
Renato Schifani “quello del Lodo paragalere”
Corriere e Repubblica di oggi celebrano a gran voce l’elezione di Renato Schifani a presidente del Senato. I succinti titoli danno risalto a 2 temi chiave toccati dal suo discorso di saluto: Riforme e legalità. Si, avete letto bene: LEGALITA’, toccata dal padre del Lodo Maccanico-Schifoso che ha messo al sicuro dalle patrie galere Berlusconi e i suoi alleati, giudicato incostituzionale dalla Consulta.
Nell’aria di festa di Palazzo Madama, Renato, braccio destro e sinistro di Berlusconi del Mangano eroe, ha chiesto anche l’applauso corale per Falcone e Borsellino. Il senatore Totò Cuffaro “Vasa vasa” ha fatto di più! E’ corso incontro a Schifani per essere il primo a baciarlo e definirlo “persona straordinaria”. E’ il Totò condannato a 5 anni per aver avvertito un mafioso sotto indagine di aver in casa le cimici, che ha già iniziato a tessere la sua ragnatela di rapporti. Sta filando con alcuni parlamentari del Sud-Tirolo e col mafioso prescritto Giulio Andreotti, il più giurassico della banda autorizzato a presiedere il Senato della prima giornata essendo indisposti Levi Montalcini e il minorenne Scalfaro.
Mentre il fascista pluricondannato Ciarrapico si è presentato a Palazzo Madama elegantissimo, accompagnato dall’autista personale, Maurizio Gasparri, imminente capogruppo di Schifoso, gli ha stretto la mano. Sandro Bondi invece gli ha accarezzato la pelata, la stessa su cui c’era il riporto sconsigliato da Berlusconi che gli intimò: “Renato lascia perdere il riporto, rimani pelato che sei più figo”.
Dopo il discorso Renato Schifani, seconda carica dello Stato, si è recato a festeggiare l’elezione a Villa Grazioli, residenza privata del presidente del Consiglio in pectore “Mafionano”.
I giornali riportano la notizia come se tutto fosse normale.
Gli stessi “Corriere” e “Repubblica” che già da lunedì hanno cominciato a censurare tutti i 43 parlamentari dell’Italia dei Valori. Niente notizie, niente titoli, niente dichiarazioni, niente foto, niente citazioni, a parte i soliti Pdl, Pd Udc con l’aggiunta dei morti defunti Bertinotti e Turigliatto.
E’ la vendetta della stampa di regime nei confronti a Antonio Di Pietro, unico uomo di governo sceso in piazza a firmare i referendum di Beppe Grillo. Lo stesso che invoca l’informazione libera su internet e su qualche emittente televisiva locale.
A proposito di tv locali: dal primo luglio prossimo una Leggina del governo Prodi, quello di sinistra che doveva fare qualcosa sul mostruoso conflitto d’interessi del piduista, vieterà a tutte le emittenti locali di pubblicizzare i servizi a pagamento con prefisso 899.
Si tratta dell’ultimo attacco ai bilanci dei piccoli editori, già penalizzati dai divieti che riguardano cartomanzia, programmi osé notturni e televendite, screditate ad arte grazie ai processi di Wanna Marchi diffusi ad arte da Canale 5 per sputtanare tutto il mercato delle tv locali.
La leggina contra-personas è un invito al fallimento. Più tv locali falliscono più il presidente avvoltoio in pectore ne sciacalla. Quelle che resisteranno non avranno altra scelta che aumentare la dipendenza dai finanziamenti pubblici. Regionali e statali. Il miglior modo per renderle meno libere di parlare dei fattacci degli amici del Mafionano che compongono quell’associazione a delinquere che si sta impossessando di Palazzo Madama in questi giorni.
Nessun problema invece per tutta la volgare pornografia bugiarda e tendenziosa perpetrata da Raiset. Quella è a norma di legge ad personas!
Io ho comunque fatto il mio dovere: in trasmissione ho reso pubblici gli importi che la regione Lombardia elargisce quest’anno all’emittenza locale sulla base del numero di dipendenti e delle quote di mercato.
Provvidenze! Un modo sottinteso e gentile per mantenerle zitte e controllate.

Stefano Zamponi, consigliere lombardo dell’Italia dei Valori ha depositato al Tribunale di Milano un documento in cui si chiede che sia accertata l’incompatibilità tra gli attuali incarichi di Roberto Formigoni come Presidente della Lombardia e contemporaneamente membro del Senato.
L’iniziativa depositata ieri prevede per Legge che entro 10 giorni l’interessato decida cosa vuole fare. Infatti, non a caso proprio ieri Formigoni ha incontrato il Mafionano nella villa bunker di Arcore che gli ha intimato di rimanere a Milano almeno fino al 2010. Per ricompensa piazzerà Ministro della Sanità Maurizio Lupi, fedelissimo di Comunione e Liberazione di cui Formigoni è massima espressione, nonché fondatore della rivista ufficiale. Penserà Lupi ad epurare quei pochi medici non obiettori in servizio negli ospedali pubblici italiani a difesa della 194. Penserà Lupi a soddisfare i capricci del “pastore tedesco” Ratzinger e indurre i giovani ricercatori italiani a rifugiarsi all’estero.
In Lombardia i direttori degli ospedali sono tutti o quasi di Comunione e Liberazione. Li sceglie Giancarlo Abelli, premiato dal fattucchiere Formigoni assessore alla famiglia, in seguito ad un’assoluzione su misura che gli ha fruttato 73 milioni di lire in “consulenze” per consigliare Poggi Longostrevi, impegnato in una megatruffa alla sanità Lombarda da 60 miliardi di lire con l’ausilio di ricette mediche gonfiate, portate alla luce da una scandalosa inchiesta della Procura. I direttori di “CL” piazzati da Abelli scelgono i primari ginecologi più consoni alla linea, obiettori, in modo da rendere più facile l’aborto clandestino.
Il fattucchiere Formigoni che rimane a Milano tace sul consigliere compagno di partito Gian Luca Rinaldin, arrestato per essersi spartito con Giorgio Bin 50 mila euro di tangenti per accelerare le concessioni di un appalto di lavori sul lago di Como.
Il fattucchiere Formigoni cade dal pero sul consigliere leghista Stefano Galli, condannato a 3 anni e 8 mesi col condono di 2 e l’affidamento ai servizi sociali per lesione personale continuata, quando da Carabiniere in borghese fece parte di un commando di terroristi armati che ridussero in fin di vita a colpi di pistola il cliente di una discoteca, e per questo premiato con 600 mila lire (ho linkato una sua intervistina in fondo al post).
Il fattucchiere Formigoni glissa sul conflitto d’interessi che riguarda l’assessore regionale forzitaliota Marco Pagnoncelli, che ha a cuore le cave di ghiaia da far gestire ad aziende a lui riconducibili o a lui collegate.
A proposito di Regione, il 14 maggio prossimo il Consiglio lombardo ha in programma la seconda lettura del nuovo Statuto. Fra le novità ce n’è una preoccupante, quella che riguarda le iniziative popolari per l’abrogazione di Leggi regionali.
Col vecchio Statuto bastava presentare 120 mila firme, col nuovo Statuto ce ne vorranno 300 mila. Quasi triplicate come per magia!
Si tratta di un anteprima locale operato dalla destra di quello che succederà presto al Governo nazionale di destra. Dopo che Beppe Grillo ha raccolto 500 mila firme in un solo giorno, aspettiamoci che la soglia minima di firme richiesta per chiedere i referendum di abrogazione di Leggi dello Stato sarà portata a 2 o 3 milioni. Nessuna televisione locale e nazionale ne parlerà con chiarezza prima del tempo (a parte la mia).
Facciamo attenzione anche a internet. Tra le lettere pubblicate oggi sul “Giornale” a pagina 42 ce n’è una a firma di una certa Simona Martinelli che chiede leggi per internet perché “bisogna evitare altri danni e impedire che un improvvisato senza professionalità come un comico si alzi una mattina e crei un blog d’informazione senza giornalisti”.
Teniamo alte le antenne e diffondiamo la Rete.

La commercialista Roberta Pusterla è stata arrestata dagli agenti della Guardia di finanza e rinchiusa nel carcere di Bergamo, accusata di associazione a delinquere e frode fiscale per 13 milioni di euro. Era a capo di un’organizzazione composta da altre 5 persone che ha emesso fatture gonfiate per 90 milioni di euro intestate a prestanome, finalizzate a truffare l’erario per potersi intascare l’Iva a credito.
La commercialista in questione non è una sprovveduta qualunque, è il revisore contabile del Comune che ha dato i natali al sottoscritto, presieduto da un sindaco pidino su proposta e sostegno delle sezioni locali di Forza Italia e Lega Nord, nelle cui liste, in passato, pare si sia pure candidata alle elezioni.
Fin qui i fatti. Come ha reagito la stampa locale?
L’Eco di Bergamo, che con oltre 50 mila copie è il quotidiano provinciale più venduto d’Italia, ha dato la notizia senza citare i nomi degli arrestati.
C’è voluta l’edizione settimanale del Giornale di Treviglio di venerdì per smascherare la protagonista della grave vicenda. Degli altri arrestati che hanno collaborato alla truffa, alcuni dei quali devono rispondere di favoreggiamento, sono state pubblicate soltanto le iniziali di nome e cognome. Un modo grottesco per ribadire “sappiamo chi sono ma non ve lo diciamo”.
Orbene la morale è che anche la consolidata stampa locale non è libera. L’Eco di Bergamo è il quotidiano della diocesi orobica che ancora oggi capeggia su tutti i tavoli dei bar dell’intera provincia, il suo piatto forte sono i necrologi ma il suo nomignolo più popolare è “il bugiardino”.
Quella che in passato era un’autentica istituzione e che oggi – solo la domenica - viene distribuita a panino con l’Osservatore romano, risente come tutti i giornali di una considerevole flessione delle vendite grazie alla Rete e all’avvento della stampa free-press, oltre che di alcune testate concorrenti.
Ciò nonostante L’Eco rimane ligio alla sua linea di censura, soprattutto se si tratta di dover pubblicare nomi di esponenti politici finiti nelle grane vicini a Forza Italia, come nel caso della commercialista arrestata.
Forza Italia è omologa dell’Opus Dei e di Comunione e Liberazione, sette religiose con infiltrazioni massoniche del Grande Oriente d’Italia. Hanno in Giulio Andreotti il loro riferimento politico, in perenne, prostrato silenzio velato dal classico sorrisino mafioso. L’Eco di Bergamo, come decine di altre testate provinciali gestite dalle diocesi, sono la palestra per quei giornalisti che poi traslocano ai quotidiani nazionali. Ovviamente solo quelli ligi alla linea del capo chino possono sperare in assunzioni a tempo indeterminato. Quelli senza peli sulla lingua non ne fanno di strada perché vengono bollati come “faziosi”.
Sono di solito i colleghi che si vedono tagliuzzare i pezzi e che litigano coi caporedattori che si arrogano di firmarglieli comunque senza autorizzazione. Sono quei bravi colleghi che quando ne hanno le palle piene si riciclano ad annaspare nell’attività Free-lance a fare i conti col mercato saturo dei giornali “copia incolla” o che trovano in qualche testata indipendente, o nei blog, la loro via d’uscita.
Quanti contributi riceve L’Eco di Bergamo? Non sono riuscito a venirne a capo, di certo l’operazione “panino” con l’Osservatore romano non avviene per intercessione dello Spirito santo.
Chiudo col ritenere che la stampa censoria, negli anni, si è alimentata della mentalità tendente al silenzio nel timore di dire le cose come stanno.
E’ uno zoccolo duro a morire ma che trova fortunatamente in qualche cybernauta di provincia, ben nascosto dietro ad un nick, una valvola di apertura.
Di quel fatto dell’arresto se ne parla nel forum sul sito del comune di Romano ma con velata paura.
Date un’occhiata ai commenti.

Filippo Facci
Mai come in questo momento storico stride il confronto fra la stampa tradizionale serva delle lobby da quella libera su internet. Mai come in questi giorni si è creata una netta demarcazione fra i colleghi ligi alla “linea” o al “taglio” di ciò che devono raccontare da coloro che raccontano semplicemente ciò che un fatto è nella sua essenzialità.
Il V2-Day è l’esempio principe del quale far tesoro: i giornali finanziati con milioni di euro hanno dato ampio spazio alla giornata a modo loro, ben lontano dall’essenzialità delle notizie che lo riguardano.
La vera notizia non è la vita privata di Beppe Grillo, ma è che mai in Italia era successo che in una sola giornata fossero state raccolte mezzo milione di firme per chiedere l’abrogazione di 3 leggi che difendono lobby vergognose, ingiustificate e fuori dal tempo.
La vera notizia è che un comico censurato dalle televisoni più di 20 anni fa è stato capace di mobilitare 400 piazze in una sola giornata col solo ausilio di un blog.
La vera notizia è l’indignazione che dovrebbe suscitare la reazione che i giornali stessi hanno avuto nei confronti di questa giornata: hanno fatto a gara a sputtanare Grillo, i suoi seguaci e i suoi ospiti sul palco!
Una delle notizie è che diversi colleghi giornalisti invitati ad intervenire sul palco non si sono presentati perché se la sono fatta sotto.
Una delle notizie è che nessuno dei giornali ha riportato le mie dichiarazioni su Valerio Staffelli e “Striscia la notizia” che non ho mai visto rincorrere Dell’Utri o Berlusconi armato di Tapiro.
Una delle notizie è l’inesorabile e progressiva sostituzione della Rete alla stampa cartacea finanziata con un miliardo di euro l’anno che inquina la verità e l’ambiente, per nulla sfiorata dagli intellettualoidi che firmano gli editoriali sulle prime pagine.
Ciò che m’indigna sono le idiozie scritte su Repubblica da chi a Torino non c’era nemmeno: Francesco Merlo, il collega giornalista del malumore ha scritto che “Grillo attacca i giornali perché non scrivono quel che vuole lui e come lo vuole lui”. Merlo ha dato una sua opinione di un evento che non ha vissuto, e che differisce da Grillo in un punto focale: Grillo è un libero cittadino ascoltato da liberi cittadini che trovano in lui un modello in cui credere, Francesco Merlo discetta su argomenti che non conosce attingendo dagli oltre 20 milioni di euro l’anno che “Repubblica” preleva dalle nostre tasche.
Vittorio Feltri, direttore di “Libero” giornale che prende 7 milioni di euro l’anno per essere una cooperativa fasulla creata su un partito fasullo, bolla Grillo “giullare di sinistra”. Anche questa è un’opinione che non capisco come mai debba essere lautamente pagata con le nostre tasche!
Infine Filippo Facci, il collega del “Giornale” di Paolo Berlusconi, che succhia almeno 2 milioni di euro di contributi l’anno, è il classico esempio dei giornalai ribaltati che deve pregare Cristo affinché i contributi durino a lungo, visto che in un mercato di libera stampa non potrebbe nemmeno fare lo strillone.
Forte degli uffici legali pagati dalla famiglia dell’editore piduista, Facci si ossigena i capelli a spese nostre permettendosi di citare i dati sensibili sulla salute di uno dei figli di Grillo che sono vietati dalla deontologia professionale. Spero che Beppe quereli Facci difensore ciambellano del Mafionano statalista, che regala 300 milioni nostri ad Alitalia ma che si professa “il presidente più liberale che ci sia mai stato”. Spero che una multa metta a tacere colui che se la prende con un comico capace di difendersi nel mercato senza chiedere finanziamenti statali, perché costretto a sostituirsi ai giornalisti incapaci come lui!
Finge di non rendersi conto che se un’azienda o un blog rendono significa che ci sono imprenditori capaci di farli funzionare. Finge di non vedere la naturale Legge del mercato che premia i migliori, messa a nudo dalla Rete che fa luce sulla schifezza che il sistema illiberale difeso dal padrone di Facci, che serve proprio a mantenere gli incapaci come lui, ha fin qui prodotto.
Facci da buon ribaltato definisce Grillo “casta di se stesso” quando la Casta è proprio lui e tutti quei colleghi pagati profumatamente coi nostri soldi per scrivere opinioni idiote. Lontane anni luce dai fatti.
Filippo Facci il piacere…

Ebbene si. Sono andato a Torino, ho vissuto il clima del V2-Day di piazza San Carlo come non avrei mai immaginato.
Prima dell’inizio dello show, non appena Beppe Grillo mi ha riconosciuto, mi ha abbracciato felicissimo dandomi un’accoglienza che non mi potevo aspettare.
Mi ha immediatamente invitato a salire sul palco a parlare. Confesso di aver accettato con un pizzico di stizza visto che non ho nemmeno avuto il tempo di rendermene conto. Non avevo letto i giornali, non mi ero fatto un minimo di scaletta, perciò ho improvvisato ciò che mi è venuto all’istante, senza nemmeno uno straccio di appunti. Se l’avessi saputo almeno 2 o 3 giorni fa mi sarei presentato in maniera meno sprovveduta. Del resto, per quanto abituato a parlare in pubblico non mi era mai successo di vedermi davanti tanta gente, catapultato di un’ora con l’altra su un palco di quelle dimensioni senza che nessuno mi avesse pregato cosa dire o cosa non dire.
Parlare in uno studio televisivo non sortisce lo stesso effetto. Le telecamere non ti rivelano mai quanta gente potrebbe stare a guardarti in quel momento, il rapporto con chi ti ascolta sembra più intimo perché le telecamere non trasportano i rumori e gli acclami. E’ tutto filtrato.
Prima di arrivare a Torino ho fatto tappa a Milano. Vista la coda di persone che c’era già alle 9,30 del mattino ho deciso di firmare il referendum subito. Ho atteso 40 minuti ma ne è valsa pena perché se mi fossi messo in fila nel capoluogo piemontese non sarebbe bastato il pomeriggio intero.
Non aggiungo altro se non un umile ringraziamento a Beppe per l’opportunità che mi ha offerto e a tutto il pubblico che è stato semplicemente fantastico. Compreso quei ragazzi che mi hanno stretto la mano con sincera stima. Un sentimento che mi dà il batticuore e che non ha prezzo. Esattamente come gli applausi di quella marea di persone civili, ordinate e soprattutto informate. A dimostrazione che la Rete è molto meno virtuale di ciò che qualcuno vuole far credere.
Che bello sapere che qualcosa sta cambiando.
Quei 5 minuti improvvisati sul palco sono valsi più di ogni telecamera di Raiset. Non li scorderò più.
Ancora grazie a tutti!

L’odierno 63esimo anniversario della liberazione dell’Italia dal nazifascismo, assume un significato molteplice non soltanto per il suo valore tradizionale e per la raccolta firme nelle piazze organizzata da Beppe Grillo, ma anche perché da oggi, in alcune regioni come la Toscana, l”Umbria e la Calabria inizia la distribuzione gratuita degli Scec, banconote complementari all’Euro che potranno essere usate per pagare generi di prima necessità a fianco della valuta tradizionale.
E’ l’inizio della liberazione dall’Euro a corso forzoso, l’unica (per ora) che può allontanare lo spettro della guerra al saccheggio che si profila presto per l’Italia, com’è accaduto in Argentina qualche anno fa.
La diffusione e l’utilizzo di banconote che non creano debito pubblico potrebbe iniziare a minare la lobby di falsari legalizzati, monopolisti battitori di moneta a debito forzato.
Per illustrare il progetto ho invitato in trasmissione uno dei fondatori, Marco Saba che è venuto assieme ai suoi colleghi Fausto Tomaselli e Gaetano La Legname.
Torneranno in studio in maggio per raccontare come si starà evolvendo l’inserimento di queste banconote, ormai imminenti anche in Lombardia.
Serve fiducia da parte di tutti: consumatori, negozianti ed imprenditori.
Per saperne di più cliccate sul sito di arcipelagolombardia inserito anche tra i link a destra.

Già che siamo in tema di raccolta firme per il V2-Day consiglio di dare un’occhiata al sito di Utelit che ha avviato una petizione online per l’abolizione della tassa Rai, un po’ come da tempo sta facendo l’Adusbef. Il motivo di Utelit, secondo cui la tv è un “bene essenziale” è di poco conto. Ciò che conta è che più firme si raccoglieranno maggiori possibilità ci saranno di raggiungere l’obiettivo.
Tornando al senso del V2-Day, ossia libera informazione in libero Stato, ritengo opportuna una riflessione sulla situazione che non riguarda soltanto i finanziamenti governativi ai giornali nazionali, ma anche i soldi che istituzioni come le Regioni elargiscono all’emittenza locale sotto forma di “acquisto spazi” per propagandare le decisioni della Giunta durante le sue sedute.
Tanto per fare un esempio la Regione Lombardia ogni anno delibera il “Piano territoriale e della comunicazione” per radio e televisioni locali. Si tratta di una serie di investimenti in danaro contenuti nella documentazione all’Ordine del giorno che non vengono mai resi noti. Non so il motivo di questo segreto, tuttavia va detto che anche gli editori beneficiari si guardano bene dal far sapere quanto prendono dalle istituzioni.
Ebbene la mia sensazione è che rapporti di questo tipo creano un’atmosfera clientelare che si ripercuote ancora una volta sulla qualità dell’informazione. Per farla breve i telegiornali locali evitano di soffermarsi su vicende turpi di tangenti come quelle che hanno recentemente riguardato il consigliere forzista Gianluca Rinaldin, oppure evitano di ricordare che l’assessore regionale Giancarlo Abelli ha accumulato 73 milioni di lire di “consulenze” senza accorgersi delle truffe da 60 miliardi di lire ai danni della Lombardia operate da Giuseppe Poggi Longostrevi con l’ausilio di ricette mediche gonfiate, vicenda che per Abelli finì nel 2002 con un’assoluzione grazie ad una Leggina fiscale fattagli su misura dal capo clan Silvio il Terrorista.
Si evita di ricordare che il consigliere lumbard Stefano Galli, prima che Bossi brandisse i fucili padani, fu condannato a quasi 4 anni di carcere per aver fatto parte di una spedizione punitiva che ridusse in fin di vita a colpi di pistola e a botte il cliente di una discoteca valtellinese. Una vicenda di cronaca come tante se non fosse che Galli, con i suoi 2 amici in borghese, all’epoca dei fatti (anni ‘80) era Carabiniere di leva in servizio a Monza. Per quel “lavoretto” fu ricompensato con 600 mila lire dal gestore della discoteca, contento di aver trovato qualcuno disposto a dare una lezione al cliente energumeno. Galli è stato premiato una seconda volta con la candidatura al Pirellone già nei primi anni ‘90. E meno male che la Lega ai tesserati per i quali si profila un incarico istituzionale chiede il certificato penale! Bossi compreso, che guarda caso di condanne ne vanta addirittura 2.
Quindi, visto che nessuno ne parla, ecco in totale trasparenza gli investimenti del 2008 elargiti dal Pirellone ai mass-media lombardi che ospiteranno i consiglieri regionali nei loro studi:
EMITTENTI TELEVISIVE
Telelombardia: 210.000 € per 30 edizioni in “Agorà” e 24 in “Orario continuato”.
Antenna3: 90.000 € per 24 edizioni in “Telemattina” e 24 in “Spazio disponibile”
Canale Italia: 84.000 € per 25 programmi autogestiti.
Telenova: 72.000 € per 24 edizioni in “Lombardia oggi”
Tele City: 64.000 € per 24 edizioni in “Focus Lombardia”;
Telereporter: 60.000 € per 24 edizioni in “Indovina chi viene a pranzo”;
Bergamo tv, Teletutto (BS), Telesettelaghi (VA) Teleunica (LC-SO) e Videobergamo: 25.000 € ciascuna;
Rete 55 (VA): 20.000 €
Telearena (MN) Primarete Lombardia (CR) TeleValassina (CO) Tele Color (CR) Espansione tv (CO): 15.000 € ciascuna;
Studio1 (BG): 13.000 €
Mantova tv: 5.000 €
altre emittenti: 0 €
RADIO (48 puntate autogestite)
Number one: 36.000€
Radio Lombardia e Radio Popolare: 30.000 €
Circuito Marconi: 24.000 €
Radio Padania: 18.000 €
Temporadio (MN): 6.000 €
altre radio: 0 €
A questi investimenti vanno aggiunti 770.000 € di rinnovo licenze alle principali agenzie di stampa.
Domani, 25 aprile, la mia giornata sarà dedicata al V2-Day. In mattinata farò tappa alle postazioni raccolta firme di Milano. Alle 14 prevedo di arrivare in piazza San Carlo a Torino dove firmerò.
Calca permettendo, rimarrò in zona palco per buona parte del pomeriggio.
Buon V-Day a tutti.

Fervono i posizionamenti delle pedine sulla scacchiera romana per mettere a punto l’attacco alla massa inerme che crede ancora alla destra e alla sinistra, quest’ultima rimasta al palo dopo averlo fatto per 20 mesi ai Vatican-fascisti.
Berlusconi il Terrorista si prepara a guidare un’associazione a delinquere salita ai ranghi del potere per circonvenzione d’incapaci, grave reato perpetrato ai fondelli degli elettori a maggioranza disinformata, distratta, tanto sedata dalle posizioni moderate da lasciarsi folgorare dal mito del bollo auto.
La ciurma infarcita da miserabili fascisti, piduisti, mafiosi, corrotti e condannati sta per riaccaparrarsi delle poltrone, come uno stuolo di avvoltoi che si blinda nel fortino facendosi scudo di tutti gli italiani.
L’opposizione non potrà fare nulla se non urlare all’indignazione. Al banchetto della disfatta della Repubblica italiota sarà ancora la Giustizia il piatto forte del menù: a partire dall’antipasto attraverso primo, secondo, contorno, frutta e caffè il conto lo pagheremo noi. Molto salato e molto presto!
Gli economisti prevedono una catastrofe economica nell’arco di 6 mesi. La Borsa americana scende a picco, ogni giorno vanno in fumo decine di miliardi di dollari e a effetto domino il go-down si ripercuote su Euro e Yen. La crisi dei mutui è soltanto la punta dell’iceberg. Il prezzo del greggio è ormai fuori controllo, la benzina verde punta diritta all’euro e mezzo al litro, ancora peggio per chi andrà in cerca di gasolio. Tempo un anno o 2 e ne vedremo delle belle!
Mentre Silvio III il Terrorista si mette al timone del Paese in crescita sottozero, l’ancora di salvataggio potrebbe essere un’iniezione di banconote convenzionali come gli Scec, spendibili con l’euro senza creare debito pubblico. Stanno già circolando nella zona di Napoli, in Val Bèlice, in Toscana e a giorni saranno distribuite anche in Umbria e in Calabria.
Raiset non ne parla per non seminare il panico. Spegniamo la televisione e pensiamo con la nostra testa perché non è più tempo di sognare. Chi può se ne vada dall’Italia quanto prima, per chi rimane prepariamoci al peggio. Torna Roberto Castelli! O a Roma o a Milano i guai sono solo sul trampolino di lancio.
Troverò tempo nei prossimi giorni per puntare i fari su alcuni eroi della Lega Nord. Devo solo decidere da chi partire. Ho l’imbarazzo della scelta, a parte quella di non poter evitare la disfatta.
Teniamoci forte aspettando la catastrofe, mentre Silvio l’attentatore ci farà uno spot dalle sue ville alle Bermuda che avrà raggiunto con un volo “Alitaglia”.
Grazie al nostro lauto prestito sia chiaro!