Qualcuno ricorderà Stefano Salvi, il vicegabibbo inviato di Striscia la notizia.
E’ stato a Busto Arsizio (VA) per intervistare il ministro della giustizia ad personam Angelino Alfano sugli informatici e i verbalizzatori (Alfano si trovava lì per inaugurare il tribunale ristrutturato).
Da ciò che emerge nel video pare ci siano persone con la qualifica di informatici, che senza essere incaricati dal ministero della giustizia, hanno la facoltà di accedere agli archivi informatici di procure, procuratori e magistrati, in cui ci sono documenti processuali.
Alfano, alla domanda di Salvi, risponde con un succinto “verificheremo” prima di darsela a gambe protetto dalle forze dell’ordine.
Nel video Stefano Salvi non ha perso la sua carica rabbiosa, che forse lo penalizza un po’. Vedetelo e fatevi un’idea da soli.
PS La Bio wash ball quando l’avrò provata personalmente potrò confermare la sua bontà o smentire. Impormi a priori rettifiche, per altro con livore come ha fatto qualcuno, lo trovo prematuro, nonostante la presa d’atto con rispetto di chi sostiene che non valga nulla. Inoltre il fatto che la smentita della sua efficacia arrivi da un programma Rai, rafforza la mia curiosità. Farò sapere.
Erogatori d’acqua a basso flusso per uso domestico
Leggo fra i commenti molto allarme per la privatizzazione dell’acqua avviata con i sotterfugi dal governo Berlusconi. Ebbene, raccolgo il segnale con una ricerca in Rete che porta alla luce sistemi antispreco dell’acqua e salvaguardia dell’ambiente. Alcune di queste, anche se faticherete a credere, sono idee create qui in Italia. Per oggi mi limito a segnalarne 4.
La Formula servizi di Forlì è una cooperativa che punta sull’innovazione tecnologica in materia di pulizia di ambienti civili, industriali e sanitari. Negli ospedali in cui ha in appalto le pulizie, dall’anno scorso, la cooperativa forlivese utilizza un panno in microfibra invece del tradizionale “Mocio”. A differenza di quest’ultimo il panno in microfibra pulisce vaste superfici senza bisogno di risciacquarlo ad ogni passaggio. Lo si lava soltanto a pulizie ultimate, una volta al giorno, in lavatrice a 90 gradi. Col risultato che soltanto nel 2007, con questo sistema la Formula servizi ha risparmiato 32 milioni di litri d’acqua e 256 mila litri di detergente chimico che, tra l’altro, non sono finiti ad inquinare l’acqua.
Nel 2007 la Formula servizi ha ricevuto il Premio impresa ambiente nella categoria “Migliore gestione per lo sviluppo sostenibile”.
Nel 2006 il riconoscimento andò alla Daliform di Pordenone per “Sorella acqua” iniziativa che presta attenzione allo smaltimento e al riutilizzo dell’acqua piovana. Il responsabile estero della Daliform, Marco Il Grande, spiega che l’azienda ha brevettato il “Sistema Atlantis” che consiste nel realizzare sotto qualunque terreno o struttura, vasche alte fino a 2 metri e mezzo, capaci di contenere fino a 2 mila litri di acqua per metro quadrato di acqua piovana. Riutilizzata per scopi civili, industriali oppure filtrata tramite lava o sabbia per smaltire gli inquinanti, prima di essere dispersa senza rafforzare le reti fognarie.
Germania, Inghilterra, Danimarca, Olanda e Francia, più attente a questa materia, hanno normative più evolute di quelle italiane, ovviamente.
Infine, come sta ricordando anche Beppe Grillo nel suo tour, segnalo Bio wash ball, una palla in plastica che contiene cristalli in ceramica creata per i lavaggi in lavatrice di tutto il bucato. Bio wash ball lava i panni senza usare i detersivi che inquinano. Lo si acquista importato dalla Svizzera con poco più di 40 euro. Dura 3 anni. Ne ho ordinati 3: uno per me, altri 2 li regalerò per Natale.
Prima di chiuderli i blog, i deputati alla Cassinelli e alla Levi diano un’occhiata alle idee pubblicate e promuovano a colpi di maggioranza come fanno per le porcate Alfano, normative in materia di tutela e salvaguardia dell’acqua. Prima che ci travolga.
Mercoledì, come da telefonata pubblicata sul post di qualche giorno fa, mi sono recato dalla signora Canfora negli uffici della procura di Napoli, per farmi consegnare copia dell’ordinanza di divieto di accesso agli apparecchi registratori emessa dal procuratore Vincenzo Galgano.
Ebbene, la signora ha cambiato le carte in tavola: durante il colloquio mi ha detto che non c’è nessuna ordinanza scritta, bensì il procuratore si è rifatto ad una fantomatica norma contenuta nel codice di procedura penale, secondo cui gli apparecchi di registrazione audio e video non possono entrare nelle aule di dibattimento. La Canfora ha rafforzato la tesi del procuratore sostenendo che diffondere i contenuti delle udienze, significa mettere al corrente eventuali testimoni di particolari che potrebbero portarli ad inquinare le prove. Le ho chiesto, scusi ma se così fosse il teste potrebbe mandare in aula qualcuno dei suoi no? Risposta: non è la stessa cosa. Le ho chiesto: scusi ma il processo Tortora che si tenne proprio in quell’aula? Il processo Spartacus che abbiamo ripreso? Risposta della Canfora: faremo un’eccezione soltanto nel giorno della lettura della sentenza. Le ho chiesto: quando nel 2011? Risposta ridendo: no si figuri, la sentenza arriverà senz’altro prima.
Morale: per chiedere il permesso di entrare nell’aula bunker con la videocamera devo presentare domanda scritta su carta intestata che mi accingo ad inviare per raccomdandata in procura a Napoli, competente sulla sorveglianza dell’area del carcere di Poggioreale. A quel punto la procura mi risponderà negativamente con le motivazioni al seguito. Col documento ricevuto potrò ricorrere ad un avvocato perché, fra le altre sciocchezze che mi sono state dette in quell’ufficio della procura napoletana, ho scoperto che nel codice di procedura penale non esiste nessun articolo che vieti l’ingresso ai registratori audio e video nelle aule dibattimentali. L’unica norma che regola l’ingresso delle videocamere riguarda la legislazione sui pentiti. Che quando vengono interrogati sono normalmente girati di spalle verso i giudici e coperti da qualcuno o qualcosa che li renda irriconoscibili.
Non è certamente il caso del processo sui rifiuti, visto che il giudice Giovanni Fragola Rabuano, ha detto a me in faccia che il Tribunale che lui stesso rappresenta ha autorizzato l’ingresso dei registratori in aula per il processo Bassolino-Impregilo.
Se Idv deciderà di non sostenere il ricorso lo farò io. Chiederò il vostro sostegno economico perché da solo non potrò certamente affrontare le spese legali per ricorrere ad un divieto che ha il sapore di essere del tutto illegittimo.
Pubblicherò il nome del professionista che mi assisterà e vi dirò quanto servirà. Se ci dovremo arrangiare facciamolo.

Con tanti saluti al welfare la social card da 40 euro mensili che il regime piduista dipinge senza vergogna come “soluzione di governo per pagare cibi, bollette, autostrade, ferrovie e mutuo” è in realtà la nuova tessera di Sforza Italia formato supposta, riservata ai sudditi del sultano Cesare: Silvio Berlusconi, imperatore blindato in parlamento per rimanere impunito che, fra gli altri, ha messo sotto i suoi piedini nani pure Francesco Pionati, zerbino di regime eletto senza voti deputato portavoce dell’Udc di Totò Cuffaro, dopo una vergognosa gavetta da leccaculo di riporto sul tg1. E’ di poche sere fa la sua cena intima col sultano della mafia Cesare. Dell’evento organizzato dalla segretaria di Cesa ne ha dato notizia pure Cesara sul tg5. L’ennesimo inciucio è sancito: Francesco Piombati fra le braccia dell’imperatore degli impuniti con la sua nuova creatura “alleanza di centro” che dice addio all’Udc. News vitale che sui giornali fa più notizia della crisi economica e della disoccupazione dilagante.
Argomento intoccabile persino per Gianfranco Fini(ti) che glissa additando il sultano di Arcore a cui si è svenduto appestato da “cesarismo”. Fini(ti) finge di non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti da almeno 14 anni: l’impero incontrastato impunito di Silvio Berlusconi devoto all’eroe Màngano. Lo stesso che dai megafoni Raiset alle sue ginocchia ha tuonato: “Dopo le imprese i consumi!” In effetti l’impresa delle leggi ad personam è compiuta, per i consumi di ciò che resta nelle tasche degli italiani è soltanto questione di tempo. Forza Italia e An fuse non fondono i rimborsi elettorali. Entrambi i partiti e i loro scendiletto continueranno ad incassare i doppi rimborsi elettorali almeno fino al 2011, alla faccia del governo Prodi, e almeno fino al 2013, da partiti distinti per la magnifica cifra di 2 euro per ogni elettore che li ha votati. Moltiplicate voi in milioni.
Intanto l’imperatore di Arcore, dopo essersi bloccato tutti i processi gode i suoi miliardi rubati e nascosti esentasse estero su estero facendo la parte del conciliante. Si dice pronto ad accettare consigli sulle norme anticrisi. Il pacchetto partorito dal suo governo è in realtà l’ennesimo enorme pacco televisivo. Condotto guarda caso da chi di cognome fa Conti.
Giusto per distrarre, sedare e narcotizzare più a lungo possibile il popolo italidiota, con la “social scart” spopola l’ultima droga dei poveri. Testimonial d’eccezione? I ministri Tvemonti e Pacconi che quanto a sorrisi e a prese per il culo non fanno proprio economia.

Renato Soru
Il governatore della Sardegna, il pidino Renato Soru, si è dimesso dalla carica dopo la sfiducia sul voto per l’approvazione di un emendamento alla legge sull’edificabilità che, dopo la salvacoste del 2004, prevedeva di vietare la cementificazione a non meno di 300 metri di distanza dal mare, lungo tutto il perimetro dell’isola. I voti favorevoli sono stati 21, quelli contrari ben 55.
Difficile stabilire se questa sfiducia dipenda dalla mollezza del partito democratico che Soru rappresenta, oppure da un attacco personale nei suoi confronti, o se dipenda da entrambe le cose. Certo è che dopo il governatore della Campania Antonio Bassolino imputato di abuso d’ufficio e l’ex governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco arrestato per tangenti, è il momento di ribadire che il partito di Veltroni infilzato dalla corrente dalemiana, incancrenita sul suo idolo prescritto per tangenti e intercettato da Clementina Forleo per la scalata illegale di Unipol, è al capolinea.
Fra tangentisti, scalatori, corrotti e sfiduciati è il momento di tirare le fila e chiudere il recinto prima che anche quei pochi buoi elettori fedelissimi rimasti nel recinto, sbarchino su altri lidi tipo la Lega. La distruzione di quel rimasuglio di sinistra che era rimasta in Italia è ormai operata.
Veltrusconi ha raggiunto l’obiettivo. Ds e Margherita, ergo, Fassino e Rutelli, hanno pensato bene di autodistruggersi nel momento meno favorevole, quando nel neonato governo Prodi del 2006 dovevano pensare di attuare le sue 280 pagine di programma di governo, a partire da una seria legge sul conflitto d’interessi che tarpasse le ali al piduista Silvio Berlusconi.
Invece ecco un partito unico, il Pd, falso come le unioni forzate e ridicole modello Paola Binetti ed Emma Bonino che oggi presenta un conto sempre più salato.
La caduta di Renato Soru da governatore della Sardegna è un’altra tegola che cade sulla capoccia di quegli ex comunisti che credono ancora alla favola della sinistra.
Renato Soru che da qualche mese è diventato anche editore dell’Unità, il quotidiano più letto fra i superstiti del popolo della sinistra italiana, ha una posizione dubbia e dal sapore ancora più incompatibile da quando ha già detto che non lascerà la politica.
Non giudico la qualità delle sue leggi e dei suoi emendamenti, pur apprezzando la sua idea di tassare i ricchi proprietari di yatchs e spandimerda ai porti sardi. Probabilmente Soru paga anche questa decisione in una terra in cui risiede qualche mese l’anno anche il presidente del consiglio dei piduisti, che qualche mese fa disse di essere stato assolto da un processo su abusi edilizi. Ennesima balla come quella di chi dice che in Italia esista ancora una sinistra, visto che quel processo riguardava il proprietario della villa di Arzachena che Berlusconi ha soltanto in comodato d’uso.
Soru scala giornali e politica. Dov’è il senso proletario di quella sinistra che il finto partito di Veltroni vuol far credere di rappresentare?

Ranieri Polese
E’ a firma di Ranieri Polese il servizio patacca pubblicato sulla pagina d’apertura chiamata “Cultura” del Corriere di oggi in cui recensisce “Irrazionalpopolare” libro edito da Einaudi scritto da Francesco Bonami e Luca Mastrantonio.
Polese, nel suo articolo affare pagato 2 volte (dagli sponsor Einaudi e dai fondi pubblici per l’editoria) riesce a mettere insieme una caterva di castronerie una in fila all’altra. Scrive che “in Italia il nazional-popolare della cultura gramsciana comunista è morto e sepolto“. Falso perché la televisione è stato lo strumento che ha omologato meglio di altri mezzi l’intera Italia e meglio delle previsioni di Gramsci. Ma l’Italia di Polese è frammentata da “piccole tribù federaliste” in cui scopre soltanto oggi che “l’egemonia culturale e il potere politico sono in mano a Berlusconi”. Per tribù federaliste Polese intende “il popolo del calcio, quello della tv, quello della musica ecc.” dimenticandosi che quel popolo in realtà è uno solo: omologato e lobotomizzato dal tubo catodico.
Sconcertante che sulla prima pagina della “Cultura” del corsera di oggi Polese usi come esempio per rafforzare queste teorie insulse “i risultati della nuova sfida tv del sabato sera, con Maria De Filippi che straccia Pippo Baudo, alfiere e testimonial del nazional-popolare“. Polese spiega il nesso che accomuna De Filippi e Baudo alla falsa frammentazione culturale degli italiani della televisione, con le dichiarazioni dell’ex direttore piduista della Rai Enrico Manca, che 20 anni fa “bollò Baudo e Fantastico 1987 con l’insulto nazional-popolare”.
E’ con queste premesse che Polese si camuffa da intellettuale pubblicizzando il libro di Luca Mastrantonio (direttore delle pagine culturali del Riformista) e Francesco Bonami (critico d’arte già direttore della Biennale 2003) in cui si decanta il “saggio” di “studi sull’Italia di oggi per capire com’è diventata”.
Irrazionalpopolare esamina “persone, fatti, fenomeni di grande successo, la cui fortuna però è inspiegabile, non giustificata, irrazionale. Da Bocelli cantante senza grandi doti canore né di interpretazione, il criterio dell’irrazionalpopolare è che è bello perché piace agli altri. Non ci sono più valori assoluti, la critica che un tempo li certificava è morta”, morta perché non ha mai azzeccato nulla. Secondo Polese “la società deviata dello spettacolo del’Italia di oggi si identifica coi supermediocri, una grande famiglia in cui gli autori Bonami e Mastrantonio includono praticamente tutti: Simona Ventura, il Benigni dantesco, Moccia, Fabrizio Corona, Pavarotti, Lele Mora, Beppe Grillo, Baricco.
Leggere Grillo accomunato alla Ventura e a Fabrizio Corona ce n’è abbastanza per intuire l’irrazionalpopolarità e la supermediocrità degli studi pubblicati da Bonami e Mastrantonio, riportati in maniera prostituta da Raniero Polese. Che nella sua analisi deviata continua imperterrito scrivendo che “in anni in cui i politici come D’Alema ospite di Gianni Morandi e Fassino acomodato da Maria De Filippi sono intrattenitori (!!) i comici fanno politica. Solo che i comici (Grillo e Ricci di Striscia) diventano permalosi e senza ironia peggio dei politici. Figure colpite da inspiegabile successo” secondo Polese che Bonami e Mastrantonio esaminano con perplessità. Polese finge di non aver afferrato che accomunare Grillo a Ricci significa lasciare perplesso qualuque italiano informato.
Polese chiude la sua marchetta elevando “l’irrazionalpopolare che non ha nulla di moralisteggiante e sottintende un giudizio politico, crudele ma non vano“. La politica? “Cialtroneria vivace a destra, stanca presunzione senile a sinistra anche nelle frange più giovani. La sinistra nobiltà che crede nella divinità del proprio stato, la destra un mancino obbligato a scrivere con la mano destra, l’Italia come un vecchio re cieco che detta la propria storia a un mancino monco al quale è rimasta solo la mano destra con cui scrivere. Chi leggerà la storia non capirà più nulla. Viviamo in una sorta di agonia, dice Mastrantonio“.
Già, con pezzi marchetta che aprono la pagina bollata “Cultura” del quotidiano italiano più diffuso, direi che siamo ormai morti. Che povera anima Ranieri Polese.
Migliaia di sterline sui 3 conti correnti svizzeri di David Mills, in parte provenienti da All Iberian, uno dei conti correnti dell’imputato di corruzione in atti giudiziari Silvio Berlusconi, eseguiti in periodi coincidenti con le deposizioni dell’avvocato inglese nei processi sui diritti televisivi Mediaset, per mentire o dire il meno possibile di ciò che sapeva.
E’ lotta continua fra il pm Fabio De Pasquale e la difesa del prestanome del presidente del consiglio dei ministri in carica. De Pasquale ha chiesto giustificazioni sui bonifici da 30 e 58 mila sterline e la consulente contabile ha risposto che quei soldi appartenevano allo stesso Mills che si passava da solo di conto in conto.
I giudici hanno in mano prove schiaccianti: gli appunti scritti di pugno dall’avvocato inglese in cui ha scritto che quei 600 mila dollari in bilancio erano un regalo fuori programma del piduista, la denuncia del commercialista alla magistratura inglese e quest’ultima che trasmise gli atti a Milano.
C’è poco da capire e molto da informare. Peccato che anche venerdì, il sottoscritto era l’unico presente a questo processo, che vede coinvolto direttamente il corruttore presidente del consiglio dei ministri, armato di videocamera.
L’ingresso in aula con apparecchi che registrano è vietato anche qui nella tanto decantata Milano. Alla faccia della valenza pubblica dei processi.
Metropolitana di Mosca, dal vagone del treno fermo in stazione scendono tutti i passeggeri tranne uno che dorme. Alla fermata successiva su quel vagone deserto sale un uomo. E’ un poliziotto in divisa che scorge il passeggero addormentato riverso su un lato. Il militare, dopo averlo osservato, non esita ad avvicinarsi e ad allungare le mani nelle tasche dei pantaloni del dormiente. Mentre fruga con attenzione estrae qualcosa: sembrano documenti che il poliziotto sfoglia con curiosità e un pizzico di tensione, tipica del borseggiatore in procinto di trovare soldi e valori da rubare al malcapitato. Nel bel mezzo della palpatina il vagone raggiunge la stazione successiva e il passeggero addormentato si sveglia. E’ un attimo. Il poliziotto, nel fiutare il rischio, si ricompone in un batter d’occhio e come se nulla fosse imbocca l’uscita del treno. Il dormiente non fa in tempo a riprendersi che già dubita quello che gli è appena successo. Fortunatamente per lui è troppo tardi. Il poliziotto si è già divincolato probabilmente a mani vuote. Gli è andata male. Al passeggero addormentato, nella sfiga di essere stato vittima di un poliziotto ladro, è andata invece bene. La telecamera a circuito chiuso installata sul treno della metropolitana ha ripreso tutto con impietosa lucidità. E’ una scena triste e disarmante che induce a porsi molte domande sul ruolo di “certe” forze dell’ordine.