In questo sultanato dell’applauso governato da un venditore di materassi in odore di tangenti e di mafia, insofferente ad ogni forma di dissenso, che bolla gli oppositori bugiardi e insulsi, ma che di fatto ha soldi fin sopra il parrucchino con i quali controlla le televisioni e gli umori dei suoi scendiletto, viviamo lo spettro della recessione che ci sta affogando in un sistema al collasso.
Il decreto Gelmini seppellisce la scuola pubblica perché non ci sono più soldi. Quelli rimasti servono a rimborsare i partiti doppiamente (anche per il defunto governo Prodi fino al 2011) servono a mantenere deputati e sottosegretari, servono a mantenere le poltrone di 106 province dove siedono molti politici da strapazzo trombati e ricompensati grazie ai voti di scambio, servono a finanziare il Vaticano e a pagare le pensioni ad eversori come Andreotti e Cossiga e “compagni” della loro generazione.
Gli studenti, la ricerca, le famiglie, le infrastrutture e i servizi essenziali al cittadino possono andare a fanculo. Questo in sintesi l’andazzo di questo governuncolo barricato in parlamento grazie ad una legge incostituzionale del porcaccione Calderoli, forte anche di un’opposizione affetta da cannibalismo interno che finge di essere tale persino sull’imminente referendum al decreto Gelmini, che a quanto pare non potrà cancellarlo perché riguarda materie di finanza e bilancio. L’unica utilità delle firme potrebbe perciò riguardare soltanto grembiule e voto in condotta. Nulla più.
E i giornali non aiutano certo a capire. Tra le proposte edulcorate di giornata del governo farlocco, il “bonus bebè” in realtà un prestito di 5 mila euro alle famiglie numerose (con almeno 3 figli) da restituire con interessi al 4%. Il governo del sultano si trasforma in una banca che presta a regime di debito. Altro che bonus!
Intanto Sabina Guzzanti è tornata in onda sulla Rai di Annozero a proporre la vera faccia oscena di Berlusconi. Mi ha fatto un certo effetto rivedere la satira nel tubo catodico e constatare la difficoltà che l’attrice avrà riscontrato nel cercare di dare risalto alle sottigliezze che inducano ad una sana risata. E’ stata brava perché far ridere imitando il conducator che ci ritroviamo bisogna scovare nell’osceno che non ha ancora toccato. Il piduista ne fa e ne dice talmente tante da averla superata da un pezzo, la satira.
Durerà? O siamo in drittura di nuovi editti!

«Quando feci picchiare a sangue gli studenti che avevano contestato Luciano Lama, il gruppo del Pci in aula si alzò in piedi e mi tributò un applauso unanime, ma erano i tempi di Berlinguer, non di Walter Veltroni, di Natta, non di Franco Marini. Erano i tempi del glorioso Pci».
Sono le parole pronunciate ieri da Francesco Cossiga nel suo intervento al Senato durante l’approvazione del decreto Gelmini sulla scuola.
Qui alcuni post su Cossiga alleato della Loggia P2, premiato presidente della Repubblica per il suo impegno a tacere sulle più gravi stragi di Stato e per il suo tramare dietro le quinte durante il sequestro Moro.
La crisi che ha investito la finanzia mondiale è la più grande e ingegnosa truffa mai realizzata. E’ iniziata dai mutui casa Subprime inventati dalle banche americane, concessi al 100% con una semplice autocertificazione e senza garanzie, se non quella del pignoramento dell’immobile ai mutuatari insolventi da mandare all’incanto per recuperare il prestito, guadagnare sulle commissioni, le perizie, le penali, oltre che sulla rivalutazione degli immobili stessi, se non decidevano di patrimonializzarli per loro stesse.
Il crack è sopraggiunto con un meccanismo complesso ma anche semplice. I mutui casa subprime concessi dalle banche al 100% con restituzione in 20 o 30 anni senza garanzie, venivano ceduti a società terze controllate sempre dalle stesse banche ad importi assai inferiori rispetto all’erogato, col vantaggio che le banche potevano disporre di liquidità immediata scaricando sulle società i rischi del credito dell’intero mutuo.
Le società, per evitare a loro volta rischi di insolvenza da parte dei mutuatari, hanno sparso obbligazioni ciuche tradendo la fiducia di piccoli risparmiatori inermi che, attirati da interessi alti, hanno acquistato in cash garanzie su mutui ancora da saldare, ergo, su liquidità inesistenti. In questo modo le società hanno potuto disporre dei contanti dei risparmiatori traditi senza dover aspettare i guadagni dei mutui insicuri che, forse, avrebbero potuto fruttare soltanto dopo 10 o 15 anni.
I risparmiatori si sono imbattuti a loro insaputa in società bancarie senza scrupoli che hanno promesso - sapendo di mentire - la restituzione di capitali andati in fumo. Le obbligazioni ciuche su crediti non saldati (mutui subprime) si chiamano tecnicamente cartolarizzazioni, un diabolico moltiplicatore di guadagni sul nulla, basato su mezze promesse da parte di mutuatari invogliati a chiedere prestiti che hanno ottenuto con semplice autocertificazione.
Il cerchio cominciava dal mutuatario che otteneva la casa senza pagarla e si chiudeva col risparmiatore che regalava i suoi soldi a società che gli hanno venduto obbligazioni inesistenti. Ci hanno guadagnato le banche e soprattutto le società da loro controllate, che per anni si sono arricchite sulla fiducia tradita di quei risparimatori, colpevoli di aver capito troppo tardi che dietro le loro obbligazioni ci sono soltanto mutui insoluti.
Il crac dell’economia americana è iniziato proprio dall’insolvenza dei mutuatari subprime che stanno per essere sfrattati a centinaia, vessati dal prestito a debito gravato di interessi. Cittadini che non pagando le rate della loro casa, non permettono alle società di restituire le obbligazioni ai risparimatori, poiché nel frattempo i loro soldi sono finiti in parte in qualche cassaforte, e in parte divorati dagli interessi sui debiti di altri. I titolari delle obbligazioni che cercano disperatamente di vendere le loro obbligazioni ciuche, non riavranno i loro soldi proprio perché i creditori finali sono quei cittadini sfrattati che avevano ottenuto il mutuo casa dalle banche senza garanzie. Ecco spiegato il panico.
La truffa è stata ideata da una ristretta elite di banchieri che hanno fatto profitti tradendo la fiducia dei loro correntisti.
Ed ora i governi cosa fanno? Anziché garantire i cittadini debitori truffati garantiscono le banche truffatrici. L’iniezione dei 700 miliardi di dollari a fondo perduto da parte del governo Bush, sono un bagno di soldi pubblici immessi in un sistema privato di banche che ne beneficia doppiamente, assieme alle sue società controllate se si considerano anche le case pignorate ai mutuatari, gabbati a loro volta 2 volte perché con la casa hanno perso le obbligazioni e anche le tasse per le quali avrebbero dovuto avere in cambio migliori servizi.
I cittadini vittime di questo sistema malato basato sul prestito a debito gravato da interessi, sono succubi dei loro governi che hanno deciso di salvare i loro carnefici (le banche) arricchendoli con l’azzeramento dei debiti e gli immobili pignorati.
I governi asiatici ed europei (Italia compresa) sono corresponsabili con le loro banche di questo fallimento che lascia presagire scenari impensabili.
Intanto la straordinaria truffa ha raggiunto il suo obiettivo: i pochi banchieri e governanti massoni hanno il gruzzolo al sicuro e godono della loro megalomania di potere.
Il problema è continuare a dominare la globalità delle masse impoverite, spesso inconsapevoli ed inermi verso un sistema che non afferrano perché disinformate.
Un ragazzino di 13 anni di Taranto sta combattendo contro un tumore al polmone tipico dei fumatori incalliti. Gli è stato diagnosticato quando ne aveva 10, ossia da quando l’Ilva non paga più l’ici al municipio di questo comune che è il più inquinato di tutta l’Europa occidentale.
Anche i bambini di Milano verso i 10 anni hanno i polmoni asfaltati di catrame e veleni come quelli dei fumatori incalliti. Un neonato a spasso per il capoluogo lombardo riempie i bronchi di monossido di carbonio nel giro di un’ora. La pianura padana da Torino a Rimini è la più inquinata d’Europa senza soluzione di continuità.
I dettami del protocollo di Kyoto sul contenimento delle emissioni e l’aumento delle fonti rinnovabili che l’Ue ha assunto a modello, sono per l’Italia un volume di geroglifici. Tanto che Bruxelles non concederà nessun allungamento dei tempi come ha già chiesto Berlusconi su lamentela di Confindustria, visto che per l’Italia inadeguata il termine del 2020 è rimandato ai posteri stile Renzo Bossi. Barroso ha smentito per l’ennesima volta il piduista ribadendo che siccome la crisi finanziaria non riduce la minaccia del cambiamento climatico, salvare il pianeta non è un optional. Ebbene, mentre Germania, Francia e Inghilterra hanno già avviato politiche di adeguamento, l’Italia preferisce pagare le multe per continuare ad inquinare l’aria come prima più di prima. L’importo sarà di 7 miliardi di euro l’anno già a partire da quest’anno come dice nell’intervista il consigliere regionale lombardo dei Verdi Marcello Saponaro, che per l’Italia ha addirittura evidenziato un aumento delle emissioni inquinanti negli ultimi anni.
Berlusconi, lo stesso che abbiamo fra le palle dal 1994, preferisce proteggere i portafogli degli Agnelli auto e dei Moratti petrolieri passando direttamente alle centrali nucleari. Dopo aver inutilmente chiesto la sospensione del pacchetto multe e il rinvio dell’adeguamento al protocollo di Kyoto per voce di Franco Frattini Bahamas, la commissione attività produttive di Montecitorio ha già votato il pacchetto energia nucleare collegato alla Finanziaria.
L’intesa bipartisan istituisce l’ Agenzia del nucleare che si occuperà di coordinare i progetti di collocazione e realizzazione delle centrali sulla spinta del ministro per lo Sviluppo dei voli ad personam Claudio Scajola, secondo il quale “il nucleare è un tassello fondamentale della nuova politica energetica del Paese”.
L’ esecutivo si prepara a superare le resistenze degli enti locali sugli espropri, e non dà una sola indicazione su come e dove saranno smaltite le scorie che il nucleare produrrà. Prepariamoci a nuove rivolte stile “Dal Molin”.
Roma, Circo Massimo, la manifestazione organizzata dal Partito democratico prende forma. Fra i presenti negli stand, oltre che alcune testate giornalistiche di sinistra, sbucano sigle di sindacati, associazioni di volontariato e qualche partito, fra cui Socialisti, Verdi, oltre che gli unici alleati del Partito democratico all’opposizione di governo, l’Italia dei Valori, piazzati per raccogliere le firme contro il dolo alfano. Gli “ospiti” sono tutti sistemati in fondo al Circo Massimo, sul lato opposto rispetto al palco di Veltroni che dista almeno 500 metri.
Quando tutto sembra pronto per accogliere l’arrivo dei cortei, piomba ai gazebo Idv Marida Bolognese, ex deputata dei Ds in veste di responsabile del Circo, che elettrizzata da una rabbia incontrollata intima al gruppo di Di Pietro di levare le bandiere del partito, posizionate sulla recinzione che delimita il perimetro del Circo Massimo. Una trentina in tutto. Il tono usato dalla donna, tutt’altro che da “alleata” assume la furia tipica di chi si sente braccato da un’alleanza che va stretta. Scagliarsi in quel modo la Bolognese dà l’impressione di riflettere lo stato d’animo che respirano i vertici del Partito dei Veltroni e dei D’Alema, che lei stessa rappresenta. Coscienti dei consensi in picchiata nel loro vuoto politico.
Martedì scorso Veltroni ha detto “finisce l’allenanza col partito di Di Pietro”. Ieri si è rimangiato tutto con berlusconiana goffaggine dicendo “speriamo che l’alleanza continui”. Il ripensamento è dovuto ai sondaggi poco edificanti: 53% di gradimento da alleati, 18% da solisti “divorziati”.
Il discorso di Veltroni? Un’accozzaglia di frasi fatte. Che pena.
La riforma scolastica Gelmini prevede per le elementari il reinserimento dei grembiuli e il ritorno del maestro quasi unico. Provvedimento che produrrà un leggero incremento di lavoro all’industria tessile e di contro il licenziamento di migliaia di insegnanti.
Per tutti i gradi scoltastici, fino all’università, la riforma Gelmini abolisce l’insegnante a tempo indeterminato sostituendola con l’insegnante meritevole. Che sarà contrattualizzato tramite chiamata diretta dalla tal scuola privata, in concorrenza con le altre ad accaparrarsi gli insegnanti migliori, oltre che sottoposto ad aggiornamenti periodici sul suo grado di preparazione che sostituiranno gli automatismi di carriera.
Il provvedimento non fa una grinza, in teoria, se non per il fatto che il decreto passa senza il confronto coi sindacati e senza chiarire quali saranno gli “organi terzi” deputati alle valutazioni. Saranno allievi adepti del santone Antonio Meneghetti?
Mi chiedo anche perché questo provvedimento non lo si applica pure per parlamentari e ministri somari dell’egìda piuttosto che dell’ègida.
Tornano i voti espressi in numero e con loro il voto in condotta, che esprime la qualità del comportamento che lo studente avrà tenuto a scuola.
Verrà inserita, per quanto ho capito, nella scuola dell’obbligo l’educazione civica, cenni sul codice della strada e nozioni per il rispetto dell’ambiente. Provvedimento che non fa una grinza, in teoria. Il problema è come applicarla di fronte a un esercito di insegnanti che non riescono più farsi rispettare e non hanno più nemmeno il potere di bocciare. La maleducazione spacciata per diritto autorizza chiunque a disturbare le lezioni col cellulare, sotto minaccia, anche fisica, nei confronti dell’insegnante che osasse opporsi. Lo stesso insegnante, che se va male, rischia di essere assalito pure dai genitori energumeni del suo studente maleducato.
Così, ad occhio, la riforma Gelmini, togliendo fondi alla scuola pubblica favorirà soltanto quella privata, penalizzando i figli dei poveri a vantaggio dei figli dei ricchi nonostante siano previsti voucher formativi che le famiglie potranno spendere nelle scuole e detrarre dai redditi eventuali donazioni fatte alle scuole private (il decreto dice autonomie scolastiche). Ergo: finirà che le famiglie ricche faranno donazioni alle scuole private dei loro figli.
Contro il caro libri la riforma Gelmini impone riedizioni dei testi nell’arco di 3 - 5 anni e l’utilizzo dei testi digitali su computer. Provvedimento che non fa una grinza, in teoria, un po’ in stile fascistello pensare di impedire ad un insegnante di decidere, a sua discrezione, quando e se cambiare testi ogni anno, piuttosto che ogni 5.
L’altro giorno sono andato all’aula magna dell’università Statale di Milano dov’era in corso un’assemblea di studenti, riuniti per decidere quali mosse attuare nei prossimi giorni. Dentro c’era una nube di fumo di sigaretta e puzza di spinelli in barba ai divieti. Da quel poco che ho capito nessuno sa nulla di questa riforma. Gli speaker dell’assemblea hanno detto che bisogna scendere in strada a manifestare e impegnarsi a capire cosa dice il decreto. Con un vorticoso scambio di mail, entro lunedì dovranno essere formati gruppi di lavoro che studieranno il decreto per stilare contro proposte, e gruppi che si occuperanno di comunicazione dentro l’università.
La sensazione che ho avuto è stata quella di un gran casino per il quale non servono le forze dell’ordine coi manganelli. Servirebbe soltanto un’autorità in grado di applicare con certezza le giuste sanzioni per ottenere ordine e conseguente maggior rispetto delle regole. Che oggi non c’è più. In quell’aula ho visto pure qualche docente che non si è azzardato a mandare la ristretta minoranza di fumatori all’esterno. Tutti hanno taciuto e lasciato fare per la serie “vivi e lascia vivere” palesando un modus consolidato e accettato.
Sarà che io sono cresciuto in tempi in cui la disciplina esisteva ancora. Sarà che io qualche scappellotto dalle maestre ho fatto in tempo a prenderlo. Sarà che oggi dico: “facevano bene”.
PS Sono appena rientrato dal Circo Massimo di Roma. Presto notizie e video con un episodio che preferisco non anticipare.

Apprendo con piacere la notizia da parte di un lettore del blog che mi ha segnalato questo link, in cui si legge che il Leonardo De Paola, comandante dei vigili urbani di Bitonto, si è dimesso temporaneamente dall’incarico per “affrontare con serenità” il processo in cui è inquisito per truffa aggravata, falso e peculato.
Visto che per essermi occupato in prima persona di questo caso ho rimediato 2 richieste di risarcimento danni da parte del sindaco della città Raffaele Valla e del suo capo di gabinetto Domenico Pantaleo, per aver diffuso sul blog il video in cui mi hanno negato un’intervista sui motivi di questa nomina, faccio al comandante Leonardo De Paola i miei migliori auguri affinché possa dimostrare la sua innocenza, e che la sua azione serva da esempio anche per le decine di politici inquisiti e rinviati a giudizio presenti in Parlamento. Ben sapendo che in quest’Italia “giustizialista” una decisione di questo tipo non dovrebbe nemmeno fare notizia.
Non voglio trarre nessuna morale da questa storia. Io continuerò sul mio fronte a difendermi dalla richiesta di risarcimento danni. Voglio soltanto ringraziare tutti i lettori, soprattutto quelli di Bitonto e Bari che in queste settimane hanno sostenuto il mio operato. Grazie.


In tempi di recessione 108 euro annui di tassa di possesso del televisore che incassa interamente la Rai sono troppi, fuori dal tempo e immeritati per merci come la Talpa, Milo Infante, Gianni Riotta, Luca Giurato, Carlo Conti, Simona Ventura o il serioso predicatore di buona informazione (solo a parole) Lamberto Sposini trasformato tutto gossip per esigenze di ego e di portafogli.
La Rai è lontana anni luce dal metodo dell’azienda pubblica. Un’azienda che fa servizio pubblico dovrebbe fare concorsi trasparenti, disporre soltanto di personale a tempo determinato che favorisca turn over, dedicarsi quasi in toto all’informazione e soprattutto citare le fonti di chi decide gli ingaggi per i conduttori dei programmi, che a mio avviso, avendolo provato sulla mia pelle, dovrebbero essere pagati con cifre molto più modeste di quelle attuali, visto che anche per un varietà fanno servizio pubblico.
Come sappiamo la Rai è un carrozzone di pubblici mangiatori che se la gestiscono privatamente i partiti politici. Ecco allora che Paolo Bonolis, per condurre l’ennesima edizione fritta del festival di Sanremo, prenderà un milione di euro in cash. Tanti quanti ne prese Pippo Baldo lo scorso marzo. Sanremo! Non Report.
Ebbene le famiglie che non arrivano alla quarta settimana pagano la tassa di possesso per abitudine e per paura. Pagano senza pensare che una tassa di possesso per un televisore degna di tale nome, avrebbe senso se fosse equamente ripartita alle centinaia di canali ricevibili in analogico, in digitale e anche da satellite che il televisore e l’antenna che possediamo ci permettono di captare. Siccome quella tassa la riscuote solo e soltanto la Rai delle televendite, dei quiz pacco e della pubblicità occulta, quella tassa è un imbroglio. Un furto legalizzato.
Che la Rai assurga al diritto di riscuotere quei soldi perché in grado di garantire dirette ed eventi di presunta, pubblica utilità come gli interventi in parlamento, non regge più. Sia le messe in piazza San Pietro che le dirette dal Parlamento si possono ormai vedere su web, assieme a tutti gli altri eventi che la Rai spesso censura. Come gli scontri corpo a corpo fra studenti e Polizia.
La Rete è ormai ovunque. Per qualunque evento c’è sempre qualcuno armato di videocamera, webcam o telefonino pronto a riprendere e a diffondere sul proprio blog o su Youtube immagini senza bollini neri, senza omissis e spesso senza stupidi commenti di certi impiegati prezzolati alla bruno vespa. Tecnologie, modi e qualità sono certamente perfettibili, ma ormai il ghiaccio è rotto da tempo. La tassa di possesso obbligatoria del televisore è fuori dal mondo.
Soltanto se gli italiani non la pagheranno più in massa i Pippo Baldo e i Paolo Bonolis si dovranno accontentare di condurre Sanremo a 100 euro a serata come tutti i comuni mortali, o addirittura gratis, visto che la concorrenza di chi ama apparire ed è pure bravo a presentare non manca (non certamente io che non ci andrei mai).
Per smettere di pagare questo furto basta soltanto cominciare. Il primo bollettino Rai che preleviamo dalla casella postale assieme ai depliant del supermercato accartocciamolo e buttiamolo nell’immondizia. Butteremo nell’immondizia anche i successivi bollettini che arriveranno a cadenza quasi quotidiana su cartoncini verdi come la lega nord. Il colore è scelto apposta perché ricorda quello degli atti giudiziari e serve a impaurire il cittadino spesso ignorante ed inerme.
Quando tutti gli italiani avranno ben chiaro che nessuno potrà venire in casa nostra a vedere cosa abbiamo sopra i mobili, se non con un mandato della magistratura, saremo un’Italia più evoluta.
Credo tuttavia che la recessione ci imporrà una sveglia traumatica. Dovendo viverla tutti in diretta, anche la Rai dovrà in qualche modo adeguarsi. Con l’evasione al pizzo sempre crescente sarà costretta a stare nel mercato dei media, in competizione con gli altri, soltanto se sarà accattivante, competitiva e saprà offrire qualcosa di originale. Sarà costretta a scaricare leccaculi, raccomandati e scendiletto per lasciare spazio a professionisti degni di tale nome che saranno stimolati a dare il meglio di se proprio perché precari. Solo in quel caso potrei mandare il mio curriculum.
Ma per ora, pagare 108 euro obbligatorie per avere facce in esclusiva come quelle di Milo Infante o di Simona Ventura grazie ad una norma fascista e garantista che blinda la Rai da ogni forma di mercato, ce n’è abbastanza per realizzare un’inchiesta interna aziendale da diffondere a tutti gli italiani a reti unificate.
Siccome in Italia non siamo più garantiti nemmeno nei diritti di uguaglianza conviene arrangiarci. La disobbedienza civile può essere un’arma contro la recessione che non attende ricorsi e raccolta firme.
Da qui ai prossimi anni non ci sarà spazio per le favole di Riotta. 108 euro cash in tasca potranno essere vitali per comprarci pane e latte. Alla faccia panciuta di Giampiero Galeazzi e alla finta comicità di Paolo Bonolis. Per ora unico VERO vincitore del festival di Sanremo 2009.
QUI altre informazioni utili dedicate all’argomento.