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agosto 31st, 2008 informazione 21 Comments

Apprendo dal sito voglioscendere che le intercettazioni pubblicate da Panorama erano coperte da segreto. E che l’autore stesso del pezzo lo rivela. Non avendo io comprato Panorama (non lo compro mai) non potevo scrivere con certezza ciò che dubitavo soltanto. Ossia che quella trasmissione delle intercettazioni da Procura a Procura fosse coperta da segreto perché non comunicata alle parti interessate. Dalle quali, peraltro, emergono dichiarazioni che dimostrano come Prodi non avesse avuto nessuna intenzione di raccomandare parenti e amici a nessuno. Quindi è tutto come previsto: Maurizio Belpietro ha permesso la pubblicazione di intercettazioni vietate, ben sapendo che pagare una penale, val bene un investimento per la causa del suo capo di governo, affinché possa attaccare le intercettazioni che lo riguardano in prima persona, perché accusato di corruzione dalla Procura di Napoli nella vicenda di Agostino Saccà, in veste di capo dell’opposizione che tenta di corrompere il direttore di una rete televisiva pubblica, peraltro teorica concorrente delle sue, a scopi personali. Oltre che far sapere di voler mettere sul piatto l’ennesima legge ad personam all’ordine del giorno del suo governo altrettanto ad personam.

Purtroppo, oggi, la confusione è doppia. Nessun giornale degno di tale nome ha sbattuto in prima pagina il chiarimento, a parte L’Unità. Tantomeno Sergio Romano.
Mario Giordano sul suo Giornale si arrampica sugli specchi ed elogia Maurizio Belpietro “straordinario giornalista sempre sul pezzo che fa (benissimo) il suo lavoro e che anche se a Veltroni e D’Avanzo può apparire strano, quando ha una notizia la pubblica“. Giordano elogia anche l’autore del pezzone Gianluigi Nuzzi, “anche lui della scuola del Giornale, uno dei migliori rabdomanti di scoop che ci siano in circolazione“. Bene, sappiamo che dovrà essere Nuzzi a rivelare ai magistrati chi gli ha passato illegalmente quelle intercettazioni. Ma Giordano, non contento, continua nella sua patetica pantomima, sostenendo di essere “pronto a scommettere tutto quello che ho di più caro per ritenere che a Panorama hanno deciso di pubblicare quelle intercettazioni con la loro testa e che Berlusconi lo ha saputo soltanto vedendo la copertina“. Infatti sappiamo che alle spalle di Berlusconi lavora una banda di scribacchini a libro paga (come Giordano), pronti a creare casi inesistenti per sostenergli le cause, anche le più illegali, senza spiegare la verità dei fatti. Ma l’indomito Giordano se la prende con quelli della sinistra che difendono la libertà di stampa “in contrasto con la teoria secondo la quale gli editori devono censurare i direttori“. Insomma, un minestrone senza contenuti che si abbarbica a stravaganti e inesistenti poteri della sinistra.

Chiedo a Giordano quali poteri della sinistra visto che in parlamento non esiste! Il quotidiano Repubblica? Che se aveva una buona occasione per chiarire la vicenda in prima pagina, ha evitato di farlo sostituendo il tutto con un concentrato di dichiarazioni storte e poco edificanti? Nessun titolo e nessuna civetta in prima pagina, solo un paio di articoli confusionari a pagina 9.
Il primo, a tutta larghezza, recita “Giustizia, l’allarme di Grasso sulle barricate per difendere i pm” in cui il procuratore difende, come previsto, l’indipendenza dei magistrati riferendosi alla figura di Giovanni Falcone, e solo 2 righe dedicate al caso Prodi, dal quale ne ricava il timore che già abbiamo tutti, ossia che questa storia serve proprio ai pirati della libertà per accelerare l’ennesima legge vergogna.

A mezza pagina in un’intervistina all’ex guardasigilli Roberto Castelli titolata “Le intercettazioni sono uno scandalo ma Romano ha fatto una bella mossa”. si legge che il problema intercettazioni esiste perché c’è anche una questione di fuga di notizie. Infatti chi ha passato quelle intercettazioni al dipendente di Berlusconi non poteva farlo. E’ già vietato. Ma Castelli tira diritto sostenendo che “in Italia ci sono troppe intercettazioni“, senza porsi il problema che in Italia ci sono anche troppe mafie. Ritiene che “i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario devono stare in equilibrio. Se uno schiaccia l’altro è in pericolo la democrazia“. Peccato che con la legge sulle intercettazioni la Democrazia riceverà il colpo di grazia proprio dall’esecutivo. Ecco allora che secondo Castelli “servono paletti per evitare derive patologiche” (quelle di cui è già vittima Berlusconi). Castelli aggiunge che “Prodi fa bella figura a buon mercato e incassa risonanza mediatica perché la storia succulenta che emerge dai colloqui pubblicati dimostra che l’autorizzazione non vale nulla“. Infatti di succulento c’è che Prodi, a differenza di Berlusconi, non ha raccomandato e tentato di corrompere nessuno.
Secondo il fido Castelli “le intercettazioni sono utili se perseguono l’accertamento dei reati, ma se tutti siamo spiati no“. Infatti nessun magistrato si sognerebbe di spiare per il solo piacere di farlo, se non per accertare l’esistenza di reati. Quindi Castelli dice panzane e rilancia sostenendo che se “le intercettazioni sono strumento di lotta politica per spiare gli avversari - alludendo alle solite toghe rosse - è ragione ancora più urgente per limitarle. Toh.

In fin dei conti il problema vero di questa vicenda è che l’editoriale del Giornale e l’intervistina di Repubblica vengono prese a modello da tutti i tg, dal primo al sesto canale, mentre la versione vera dei fatti riportata anche da Marco Travaglio rimarrà sull’Unità e su voglioscendere per pochi intimi.
Questa è la differenza fra il potere delle panzane urlate in una dittatura, dalla verità dei fatti diffusi in una democrazia libera.

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agosto 30th, 2008 informazione 45 Comments

Il Corriere della sera di oggi getta merda sulla verità e crea confusione. Il tutto grazie a Sergio Romano, pennivenduto al centrodestra, pagato con i soldi degli italiani per scrivere puttanate in prima pagina.
L’editoriale “Il brutto show da cancellare” è azzeccato per ciò che si legge nel testo, in cui Romano discetta considerazioni sulla vicenda delle intercettazioni che riguardano l’ex presidente del consiglio Romano Prodi pubblicate da Panorama (gruppo Berlusconi) in relazione all’urgenza di una legge bavaglio.
Sergio Romano, riferendosi a Romano (Prodi) parte volutamente male definendo “la commedia delle intercettazioni il più popolare reality show della politica italiana”. In sintesi le intercettazioni riguardano uno stretto collaboratore di Prodi nell’ambito di un’indagine avviata dalla procura di Bolzano sulla vendita di un’azienda collegata all’Iri, risalente al 1993. Siccome fra le dichiarazioni pare vengano citati finanziamenti pubblici per un progetto scientifico che riguarda un’azienda farmaceutica, i magistrati altoatesini hanno trasmesso tutto alla Procura di Roma, affinché si possano accertare motivi per altre indagini.

Quando gli atti di indagine vengono trasmessi al legale che difende l’indagato o l’imputato, tali atti diventano pubblici. I giornalisti li possono pubblicare, soprattutto se riguardano politici o ex tali. Altrimenti no.
Io non so se la trasmissione dalla procura di Bolzano a quella di Roma fosse stata comunicata all’interessato. Non so se quelle intercettazioni fossero pubblicabili. Fatto sta che il settimanale Panorama, house organ di Berlusconi, lo ha fatto. Il direttore Maurizio Belpietro, ciambellano della corte Berlusconi, ha messo sul piatto l’esca al suo editore capo del governo per dargli modo di esprimere solidarietà all’ex premier, visto che la legge sulle intercettazioni che abolirà la cronaca giudiziaria e sbatterà in galera giornalisti e magistrati, è fra le priorità all’ordine del giorno di questo governo di golpisti.
Ma Prodi non è caduto nel tranello. Anzi, in tutta risposta alla solidarietà del piduista, si è detto indifferente pure se tutte le sue telefonate fossero pubblicate. Ergo: non ha niente da nascondere. Non solo. Prodi, checché non sappia parlare, fa sapere che la Legge sulle intercettazioni non andrebbe cambiata. Questi i fatti.

Sergio Romano invece, sulla prima pagina del Corrierone che prende oltre 20 milioni di euro di finanziamenti pubblici annui, rivolta la frittata attaccando i magistrati “impegnati in vicende del secolo scorso che dovrebbero indurre un politico di buon senso a chiedersi come funziona l’ordinamento giudiziario(??) - i magistrati rispondono solo alla Legge non al governo e ai politici - e tal politico dovrebbe concludere che la pubblicazione di intercettazioni segrete è diventata una patologia italiana, un virus che, come quello di un computer, annebbia lo schermo e ingarbuglia, persino a renderlo incomprensibile, il discorso della politica nazionale.
Quale discorso politico, a parte quello ad personam, non si capisce cosa intenda Sergio Romano! Panorama poteva pubblicare quelle intercettazioni? Ha fatto bene Belpietro ad autorizzarle.
Oppure quelle intercettazioni erano segrete e non potevano essere pubblicate? Ne risponderà Panorama nelle sedi opportune, poiché la pubblicazione di atti d’indagine non ancora consegnati all’avvocato che difende l’imputato o l’indagato sono già vietati. Ergo: non c’è bisogno di una nuova Legge sulle intercettazioni. E in tal caso la dimostrazione di aver voluto creare un caso inesistente per dar motivo al piduista di giustificare l’urgenza di una legge bavaglio sarebbe lampante.
Che cazzo scrive quindi, Sergio Romano sulla prima pagina del Corriere da dare in pasto a 600 mila lettori del quotidiano?

Romano si preoccupa di sapere se “sia giusto tollerare che uno strumento d’indagine destinato a favorire la ricerca della verità venga usato per seminare dubbi, alimentare chiacchiere e attizzare polemiche”.
In realità, Sergio Romano omette di ricordare che se i magistrati devono rispondere alla Legge, è opportuno che i politici rendano il loro lavoro agevole, in modo che le indagini possano essere svolte velocemente per fare chiarezza in fretta e scagionare gli innocenti in tempi ragionevoli. Ma purtroppo, Sergio Romano dimentica di ricordare che se i magistrati impiegano troppo tempo a muoversi, è grazie alla guerra che i vari governi Berlusconi che lui difende, hanno dichiarato alla giustizia con mille gabelle che hanno burocratizzato, ingolfato e lievitato i tempi processuali. Il taglio dei fondi alla giustizia di un ulteriore 40% operato quest’anno, è soltanto l’ultimo attacco sferrato da un gruppo di mafiosi della maggioranza barricati dentro il Parlamento, cui Sergio Romano lecca le natiche. Non solo le lecca. Le lustra pure scrivendo che siccome “l’opposizione rifiuta la solidarietà per colpire in modo strumentale l’avversario politico (Berlusconi), è bene che la politica ci pensi da sola con una legge che in linea di principio, non è difficile immaginare e scrivere”.

Infatti l’imminente legge bavaglio abolirà del tutto il rimasuglio di democrazia ancora esistente in Italia. Per salvare Berlusconi dai 2 processi per corruzione nei confronti di Agostino Saccà, oltre che altre decine di procedimenti in corso che riguardano omuncoli del suo partito amico della mafia, a cominciare dal ministro per gli affari regionali Raffaele Fitto, imputato di corruzione per aver preso 500 mila euro dalla famiglia Angelucci in cambio della gestione di 11 cliniche in Puglia.

Ma Sergio Romano non ci sente. Delira sulla prima pagina del Corriere aggiungendo che “Prodi, dicendosi indifferente alla pubblicazione delle intercettazioni, ha dato la sensazione di voler svalutare i sentimenti di solidarietà offerti da Berlusconi. Ma questo - secondo l’encomiabile Sergio Romano - è un problema nazionale che occorre affrontare con serietà e senza secondi fini. L’opposizione troverà altri temi su cui dissentire dal governo e fare le proprie battaglie. Sul problema delle intercettazioni ha il dovere di lavorare in Parlamento per una legge che spenga le luci accese su questo brutto reality show”.

La saggezza che dovrebbe avere un uomo dell’età di Sergio Romano, dovrebbe indurlo ad osservare, una ad una, le banconote rubate alle tasche degli italiani per aver scritto queste puttanate e chiedersi che uso farne. 1.000, 2.000 o 3.000 euro che saranno, sempre che sia saggio, dovrebbe devolverle in beneficienza per la causa di coloro che aspettandosi giustizia, non l’avranno perché la legge bavaglio si unirà a quella sul patteggiamento allargato, che metterà fuori di galera tutti i criminali condannabili fino a 7 anni e mezzo di carcere. Tucco ciò, probabilmente, ancora prima che Sergio Romano smetterà di scrivere puttanate alle spalle nostre per rinchiudersi in qualche ospizio.

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agosto 29th, 2008 opinioni 77 Comments

Non mi serviva questo lungo viaggio per scoprire che l’Italia vive a 2 velocità.
Gli ultimi 20 giorni in giro mi hanno soltanto confermato l’esistenza di un’Italia variegata nelle inflessioni dialettali, nella cucina e in piccoli dettagli di vita quotidiana, ma drammaticamente unita nel menefreghismo, nel campanilismo, nell’ignoranza, nell’ignavia, nella paura e nello scarso senso di appartenenza alla collettività, salvo rare eccezioni. Troppo rare per pensare di ricostruire una democrazia consapevole e partecipata in poco tempo.
A meno che ci sia un canale televisivo nazionale davvero alternativo agli attuali. Perché anche se purtroppo gli italiani non amano leggere e ricordare, non sono stupidi. Sono soltanto schiavi delle loro abitudini, tra le quali rientra la televisione omologata che li rintrona da anni di puttanate. Metodo che ha ridotto la maggioranza dei nostri connazionali una massa di incoscienti convinti di essere furbi, ma in realtà disinformati, pilotati e quindi disinteressati a tutto ciò che non vedono nel loro giardino. Non si rendono conto che se confondono la politica con la giustizia sono zulu col diritto di voto.

Non si illudano gli oltre 4 milioni di abbonati Sky. Anche la tv di Murdoch non ha mai fatto informazione, altrimenti avrebbe ingaggiato direttore un collega sullo stile di Marco Travaglio. Già perché la vera emergenza di questo Paese è quella di invertire la rotta: 20 ore al giorno di fatti spiegati con chiarezza e le rimanenti 4 di varietà fatto con artisti veri e non con le mignotte.
Basterebbe poco fare degli speciali sui trascorsi di Berlusconi, sul percorso della Loggia P2 e martellare con gli scandali locali che un cittadino qualunque, come il sottoscritto, ha documentato in pochi giorni.

Non c’è alternativa per svegliare le coscienze. Bisogna informare e criticare. Informare e criticare pur sentendosi rivoltare lo stomaco. Dire sempre la verità senza avere paura, perché la paura è figlia dell’ignoranza.
Bisogna mettersi in gioco e responsabilizzarsi senza temere di essere visti in faccia, perché la vergogna è rubare, non chiedere conto da cittadini trasparenti e informati. Il politico dovrebbe nutrire un rispetto tale verso i cittadini che rappresenta, da temerli!

Internet sarà pure la salvezza ma fin che questo governo di farabutti penserà al digitale terrestre senza investire nulla per adeguare l’Italia all’Europa a banda larga, il percorso per rendere gli italiani consapevoli non potrà che allungarsi.
Pensiamo se la stessa fretta per approvare il lodo alfano fosse stata applicata per istituire corsi settimanali gratuiti in tutti i comuni, per insegnare l’utilizzo dei computer e l’accesso alla Rete! Anche per acquistarsi un biglietto aereo.
Il gioco sta tutto nell’informazione. Gelli e Berlusconi lo avevano capito. Altrimenti oggi non saremmo in un Paese dove conviere delinquere anziché agire nella legalità.

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agosto 28th, 2008 politica 74 Comments

Sono ormai alla fine del lungo viaggio in giro per l’Italia che ricorderò per sempre. In 3 settimane ho percorso 3 mila chilometri (esclusa la nave da Genova a Palermo) e ho speso circa 1.500 euro. Chi insinua che alle mie spalle ci siano stati sponsor si sbaglia. Mi sono pagato tutto io. Ero partito con l’intento di distrarmi, pure dal blog, poi i servizi e i video che ho realizzato sono venuti di conseguenza, come l’appetito. E’ stato più forte di me, non potevo lasciarmi alle spalle ciò che ho documentato. Ho fatto il minimo indispensabile perché la tentazione era di fare molto di più. Ma non potevo fare tutto da solo e a spese mie, mi sarebbe servito almeno un anno e un conto corrente da campare di rendita. Stare in giro bivaccando fra alberghi, benzina e spuntini ci sono voluti mediamente 80 euro al giorno. Ho preferito appoggiarmi agli alberghi perché nei bed & breakfast, troppo spesso, i gentilissimi gestori scadono quando cominciano a fare domande sulla vita privata. Diventano antipatici, forse più di quanto lo sono io mentre chiedo interviste per strada. E’ stato così nelle prime 3 notti siciliane a Palermo, Sciacca e Pozzallo. Da allora solo alberghi.

Risalendo l’Italia ho percorso a ritroso la statale 17, da Foggia a Rieti, sotto un sole che non cadeva mai a picco (come racconta una vecchia nenia di Francesco Guccini). Quella strada ha il pregio di condurre lungo la dorsale appenninica, l’unica via per tuffarsi nella natura, evitare il traffico e il caldo insopportabile della riviera, oltre che scoprire luoghi che non avevo mai visto. Dirigendosi verso Campobasso si passa Lucera, che al centro svetta la sua cupola attorniata da tanti anonimi palazzoni, spesso senza intonaco, immersa in un’area disabitata, arida e rocciosa. Quel tratto è decisamente selvaggio, molto simile alla Tunisia interna. Poi cominciano le colline, la vegetazione fiorisce qua e là, si entra in Molise e la temperatura comincia a mitigarsi. Prima di raggiungere il capoluogo regionale ho fatto tappa al lago Occhito, per metà pugliese e per metà molisano. Una laga abbandonata, tendente al prosciugamento e per nulla rivalutata. Se ci fossero piste ciclabili e punti di ristoro credo potrebbe diventare la miniera d’oro per l’economia dei radi paesi che la circondano.

Campobasso è orgogliosa di ospitare la scuola degli allievi Carabinieri. Lo si intuisce dalle indicazioni disseminate dappertutto. Lungo i continui e arzigogolati saliscendi si raggiunge il centro storico con le immancabili cattedrali, attorniate da aree ombreggiate e panche invitanti. I ritmi della vita urbana sono l’opposto di quelli lombardi, l’aria che si respira è vagamente montana, i vicini monti del Matese ospitano impianti di risalita invernali. Si potrebbe stare in vacanza a Campobasso, unica vera città del Molise, poiché Isernia, l’altro capoluogo provinciale che con i suoi 20 mila abitanti è il meno popolato d’Italia, è di fatto un paese. Ci ho sostato un paio d’ore dopo essere passato dalla triste e dimessa Bojano, scoprendo che anche qui ci sono potenzialità turistiche, ma purtroppo la ricettività è limitata. La ferrovia fa tenerezza, a binario unico sembra quella del Far West. Il nucleo storico, con le sue viuzze dove il tempo si è fermato, si trova nella parte bassa della cittadina. Da qui si domina un’ampia vallata ricca di vegetazione montana. Ho scoperto che a Isernia esiste una piccola università, collocata davanti ad un’area verde nella quale mi ci sono ficcato per connettermi ad Internet con la connect card, ma è stato impossibile. Evidentemente qui non è ancora arrivata l’adsl.

Sono ripartito verso nord e ho raggiunto l’Abruzzo a cominciare da Roccaraso, paradiso montano per molti romani in vacanza che sembra di stare a Madonna di Campiglio. Qui ho dovuto indossare la giacca a vento perché a 1.200 metri di quota la temperatura precipita. Prima che facesse buio ho imboccato la via dell’altopiano delle 5 miglia e ho iniziato a scendere verso Sulmona, tornata alla ribalta per il locale carcere che ha ospitato Ottaviano Del Turco e il viavai di suoi amici onorevoli in preghiera.

Passando per Bussi avrei voluto approfondire la vicenda dell’inchiesta dell’acqua inquinata, ma il tempo tiranno mi ha consigliato di tirare diritto per L’Aquila. Diritto si fa per dire, perché passata Popoli, la strada che sale sul gruppo del massiccio del Gran Sasso si fa a tornanti. In questo tratto un incendio di proporzioni impressionanti ha cambiato il paesaggio di interi monti. Per un tratto di 20 chilometri la foresta è ridotta a cumuli di cenere. Ho realizzato qualche immagine che metterò presto online. Col resto del viaggio a partire da L’Aquila, di cui già avete saputo per via delle interviste su sanitopoli.

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agosto 27th, 2008 politica 48 Comments

Come saprete l’arresto del governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco, orgoglio di Veltrusconi e degli altri 9 figuri della giunta e dell’apparato regionale finiti sotto inchiesta, ha provocato lo scioglimento del consiglio abruzzese. Il 30 novembre si tornerà alle elezioni.
Ebbene, un’apposita Legge prevede che i consiglieri regionali in decadenza, lascino gli scranni con congrua buonuscita. Anche se travolti da un’inchiesta giudiziaria che riguarda tangenti come nel caso di Ottaviano Del Turco, con doppio incarico di governatore e consigliere regionale (triplo stipendio se consideriamo che è stato pure deputato). Come Antonio Boschetti e Camillo Cesarone, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni del servizio sanitario nazionale, corruzione e concussione, che percepiranno presto un assegno di 24 mila euro lordi per ognuno, assieme agli altri 40 consiglieri regionali.
Non solo. Versando un piccolo conguaglio, avranno anche un vitalizio fra i 3.000 e i 6.300 euro al mese, in base all’anzianità. Tutti. Nessuno escluso.
Queste prebende che non rispondono al merito, tantomeno alla causa, vanno a pesare su una regione alle prese con debiti per la sanità di oltre un miliardo di euro.

Sono passato da L’Aquila per sondare le posizioni dei cittadini in merito a questo scandalo. Sarà che la mia postazione davanti alla sede del consiglio regionale avrà impresso previsioni scontate sulle domande. Sta di fatto che tanto imbarazzo riscontrato sull’argomento, dimostra come gli italiani medi (gli intervistati sono aquilani e romani) siano ormai su posizioni consapevoli, rassegnate e arrese. Come dire: la nostra indifferenza e paura ad esporci sappiamo che è complice di questa situazione politica generalizzata. Viva l’Italia!

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agosto 26th, 2008 politica 62 Comments

Leggo con interesse i commenti che postate voi lettori del blog. Nonostante dai miei scritti traspaia un po’ di pessimismo devo dire che mi fa piacere leggere considerazioni intelligenti. Che colgono nel segno lo spirito della democrazia e delle sue dinamiche. Sono tanti i nomi che mi piacerebbe elencare, confusi fra tanti energumeni sedati dalla terapia fascista e perbenista di Raiset che ha ribaltato questo Paese.
Fra questi voglio rispondere a un cybernauta che risponde al nick Mario.Laterza (elementare?) autore di un commento che esprime, a mio avviso meglio di altri, la deriva fascista in cui è precipitata questa povera Italia. Ebbene, a spicchi, provo chiarire alcuni equivoci sorti dopo il vespaio sollevato dall’intervista strappata al comune di Bitonto. Sfociati in attacchi personali e minacce.
Dunque, chiarisco punto per punto il seguente intelligentissimo testo:

Mario.Laterza (elementare?) scrive:
un giornalista degno di questo nome prima di presentarsi con una telecamera nascosta nel palazzo di citta’ si documenta!

1) Confermo di essere giornalista iscritto nell’elenco professionisti nell’ordine della Lombardia. Ho passato l’esame al terzo tentativo, dopo 2 bocciature, senza mai copiare una sola parola dai ritagli di giornale rimpiccioliti con lo scanner, come invece ho visto fare da diversi aspiranti colleghi. L’esame orale l’ho passato a fatica, con una tesina nella quale ho attaccato la categoria che rappresento.

2) Prima di presentarmi a Bitonto mi sono ampiamente documentato sulla situazione e la storia recente della città, sulla giunta comunale, sull’individuazione di tutti i componenti che ricoprono il potere locale e quant’altro. Mi ha sorpreso, come già sottolineato, che il sindaco di Bitonto sia sostenuto anche dai voti della lista “Valori sociali”.

Mario.Laterza (elementare?) scrive:
lui invece passa in fretta con la sua moto in cerca di scoop e sbatte tutto in prima pagina da buon FASCISTA forcaiolo che usa la rete come gli squadristi usavano l’olio di ricino, offendendo 60.000 persone con il suo modo di fare giornalismo sensazionalistico ed ottenere notorietà.

1) Io lavoro per dare notorietà. Ottenerla è una conseguenza, non sempre piacevole.

2) A Bitonto non sono passato in fretta con la moto. A Bitonto ci sono stato un intero pomeriggio a osservare e documentare con la videocamera ciò che ho ritenuto strettamente essenziale riportare. Tant’è che in comune mi sono recato 2 volte: la prima alle 15,30, come risulta dal video in cima al post, in cui il militare che mi riceve all’ingresso dell’ufficio del sindaco dei valori sociali, mi invita a tornare più tardi. La seconda volta alle 18,40 come ampiamente documentato dal video che tutti i lettori del blog hanno visto sul post di venerdì scorso. Nel quale si vede il capo di gabinetto Domenico Pantaleo, che al mio arrivo brandisce subito il comunicato stampa scritto. (ergo: il sindaco Raffaele Valla era stato avvisato prima. Sapeva del mio arrivo alle 18,30 per l’intervista, rifiutata in segno di trasparenza…).

3) Il fascista non sono io. Fascisti sono i Berlusconi e i loro compagni di merende che, col controllo dell’informazione, hanno spostato il senso della percezione della realtà di un’intera nazione. Sono quelli dei teoremi, quelli del Vittorio Màngano eroe, quelli dei lodo alfano e dei pacchetti sicurezza al sapore di patteggiamento allargato, col quale, per evitare che nell’eventuale sentenza di condanna a David Mills per corruzione voli in aula il nome di Berlusconi, stanno liberando migliaia di criminali dalle galere e dai processi. Che poi, questi stessi colori rappresentino la maggioranza della giunta comunale di Bitonto non è di certo colpa mia.
ll popolo di una democrazia si indignerebbe se un funzionario pubblico stipendiato fosse indagato per corruzione, per tangenti, o per truffa aggravata.
Il sindaco di una democrazia, mai e poi mai si permetterebbe di incaricare un presunto truffatore a capo dei pubblici ufficiali pagati per garantire il rispetto delle regole.
In una democrazia a nessuno passerebbe per la testa di querelare un giornalista, che denuncia l’omertà di un sindaco durante l’esercizio delle sue funzioni in un pubblico ufficio. Al contrario, in una democrazia, i cittadini che sentissero il capo di gabinetto del loro comune intimare al giornalista “che questa frase rimanga qui” lo aspetterebbero in strada armati di uova per ribaltare l’intero consiglio comunale. Alla faccia dei teoremi.

4) Purtroppo, invece, la deriva fascista della classe dirigente che impera da 15 anni screditando i magistrati per difendere il nanerottolo piduista Silvio Berlusconi tessera Loggia P2 1816, ha ribaltato le coscienze. Col risultato che anche Bitonto paga lo scotto con alcuni fascisti che proteggono sindaco e giunta che nominano “con garbo” un inquisito per truffa aggravata e mettono alla gogna il giornalista che ne parla.

Mario.Laterza (elementare?) scrive:
invito pertanto tutti i lettori di questo post a soffermarsi anche sugli articoli ben piu’ dettagliati e garbati scritti sui siti web che ho citato in modo da avere una visione piu’ completa dei fatti e di confrontare le modalità di come si puo’ esprimere una notizia senza diffamare un’intera cittadinanza.

1) I fatti non hanno versioni. I fatti sono fatti, punto. Le notizie non si viziano di “modalità”. Le notizie devono essere chiare ed essenziali. Mi chiedo in quante modalità si potrebbe far capire ai bitontini che il loro capo dei vigili è indagato a Bolzano perché sembra che si facesse rimborsare le ferie e usasse l’auto di servizio per i cazzi propri!

2) Una cittadinanza che si sente diffamata per questo fatto dovrebbe prendersela con la propria giunta comunale, non col giornalista.

Mario.Laterza (elementare?) scrive:
per quanto mi riguarda provvedero’ a citare in giudizio e sporre querela contro il sig. martinelli (visto che è tanto amante della giustizia) per aver palesemente diffamato l’intera cittadinanza di Bitonto e per aver utilizzato strumenti non leciti come la telecamera nascosta per dar forza ad un potenziale scoop che non aveva alcuna ragion d’essere visto che gia’ presente in maniera piu’ che esauriente in numerose testate e su diversi canali di informazione.

Mentre attendo con ansia la querela, invito tutti, colleghi giornalisti e cittadini, ad abituarsi ad usare la videocamera. Usata con garbo, è un utile e lecito strumento di controllo della democrazia dalla deriva fascista, di chi è abituato a trattare la cosa pubblica a porte chiuse per proprio uso e consumo.
Se i bitontini si sentono diffamati significa che l’utilizzo della mia videocamera è servito a qualcosa. Significa che da qualche parte i bitontini una dignità ce l’hanno. Significa che se fossimo in tanti a comportarci come il sottoscritto, la politica, probabilmente, cambierebbe faccia e tornerebbe ad essere materia di tutti, a tutela della trasparenza e dell’interesse collettivo.

Mi sono presentato in comune da giornalista ma mi sarei potuto presentare anche da cittadino munito di carta d’identità. Se a Bitonto fossero in migliaia a chiedere conto al sindaco dei valori sociali, quale nobile ragione l’abbia portato a mettere a capo dei vigili urbani della città un presunto truffatore sotto inchiesta, credo che anziché vincerlo il bando, Leonardo Di Paola, al bando ci sarebbe stato “messo”. In attesa che possa dimostrare la sua innocenza. Senza presunzione.

A coloro che mi rimproverano di avere la puzza sotto il naso, raccomando di armarsi prima degli altri di videocamera e provare ad avvicinarsi a quelle discariche a cielo aperto disseminate attorno a Bitonto. Li sfido anche col raffreddore.

L’intimidazione della querela dimostra che la deriva fascista è disarmata davanti all’efficacia delle immagini. L’intimidazione dimostra che è ora di agire per far tornare sovrani i cittadini. L’intimidazione mette a nudo chi non ha capito niente di informazione, democrazia, diritto di cronaca, diritto di critica e del sacrosanto diritto che i cittadini hanno di essere correttamente informati.
Quindi, per stendere un velo pietoso su quisquilie e minacce, mentre aspetto con ansia la querela, ricordo che se fossi stato un razzista, un nordista e un prevenuto che ama far di tutta l’erba un fascio, non avrei certo sposato una ragazza pugliese che amo ormai da 5 anni. Con buona pace dei nordici e dei sudici.

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agosto 25th, 2008 attualità 19 Comments

L’informazione pilotata non informa. Rispetta rigide regole di mercato ed è funzionale a 4 babbioni che detengono il potere.
I dispacci d’agenzia, se approfonditi, diventano articoli sui giornali, spesso servizi nei telegiornali della durata di un minuto in cui si spiega poco o nulla. Le redazioni dei telegiornali vivono alle spalle delle agenzie e dei giornali. Difficile trovare qualcosa di autoprodotto. Al di fuori di Roma e Milano succede poco per i redattori dei telegiornali. La scaletta è sempre uguale: fatto o fattarello di cronaca in apertura, politica con le dichiarazioni dei babbioni, qualche delitto di cui si è già intuito tutto, gossip, spettacoli, cinema e idiozie trasformate in curiosità.

L’estate in particolare, è il periodo dove la mancanza di notizie trasforma in casi nazionali clamorose sciocchezze. Nel 2003 il Tg5 raccontò di una pantera nera avvistata nelle campagne vicino a Cremona. In quel periodo, io che lavoravo proprio a Cremona nella redazione di Primarete Lombardia, ricordo che la caporedattrice riprese la notizia ordinandoci di aggiornare quotidianamente lo stato degli avvistamenti e delle ricerche. La zona sotto i riflettori dove si riteneva si aggirasse la belva, coltivata a mais, fu disseminata di cartelli che avvertivano del pericolo scoraggiando chiunque a fermarsi con l’auto e circolare in bicicletta.
La notizia, calvalcata da metà luglio a fine agosto, si rivelò una bufala quando 2 vigili scoprirono che la pantera era in realtà un cane randagio di grossa taglia avvistato in una roggia, provato dagli stenti e dalla fame. Il Tg5 quella bufala non la aggiornò più, ma nemmeno noi di Primarete ci preoccupammo di soffiare sul castello di carte. Perché quella balla aveva riempito il vuoto figlio dell’ignavia e della poca voglia di setacciare le realtà della provincia, dove con tempo e costanza potrebbero sbucare casi umani di una certa gravità sociale.
Purtroppo la politica del risparmio e dell’omologazione al nulla, ha progressivamente portato alllo scadimento della qualità dei giornalisti addetti alle redazioni locali, e all’appiattimento del ruolo dei cronisti, ridotti a suicidi copia-incolla che hanno svilito il mordente dei cani da guardia del potere e del territorio.
Con questo sistema l’informazione non esiste. Esistono le balle trasformate in notizie. Se in Italia la sicurezza e la giustizia funzionassero non esisterebbero certi numeri.

Se un bimbo scompare nel nulla non è sempre detto che i media ne parlino. I casi che conosciamo come quelli di Denise Pipitone, Angela Celentano o Santina Renda, sono divenuti famosi perché con la paradossale “fortuna” di essere capitati in periodi di “magra”. Degli altri migliaia di scomparsi nessuno sa nulla.
Mentre il Tg1 inserisce nel sommario la storiella strappa lacrime della balenottera morta, l’Italia rimane il paese europeo col maggior numero di bambini scomparsi!
Qualche numero: 491 nel 2005, 644 nel 2006, 989 nel 2007 e ben 368 fra il primo gennaio e il 31 marzo di quest’anno. Trecentosessantotto minori fra gli zero e i 17 anni in 90 giorni significano oltre 4 scomparsi al giorno. 1 ogni 6 ore.
Il numero, negli ultimi 3 anni, è aumentato vertiginosamente. Senza soste.
Siccome non c’è motivo di ritenere che il ritmo delle sparizioni dei primi 3 mesi sia diminuito, ci sono serie possibilità che quel numero, entro il prossimo 31 dicembre lieviti a qualcosa come 1.500 mnori scomparsi nel nulla. Millecinquecento. Che sommati agli scomparsi degli ultimi 3 anni diventerebbero 3.624. Tremilaseicentoventiquattro minori scomparsi su suolo italiano di cui non si hanno più notizie. Dove potrebbero essere finiti se non tra le fauci di pedofili o di trafficanti di organi? Il dato riguarda sia minori italiani che stranieri, in tutte le regioni italiane.
Guardare questo sito per rabbrividire.
Guardare QUI per farsi un’idea dei numeri dettagliati di questo orrendo fenomeno.
Il blog, da oggi, sostiene la sua petizione con la speranza che sempre più gente spenga il televisore e si affacci su Internet. Per il bene nostro e dei nostri figli, oltre che di quelle famiglie disperate che non sapranno darsi pace per la sorte dei loro piccoli.
Perché una società che non si prende cura dei propri figli è una società criminale. Senza futuro.


Bambini scomparsi

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agosto 23rd, 2008 opinioni 112 Comments

Sto per lasciarmi alle spalle il Gargano con Vieste, Rodi e la grande foresta umbra (il nome deriva da ombra). Un polmone verde che è un paradiso, a tratti deturpato dai rifiuti, souvenir lasciati dalle famiglie venute per il pic nic. Tra le morbide tinte dell’immensa pineta fioriscono sacchetti di plastica gonfi di posate sporche di sugo, piattini, ossi di pollo, tovaglioli sgualciti, resti di lasagne, cartacce, sedie da giardino spezzate e bottiglie in plastica, che talvolta si mimetizzano col fondo erboso. Uno scempio che mi ricorda una zona boschiva in cui mi ero imbattutto l’anno scorso in riva al Po, in Piemonte, nei pressi di Trino Vercellese, ahime senza videocamera. Segni di inciviltà che si ripercuotono come boomerang sulla salute di tutti. In una terra dove senza raccolta differenziata si buttano i pannolini assieme alle bucce di banana, senza pensare, affiora il lato più triste di questa Italia del Sud, abitata da troppa ignoranza, arroganza, supponenza, indifferenza e da troppi luoghi comuni. Un po’ come il Nord di 40 anni fa.
Negli ultimi 10 anni, durante i quali, per brevi periodi, ho vissuto il Sud Italia per motivi di lavoro, è cambiato poco nulla. Qui si continua a vivere alla giornata, si lavora a nero col miraggio del posto fisso che possa mandare a quel paese tutto e tutti (che si ottiene solo per raccomandazione politica) si tace e si gira la testa dall’altra parte, si agisce con superstizione, si soccombe alle usanze, si mangia come maiali per non offendere chi ti ha invitato, si frequentano le processioni, si venerano le statue religiose, si ostenta il lusso con la bigiotteria, ci si indebita per i vestiti, per la bella macchina e si foraggiano i preti per salvare l’anima del congiunto passato a miglior vita. Il trigesimo, la messa dedicata al trentesimo giorno dalla morte che poi si protrarrà negli anniversari, fa rivoltare nella tomba Martin Lutero e tutti i cristiani protestanti, allergici alle prezzolate indulgenze di suffragio. So che al Nord si usa assai poco, e solo per gli anniversari.

Qui nel Sud Italia l’apparenza e la frase fatta da spiattellare per risultare omologati la fanno ancora da padroni. Qui la libertà delle donne è ancora paragonabile a quella delle musulmane in burqa. Si finisce sulla graticola dei pettegolezzi se ci si siede in un bar per un caffè, si diventa “poco di buono” se si scelgono lavori tipicamente maschili come il geometra, niente bicicletta e spesso niente patente per le rappresentanti del gentil sesso. Le ragazze sveglie ed emancipate vengono bollate zoccole, le più audaci e allergiche ai ricatti della mentalità retrograda ancora dilagante emigrano. Sono spesso belle e formose, molto più attraenti di certe anoressiche che circolano a zonzo per Milano armate di pianta stradale e book fotografico. Più genuine e con meno puzza sotto il naso, qui con le ragazze si può socializzare senza traumi a patto che si rimanga impassibili di fronte ai contenuti di certi discorsi a proposito di televisione, grande fratello e lezioni di vita.
Correre sul lungomare può succedere di essere derisi e sfottuti da ragazzi obesi intenti a ingurgitare chili di focaccia oleosa, sdraiati sui cofani delle auto parcheggiate di sbieco o sui muretti. Ma anche da ragazze brille come quelle che a Torre a mare, vedendomi affannato su un ritmo sotto i 4 minuti per chilometro, mi hanno urlato “sfaccim de uagnon”. Non ho capito cosa intendessero, ma il tono usato non mi ha di certo rincuorato. Nella Puglia che ho visitato ho visto una sola pista ciclabile a Mola di Bari. Talmente bella, nuova e moderna da stridere con tutto il resto. Persino col bel mare che vomita sul bagnasciuga plastica, vetro e rottami.

Dormire la notte da queste parti è un terno al lotto. Dipende dalle intenzioni di chi starnazza per strada. Non è raro, infatti, imbattersi in gruppi di adolescenti randagi che scorrazzano sotto casa con gli scooter smarmittati dopo la mezzanotte. Possono urlare, sbraitare e lanciarsi sacchetti dell’immondizia fra l’indifferenza generale. Certi che il baccano amplificato che entra prepotente fin dentro i mobili di casa, non provoca reazioni sdegnate dai balconi. Tantomeno nessuno osa chiamare la Polizia. Il casco in moto non lo usa proprio nessuno qui, nemmeno le zucche pelate che non si possono spettinare.
Un signore che ho conosciuto a Santo Spirito mi ha detto che la gente, qui è sfiduciata perché chiamare le forze dell’ordine può non servire se i vigili sono parenti, amici o vicini di casa dei trasgressori. Quel signore ama passeggiare con la moglie nella vicina Giovinazzo perché lì, a differenza di altre parti, i vigili sono onnipresenti. Contrastano i parcheggi pirata e i vandali a suon di verbali. Col risultato che a Giovinazzo è meno pericoloso camminare per strada e meno probabile inciampare fra le cartacce e le cacche dei cani sui marciapiedi. La cittadina disseminata di tanti localini accoglienti lungo i suggestivi budelli del centro storico in pietra bianca, è una chicca che val la pena visitare.

Per il resto il ritornello non cambia: “Tu sei del nord? Abiti vicino a Milano? Io ho il cognato che sta a Trezzano, il fratello che lavora a Dalmine, la cugina che convive a Brescia…” e via di questo andazzo. Il tormentone è sempre il solito:”Aah voi al Nord si che state bene, tuttavia voi avete il lavoro, noi il mare!”. “Qui al Sud c’è gente che sporca, siamo fessi perché non diciamo niente, abbiamo i delinquenti perché non c’è lavoro”. Chiaramente sono sempre gli altri che sporcano e delinquono.
Da queste parti tutto è normale, se qualcosa non lo è si finge che lo sia. Non c’è stimolo, non c’è voglia di riscatto, non c’è coraggio, non c’è consapevolezza, non c’è abbastanza senso di responsabilità collettiva. Forse non ci sono nemmeno i presupposti per crearla. Si vive molto di invidie, di piccole cose, spesso di espedienti e di vendette. Incendi, attentati e atti intimidatori sono all’ordine del giorno qui, tanto da non fare nemmeno più notizia sui giornali. L’Italia del Sud, Puglia compresa, è ancora disseminata di botteghe che al Nord sono scomparse da almeno 20 anni. Luoghi solitamente bui e mal tenuti, spenti come i loro gestori, spesso piegati sui banchi intenti ai cruci puzzle. Talmente demotivati da non riuscire a celare insofferenza verso il cliente che acquista. Difficile sentire un saluto o vedere una faccia sorridente al posto del broncio. Sarà un caso che In dialetto barese il verbo lavorare si traduce con fadgà?

Il Sud, mi spiace per chi non merita, è afflitto da overdose televisiva e da falsi miti. Molto più del Nord. Perciò Berlusconi continua a governare! Nonostante l’impegno di qualcuno, per ora, quest’area italiana rimane la palla al piede di quell’Italia attiva che lavora, che produce, che paga le tasse e che non ha sul suo territorio decine di caserme popolate da centinaia, migliaia di militari inutilizzati. Che potrebbero essere impiegati in borghese nelle campagne a controllare quella minoranza di incivili che lascia per strada di tutto.
Ieri, in un’edicola di Bari Palese, mentre acquistavo Repubblica, il Giornale e L’Unità, il giornalaio, che avrà avuto si e no mia età, mi voleva dissuadere dall’acquistare il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Non potevo credere ai miei orecchi! Gli ho chiesto se conoscesse Concita De Gregorio, il nuovo direttore succeduto ad Antonio Padellaro, e Marco Travaglio. Lui mi ha risposto: “No… bè abbiamo idee diverse, io preferisco Vittorio Feltri”. Gli ho chiesto se ricordasse qualche suo celebre articolo calunnioso e diffamatorio nei confronti di Antonio Di Pietro, e se sapesse della radiazione dall’albo dei giornalisti per aver, una volta tanto, pubblicato qualcosa di vero (una foto pedofila). Mi ha fatto segno con la mano che non era disposto a continuare la conversazione, congedandomi con un laconico “..forse lei ne saprà più di me, legga ciò che vuole”.

Che volete che vi dica? Tanto è valso lasciar perdere e tuffarmi alla prima sagra del pesce fritto che ho incontrato risalendo la costa. Un’altra buona occasione per ingurgitare alici, polipetti e gustosissime cozze alla faccia di un santo di cui non ricordo il nome. Senza dimenticare di lasciarvi una cartolina che documenta cosa si può trovare tra i tanto decantati olivi di Bitonto. In cima al post. In onore alla verità. Uguale a quella che trovai un anno fa.

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