
Riporto un articolo pubblicato su L’Unità a firma di Vincenzo Cerami.
Perché questo governo, con sfacciataggine, ha redatto la sua manovra economica girando le spalle al Sud, visto che è stato proprio il Sud a regalare alla destra la vittoria?
Basta pensare al pieno di voti fatto in Sicilia. Davvero i meridionali hanno creduto alle belle parole elettorali? Sono state promesse di marinaio e loro neanche se ne sono accorti.
A loro si può promettere di tutto, impunemente: tanto hanno sempre votato per chi li ha turlupinati e vessati. Per la destra sono voti sicuri, comunque. Anzi, sono più sicuri se continuano a chiedere l’elemosina alla politica. Si sa, una grande parte delle schede elettorali sta in mano alla malavita organizzata, alla quale giova il degrado civile, morale, culturale e ambientale di quelle terre.
Possiamo essere più che certi: i presidenti delle regioni, delle province e dei comuni, di fronte agli scempi della finanziaria faranno finta di niente.
Quando Bossi ha tirato violente bordate contro i docenti meridionali che insegnano al Nord, loro hanno messo la coda tra le gambe e non hanno aperto bocca.
Prendo occasione da questa storica tragedia nazionale per dire a quei meridionali che non sono ancora scappati al Nord, di non essere troppo severi con i loro miseri concittadini, ridotti a carne da macello dall’ignoranza in cui sono strategicamente tenuti. E’ difficile per loro scegliere tra un pezzo di pane e un minimo di dignità. L’escogitare del disperato non ha mai fine, ma i cittadini del Sud subiscono e basta, con l’antica pazienza dei rieletti, vendono il loro voto e la loro anima per un piatto di lenticchie, poi, fino alle prossime elezioni prendono solo bastonate. E non dicono niente.
Sarebbe bene che i meridionali che amano la loro terra provassero a smuovere nei cuori dei loro compaesani, ingenuamente complici dei carnefici, l’amor proprio e l’orgoglio che sono antico patrimonio della cultura mediterranea. Si può tenere la schiena dritta e la testa alta, anche con le pezze al culo.
Capisco che è difficile comunicare con chi non può ascoltare. Nel Sud si legge pochissimo, sia libri che giornali. Al massimo ci si informa grazie alla televisione, che purtroppo è tutta nelle mani dei loro persecutori. Tuttavia è necessario risvegliare negli schiavi il sentimento di riscattto civile e morale che certamente sopravvive in una cultura antica e nobile.
Bossi tratta i meridionali da analfabeti morti di fame, fa finta di ignorare che la cultura meridionale non ha pari in tutta Europa, per prestigio e spessore. Altro che Padania.
Chi scrive è autorizzato a trattare la questione con toni così decisi e dolenti perché ha un padre siciliano e una madre pugliese. Si sente fratello anche del più umiliato dei meridionali. Abbiate pietà di lui. Abbiate pietà della Sicilia.
La Rete sarà pur limitata ma rode già da un pezzo ai media di regime, che non sanno più come contrastare l’emorragia di lettori e telespettatori, che anziché guardare la televisione vanno su Internet.
Rcs, Rai e Mediaset ne perdono ogni giorno. Internet avanza e ospita nella sua immensa “Rete” la diaspora fuori controllo di utenti televidioti. Il regime editoriale e politico italiano - che sono la stessa persona - le tenta tutte per fermare la libertà. Mediaset sta facendo causa al sito Youtube chiedendo 500 milioni di euro di risarcimento per la diffusione “illecita” di spezzoni delle sue trasmissioni. Poco importa se il Biscione ha trasmesso decine di programmi e telefilm pagati in nero dalle società estere del suo padrone. Il padrone, che è anche presidente del consiglio, per scampare alle multe e alle condanne per aver evaso il fisco del paese che governa, si è appena fatto un Lodo su misura. Il processo Mills appena annullato sull’orlo di una sicura condanna a 6 anni di galera per Berlusconi, era un ramo dei processi sui diritti televisivi. Ma lui è un diverso. Amoreggia col comunista Gavino Angius e mal sopporta il liberalismo di Internet, non previsto dal piano di rinascita della Loggia P2. Il fuoriprogramma “Youtube” sta costando milioni di investimenti ma soprattutto costa in immagine e in consensi al suo regime cattocomunista che, come neve al sole, si scioglie lasciando trasparire una forma di democrazia diretta e partecipata.
Le motivazioni della causa di Mediaset a Youtube fanno a dir poco ridere: i legali del diverso hanno contato 4.643 video tratti da Mediaset caricati su Youtube, per un totale di 325 ore di trasmissione. Secondo i loro folli calcoli significa aver sottratto 316 mila giornate di telespettatori alla loro pornografia non stop. Mentre Mediaset pretende “diritti” acquisiti illegalmente per conto del suo capo che ha rovesciato la Costituzione, i Ghidini di turno vogliono far credere che il popolo internettiano si rivolge alla Rete apposta per vedere gli spezzoni dei loro house organ. Ecco che quindi non si accontentano di 500 milioni di euro, ma pretendono vengano aggiunte le perdite subite per la mancata vendita di spazi pubblicitari sui programmi illecitamente diffusi in Rete.
Siccome gli introiti pubblicitari sono in caduta libera (bastano ormai meno di 500 euro per trasmettere una televendita al mattino su Rete4) Mediaset li vuole spillare a Youtube nell’intento di farlo chiudere, possibilmente con tutta la Rete. Mediaset vorrebbe che gli italiani dimenticassero che stanno pagando 350 mila euro al giorno di multa per l’abusivismo di Rete4. Giacché gramparte di quei video riguardano proprio Emilio Fido, sarebbe opportuno diminuire drasticamente tutte quelle esose richieste economiche al sito.
Propongo a Youtube di chiedere analogo risarcimento a Mediaset per tutti gli spezzoni di video tratti dal sito che “Striscia la notizia” e altri programmi hanno mandato in onda negli ultimi mesi.
Chissà che i legali di Mediaset capiranno che i telespettatori non sono roba loro! Abituati a plasmare le teste tonte, mercificate e inibite alla propria capacità critica, i seguaci del mafionano non sopportano la concorrenza che schiaccia i loro castelli di carte. Suona male proprio a lui: il padrone più “liberale” che sia mai esistito, nonché corruttore e corrotto impunito presidente del consiglio.
La barca Mediaset comincia a fare acqua. Le pezze dei suoi personaggi che fanno disinformazione vengono messe quotidianamente a nudo proprio da Youtube. Mediaset non gradisce la dissacrante fantasia dei cybernauti liberi, capaci di smascherare le bugie e le contraddizioni che tengono sedata l’Italia in agonia.
Nell’ambiente televisivo si mormora che in Lombardia e Veneto il digitale terrestre sarà anticipato a fine 2010. Ma non c’è storia.
La libertà ha un prezzo? Youtube se tanto vali tieni duro!

Gavino Angius ospite a Omnibus su La7 ha dato il proprio contributo a trasformare un programma che potrebbe essere un utile spazio di informazione, a una sorta di “OmniPus”.
Gavino Angius è uno di quei comunisti che piacciono a Silvio, prodigo nel dire che il suo governo sta facendo “politiche di sinistra”. Infatti pare che quasi un milione di ultrassessantacinquenni non abbienti si vedranno tagliare l’assegno sociale mensile di meno di 400 euro, grazie al geniale emendamento che avrebbe dovuto riguardare soltanto poche migliaia di extracomuniatri. Un taglio veloce quasi quanto il lodo Alfano.
Il ribaltato Gavino Angius siccome non è più parlamentare potrebbe soffrire una crisi d’astinenza di poltrone. Un padrone come Berlusconi che lo rifaccia accomodare val emulare il suo collega comunista Bondi, attuale ministro dei peni culturali. Gavino Angius va in televisione a dire che “In tutte le democrazie sono previste norme particolari per i governanti perché non sono cittadini uguali agli altri” e ammette candidamente che i cittadini non sono tutti uguali prima di sollecitare la morbida conduttrice a “parlar d’altro”.
Secondo Gavino Angius in quasi metà dei processi subiti, Berlusconi è stato assolto, ma dimentica di dire la verità, ossia che Berlusconi si è AUTOassolto facendo accorciare la vita dei suoi processi dai suoi avvocati personali deputati che li hanno fatti mandare in PRESCRIZIONE.
Non bastava Maurizio Lupi, anche Gavino Angius parla di anomalia tra politica e magistratura. Fa credere che la caduta del governo Prodi sia dovuta ai magistrati della Procura di Santa Maria Capua Vetere che hanno ammanettato la moglie di Mastella, peraltro tutt’oggi sotto inchiesta.
Gavino Angius non ha spiegato che se la Procura era incompetente per territorio non è per colpa dei magistrati, ma di chi ha fatto le leggi che hanno reso la vita difficile alle procure per invalidare le inchieste in corso. Gavino Angius, forse per il cervello annebbiato dall’età, ha pure dimenticato che i magistrati si sono fermamente opposti alla creazione della famosa super Procura dei rifiuti, tanto cara ai colleghi deputati di Angius che avrebbero centralizzato tutto nel capoluogo campano.
Secondo Gavino Angius pretendere legalità da chi amministra il pubblico significa praticare giustizialismo piazzaiolo. Definizione filosofica elevata ad “analisi politica” sorda alla voce di Gianni Barbacetto, che come osa parlare di alto tasso di corruzione fra i politici si vede minacciato di querela.
Gavino Angius, inutile parlamentare per 20 anni di cui non si ricorda nulla di rilevante per il bene degli italiani, fra gli ideatori e promotori della distruzione dei partiti di sinistra, è un socialista che rimpiange il Bettino Craxi corrotto e morto da latitante. Partito socialista talmente inutile da uscire in blocco con tutta la sinistra alle ultime recenti elezioni.
Per Gavino Angius la sconfitta elettorale è stata comunque un affare: è stato premiato con una liquidazione di 196.602 euro e con un vitalizio mensile di 8.641 euro. A carico nostro.
Se questo gaglioffo rappresenta la nuova sinistra progressista vicina ai più deboli, per fortuna che in parlamento non esiste più.
La Rete cresce ogni giorno. Alcuni blog sono ordinariamente letti assai più di quotidiani cartacei. I quotidiani cartacei si analizzano e si criticano a vicenda: dal Corriere che cita il tal pezzo dell’Unità, a Repubblica che riprende l’Avvenire piuttosto che il Riformista, o peggio, Famiglia cristiana. L’informazione e i pensieri indipendenti contenuti in Rete vengono ignorati, in caso se ne parla lo si fa per meraviglia e per denigrarne i contenuti.
A parte Corriere e Repubblica unici provvisori superstiti, dubito ci siano altri organi ancora capaci di influenzare l’opinione e la programmazione dei servizi giornalistici nelle televisioni.
2 o 3 anni fa le cose stavano molto diversamente. Le stesse televisioni locali erano molto più seguite. Oggi, a far reggere ascolti e portafogli è rimasto il lotto dei numeri tanto caro alle massaie senz’arte ne parte.
Per i media tradizionalisti mantenuti dai finanziamenti pubblici che lucrano pensatori ed editorialisti del nulla è solo questione di tempo. Entro pochi anni moltissimi di loro saranno disoccupati e senza padrone che commissionerà loro le fantasticherie che leggiamo sulle prime pagine dei quotidiani. Sergio Romano, Piero Ostellino, Ernesto Galli Della Loggia, Giuseppe D’Avanzo e altri bufalari potranno contare solo sul colpo di culo che li porterà alla pensione indenni, o accontentarsi di cambiare lavoro se non digeriranno il drastico calo di introiti perchè costretti ad adeguarsi alla Rete e alle sue ferree regole di concorrenza democratica.
Per coloro che si riempiono la bocca di lauree in comunicazione e master in giornalismo sperando di finire a fare i divetti nelle redazioni televisive è finita. Si disilludano. La parabola discendente è in picchiata, sia per i giornali che per le televisioni. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Quando incrocio i miei colleghi coetanei che non vedo da anni, finiti nelle redazioni delle tv nazionali vedo umili operai senza alternative. Non c’è Murdock, Gasparri o digitale terrestre che tengano. Nel tubo catodico entreranno presto Youtube e pagine di blog che si sceglierà l’utente.
In Rete è tutto frammentato e il successo di video e blog dipendono dalla loro credibilità, dagli umori dei naviganti e da quanto riescono a rapprestentare il target cui mirano. Internet è la scoperta del millennio. Io ci ho creduto ciecamente fin dalla nascita, dal lontano ‘93, quando i siti ancora non esistevano e si potevano soltanto mandare mail a qualche amico connesso a sua volta con un modem a 56k che le aspettava.
Ho iniziato a far radio nel ‘91 e tv nel ‘97. Oggi, dopo 11 anni, mi sono dimesso da Studio 1 perché la Rete mi ha reso autonomo dal circuito televisivo. Forse tornerò in settembre ma non è detto perché il successo in televisione lo si fa soltanto se non ci si comporta da burattini. Io sono stato fortunato perché il burattino non l’ho mai fatto ma è stata dura. Quando parli di fatti e soprattutto di Berlusconi il fiato sul collo dei timorosi non cessa mai.
Tuttavia a quasi 40 anni vivo normalmente facendo fronte a tutte le spese del mio menage con un entusiasmo che non avevo nemmeno a 20. La Rete, con tutti i suoi ma e i suoi se, è per ora la mia ancora di salvezza. Non parlo di futuro. Parlo di presente.
I Riotta e i Mimun sono servetti che si vedono scivolare dalle mani il giochetto delle 3 carte. Nullità pagate per suggestionare il popolo del nulla raccontando idiozie. Starebbero meglio a Zelig ma i loro padroni li hanno inchiodati a fare i clown delle notiziole da strapazzo. Se per strada c’è qualcuno che li incalza su argomenti degni di tale nome si vergognano dando risposte da servi. Loro e la quasi totalità dei loro sottoposti. Salariati per seguire la linea e costretti ad accorgersi che la Rete c’è. Esiste e va affrontata. Lo ha fatto persino Napolitano oggi sbilanciandosi un po’ più del solito su Bossi e sulla situazione attuale. Guarda caso dopo soli 2 giorni dagli “insulti” chiamati così da Scalfari su Repubblica lanciati da Beppe Grillo sul suo blog.
Questo anche se i servi sono tenuti ad obbedire e a ribaltare la realtà. Riotta è uno dei prigionieri masochisti di questo labirinto. Si anestetizza trastullandosi davanti alle telecamere e alla sua mamma che lo guarda da casa giudicandogli il colore della cravatta. Mi fa una tale tenerezza sentirlo bestemmiare sulla penetrabilità di internet da rinunciarci di mandarlo a fanculo per la terza volta.
Lo giuro: non baratterei mai i miei 150 mila visitatori mensili del blog con i suoi milioni di beoti che lo ascoltano. Anche se le mie tasche non rendono come le sue. Riotta è uno dei tanti servi che starnazzano contro la Rete sognando la censura. Che povero illuso Riotta. Lui, i suoi simili e i suoi padroni. La Rete li sta insaccando come trote in una piscina.

Il deputato Pdl Maurizio Lupi
La televisione, a tambur battente, continua la prorpia missione diseducativa e confusionaria. Anziché fare informazione dà voce ai soliti ribaltati liberi di capovolgere la realtà con tesi inventate e FALSE.
Il problema è che se a controbattere falsità e idiozie c’è in studio qualcuno che non ha la voglia, la forza e tantomeno la preparazione per correggere il tiro, in pochi minuti i danni alla verità si moltiplicano producendo l’irreparabile. Ossia l’Italia odierna sedata e controllata.
Uno di questi, sempre pronto ad esprimere solidarietà a indagati e corrotti che devono rendere conto del proprio operato alla magistratura nell’interesse della democrazia e degli italiani, è il deputato Maurizio Lupi, promosso tale dalla regione Lombardia dopo che il suo “venerabile maestro” Roberto Formigoni ha dovuto rinunciare alla carica di ministro, che tempo fa si distinse esprimendo solidarietà a Letizia Moratti, finita sotto inchiesta per abuso d’ufficio dalla procura di Milano per gli incarichi d’oro remunerati milioni di euro a persone senza titolo, dopo la denuncia presentata dal consigliere comunale indipendente Basilio Rizzo.
Non va dimenticato che Maurizio Lupi è attivo esponente di Comunione e Liberazione, setta religiosa di stampo massonico con radici ben salde nel potere lombardo e che ha in Roberto Formigoni la sua massima espressione operativa. Uno dei tanti effetti devastanti di questa loggia politica sommersa mascherata di moralismo, è che negli ospedali lombardi i medici laici e non obiettori si trovano col lanternino.
Il ribaltato Maurizio Lupi è stato premiato deputato per servire la causa del nano mafioso impunito. Si distingue per la faccia tosta che ha nel seminare merda in giro per gli studi televisivi sostenendo le classiche tesi ribaltate sulla magistratura e non esitando a contraddirsi.
A forza di sparare idiozie Maurizio Lupi arriva a dire che compito della magistratura è di indagare ma senza sbattere in galera nessuno. Anzi, secondo Lupi è meglio se indagano i cittadini sull’operato dei loro rappresentanti.
Mentre difende i suoi colleghi di partito inquisiti, condannati per associazioni mafiose, associazioni a delinquere, tangenti e abusi di ogni tipo, Maurizio Lupi è uno dei replicanti incaricati di ribaltare la realtà nei salotti coloriti della televisione spazzatura italiana. Tra cui, purtroppo, non sfugge Omnibus su La7 dove secondo Lupi c’è un problema di rapporti fra la politica e la magistratura. Nulla di più falso. La magistratura fa il proprio lavoro, il fatto che i reati intercettati colpiscano i politici è un problema di comportamento dei politici.
Il ribaltato Lupi parla di ipotesi accusatorie contro Del Turco. Non sono ipotesi, bensì accuse vere, costruite su prove che sarà dura per Del Turco e compagni di merende smontare.
Il ribaltato Lupi si sostituisce ai magistrati. Decide che l’arresto non può essere lo strumento per approfondire le indagini e per indurre l’arrestato a confessare i propri REATI, lasciando intendere che la magistratura non ha il diritto di decapitare una giunta regionale eletta dai cittadini. In realtà Lupi non dice che la magistratura se ha messo in galera Del Turco e co. per un giro di tangenti illegale ha fatto soltanto il bene dei cittadini.
Il ribaltato Lupi conferma il piano piduista capeggiato dal suo cspo mafioso di Arcore, secondo cui spetta alla politica giudicare l’operato di una giunta e quindi, ergo, spetta alla politica controllare i magistrati.
Lupi si unisce a denigrare Tangentopoli e parla di paure (vere) per quel periodo, attaccato in modo unanime da tutti i politici vicini, alleati o semialleati del mafionano, denigrandone i risultati e infarcendolo di palle.
Il ribaltato Lupi lascia intendere che l’arresto dovrebbe essere chiesto al politico ladro, e se accettato dovrebbe essere operato coi guanti bianchi, magari dopo il riposino pomeridiano, possibilmente con trasporto silenzioso in hotel con vista mare in Jaguar.
Il ribaltato Lupi vule far credere che un politico ladro è diverso da chi si macchia di reati di mafia, dimenticandosi che sono la stessa cosa.
Il ribaltato Lupi e i suoi colleghi dei pirati della libertà esprimono solidarietà a Del Turco e co. perché tra loro ci sono deputati e ministri inquisiti, rinviati a giudizio, oltre che il loro presidente a un passo da una condanna a 6 anni di galera per corruzione in atti giudiziari.
Ecco perché ancora una volta Lupi è incaricato di sputtanare i magistrati. Non importa se affastellando idiozie su teoremi, Lupi si contraddice dicendo che la magistratura deve fare il proprio dovere con le indagini, ossia esattamente quello che ha sempre fatto.
Spettacolare Lupi quando dice altrimenti siamo alla deriva tutto è ammesso e tutto è concesso perché tanto il reato c’è. Appunto! Se il reato c’è non si capisce perché il ladro non debba essere portato in galera! Solo perché fa politica? O per principio di disuguaglianza è bene che in galera ci finiscano soltanto i ladri di polli?
Lupi critica il metodo della galera perché poi si scopre che il reato non c’è. Con questa frase anticipa il clima che ci sarà quando le intercettazioni messe fuori legge costringeranno i magistrati ad avere in mano meno prove, e quindi, a dover scarcerare centinaia di delinquenti che potranno dire di essere state vittime della giustizia che non funziona.
Insomma, l’antipasto ad un nuovo tormentone per sputtanare l’operato dei magistrati a tutela di corruttori e corrotti. E a svantaggio del popolo sovrano. Anche di quello che ha votato Silvio Berlusconi l’impunito.

Confine Italia-Francia fra Ventimiglia e Menton
Sto terminando la mia settimana ospite di parenti in un paesino arroccato sulle colline dell’entroterra di Bordighera. Qualche giorno lontano dalle nanopolveri padane giusto per riassaporare il mondo dal lato di chi cerca di non aver niente da fare.
Il rituale prevede sveglia, corsetta a perdifiato che le erte di queste zone la trasformano in maratona olimpica, doccia, edicola sulla strada che porta alla spiaggia libera, 3 ore fra lettura, chiacchiere e una partita a beach volley sulla sabbia, pranzo, riposo di un’oretta e il resto del pomeriggio in bicicletta lungo la riviera.
Fra Menton e San Lorenzo, in questi giorni del lodo Alfano, ho praticamente percorso il cuore pulsante dell’economia di una provincia italiana qualunque come quella di Imperia, città del rotto di coglioni Scajola.
Vivere a ritmi lenti si colgono dettagli che da stressati sfuggono: intanto gli abitanti di queste zone guidano auto e moto come pazzi. Circolare su queste stradine liguri affiancate da muri su un lato e da strapiombi dall’altro si rischia continuamente di impastarsi o di essere investiti. Per fortuna sta per essere realizzata una fantastica pista ciclabile sul tracciato della vecchia ferrovia litoranea. I tratti in cui è già in funzione stridono con l’Aurelia a fianco, vecchia, pericolosa e malandata.
Le spiagge attrezzate a pagamento sono quasi deserte, in compenso le fette di spiaggia libera sono frequentatissime anche se rimaste come 30 anni fa, con un solo spogliatoio e una sola doccia peraltro gelida. Da ragazzo ricordo che era il contrario. Pochissimi i vacanzieri in questa terza decade di luglio rispetto ai bei tempi. Un barista di Riva Ligure mi ha detto: “Vede? La gente è un terzo rispetto all’anno scorso! Sono diventati tutti esterofili perché all’estero andare in vacanza costa meno..” Bè, effettivamente ho storto il naso anch’io pagare 8 euro e mezzo una piadina e una birra. Lo avevo incalzato io il barista, chiedendogli se il titolone in prima pagina de “Imperia Sanremo” che scriveva: via l’intercity, migliaia di turisti in meno in Riviera, fosse la vera causa della penuria di presenze di vacanzieri in Liguria, a parte i nipotini con i nonni intenti a sragionare su Formula 1 e calciomercato. Altro che lodo Alfano. Qui nessuno pare rendersi conto…
Pochi i giornali tra le mani dei vacanzieri, tra i più diffusi “Tuttosport” e qualche copia de “Il Giornale”. Segno che rende esporre sui tetti di tutte le edicole il marchio dell’house organ di Sforza Italia.
Per il resto anche qui tutto è sopravvalutato. A Menton, in Francia, i prezzi delle case hanno una media di 7 mila euro al metro quadrato, in tutta la Liguria difficile trovare a meno di 4 mila seppur la qualità di vita urbana non sia un granché. Va bene il mare ma non dimentichiamo che la spiaggia spesso è ridotta a rimasugli di ghiaia, lungomare, ferrovia, case, strada statale e ancora case se non montagna a strapiombo che impedisce (fortunatamente) cementificazione. Il tutto condito da rumori e frastuoni che sembra di stare a Milano. Tuttavia un altro mondo si affaccia arrivando al ponte San Ludovico dov’è rimasto il rudere della dogana di confine tra Italia e Francia.
Alla faccia dell’Europa, stare a cavallo della fettuccia che segna la linea spartiacque dei 2 Stati traspaiono beffarde le differenze tra 2 mondi che cambiano in pochi centimetri. A parte il mare e il clima che fortunatamente non conoscono confini, laddove finisce l’asfalto lucido e scivoloso di Ventimiglia inizia quello francese recente e drenante. Il marciapiedi dell’ultimo lembo italico senza manutenzione con le erbacce che spuntano fra le cicche di sigarette, si trasforma nel volgere di un passo con asfalto rossiccio e zoccolino in porfido senza l’ombra di una sola cartaccia. Dirigersi in Francia ci si immerge in un ambiente che non ha nulla da invidiare ai paradisi dei set di Baywatch. E’ proprio un altro mondo, almeno quel tratto di Francia! Anche se la benzina costa quasi come in Italia ed anche se i cugini d’oltralpe mostrano tutta la loro goffaggine quando fingono di non capire la lingua italiana. Mai come in questi giorni ho avuto la sensazione di quanto i francesi reputino gli italiani allo stesso modo col quale gli italiani reputano gli albanesi.
Vabbè che i liguri saranno pure tirchi ma troppo spesso i graziosissimi centri storici dei paesi rivieraschi non riescono a celare la tristezza che trasmettono le centinaia di abitazioni con l’intonaco che cade e la poca manutenzione degli arredi urbani. Se la pista ciclabile stride davvero col resto significa che siamo un paese finito. Menton si vede che è stata costruita con un piano regolatore che ha avuto più rispetto per gli spazi. Nonostante le montagne siano più o meno invasive della poca pianura com’è per la media dei paesi liguri.
Morale: questa breve sosta in Liguria non mi ha rincuorato tantomeno tranquillizzato. Anzi, ho avuto ulteriore conferma di come l’Italia stia affogando in una crisi di proporzioni spaventose con la morfina dell’indifferenza e della rassegnazione.
Mi chiedo cosa accadrebbe se la stessa fretta di riformare i connotati di Angelino Alfano e la giustizia, ci fosse anche per agevolare l’economia, sgrassare il bubbone del pubblico e fare qualcosa di veramente federale per diminuire il debito pubblico!
Meglio non pensarci perché la tentazione di varcare definitivamente quel confine è forte.
Non c’è più molto da dire. Sottoscrivo l’appello di Antonio Di Pietro e do la mia disponibilità da libero cittadino per aiutare tutti coloro che si adoperano per raccogliere le firme necessarie alla richiesta di referendum abrogativo del lodo Schifo-Alfano. Un invito che rivolgo a tutti per poter svolgere il lavoro necessario entro e non oltre il 30 settembre. Nel video i dettagli.

Il presidente del consiglio di questa dittatura da quarto mondo ricalca fedelmente la propaganda del Mussolini del ventennio che appariva sui giornali a torso nudo armato di badile per farsi vedere lavoratore.
Silvio l’impunito perseguitatore di giudici aveva promesso entro la data del mio compleanno, 23 luglio, di restituire Napoli alla civiltà dell’occidente con la pulizia di tutte le strade dai rifiuti. Frasi recitate per la sua solita propaganda nazista date in pasto ai media di regime per edulcorare la realtà, incaricati di proporre la versione imbellettata di questo stupratore della Costituzione che racconta balle a tonnellate. Tante quante compongono i rifiuti che ancora a Napoli e dintorni , il 23 luglio, erano sparsi per le strade.
Il documento video girato ieri è di Raffaele Fruttaldo, un lettore del blog novizio alla videocamera che ha immortalato in modo molto amatorialre un po’ di luoghi degni proprio da quarto mondo. Col rispetto che si dovrebbe proprio a Quarto (Na), località da cui giunge la testimonianza.
A proposito di occidente: Silvio l’impunito provi mettere piede in Spagna. Sia mai che per la vicenda di Telecinco lo accompagnino coattivamente in manette in qualche penitenziario basco. Sapete che bella lezione di civiltà!