un interesse di bottega molto più spicciolo: difendere Mediaset.

I titoli Mediaset sono crollati. In poco più di un anno sono passati da 9,3 euro a 3,5, con una perdita netta dei 2/3.
L´8 ottobre 2008, Berlusconi invitava inutilmente a comprare azioni Eni, Enel e Mediaset». «Le azioni di una società non possono mai valere meno di 20 volte gli utili prodotti». Tecnicamente non ha tutti i torti, ma politicamente la sua posizione è indifendibile. Senonché per un «uomo del fare», davanti al tracollo della Borsa usa il suo governo per difendere i suoi interessi.

Come? In gennaio scattano i primi contatti riservati tra Gianni Letta e il presidente della Consob Lamberto Cardia. Per evitare che qualche straniero compri Mediaset dai suoi uffici, ai primi di marzo arriva in Consob una richiesta di parere sui limiti all’acquisto di azioni proprie. Il 12 marzo, in un´intervista al settimanale di famiglia, Panorama, Cardia fa il primo passo: «Serve una spinta in più per ritrovare la fiducia e ridare fiato alla Borsa. Il governo ha già fatto molto però nella situazione attuale si può andare oltre… Si potrebbe, per un periodo prefissato e in tempi di crisi, dare la facoltà alle società quotate di comprare azioni proprie non più fino al 10 ma fino al 20% per contrastare la volatilità e a rafforzare la presa sul capitale. Naturalmente tutte queste scelte spettano alla politica, governo e Parlamento. I miei sono solo contributi di pensiero».

In casa Berlusconi non aspettavano altro. Nel giro di una settimana Mediaset approva il bilancio 2008 ed esamina i primi 3 mesi del 2009, che riflettono la crisi, tra una caduta del 12% dei ricavi pubblicitari a gennaio e un taglio dei dividendi, per la prima volta dopo 7anni, da 0,43 a 0,38 euro per azione. Nel comunicato finale, il biscione precisa che alla prossima assemblea sarà proposta la facoltà di «acquisire fino a un massimo del 10% dell´attuale capitale sociale, in una o più volte, fino all´approvazione del bilancio 2009». Il giorno dopo (18 marzo) 2 parlamentari del Pdl, Marco Milanese ed Enzo Raisi, presentano un emendamento al decreto incentivi, che prevede l´innalzamento dal 10 al 20% della quota di azioni proprie acquistabili da una singola azienda, l´incremento dei tetti per la cosiddetta Opa totalitaria e la riduzione dal 2 all´1% della soglia al di sopra della quale scatta l´obbligo di comunicazione. Ecco la norma ad aziendam.

Il blitzkrieg è scattato. Ha solo bisogno di una cornice presentabile sul piano etico e sostenibile sul piano politico. Alla prima esigenza provvede ancora Cardia, che il 19 marzo, alla Scuola Ufficiali carabinieri di Roma dice: «E´ di ieri la notizia della presentazione di un emendamento al decreto incentivi all´esame della Camera, che accoglie alcune proposte formulate dal presidente della Consob a titolo personale per sostenere le società quotate in un momento nel quale la grave depressione delle quotazioni potrebbe facilitare manovre speculative o ostili. Chi lavora in istituzioni pubbliche deve essere orgoglioso di lavorare al servizio della collettività…».
Alla seconda esigenza provvede Berlusconi stesso. Il 31 marzo, a Radiocor, afferma che il governo punta ad aumentare il tetto per il possesso delle azioni proprie delle società quotate, e dichiara di averne «parlato col presidente della Consob, che si è detto d´accordo su questa direzione». L’ennesimo caso di conflitto di interessi è completato.

Il resto è cronaca di questi ultimi giorni, con il Parlamento che approva la norma ad aziendam nel generale silenzio. Salvatore Bragantini, ex commissario Consob, in un commento nelle pagine interne del Corriere del 3 aprile, critica il «decreto protezionista» corretto dagli emendamenti del Pdl, e si chiede: «Sarebbe interessante capire quale società potrà essere la vittima destinataria delle proposte». Ora lo sappiamo. Come temevamo, è la società del capo del governo.

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aprile 22nd, 2009 la nostra storia 22 Comments

L’Italia è un paese che riabilita i peggiori delinquenti neutralizzando l’informazione. Giulio Andreotti ospite riverito in tutti i salotti televisivi assieme allo stesso corruttore e corrotto Silvio Berlusconi sono un banale esempio. Per non parlare di ex terroristi come Sergio D’Elia diventato onorevole grazie ai radicali nell’ultimo governo Prodi, piuttosto che fondi di galera come Lorenzo Cesa, Gianni De Michelis, Claudio Martelli e tanti altri. Se non sono onorevoli sono conduttori televisivi oppure opinionisti da salotto.

L’Italia del revisionismo ha già riabilitato anche Bettino Craxi. L’uomo del crac(si) italiano. Il socialista che ha socializzato le perdite e privatizzato gli utili (i suoi), grazie ai miliardi che Silvio Berlusconi gli regalò in tangenti per farlo diventare il primo monopolista televisivo nazionale della storia d’Italia. La gratitudine non si è ancora esaurita visto che i figli Bobo e Stefania sono stati deputati in parlamento a più riprese e a spese nostre (Stefania lo è tuttora).

Bettino Crac(si) lo ricorderò sempre come emblema della tracotanza e della prepotenza. E’ rimasto indelebile quel suo linguaggio incomprensibile contornato da uno sguardo perennemente incattivito da cinghiale in calore.
Simbolo di un’oligarchia che emanava odore di putrefatto già dal tubo catodico in bianco e nero, Bettino Crac(si) rimane il simbolo di un progetto democratico fallito. Il debito pubblico che l’Italia si porta dietro ancora oggi è l’effetto delle politiche della corruzione e del finanziamento illecito ai partiti che Crac(si) ha rappresentato per decenni di militanza politica, dietro il becero paravento di una falsa ideologia socialista.

In nessuna democrazia un presidente del consiglio ha mai detto in aula “chi è senza peccato scagli la prima pietra“. Un’ammissione tragica per Crac(si) in piena Tangentopoli. Dimostrò che sapeva tutto e bene. Non a caso, con 2 condanne a 10 anni di galera per corruzione e finanziamento illecito, ha preferito morire da latitante per ben 7 anni in Tunisia.

Non dimenticherò mai la gioia che vedevo sprizzare in giro per le strade, quel mattino in cui si seppe che uno speaker di Radio Popolare diede la notizia dell’avviso di garanzia inviato al cinghialone dal pool di Antonio Di Pietro. Non dimenticherò mai la gioia che provai nel vedere quell’ultimo scampolo di italiani con gli anticorpi inondare di monetine il cinghialone mentre usciva dall’hotel Raphael irrimediabilmente sputtanato.

Eppure, a distanza di soli 15 anni Bottino è già stato riabilitato. Una quindicina di comuni italiani gli ha già dedicato una via, una piazza o un monumento a suon di deroghe. Nessuno dei residenti che ci abita risulta abbia sporto denuncia al sindaco o abbia attuato iniziative di protesta. L’italiano somatizza tutto. Io l’avrei fatto!
Mi chiedo cosa mai risponderanno quei genitori residenti in via Craxi ai loro figli, quando chiederanno chi sia stato quel tizio ricordato sul cartello toponomastico che appare pure sulla carta d’identità, sulla patente o peggio, sul certificato penale illibato.

Eppure in Italia qualcuno non ha perso tempo. La prima «via Bettino Craxi» con tutte le carte in regola è a Valmontone, 13 mila abitanti nei pressi di Roma. Il consiglio comunale dell’ex sindaco Angelo Miele, gli ha dedicato un chilometro di circonvallazione. Oggi quel sindaco è cambiato ma non la via.
Di seguito un elenco abbastanza esaustivo e forse incompleto, dei comuni in cui è ricordato Craxi.

Via Craxi a Valmontone (Roma), sindaco Angelo Angelucci;

Via Craxi a Foggia, sindaco Orazio Ciliberti;

Via Craxi a Botrugno (Lecce) sindaco Silvano Macculi;

Via Craxi anche a Lecce città, sindaco Paolo Perrone;

Via Craxi a Marano Marchesato (Cosenza) sindaco Lorenzo Guido;

Via Craxi a Scalea (Cosenza) sindaco Mario Russo;

Via Craxi a Ficarolo (Rovigo) sindaco Antonella Mantovani;

PIAZZE

Piazza Craxi ad Aulla (Massa Carrara) sindaco Roberto Simoncini

Piazza Craxi a Grosseto, sindaco Emilio Bonifazi;

Piazza Craxi a Rieti dà addirittura su via Almirante, sindaco Giuseppe Emili;

Risultano piazze Craxi anche nei comuni lodigiani di Borgo San Giovanni, sindaco Nicola Buonsante e Castiraga Vidardo sindaco Marco Livio Pecoraro.

C’è anche un museo etno storico a San Fratello, in Sicilia, paese natale del nonno dell’ex presidente del consiglio latitante. Il sindaco è Salvatore Sidoti Pinto
Dedicate a Bottino Craxi risultano anche una sezione di Forza Italia di Roma, mentre nella molisana Pietracupa del sindaco Felice di Risio, c’è un monumento.

Non risultano stagni, acquitrigni o paludi intitolate al cinghialone corrotto.
Mi piacerebbe che le migliaia di lettori quotidiani di questo blog perdessero qualche minuto per spedire una mail a quei sindaci, in cui si chiedono spiegazioni sui motivi della decisione di dedicare strade e piazze a un latitante condannato in via definitiva. Con la precisazione che non si accettano risposte da scarica barile! Le loro gradite comunicazioni diventeranno post.

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