Con rispetto per la par condicio propongo stralcio della mia trasmissione in cui ho avuto ospite Gian Carlo Pagliarini, capolista al Senato in Lombardia per “La Destra”.
Pagliarini ha accettato la candidatura dopo febbrili trattative col leader del movimento Francesco Storace, rinviato a giudizio per frode informatica ai danni del comune di Roma.
Condizione che ha posto le basi per un programma comune è stato il federalismo fiscale: al posto dello Stato degli esami pubblici e dell’assistenzialismo, Pagliarini professa uno Stato “fornitore di servizi” grazie al gettito di tasse ma in concorrenza col privato.
Con ciò si augura che sia cambiata la Costituzione in alcune parti, senza ricordare che la Costituzione non viene mai applicata…
Pagliarini, ex leghista, già ministro del bilancio nel primo governo Berlusconi, è un economista che non ha mai tradito l’ideale del federalismo alla “Miglio”. Ha lasciato la Lega Nord perché “attenta soltanto a musulmani e crocifissi”.
Toccato sul tema della legalità e della condizione di Storace, si è detto d’accordo col non candidare persone con problemi di giustizia, dribblando la questione con un serafico “non so”.
A voi il video e gli ardui commenti.

Non mi aspettavo tante reazioni dalla mia dichiarazione di voto! Ho scritto quel post solo come atto di trasparenza. Maturato con coscienza e con cognizione di causa. Senza altri fini.
Non ho dichiarato di votare Di Pietro perché voglio che mi paraculi in Rai. Se avessi avuto questa intenzione gli avrei scritto privatamente in maniera esplicita o subdola.
Anzi, avrei oliato la lingua almeno una quindicina d’anni fa con quelli che la tv l’hanno davvero in mano. Mi sarei tesserato in Forza Italia o nella Lega Nord e avrei cominciato a organizzare trasmissioni pilotate alla Vespa nella tv locale, mirate alle strette di mani cariche di curriculum e numeri di telefono. Oppure avrei cercato di inserirmi in quei salotti meneghini dove ogni chi incontri ti dice “Ooh proprio te cercavo..”
Io, da comune mortale come tutti quelli che non hanno le spalle al muro, il papà che lascia l’eredità o quelli nati con la camicia, ho sempre sbarcato il mio lunario con dignità, a testa alta e con soddisfazione. Senza pretese.
Che peccato c’è ambire a lavorare in Rai? Di certo se lavorassi con Gianni Riotta o con Giovanni Floris credo li manderei affanculo nell’arco di un turno di lavoro. Del resto il mio peggior difetto è proprio quello di non saper stare nel gruppo (a meno che non trovo qualcuno da cui poter attingere).
Sono cocciuto e rompi coglioni per vocazione. Per questo non ho fatto grandi carriere ma non mi importa perché ciò che sono oggi, con l’esperienza maturata e la credibilità acquisita con chi mi dà lavoro grazie alla mia indipendenza, vale più di ogni assunzione e di ogni carica ufficiale.
Non ho mai avuto velleità passare le giornate a combinare incontri per ottenere un posto. Ne ho sempre fatto volentieri a meno.
Mi marcirebbe il fegato stare in un ambiente di vipere e dover obbedire alla sorella di Rocco Buttiglione o a Luca Giurato. Io e Marco Mazzocchi finiremmo a cazzotti se fumasse in redazione davanti al sottoscritto infischiandosene del divieto.
Anni fa ho avuto una mezza fidanzata che lavorava in Rai. Per fortuna il cuore ha prevalso sulla ragione perché se l’avessi sposata, di certo, oggi non sarei qui su questo blog a gettarmi in pasto a chiunque. Compreso a quelli che ritengono che il sottoscritto faccia manfrine sottobanco. Quelle persone normalmente sono dei falliti o dei presuntuosi che si sopravvalutano. Pazienza. Il lato B della medaglia internettiana è proprio questo.
Di certo, sulla mia pelle, alla Rai ho regalato decine di commenti tecnici di atletica su immagini che fornivo sempre io, affiancato a giornalisti assunti che di ciò che vedevano scorrere nel monitor non sapevano NIENTE.
Come NIENTE importa a nessuno se qualcuno lavora decentemente nella Rai pubblica, perché stare in Rai è come stare all’Inps o alle Poste. Non a caso il profilo ideale del dipendente Rai è di solito affine a quello di un qualunque mediocre di quelli che trovi agli sportelli. L’elemento appena appena sveglio viene fatto fuori. A buone o a cattive perché l’assistenzialismo italiota dello stipendio sicuro e per sempre, porta all’appiattimento degli stimoli, all’assuefazione dei sensi e alla convinzione che tutto è dovuto. Che sui giornalisti ha un effetto diabolico e devastante! E siccome a me fa paura l’ipotesi di un encefalogramma piatto, ho lasciato perdere la Rai non appena mi son reso conto di come funzionava il giochetto.
Il mio sogno è una Rai di contrattualizzati a tempo perché il tempo indeterminato è la malattia mortale della libertà!
Io, nella Rai che potevo citare in causa per non avermi mai dato un solo centesimo di rimborso spese dopo le decine di collaborazioni gratuite fatte tramite telefonata, qualche favore in buona fede l’ho fatto.
Come al telecronista Franco Bragagna, che ossessionato dall’idea di sentire la mia voce sui servizi sonorizzati alla Rai di Milano mi raggiungeva apposta alla tv locale di Treviglio con un viaggio di 250 chilometri, per commentare da “infiltrato speciale” ciò che di lì a qualche giorno avrebbe trasmesso la Rai.
Bragagna, che non perdeva occasione per dirne di cotte e di crude sul suo collega assicuratore commentatore Attilio Monetti, è uno dei tanti dipendenti Rai lustranatiche appiattiti che ingrassano grazie alla tassa obbligatoria. Quando individuò in me un potenziale pericolo, perché troppo indipendente, cominciò a screditarmi. Telefonava agli organizzatori intimando che se c’era Martinelli in qualità di conduttore, addetto stampa o produttore alla tal manifestazione lui non si presentava.
Cosa succedeva? Succedeva spesso che gli organizzatori lasciavano a casa me per avere lui. Voce della Rai che pavoneggiava poteri da Fantozzi, visto che non era nemmeno in grado di organizzare una piccola troupe interna che gli consentisse di commentare le mie immagini.
Lo spandere merda del Franco Bragagna che a 50 anni di età continua a contare come il 2 di picche mi ha fortunatamente causato danni limitati. Attualmente io lavoro più di un tempo senza essere ingrassato dalla tassa obbligatoria, e senza ingrassare Franco Bragagna perché io la tassa alla Rai non l’ho mai pagata .
Per chiudere il cerchio, da libero e indipendente, ribadisco che voterò Antonio Di Pietro, pronto a parlarne senza peli sulla lingua se i fatti lo renderanno opportuno.
Limpidamente, come solo io so di poter fare, con tutto l’amore-odio che ho per il mio lavoro. ANCHE SENZA RAI!
C’è qualcosa di male?

Ebbene lo dichiaro: a queste elezioni voterò Italia dei Valori di Antonio Di Pietro (anche se molti l’avranno già immaginato).
Mi recherò alle urne della mia città, Treviglio (BG) per votare il partito che già votai nel 2006 e nel 2001 sia alla Camera che al Senato.
A differenza di chi ritiene il partito dell’ex pm il meno peggio, io ritengo che in queste elezioni sia il meglio.
Il meglio nonostante la gestione accentratrice del suo leader, i suoi congiuntivi, i suoi sbagli, le sue imperfezioni e nonostante la Brebemi, che trova in me un fiero oppositore.
Il meglio nonostante io non abbia gradito l’alleanza col Partito Democratico, pur rendendomi conto che raggiungere l’8% al Senato è vitale.
Il meglio perché Antonio Di Pietro è sempre stato il mio eroe fin dai tempi di Tangentopoli, quand’ero un pischello appena congedato dal servizio militare che votava Lega Lombarda e gridavo “Forza Di Pietro” dai microfoni della mia batteria amplificata sui palchi delle piazze e delle discoteche in cui suonavo.
Il meglio in questa Italia ribaltata ridotta a presentare l’unico partito al mondo che predica legalità, perché l’unico che schiera liste complete di candidati degni di tale nome, anche agli ultimi posti.
Il meglio perché avvicinandomi al partito nella sua realtà lombarda, ho conosciuto soltanto persone di buona reputazione, di provata volontà nel voler cambiare qualcosa e soprattutto persone incensurate.
Voterò Italia dei Valori perché spero che il partito faccia pendere l’ago della bilancia verso la risoluzione dei nodi della dittatura italiota a cominciare dal conflitto d’interessi, per poi giungere, soprattutto, a liberare la Rai dai servi.
Nel mio collegio, Lombardia 2, i primi candidati alla Camera sono Antonio Di Pietro, Silvana Mura e Sergio Piffari, quest’ultimo segretario lombardo del partito che tanto ha fatto e continua a fare, dietro le quinte, per coltivare il sogno di una politica con la P maiuscola.
Per il Senato sono contento di contribuire ad eleggere Giuliana Carlino, attuale assessore provinciale nella giunta milanese di Penati, un’ex insegnante che da anni milita nell’Italia dei Valori con giudizio e coerenza.
Ho colto con piacere anche la presenza in quarta posizione di Elio Lannutti, numero uno dell’Adusbef, che ho intervistato al telefono in diverse occasioni e che non sapevo navigasse nelle quinte del partito dipietrista.
Voterò Italia dei Valori perché nonostante Stoccolma mi piaccia e l’abbia vissuta in diverse occasioni, preferirei rimanere qui dove sono nato, prima di essere costretto a cambiare vita e lavoro.
Sia ben inteso, non sto chiedendo raccomandazioni televisive!
Ahime che credo negli asini che volano, sarò ben felice di poter affrontare una rigida selezione di un ufficio selezione del personale (con le U D e P maiuscole) RAI, affinché il duro e ingrato lavoro del giornalista possa essere fatto da chi lo MERITA!
Per ora la televisione locale in cui lavoro ha tanti difetti a partire dai guadagni, ma ha un pregio ineguagliabile:
E’ LIBERA! Libera dai partiti e dalle prebende di bottega. E io sono LIBERO di informare a differenza di ciò che potrei fare in mamma Rai.
LIBERO di pensare che chi non si recherà alle urne avrà torto.
A proposito: la sezione dipietrista di Cinisello Balsamo (MI) mi ha invitato a prendere parte ad un dibattito sull’informazione il 9 aprile prossimo.
Maggiori dettagli non appena avrò notizie in merito.

Quel fagottino che si vede a terra è un neonato lasciato morire. L’immagine è stata scattata in una strada alla periferia della città cinese di Xiamen, ma se ne potrebbero proporre a migliaia cariche di tanto orrore.
Nella Cina sovraffollata, condannata per almeno altri 10 anni alla legge del figlio unico, è diventato normale imbattersi in neonati morti per la strada, un po’ come in Italia accade per cani e gatti.
Quel povero piccolo che giace a terra tra l’indifferenza generale, potrebbe essere una bimba nata come primogenito (in molte aree cinesi si predilige il primo figlio maschio) oppure secondo, terzo od ottavo.
Ancora oggi, nella Cina delle Olimpiadi, il governo impiega la Polizia per perseguitare i fedeli del Falun Dafa, una pratica simile al buddhismo senza alcuna valenza politica, e chiude 2 occhi sulle quotidiane fucilazioni di decine di persone dopo processi sommari. Al patibolo ci finiscono tutti: uomini, donne e pure RAGAZZINE.
Pechino è inquinata al punto che le mascherine per girare in città sono diventate indispensabili. L’etiope Haile Gebrselassie, primatista mondiale della maratona, ha dichiarato che rinuncerà a correre i 42 chilometri della distanza olimpica per eccellenza sulle strade ammorbate di Pechino, optando per i 10mila metri in pista.
Il Tibet, purtroppo, fa notizia in queste settimane perché serve come appiglio ai mafiosi candidati premier per evitare di parlare di quanto si sono comportati da incivili nel non ricevere il Dalai Lama durante la sua ultima visita in Italia.
Il dramma del Tibet, dei perseguitati politici, delle esecuzioni sommarie e della mancata applicazione delle più elementari norme che regolano il rispetto dei diritti umani sono, ahime, la normalità nella Cina abbagliata dal boom economico.
Un paese che non rispetta i bambini e diritti dei propri cittadini è un paese incivile.
Nell’Italia dei politici incivili che chiudono 2 occhi sui crimini cinesi senza prendere posizioni ufficiali, sarebbe un bel segnale di civiltà che le spedizioni azzurre boicottassero le Olimpiadi cinesi.
Magari all’ultimo giorno, in massa con decine di altre nazioni, quando le televisioni saranno tutte blindate dentro gli stadi ad aspettare fiaccole, cerimonie e proclami.
Chissà che una volta bidonate, quelle telecamere non si penserà di impiegarle per sfidare la censura comunista e proporre qualcosa di inedito dagli angoli remoti delle città del più vasto Stato del mondo. Operatori e giornalisti sarebbero tutti da medaglia olimpica.
Il video che segue guardatelo solo se avete un po’ di fegato. Sono immagini recenti di cinesi che esibiscono i segni delle torture e delle persecuzioni subite dalla polizia del regime, che vieta la pratica del Falun Gong, considerato alla stregua di un affronto politico.
Una sorta di yoga collettivo che proprio in occasione delle Olimpiadi potrebbe invece essere promossa a disciplina sportiva di pace.

“Se li conosci li eviti”, di Peter Gomez e Marco Travaglio è un libro “pronto soccorso” di quasi 600 pagine in cui si trovano le dettagliate radiografie di centinaia di collusi, riciclati, imputati, impuniti e condannati elencati nelle liste di candidati delle imminenti elezioni.
Dedicato “a chi sogna una politica pulita. Cioè una Politica” il volume contiene un’interminabile ed incredibile lista di “cattivi” ma anche un ristretto elenco di “buoni” politici, stilata in rigoroso ordine alfabetico per coalizioni e partiti di appartenenza, sulla base dei fatti accaduti nei 20 mesi del governo Prodi, messi a confronto con le dichiarazioni e le promesse fatte in campagna elettorale.
Oltre alle generalità e ai “segni particolari” le ricche biografie scorrono con la solita, maniacale precisione “travagomeziana” i curricula sentimentalgiudiziari dei protagonisti, oltre che le frasi più significative e puntualmente contraddette dei diretti protagonisti.
Gli inediti “raccomandati, ignoranti, voltagabbana e fannulloni” rendono “Se li conosci li eviti” un volume talmente stravolgente da meritarsi le aperture di tutti i tg di una qualunque democrazia!
E invece, tra la censura generale, è purtroppo soltanto l’Italia che può permettersi un libro così, visto che il regresso di dittature corrotte come il Rwanda o il Banghladesh non sono ancora arrivate a tanto nei loro governi.
Edito da “Chiarelettere” il volume sarà presentato dagli stessi autori il 3 aprile, ahime troppo sotto le elezioni per fare in modo che i profani di internet ne possano venire a conoscenza in massa prima di recarsi alle urne.
Io l’ho già presentato in anteprima ieri sera in trasmissione, Peter Gomez verrà in studio a parlarne entro metà mese.
Nel ringraziare Giulia Civiletti dell’ufficio stampa della casa editrice, sempre premurosa nel fornirmi le novità di casa in libreria, riporto qualche frase che ho letto dopo una sommaria occhiata:
Questo libro è un pronto soccorso per aiutare i cittadini prima a orientarsi tra le liste elettorali e poi a conoscere i nuovi parlamentari.
Nella prima parte abbiamo compilato le nostre liste…
Nella seconda parte un’antologia di tutto il peggio delle loro liste, partito per partito…
Nella terza parte il confronto tra i 2 ultimi governi: leggi vergogna affiancati ai programmi elettorali dei partiti maggiori: popolo della libertà e partito democratico, perché ciascuno possa decidere chi mente di più.

Ci sono 2 nuove truffe che pendono sulla pelata di Gian Luca Rinaldin, consigliere regionale lombardo di Forza Italia che ci costa 12 mila euro al mese di stipendio, intimo del condannato ricandeggiato al Senato Marcello Dell’Utri e di Comunione e Liberazione.
Già arrestato col collega di partito Giorgio Bin, per aver spartito 50 mila euro di tangenti per autorizzare la ristrutturazione del Lido di Menaggio (CO), il pm Francesco Prete (cognome beffardo) ha trasmesso alle procure di Como e Varese 2 nuovi fascicoli:
in uno Rinaldin deve chiarire i motivi che l’hanno indotto a presentare carte false per farsi rimborsare dal Pirellone 28mila euro mai spesi.
In un altro procedimento dovrà spiegare perché ha giurato il falso “sul suo onore” mentendo spudoratamente di aver ricevuto tangenti.
Rinaldin le tangenti le usava per pagarsi le vacanze in Brasile, le vacanze in Lapponia, le vacanze a Brunico, le vacanze a Pechino, le vacanze nel New Jersey, oltre che regalare viaggi aerei per più persone in Sardegna e svariati pernottamenti ad hotel come l’Hilton e il Gallia di Milano.
Gian Luca Rinaldin ce l’ha con l’antipolitica che trova le sue radici nella cattiva politica! Nelle interviste pavoneggia i princìpi sani e sbandiera la cultura (ma non si capisce quale a parte quella dell’arraffare).
Talmente impegnato ad arraffare al punto che “talvolta i cittadini non capiscono quanto sia difficile operare all’interno delle istituzioni”.
Fondatore col compagno di cella Marcello Dell’Utri dei “circoli del buon governo” presentati qualche tempo fa in pompa magna a Villa Olmo di Cernobbio (CO) Rinaldin decanta la “cultura liberale” che predica con estrema faccia tosta dai pulpiti e nei microfoni delle tv locali che lo intervistano.
Non esita definire “Dell’utri uomo di grande cultura che non ha mai mollato nonostante gli attacchi” dimenticando di dire che il “bibliofilo aculturato” è stato condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia, condannato a Milano in primo grado e in appello a 2 anni per estorsione mafiosa col boss trapanese Vincenzo Virga, condannato dal Tribunale di Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa salvato dall’immunità parlamentare.
Per chi non lo ricordasse Marcello Dell’Utri è il settimo della lista tra i candiddati sicuri al Senato in Lombardia. Il suo nome appare fra gli antipolitici, quelli veri che amano attaccare “la sinistra che condiziona il governo”.
Sono i ribaltati in prima persona che amano, parola per parola, raccontare barzellette in programmini marchetta confezionati su misura dietro obolo sottobanco da trasmettere in qualche tv locale.
Signore e signori! Ecco a voi Gian Luca Rinaldin e Marcello Dell’Utri intervistati da una “giornalista” inginocchiata.
Silvio Berlusconi, re delle televisioni, si sottrae al confronto diretto con gli altri candidati premier a partire dal morbido Walter Veltroni.
L’America a lui, in questo caso, non fa comodo. Non gliene importa se al di là dell’Atlantico i confronti televisivi fra i pretendenti alla Casa Bianca incidono sui risultati elettorali.
Berlusconi, nonostante il lifting, il trapianto di capelli e il Viagra, sa di essere più vecchio di almeno 20 anni rispetto all’ex sindaco di Roma.
I suoi fidi consiglieri sanno che su scala internazionale i confronti diretti fra premier che hanno gli stessi programmi, vengono vinti dal candidato più giovane.
Del resto, In Italia, che determina la maggioranza di preferenze, checché se ne dica di Internet, è ancora la massa disinformata che decide soltanto quando è dietro l’urna su chi mettere la croce.
Ecco perché la campagna elettorale è fumo negli occhi che cela il solo obiettivo di arrivare per arraffare. Il Tibet, l’Iraq e la crisi delle borse americane vengono dipinti nei comizi come problemi degli italiani, quando sappiamo che gli italiani, di problemi, ne hanno ben altri, a cominciare da quelli che muoiono a causa della diossina che ammorba l’aria grazie alla connivenza che i politici locali amici di Veltrusconi hanno con la camorra.
Nessun candidato ha proposto di sospendere questa ridicola campagna elettorale, per intervenire con emergenza nelle aree campane in cui i rifiuti continuano ad aumentare ogni giorno.
Quello scempio ambientale è figlio di un plotone di politici complici che ha disatteso uno dei più comuni articoli della Costituzione, che richiamano al dovere dei rappresentanti della Repubblica di tutelare la salute dei cittadini.
Nessuno dei candidati premier pare preoccuparsi di ciò che Sergio mi ha scritto in questa lettera:
Ciao Daniele, come molti sapranno, da un’analisi del sangue su un campione di 9 abitanti del Triangolo della Morte tra i comuni napoletani di Nola, Acerra e Marigliano, tutti 9 sono risultati gravemente contaminati da diossina e metalli pesanti.
Ciò significa che con molta probabilità gran parte della popolazione di quei comuni è gravemente contaminata pur non sapendolo.
Siccome molte di queste persone sono anche donatrici, ritengo facile immaginare che il loro sangue circoli per la Campania, oltre che per tutta l’Italia tramite i centri di raccolta.
Ammesso e concesso che, come ci viene raccontato, questo sangue contaminato non abbia ancora provocato vittime ufficiali pongo qualche domanda:
- Saresti indifferente al fatto che tuo figlio sia trasfuso con sangue alla diossina e metalli pesanti?
- In tal caso vorresti sapere da dove arriva il sangue infetto?
- Anche se ti fosse detto che ricevere nelle vene sangue carico di diossina e metalli pesanti con valori del 600% superiori alla norma non si corrono rischi, potendo scegliere, ti faresti trasfondere comunque con quel sangue?
Lo Stato non ammette il problema dei rifiuti tossici, non ammette il nesso di causalità tra rifiuti tossici e morte, non prende provvedimenti per controllare il latte, la verdura e le carni prodotte in queste zone del napoletano.
Mi chiedo se per lo Stato, noi abitanti contaminati, rappresentiamo un problema etico, prima che sanitario, rispetto alla popolazione “sana”!
Sergio dal Triangolo della Morte
Nel video un dossier sulle discariche del triangolo della morte. Divenuto tale anche grazie ai rifiuti del nord.
Leoluca Orlando spiega come sono avvenuti i brogli alle comunali di Palermo che hanno premiato il sindaco uscente di Forza Italia Cammarata. Una vicenda gravissima pressoché taciuta dai media, a parte brevi lanci d’agenzia senza spiegazioni.
La legge elettorale porcellum è fuorilegge, se non andremo a votare avremo la magra consolazione di sfiduciare la classe dirigente che, fregandosi le mani alla faccia nostra, rimarrà dov’è a decidere la nostra vita per altri 5 anni, di cui 3 rimborsati con soldi doppi nonostante la caduta del governo Prodi.
Il voto alle urne senza invalidare la scheda, è l’unica alternativa a un’inevitabile rivolta violenta e sanguinosa, necessaria per uscire da questa dittatura imbellettata di mezzibusti sorridenti che disinformano attraverso i media generalisti complici.
Nel grafico delle elezioni del 2006, quelle 2 ascisse del grafico blu che incrociano la loro rotta all’80% del percorso dello spoglio, sono segno di un colossale imbroglio perché tradiscono la Legge dei grandi numeri della statistica.

Esattamente come è stato censurato Leoluca Orlando, le televisioni COMPLICI hanno censurato anche questo autentico colpo di Stato perpetrato tramite le schede bianche scrutinate nelle regioni a voto elettronico (Liguria, Lazio, Puglia e Sardegna) dirottate illegalmente al centrodestra di Berlusconi, che ha così potuto ”arrampicare” la maggioranza al Senato senza ottenerla per un soffio! L’imbroglio ha comunque consegnato l’Italia ad una maggioranza tanto risibile da non essere durata.
Le schede bianche delle politiche 2006 furono incredibilmente soltanto 400 mila a fronte di una media di un milione e 700 mila per ogni tornata elettorale precedente a partire dal 1948. Altro che dittatura morbida!
Il clima attuale è uguale a quello degli anni di Aldo Moro, con la differenza che nel 1978 centrodestra, Dc e Vaticano simularono il rapimento con la complicità dei servizi segreti per impedire alleanze tra comunisti e democristiani, oggi, per dare seguito al “Piano di Rinascita” piduista la banda Berlusconi ricorre ai brogli tecnologici e alla massiccia mistificazione della realtà da parte di giornali e tv, che si occupano di tutto fuorché del sequestro della democrazia.
La sinistra progressista, anticlericale e più sensibile agli interessi delle classi meno abbienti che in Italia non ha mai governato un’intera legislatura, ha ripiegato col fare il gioco della destra con buona pace per l’ideologia.
Il Vaticano ricchissimo è il carceriere degli italiani, i secondini malati di potere e di soldi sono stati i Mussolini dei Patti Lateranensi, il carrozzone Dc dei Fanfani e degli Andreotti, i socialisti di Craxi revisori del Concordato, e da 15 anni a questa parte Silvio Berlusconi.
Durante il ventennio con la radio, come oggi con le tv, i mass media sono strumenti di controllo di uno spietato regime.
L’Italia vaticana berlusconiana odierna è come la Cuba dei Castro, come la Cina di Mao, come la Romania di Ceausescu, che nella sua paranoide intenzione di ridurre il debito pubblico toglieva la corrente persino dagli ospedali, facendo morire i neonati nelle incubatrici.
Oggi i romeni sono un popolo orgoglioso ammorbato da una classe dirigente corrotta, ma mentre la Romania è tutta cablata per la banda larga, l’italia non lo è ancora! Persino la qualità dei programmi romeni è migliore di quella italiana.
Siccome senza informazione non esistono libertà, concorrenza e competitività, l’Italia è sul rettilineo del baratro col suo carrozzone di rassegnati, distratti, ignoranti e creduloni dei Bruno Vespa.
Se decidiamo di votare consiglio di scegliere i partiti piccoli, quelli che non vediamo su Raiset e che abbiano un minimo di ideale sociale.
In alternativa meglio astenersi come predica Grillo.
Evitiamo di recarci alle urne per fare scenate napoletane coi presidenti di seggio, annullare le schede o, peggio, lasciarle in bianco. Sarà soltanto peggio per noi!.
Spargiamo voce prima che sia troppo tardi! Con Internet si può.