Le ronde padane nel ruolo di “Goldrake” delle città assediate dalla paura dell’immigrato, si ritrovano a voler portare in questura un gruppo di italiani che le contestano. Il video girato a Piacenza ne è una testimonianza.
In città, domani, ci saranno decine di africani in corsa per la maratona. Chissà se i rondaioli li scambieranno per vandali in fuga! Qualcuno li erudisca visto che non riconoscono nemmeno l’elementare diritto di critica di chi ne mette a nudo le contraddizioni.
Qualcuno consigli loro di “rondare” Secondigliano, Scampia, Sant’Elia a Cagliari, o Enziteto di Bari ribattezzato S. Pio, o le periferie di Palermo. Anche Lampedusa è un posto adatto per le ronde alla polenta. Salato capriccio della Lega nord che ha fatto sborsare al governo 100 milioni di euro per pagare gli sceriffi verdi, come quelli che girano i tranquilli paesi veneti in prossimità del Piave molto simili a Piacenza. Luoghi, per loro fortuna, ancora vivibili in cui oltre una certa ora non si vede più anima viva.
Care ronde non dimenticate che i boss della criminalità stanno dentro la Camera e il Senato. Ci vuole ben altro per sconfiggere la criminalità in Italia: politici incensurati, niente conflitti di interesse, niente corruttori e corrotti e di conseguenza una giustizia che funzioni nel rispetto della democrazia.
Quei disperati che dall’estero vengono in Italia per delinquere, sono solo poveri complici di certi onorevoli impuniti che mettono a norma le ronde da usare come carne da macello. Finché voterete Lega voterete Màngano. Sveglia polentoni!
Ho “intercettato” il governatore della Campania Antonio Bassolino nel palazzo comunale di Pomigliano d’Arco (NA) presente per dare la sua testimonianza ai 5 mila lavoratori cassintegrati della Fiat locale, per i quali non si vedono molte soluzioni diverse da un futuro di disoccupati.
Non per Bassolino, che col loro voto di giugno potrebbe garantirsi un seggio a Bruxelles con la benedizione del francescano “democratico” Franceschini, eletto segretario del pd con voto bulgaro.
Le indiscrezioni sul suo traghettamento a Bruxelles trapelano da tempo anche a carico della sindaca di Napoli Rosa Iervolino.
Ho intervistato il governatore campano con molta fatica, sgomitando fra le sue guardie del corpo che non mi lasciavano avvicinare.
Alla fine, Bassolino, alle domande, ha risposto a modo suo glissando su tutto. Sia sul mistero della sua candidatura alle europee che sulla sua posizione di governatore in carica, nonostante sia imputato di abuso d’ufficio nel più scandaloso processo italiano sui rifiuti (e soldi scomparsi), denominato Impregilo-Bassolino.
Alla mia domanda sul perché non si dimette per dimostrare ai giudici la sua innocenza mi ha risposto “non c’entra“.
Se non si incazzano gli italiani avanti Savoia…
“La libertà di stampa prevale sulla riservatezza“. E’ la Corte dei diritti dell’uomo di Strasurgo che lancia il forte monito al Parlamento italiano, chiamato a decidere sul dolo alfano e sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche.
Secondo Strasburgo il diritto dei cittadini di conoscere i fatti vince sempre sulla segretezza delle carte processuali.
“L’Italia è vincolata ad uniformarsi alle interpretazioni che la Corte di Strasburgo dà delle norme della CEDU” (sentenze 348/2007, 349/2007 e 39/2008 della Corte costituzionale).
Intanto oggi è arrivata la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla telefonata puttana che Berlusconi fece al lecchino Agostino Saccà per la quale era indagato per corruzione. I giornali ne danno ampio risalto.
Peccato non abbiano fatto altrettanto con le richieste di archiviazione avanzate nei confronti di Romano Prodi nell’inchiesta “Why not”.
Proviamo ad immaginare cosa sarebbe successo nei telegiornali se Mills fosse stato condannato per corruzione da parte di Prodi.
Quanto al piduista, ora è prevista la distruzione di quel colloquio con l’ex direttore della Rai. Ma in Rete la libertà prevale. Nei video che circolano e che possono essere duplicati, triplicati e decuplicati durerà in eterno. Potete risentirla in uno stralcio di trasmissione che dedicai alla vicenda.
Nell’Italia ammorbata dall’ignoranza consapevole di molti suoi sudditi indotti al silenzio e alla passiva accettazione di ogni nefandezza della casta, tutti i giorni c’è qualcuno che reagisce, che pensa, che apre gli occhi. Purtroppo, per ora, i numeri ci dicono che gli italiani disinformati e inermi sono ancora la maggioranza. Ma non sarà sempre così. Prima o poi qualcosa dovrà accadere. Anche se l’Italia va verso il digitale terrestre anziché verso la banda larga. Anche se l’Italia è il paese con l’aria più inquinata d’Europa. Anche se l’Italia è il paese più corrotto e anche se l’Italia, da oggi, sarà l’unica nazione del mondo occidentale ad andare verso l’energia nucleare. Alla faccia del voto unanime espresso 30 anni fa dagli italiani, che con un referendum bandirono per sempre questa fonte energetica pericolosa, inquinante e ormai superata.
Invito Berlusconi a trasferirsi a vivere nella centrale di Caorso, o mettere a disposizione il suo giardino di Arcore per stipare le scorie radioattive prodotte dalle 4 fantomatiche centrali nucleari previste in Italia, la prima delle quali dovrà entrare in funzione nel fantascientifico 2020. Berlusconi, a rigor di logica, entro quell’anno dovrà essere stecchito o imbalsamato in qualche tribunale già da un po’. Peccato che non è detto.
Mentre il mondo evoluto avrà già fondato le sue economie sulle fonti di energia alternativa, in Italia, qualche amico di Berlusconi avrà lucrato su inutili studi di impatto ambientale e su progettazione di centrali, che nel frattempo non saranno nemmeno state costruite, ma che avranno gravato sulle esangui risorse degli italioti.
Ecco la vera ragione dell’incontro odierno del nano piduista con Sarkozy. E’ quella di assicurare fondi che arricchiscano i suoi amici e perdere tempo per far vedere che sta facendo qualcosa. Benché sappiamo che Berlusconi e il suo governo stanno facendo soltanto danni, abbiamo la speranza che vengano travolti tutti molto presto dalla crisi economica.
Dopo la caduta dei governi d’Islanda e della Lettonia, ora vacillano Bielorussia, Ucraina, Grecia e poi toccherà all’Italia. Settembre? Fine anno? Personalmente spero prima. Solo per togliermi lo sfizio di poter rispondere alla lettera di Massimo, con parole simili a quelle che mi ha scritto.
Ciao a tutti. Leggo questo blog solo da qualche settimana. Mi costerna leggere quello che succede in Italia e scrivo per cercare di “confortarvi” nella vostra battaglia. Vivo all’estero dal 1996, anno in cui andai in Inghilterra a lavorare per imparare bene la lingua inglese con la previsione di rimanerci solo un anno. Alla fine sono rimasto là 6 anni.
Non sono uno di quei “cervelli” che ha lasciato l’Italia perché non ha potuto mettere in atto ció che ha studiato. Lavorando nel settore alberghiero mi accorsi che la conoscenza della sola lingua inglese non bastava. Perciò mi iscrissi al corso universitario di Turismo e ospitalità di Londra, che conclusi molto bene nel 2002, anno in cui tornai a Milano. Che tristezza vedere quanta gente impreparata occupa certi posti di lavoro!
Comunque, a parte la questione personale, leggo su questo blog di gente che vuole lasciare l’Italia, stanca della situazione che si protrae da anni. Io, da italiano all’estero, non mi permetto di consigliarvi come cercare di contrastare questa situazione. Voglio solo dire che sono solidale con coloro che sono in Italia e che in qualche modo cercano di contrapporsi ad una forza opprimente.
Credo che il cancro si sia esteso troppo. Quindi onore a voi che rimanete e cercate di cambiare la situazione con i vostri ideali di giustizia. Purtroppo capisco anche che certa gente si sia ormai rassegnata dopo anni di costante sopruso. Forse era meglio agire in massa prima, adesso le cose sono piú difficili. Ecco perché ritengo un buon tentativo quello di rivolgersi all’Europa. Non mandiamo a Bruxelles gente a rappresentarci indegnamente, potrebbero corrompere (ulteriormente?) questa barca di salvataggio.
Nel milanese vivono ancora i miei genitori, le mie sorelle con i loro figli. Conosco i loro disagi, leggo dei vostri. Molti di voi non possono ovviamente emigrare. Dopo aver vissuto in Francia, Inghilterra e ora da qualche anno in Germania dove ho conosciuto una ragazza tedesca, madre della nostra splendida figlia, io in Italia non ci torno a vivere.
Aggiungo una cosa sulla burocrazia italiana. Essendo io anche francese (per mio padre), ho dato senza difficoltà la nazionalitá francese a mia figlia, che è anche tedesca. Avrei potuto anche darle la cittadinanza italiana. Ma ci ho rinunciato, visto che il consolato italiano mi ha chiesto di esibire il certificato di nascita tradotto da un loro traduttore autorizzato alla “modica” cifra di 200 euro. Il tutto nonostante quel certificato sia già emesso su un formulario europeo in piu lingue, tra cui l’italiano. E con l’aggiunta che, in caso di errori di traduzione, il consolato non si prende la responsabilitá. Se vorrà, quando sarà cresciuta, sarà mia figlia a decidere quale cittadinanza scegliersi. Io non sono ancora disposto a pagare il “privilegio” di essere italiano.
Un abbraccio a coloro che perseverano nella ricerca della giustizia e non vogliono essere lobotomizzati. Se questo puó aiutarvi a non rassegnarvi.
Cordialmente
Massimo
“Si limiti l’uso di Internet”. E’ il monito di Francesco Alberoni rilanciato oggi sulla prima pagina del Corriere, all’interno della sua macchietta settimanale “Pubblico & privato” pagata con i contributi pubblici degli italiani inermi.
Non so se questo pensatore del nulla sia in buona o in cattiva fede, ma certamente il suo pezzo dal titolo “Una moratoria per i giovani spengano Youtube e chat” è un preciso messaggio a quei genitori 50enni digiuni di Rete, che se credessero a una sola delle idiozie scritte in quelle righe, avrebbero decine di motivi per preoccuparsi dei loro figli adolescenti.
Alberoni scrive che la cocaina la si trova in Rete a poco prezzo ma omette di precisare che il 99% di essa viene spacciato nelle piazze, per strada, nei locali e persino in parlamento. Non sa che Internet è il mezzo e Youtube soltanto un sito che la compone, che a sua volta non si può accomunare ad una chat.
Alberoni ìmputa indirettamente alla Rete maleducazione, mancanza di etica e banalizzazione dei valori dei teenager di oggi, dimenticandosi che i ragazzi sono in gran parte espressione dell’educazione ricevuta dai loro genitori.
Un pezzo di incompetenza da novanta e un concentrato di cazzate davvero di rara originalità, quello che si è potuto leggere nelle poche righe di oggi pubblicate sulla prima pagina del Corrierone, a firma di questo personaggio che vanta seminari di comunicazione in scuole come lo Iulm.
Se ha scritto quelle idiozie in buona fede significa che è giunta l’ora che Alberoni cambi mestiere e lasci la sua rubrica a qualche collega più fresco di lui. Se le ha scritte in malafede attenta alla sua dignità e alla credibilità di quelle persone che rifondono in lui un personaggio da cui attingere saggezza che non esiste.
Una cosa è certa: il Corriere è controllato da qualche massone che non si riesce ad individuare, e senz’altro collegato all’oligarchia corrotta che abbiamo al governo. E’ qualcuno che mal sopporta la Rete e l’informazione libera che essa diffonde.
Allora diffondiamo la Rete.
Il mondo riporta le parole di Paul Volcker, ex governatore della Federal reserve e attuale consigliere della Casa Bianca, che definisce la grande depressione peggiore del ‘29. In Italia si parla del partito derelitto e di Dario Franceschini come panacea di tutti i mali.
Il mondo osserva Obama intento ad applicare uno sgravio fiscale per il 95% degli operai americani. In Italia Casini fonda il partito della nazione.
Il presidente americano garantisce per il prossimo biennio un bilancio sobrio, onesto e disciplinato. In Italia, il recente voto bipartisan, garantirà i rimborsi elettorali per le europee a tutti i partitini che otterranno il 2% dei consensi.
Il funzionario del ministero del tesoro americano preannuncia un aumento delle tasse sui redditi elevati. In Italia Nicky Vendola si inventa Rifondazione per la sinistra e Daniela Santanché il movimento per l’Italia. Partiti fondati per fare affari nelle tasche di madrine e padrini alle varie tornate elettorali. Le europee sono vicine.
Le democrazie del mondo rimboccano le maniche per attutire l’impatto della recessione, l’Italia regala un milione di euro a Bonolis, costringe gli infermieri a 1.200 euro mensili quando va di lusso e dà visibilità a uno come Povia, che non sostiene i disoccupati di Pomigliano d’Arco perché “troppo pochi”.
L’ignoranza consapevole è la corrente politica più diffusa. Ecco perché l’osso è ormai spolpato. Quelli coi denti lo stanno già masticando.
Si salvi chi può perché chi non può farà una brutta fine.
Michele Iorio è il governatore del Molise del partito di Berlusconi. Già deputato incompatibile con la carica di governatore e membro del consiglio di vigilanza Rai (perciò i tg Raiset non ne hanno mai parlato), della piccola regione creata a tavolino nel 1963 Michele Iorio è presidente rieletto dal 2006 col 58,2% delle preferenze.
E’ indagato di corruzione nell’inchiesta “Black Hole” che unisce 2 inchieste sugli scandali della sanità regionale, una della Procura di Campobasso e una della procura di Larino (CB) che sta avviando il maxiprocesso più grande che la storia della giustizia molisana ricordi. Le persone coinvolte sono 112.
L’attuale deficit del Molise nella sanità è di 600 milioni di euro. Tuttavia i tagli della crisi non riguardano l’ospedale “F. Veneziale” di Isernia. Per il quale la regione spenderà un milione di euro per attivare un’unità operativa nel reparto di neurofisiopatologia, diretto dal primario Nicola Iorio, fratello del governatore. Sua sorella Rosa, a Isernia dirige il distretto regionale sanitario. Ha ereditato il posto dal consigliere regionale berlusconiano Vincenzo Bizzarro, cugino del governatore. Sua moglie, Luciana De Cola, a Isernia è vice direttrice sanitaria. Sergio Tartaglione, marito di Rosa Iorio e cognato del governatore, dirige il reparto di psichiatria e presiede l’ordine dei medici di Isernia.
Il governatore Michele Iorio ha 3 figli: Luca è chirurgo al Veneziale di Isernia. Raffaele dirige il centro medico “Hyppocrates” convenzionato con la regione e Davide è dipendente a tempo indeterminato di una multinazionale che fa consulenza alla regione Molise. Da qui uno dei capi d’accusa di corruzione nei confronti del governatore Michele Iorio, che compongono la maxi inchiesta in corso sulla parentopoli. Che sembra interminabile: Giovanna Bizzarro, cugina del governatore è funzionaria regionale. Paolo Carnevale, fratello della moglie del governatore, dirige l’Arpa di Isernia (Azienda regionale per la protezione ambientale). Il figlio del portavoce del governatore, Giuseppe Scarlatelli, è stato assunto negli uffici del distretto sanitario di Termoli con l’ incarico di “correttore di bozze” del giornalino dell’ ente. Anche la figlia dell’autista del governatore è dipendente di un ente regionale. E’ stata assunta per chiamata diretta senza concorso.
Nel consiglio regionale del Molise l’Italia dei valori è all’opposizione con 2 consiglieri, entrambi giovani ed entrambi con un blog su cui pubblicano spicchi della loro attività politica. Non ho trovato traccia di loro interrogazioni, prese di posizione o richieste di dimissioni nei confronti di Iorio. Sia su quello di Massimo Romano, (in cui si trova solo un’interrogazione sulle partecipazioni regionali) che di Nicandro Ottaviano.
In regione, l’unico consigliere a metterci la faccia per denunciare conflitti d’interesse, incompatibilità e etica da film porno che riguardano il devoto a debito Michele Iorio, è per paradosso un veltroniano che risponde al nome di Michele Petraroia, che sul suo sito scrive che è in consiglio regionale è vietato discutere della richiesta di rinvio a giudizio che riguarda il presidente sultano del Molise.
Cose di questo mondo, non dell’altro. Segno che le preghiere terrene valgono più di ogni credo. Infatti per berlusconiani come Iorio non c’è miglior sultano di un corruttore come Silvio Berlusconi. Un devoto col pallino di sfasciare la giustizia per garantire impunità a se stesso e, perché no, ai suoi attendenti. Ora pro nobis.
Berlusconi e Tremonti gettano il sasso nello stagno e ritirano il braccio dietro la schiena. Cominciano a dire che vogliono nazionalizzare le banche, per salvare il culo alle oligarchie arricchite alle spalle dell’eterna fiducia a debito degli ignari cittadini.
La Rete e l’informazione possono svegliare le coscienze con qualche proposta. Siccome reputo Marco Saba del Centro studi monetari persona competente in materia di politiche monetarie, pubblico la lettera che mi ha scritto con le sue previsioni e le sue proposte.
Il cosiddetto salvataggio delle banche non può essere definito altrimenti, per il fatto che nel nostro sistema sono le banche a creare dal niente la moneta legale attraverso il meccanismo del “cinquantato credito” che deriva dal sistema della “riserva frazionaria” al 2%. Il valore di questa moneta bancaria pesca nel potere d’acquisto della collettività. Un esproprio silenzioso, paragonato al ladro che si introduce nottetempo nelle case per rubare ai cittadini ignari. Un meccanismo criminale, usato per affermare e promuovere una élite degna figlia di quel sistema.
Si assiste così alla negazione plausibile della causa criminale della crisi che, come quella del 1929, viene portata avanti attraverso la contrazione dello sfintere bancario del credito.
A che serve? Senza circolazione monetaria si crea una deflazione artificiale dei prezzi, fin quando il cittadino in bancarotta sarà costretto a cedere i suoi beni reali a due palle un soldo. Sempre sperando che nel frattempo non scopra la verità, e cioè che il 100% delle tasse trattenute in busta serve per ripagare l’inutile debito pubblico acquistato (con lo sconto) in prima battuta dalle banche. Debito inutile perché l’élite sa bene che se la funzione monetaria e creditizia fosse esercitata direttamente dallo Stato, tale debito non esisterebbe.
Basterebbe emettere biglietti di Stato a corso legale (come accadeva con le 500 lire) che non creano debito pubblico e nemmeno enormi profitti privati.
La diffusione dell’informazione in Rete sta aumentando la consapevolezza dei cittadini che cominciano a chiedersi se i governi siano solo specchietti per allodole che occultano ‘arricchimento di alcune èlite.
Cominciano a dubitare che lo Stato sia diventato esattore per conto di una congrega di banchieri nati stanchi. Si chiedono se il Trattato ribattezzato di “Matrix” con la cessione della sovranità monetaria ai banchieri privati che si nascondono dietro la BCE, abbia rappresentato un atto di alto tradimento firmato da Cossiga, De Michelis, Carli e Andreotti.
Dubitano che se le tasse servono a pagare il pizzo alla rendita monetaria privata, farebbero bene a ricorrere al nero ed ai paradisi fiscali.
Durante il fascismo i partigiani venivano chiamati terroristi. Come saranno chiamati gli evasori fiscali? I resistenti al pizzo del signoraggio nella Terza Repubblica dove lo Stato non dovrà più nascondersi dietro ai suoi segreti monetari? Ma soprattutto, come ci arriveremo a questa Terza Repubblica? Col sangue per le strade? Dobbiamo aspettare che la Polizia spari sui civili, sui disoccupati ed i poveracci per vedere riforme sensate?
Ecco alcune modeste proposte per una transizione a bassa intensità.
Introduzione della valuta Amazonida, adottata al Forum di Belèm (BRA) in concomitanza col Forum di Davos. Il principio di copertura valutaria già proposta da Giuseppe Mazzini ne “I doveri dell’uomo” del 1860, prevede l’istituzione di luoghi di deposito pubblici, dai quali, accertato il valore approssimativo delle merci consegnate, si rilascia un documento simile a un biglietto bancario, ammesso alla circolazione e allo sconto, tanto da render capace l’Associazione di poter continuare nei suoi lavori e di non essere strozzata dalla necessità d’una vendita immediata e a ogni patto”. La logica è semplice: si immettono sul mercato sia le merci (ed i servizi) che il mezzo congruo per poterle transare, senza bisogno di acquisire ad usura questo mezzo monetario, e quindi impedendo alle banche di intromettersi coi loro diktat strampalati nel libero commercio tra i cittadini.
La proposta di adottare monete locali e/o complementari non attua - in queste condizioni - lo scopo più ampio della redistribuzione della ricchezza in senso lato, poiché si tratta di iniziative per forza di cose limitate dal punto di vista dell’impatto economico. Però svolgono una critica duplice funzione:
fanno riflettere i cittadini sulla reale funzione e natura della moneta.
Permettono di abituare la cittadinanza all’uso di un nuovo mezzo che potrebbe rivelarsi cruciale, nel caso molto prevedibile, di un abbandono brusco ed immediato del sistema a corso forzoso.
E’ uno strumento su cui reindirizzare la fiducia che la cittadinanza sta ritirando dal sistema economico-politico attuale.
La sua adozione su vasta scala costerebbe poco rispetto alle iniziative al vaglio dei G7. La stimo in circa due miliardi di euro una sua implementazione su scala europea nel giro di 6-12 mesi.
La maggior spesa sarebbe nell’informare e istruire la cittadinanza, quindi nei mezzi di comunicazione di massa. Soluzione molto più sensata ed economica del ricorrere ad un indebitamento pari a 50.000 euro per ogni cittadino europeo per salvare un sistema corrotto e già condannato.
Nell’improbabile ipotesi che venga scelta questa strada, le autorità statali potrebbero attivare istituzioni gia esistenti per la gestione dell’emissione dei biglietti di stato a corso legale: Banca d’Italia (post rinazionalizzazione), Cassa DD PP, Tesoreria dello Stato, sportelli delle Poste, codice fiscale come identificativo univoco del conto di cittadinanza, sedi distaccate della Banca d’Italia per la supervisione delle monete regionali, etc.
Strada che va tentata perché di fronte ai venti di guerra civile che arrivano dagli Stati Uniti, nessuna precauzione va tralasciata. Sempre che non si voglia trasformare l’Europa in un enorme campo di concentramento economico, ma anche in questo caso non sarebbe da escludere la moneta locale, così come venne adottata nel campo di concentramento di Theresienstadt.
Marco Saba