Antonio Fazio, ex governatore di Bankitalia, amico di Cammello Ruini e di Giovanni Battista Re che nel 2003 gli celebrò la messa del 25esimo anniversario di matrimonio, alle riunioni dei governatori centrali, anziché parlare di vicende inerenti l’economia ha sempre citato le encicliche.
Le rivelazioni di Giampiero Fiorani sui tesori vaticani nascosti nei 3 conti correnti della banca elvetica, non hanno di certo portato ad indagini da parte della procura, anzi, è curioso notare come il Vaticano, per strane esigenze pastorali, abbia scorporato dalla diocesi jamaicana di Kingston le isole Cayman, paradiso fiscale di molti evasori tra cui Calisto Tanzi di Parmalat, per affidarle direttamente a sé stesso nella figura del cardinale Adam Josep Maida, membro del collegio dello Ior.
L’ultimo episodio di coinvolgimento proprio dello Ior negli scandali giudiziari e finanziari italiani riguarda Calciopoli.
Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta da Alessandro Moggi, figlio di Luciano, sarebbero custoditi nello Ior assieme ai 150 milioni di euro esentasse di papà Lucianone “paletta” grazie all’intercessione di Cesare Geronzi, numero uno di Mediobanca accusato di usura nella vicenda Parmalat e condannato per il crack Italcase, nonché caro cliente Ior!
Questa preziosa indulgenza ha fatto guadagnare a Moggi la veste di maestro della morale cattolica! Non a caso colui che rinchiudeva negli spogliatoi gli arbitri onesti è spesso opinionista nelle tv tipo Antenna 3 e di Cammello Ruini a Lourdes.
Difeso a spada tratta da tutta la stampa cattolica, Luciano Moggi è recentemente diventato titolare di una rubrica di “etica e sport” su papanews, il quotidiano online vicino a Ratzinger.
Il rinviato a giudizio per associazione a delinquere finalizzata all’illecita concorrenza tramite minacce violenza privata e corruzione, scrive indignato su quelle sante pagine di fatti di corruzione altrui!
Riepilogando, nonostante l’epoca marcia di Paul Marcinkus si sia chiusa da un pezzo, il mastodontico via vai di miliardi di euro e lingotti d’oro ingoiati dall’Istituto opere religiose con sede in quella sede definita “santa” ma che di santo non ha nemmeno il retto, rimane protetto dai segreti inconfessabili celati dentro quella torre quattrocentesca fatta di mura spesse 9 metri.
I depositi in cash che producono interessi annui da miracolo, collocano lo stato teocratico del Vaticano di gran lunga in cima alla lista delle nazioni più ricche del mondo con i suoi 407 mila dollari di prodotto interno lordo procapite! (fonte Panorama economy)
Secondo le stime della statiunitense Fed, nel 2002 il Vaticano possedeva nei soli Usa 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 milioni in obbligazioni a lungo termine, e joint venture con partner Usa per 273 milioni.
Nessuna autorità italiana ha mai avviato un’inchiesta per stabilire l’abnorme potere economico del Vaticano, tanto forte da espugnare la finanza in divisa!
Dal tramonto di Enrico Cuccia, vecchio azionista nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la “finanza bianca” Vaticana ha conquistato posizioni su posizioni fino a inglobare personalità assai diverse, ma tutte in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, associazioni cattoliche e Opus Dei.
In un’Italia in cui la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse avuto ai tempi della Democrazia cristiana.
Con questo concludo i post dedicati allo Ior con le notizie tratte dall’inchiesta “Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior” apparsa su Repubblica pochi giorni fà a firma di Curzio Maltese.
Come detto, nel 1989 alla guida dello Ior arriva Angelo Caloia che ha il compito di “bonificare” la banca vaticana.
Molto apprezzato dalle gerarchie vaticane all’esterno ma molto ostacolato all’interno, il vero dominus dello Ior è monsignor Donato De Bonis, amico della Roma elitaria della politica e della mondanità.
Francesco Cossiga lo chiama Donatino, Giulio Andreotti lo tiene in massima considerazione, Sofia Loren lo ammira, chi ha problemi con la giustizia può contare sul monsignore per poter aprire un conto segreto.
Per questo motivo duri e turbolenti sono i contrasti fra il laico Angelo Caloia e il suo teorico sottoposto monsignor Donato De Bonis.
Tuttavia lo Ior viene evocato in quasi tutti gli scandali degli ultimi 20 anni, da Tangentopoli nel ‘93, alla scalata dei furbetti, fino a Calciopoli.
Nell’ottobre ‘93, in piena inchiesta Tangentopoli, il procuratore Francesco Saverio Borrelli telefona al presidente dello Ior per riferirgli che la madre di tutte le tangenti Enimont di 108 miliardi è transitata su un conto Ior intestato a Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi, condannato a 3 anni e 4 mesi per questo scandalo e rispuntato nell’inchiesta “Why not” di Luigi De Magistris.
Su consiglio di monsignor Renato Dandozzi che gli dice di essere nella merda, lo invita a consultarsi con alcuni luminari di Diritto che, infatti, non tardano a preparare una risposta da dare a Borrelli.
“Ogni testiomonianza è sottoposta a richiesta di rogatoria internazionale”. I magistrati milanesi valutano l’ipotesi ma lo Ior non ha sportelli in Italia, non emette assegni e come ente fondante del Vaticano è protetto dal Concordato. Qualunque richiesta deve partire dal ministero degli esteri.
Tradotto: le possibilità di ottenere la rogatoria sono lo zero virgola.
Il pool si ritira accontentandosi della spiegazione ufficiale.
Il secondo episodio risale a metà degli anni ‘90, processo per mafia a Marcello Dell’Utri, in videoconferenza dagli Usa il pentito Francesco Marino Mannoia dice che Licio Gelli investiva soldi di Totò Riina e dei clan corleonesi nel Vaticano in cambio di investimenti e discrezione. Si trattava di profitti derivanti dalle raffinerie di eroina della Sicilia occidentale.
I boss siciliani si risentono difronte a Karol Wojtyla che sconunica i mafiosi durante una sua visita in Sicilia, ecco il motivo per cui esplodono 2 bombe davanti a 2 chiese romane.
Mannoia è il più attendibile collaboratore di giustizia, ogni sua affermazione trova riscontri oggettivi, ma sullo Ior niente indagini.
I magistrati del processo a Dell’Utri e al gruppo Berlusconi passano il tutto ai colleghi del processo Andreotti che, memori del tempo perso dal collega Borrelli, evitano di inoltrare rogatoria.
Terzo episodio: estate 2007, Giampiero Fiorani, imputato nel processo ai furbetti del quartierino, rivela che alla Bsi svizzera ci sono 3 conti correnti del Vaticano con almeno 3 miliardi di euro.
Fiorani fornisce al pm Francesco Greco un elenco di versamenti in nero fatti alle casse vaticane. I primi soldi al cardinale Castillo Lara, presidente del patrimonio immobiliare della chiesa, che chiede 15 milioni di euro su un conto estero durante l’acquisto della Cassa lombarda.
Un’altra quota la chiede anche il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Cammello Ruini.
Difronte a queste confessioni il Vaticano scarica Fiorani e difende Antonio Fazio.
Avvenire e Osservatore romano ripetono fino alla noia la teoria del complotto politico contro l’ex governatore di Bankitalia.
Il resto in un prossimo post.
La religione cattolica romana è l’unica a disporre di una dottrina fondata sulla lotta alla povertà e alla demonizzazione del danaro “sterco del diavolo”, come dal Vangelo secondo Matteo che recita: “E’ più facile che un cammello passi nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”.
La religone cattolica è anche l’unica a disporre di una propria banca, l’istituto opere religiose (Ior), uno scrigno accessibile da una sola porta nascosta tra le mura vaticane, sorvegliata giorno e notte dalle frocie, le guardie svizzere, il tutto sotto una torre quattrocentesca con mura spesse 9 metri.
Un solo bancomat attraverso cui passano oscure fortune stimate approssimativamente in 5 miliardi di euro di depositi.
La banca vaticana, ai propri correntisti anche pregiudicati, offre miracolosi rendimenti di oltre il 12% annuo e la totale segretezza. Un vero e proprio paradiso (fiscale) in terra!
Niente assegni allo Ior, soltanto contanti, bonifici, lingotti d’oro e nessuna traccia per via della extraterritorialità.
Le procure che negli anni hanno cercato di far luce sui più bui scandali italiani attraverso lo Ior, hanno ricevuto picche dal Vaticano. Più impermeabile delle Isole Cayman!
Da 20 anni a questa parte, dopo la chiusura dello scandalo del crac del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare.
Per risarcire le decine di migliaia di famiglie gabbate, lo Ior liquidò la faccenda sborsando 250 milioni di dollari, meno di un quarto del miliardo e 159 milioni di dollari dovuti secondo l’allora ministro del tesoro Beniamino Andreatta.
Lo scandalo fu accompagnato da una scia di morti uccisi eccellenti: il bancarottiere Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, il direttore del Banco Ambrosiano Roberto Calvi impiccato sotto un ponte a Londra, il giudice Emilio Alessandrini ucciso da Prima Linea, l’avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un sicario della mafia giunto apposta dall’America.
Senza contare la morte di papa Luciani dopo soltanto 33 giorni di pontificato, stroncato da un misterioso infarto alla vigilia della rimozione dai vertici dello Ior di monsignor Paul Marcinkus.
Niente autopsia sul corpo di Giovanni Paolo I e più nessuna traccia del taccuino con gli appunti sullo Ior, che papa Montini si portò a letto la sera in cui morì.
Paul Marcinkus, atletico e fortunato prelato di origini lituane, amico di molti esponenti della Loggia P2, suscitò immediata simpatia a papa Karol Wojtyla per via del suo fluente polacco.
Quando i magistrati di Milano spiccarono mandato d’arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiuse come un riccio a proteggerlo, rifiutando ogni collaborazione con la giustizia italiana.
Wojtyla rimuoverà Marcinkus soltanto nel 1989, dopo 10 anni di pontificato senza mai aver speso una parola di critica nei suoi confronti.
Paul Marcinkus, per le gerarchie cattoliche, rimarrà sempre un’ingenua vittima.
Il successore alla guida dello Ior sarà Angelo Caloia, gentiluomo della cosiddetta “finanza bianca”, di cui accennerò in un prossimo post assieme alle vicende di Marcinkus.
Queste notizie sono tratte dall’inchiesta di Repubblica “Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior” a firma di Curzio Maltese.
Qui un video sul servizio che riguarda Marcinkus realizzato dalle Iene nel 2006.
Se avete mezz’oretta di tempo date un’occhiata anche allo speciale su Licio Gelli e la sua Loggia p2
In questo caos conseguente alla caduta del governo Prodi, i giornali continuano il loro ruolo di dirottatori del consenso politico.
Mentre Veltroni e Berlusconi sono le starlette da prima pagina per il nuovo tentato inciucio in vista delle elezioni, le dimissioni di Totò Cuffaro vengono dipinte come il testamento di una vittima, un po’ come accadde con Cesare Previti.
Anche le tv disinformano con la solita confusione, offuscano la vera notizia di Beppe Grillo che fà politica attiva raccogliendo consensi soltanto con un blog, mentre in America il comico si guadagna la copertina del New Yorker, prestigioso settimanale dell’intelligenza Usa!
Intanto uno studente di statistica mi ha scritto denunciando l’incongruenza dei numeri dei seggi distribuiti tramite il televoto, considerato mezzo facilmente manipolabile a conferma di quanto già illustrato nell’inchiesta del collega Deaglio sul “Diario” che sollevò l’illegittimità dei seggi assegnati al centrodestra, grazie alla convalida di schede nulle e bianche di migliaia di italiani che votarono all’estero. (motivo per il quale si imputò il ritardo nel dare i risultati dello spoglio delle schede)
Il polverone che ne seguì ed il conseguente, immediato insabbiamento dei grandi media, mi fa tornare in mente quel progetto piduista che era pronto ai colpi di stato pur di impedire al partito comunista di insidiare la Dc tanto cara al Vaticano. Il comunismo come scusa per frenare una politica di sinistra progressista che avanza sulla destra conservatrice, potrebbe essere all’origine della possibile truffa dei voti che ha prodotto l’obiettivo di contenere i numeri per produre la risicata e vacillante maggioranza al Senato, inefficace ed instabile al punto di non rispettare il programma e di cadere 2 volte in meno di 2 anni.
Nonostante questo grave quadro di una classe dirigente italiana corrotta e delegittimata, le tv private e pubbliche continuano imperterrite il loro processo disorientante a suon di idiozie e pettegolezzi.
Tra Mili Infante, Alde D’eusanio, Cucuzzi e colleghi giornalisti in quota di partito che fingono di nulla, Beppe Grillo potrebbe essere il nuovo Di Pietro politico.
A proposito, in caso di consensi crescenti aspettiamoci qualche calunnia gratuita nei suoi confronti dalle solite macchiette politiche mafiose, supportate dai loro Vittorio Feltri radiati ma foraggiati dai partiti.
Qui un video delle Iene risalente all’indomani delle elezioni del 2006 nel quale Clemente Mastella, da buon massone, nega i ricatti e l’evidenza delle sue dichiarazioni rilasciate pochi giorni prima ai giornali.
29 gennaio 1919: Giovanni Zangara, dirigente contadino e assessore della giunta socialista a Corleone, muore sotto i colpi di un’arma da fuoco in circostanze mai chiarite
31 gennaio 1980: Carlo Ala, 59 anni, sorvegliante alla Framtek di Settimo Torinese muore ucciso da 10 colpi di pistola sparati da un commando di 6 terroristi che irrompono di sera, nel momento dell’inizio del turno notturno. Ala, assieme ad alcuni colleghi viene preso in ostaggio dai malviventi che lanciano 2 bottiglie incendiarie vicino all’inferneria dell’azienda e prima di morire viene fatto stendere a terra.
Il commando di brigatisti fugge su 2 auto inseguite dagli spari del collega Lutri che reagisce dopo essersi ripreso dallo smarrimento.
Carlo Ala è il primo operaio del gruppo Fiat a cadere assassinato da terroristi. Lascia la moglie e le figlie Cristina di 26 anni, Caterina di 24, Maria Pia di 21.
1 febbraio 1894: Emanuele Notarbartolo, 59 anni, già sindaco di Palermo che cerca di debellare il fenomeno della corruzione alle dogane, è la prima vittima eccellente della mafia. Viene ucciso in treno a Termini Imerese con 27 colpi dei pugnali dei mafiosi Matteo Filippello e Giuseppe Fontana.
Nel 1899 la camera dei deputati autorizzò il processo contro Raffaele Palizzolo come mandante dell’assassinio. Nel 1901 venne giudicato colpevole e condannato, ma nel 1905 fu assolto dalla Corte d’Assise di Firenze per insufficienza di prove, si pensa grazie ai suoi appoggi importanti nel mondo politico.
Emanuele Notarbartolo è uno dei mille nella spedizione di Giuseppe Garibaldi, per 3 anni è responsabile dell’ospedale di Palermo. L’Unità d’Italia che rischia di far fallire il Banco di Sicilia trova in Notarbartolo un autorevole figura in grado di contrastarne il collasso. Il suo operato contrasta col consiglio della banca composto da politici collusi con la mafia locale.
Uno di questi, Raffaele Palizzolo, parlamentare, è uno speculatore che Notarbartolo si ritrova assegnato come collaboratore dal governo De Pretis e col quale ha molti screzi sulla condotta.
Da sindaco promuove varie opere urbanistiche tra cui la costruzione del Teatro Massimo di Palermo.
2 febbraio 2007: Filippo Raciti, 40 anni, poliziotto, muore a Catania durante gli scontri con una frangia di teppisti, intervenuto per sedare i disordini alla fine della partita di calcio Catania-Palermo.
Colpito da un corpo contundente mai ritrovato per il quale sono ancora in corso le indagini, Raciti cade per un’emorragia al fegato.
Le indagini hanno portato in carcere il 18enne ultrà catanese Antonino Speziale, indagato per omicidio.
Il tribunale del riesame per i minorenni di Catania, meno di una settimana fà, accogliendo la richiesta del sostituto Angela Busacca, ha condotto Speziale gli arresti domiciliari in comunità.
Accusato anche di resistenza, gli avvocati difensori Giuseppe Lipera e Grazia Coco, hanno annunciato che presenteranno ricorso.

Mediaset è stata condannata dall’Antitrust a pagare una multa (simbolica) di 29.600 euro per pubblicità ingannevole riguardo alle Mediaset premium card, le tessere prepagate per accedere ai servizi televisivi a pagamento del digitale terrestre.
La notizia è riportata nel bollettino settimanale dell’autorità garante della concorrenza e del mercato, in cui si legge che “nel messaggio pubblicitario in esame, l’operatore non si è limitato a ricordare ai propri utenti di controllare la data di scadenza della propria tessera, ma ha sollecitato il consumo del credito residuo, lasciando implicitamente intendere che, oltre tale data, lo stesso non sarebbe più utilizzabile” senza però fare nessun accenno alla seconda lenzuolata di Bersani relativa alla Legge 40 del 2007, nella quale si vieta agli operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche “la previsione di termini temporali massimi di utilizzo del traffico o del servizio acquistato”.
Nonostante le promesse fatte in finanziaria il canone Rai lo dovranno pagare anche gli ultra 75enni a prescindere dal reddito.
Lo si evince da una nota pubblicata sul sito della direzione generale abbonamenti di viale Mazzini nella quale si precisa che tale beneficio sarà erogato solo fino alla concorrenza massima di 500 mila euro, così come previsto dalla Finanziaria.
Si potranno perciò soltanto presentare, anche immediatamente e contestualmente al versamento, le eventuali domande di rimborso in attesa di sapere se, e con quali criteri, le somme erogate saranno restituite.
Il solito caos all’italiana e i soliti aiuti al monopolista pubblico Rai totalmente stravolto nel compito dalla totale e annosa lottizzazione da parte dei partiti.
Non solo! In questi giorni sui canali Rai sta scorrendo un crawl ingannevole in cui si legge che il 31 gennaio scade l’abbonamento alla televisione. La frase è bugiarda poiché il canone è in realtà quello RAI e non della televisione in generale!
Ho segnalato la bugia al sito dell’Aduc che raccoglie firme per la petizione contro il pagamento di questo canone.
Intanto il ddl Gentiloni sul passaggio al digitale terrestre è un decreto che non aprirà a nessuna concorrenza televisiva.
A tal proposito già nel luglio 2006, la commissione di Bruxelles ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora sulla compatibilità di alcune norme italiane sui servizi televisivi, in particolare la legge 66 del 2001, l’ultima del centrosinistra al governo di quella legislatura, la Gasparri del 2004 e il Testo unico della radiotelevisione.
A novembre il disegno di legge è stato approvato con modifiche dalle Commissioni trasporti e cultura della Camera.
Era atteso in Aula a fine gennaio se non fosse caduto il governo, prima del passaggio al Senato con ulteriori modifiche.
Intanto la Corte di giustizia europea ha già deferito l’Italia per le attuali posizioni dominanti di Rai, Mediaset e Sky e se il parere della Corte collimerà con quello della Commissione, quest’ultima emanerà un ulteriore parere che, se rimarrà inascoltato, farà scattare una sanzione contro l’Italia nell’ordine di 400 mila euro al giorno.
Insomma, il pluralismo televisivo italiano rimane soltanto sulla carta, condizione che rende più difficile l’esistenza di soggetti privati minori vittime di un sistema radiotelevisivo disequilibrato, a differenza del pluralismo presente negli altri paesi.
Ebbene, se tornerà Silvio Berlusconi al governo sarà più facile per lui continuare a delinquere, alla faccia delle imposizioni UE, con l’opera di smantellamento delle tv locali e anche della magistratura, già ampiamente svolto durante i 5 disastrosi anni del suo governo che hanno fatto precipitare l’Italia nel baratro di una nazione a dittatura comunista in cui è scomparsa la concorrenza.
Questa caduta di governo non ci voleva, ora mi riesce difficile non vedere brutte conseguenze.
In questi 20 mesi si è perso tempo a fondare il Partito democratico senza riforma della legge elettorale e senza aver toccato il conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi.
A meno che l’iniziativa delle Liste civiche di Beppe Grillo porti il successo che potrebbe innescare il rivoltamento del calzino, all’orizzonte si pongono i Veltrusconi e poco altro.
Non è un’idea campata in aria. E’ una buona idea. Politica certo!
Ma è pur sempre un’idea alternativa che pone le basi per una militanza dal basso al di là delle ideologie e delle opposizioni di bottega.
Del resto se non ce ne vogliamo andare da questo paese dobbiamo avere fiducia e cercare di cambiare le cose rimboccandoci le maniche seriamente.
Ieri sera ho condotto 3 ore di diretta televisiva con 5 esponenti politici dei partiti tradizionali, tra cui anche un rappresentante dell’Udeur.
Dopo aver discusso di scenari e aver lasciato sfogare i telespettatori da casa, ho chiesto un commento a tutti i presenti sul post di Beppe Grillo che dà il via alle Liste civiche.
Un 35enne di Forza Italia ha espresso inaspettato entusiasmo sulla stessa onda del rappresentante dell’Italia dei Valori, un giovane sindaco leghista ha parlato di antipolitica, il diessino consigliere regionale ha detto di aspettare Grillo alla resa del confronto coi politici tradizionali, il rappresentante Udeur ha definito il blog una pagliacciata dichiarando di non capire il perché di un secondo V-day.
Gliel’ho spiegato io in 2 parole.
Insomma, i giovani fino ai 40 anni credo siano gli unici che potranno, in massa, dare uno scossone al sistema col progetto delle Liste civiche o con un voto alternativo ai soliti.
Bisogna approfittare di questo momento di crisi di governo per diffondere la conoscenza delle notizie e delle novità che sforna la Rete.
Del resto, rispetto alle elezioni del 2006 i naviganti più informati sono sensibilmente aumentati.
La mia speranza non è così infondata. Dobbiamo convincere a seguirci soprattutto le persone anziane, dai genitori ai nonni, affinché anche la loro preferenza possa pesare sui bilanci delle elezioni.
Ci sono tante idee alternative di persone che credono in un ideale collettivo senza tornaconti di bottega che ho avuto modo di conoscere e di apprezzare.
Nel blogroll ho da tempo linkato i Libertari, gli ideatori del Protocollo C3, la Lista civica di Oliviero Beha ed Elio Veltri, oltre a quelle di tanti ragazzi che si danno da fare per escogitare qualcosa di nuovo.
Un ragazzo del meetup di Rimini propone la diffusione di Dvd contenenti video e notizie censurate dalla tv tradizionale. Un’idea che apprezzo e che potrebbe servire a diffondere un po’ di conoscenza.
Mi rendo disponibile a ricevere i video in formato mini dv da masterizzare su un dvd che non duri più di 2 ore.
Serviranno collaborazione per le duplicazioni e la distribuzione capillare in tutta Italia, soprattutto a quelle famiglie che si drogano da anni di tg1 tg4 e Tg5.
Si può e si deve fare qualunque cosa se tutto ciò servirà ad allontanare lo spettro dei Veltrusconi.
Non c’è tempo da perdere.

Come promesso pubblico l’esposto che ho inviato per raccomandata all’Ordine dei Giornalisti di Milano dove sono iscritto, per denunciare la condotta mendace dei colleghi giornalisti Rai Bruno Mobrici (autore di un servizio televisivo bugiardo) e Gianni Riotta (direttore del Tg1) al fine di tutelare l’onorabilità di tutta la categoria elencata nell’albo professionale, di cui faccio parte.
Daniele Martinelli giornalista
24047 Treviglio BG
Spett.
Ordine dei Giornalisti della Lombardia
Via A. da Recanate, 1
20124 MILANO
Oggetto: esposto all’Ordine dei Giornalisti contro i colleghi Bruno Mobrici e Gianni Riotta
Al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti di Milano
Cortese att.ne Presidente Letizia Gonzales
Con la presente lettera denuncio una palese bugia espressa verbalmente dal collega Bruno Mobrici, il quale commentando un articolo critico nei confronti dell’Italia pubblicato dal New York Times il 13 dicembre 2007 a firma di Ian Fisher, viene meno alla correttezza delle informazioni contenute nel testo dell’articolo stesso scritto in inglese.
In particolare, in un servizio trasmesso nell’edizione delle ore 20 del telegiornale Rai denominato “Tg1″ del 13 dicembre 2007 raggiungibile in internet a questo indirizzo, il collega Bruno Mobrici, durante la lettura del testo dice: “Sotto accusa politici, Beppe Grillo compreso..”.
Questa frase presenta una grave violazione della verità poiché nell’articolo del New York Times, in estrema sintesi, si legge che Beppe Grillo è la personificazione di un disagio che colpisce interi strati della società italiana, il cui governo si compone di 24 parlamentari condannati alla guida di un’economia sempre meno competitiva perchè caratterizzata da burocrazia e regole poco chiare, condizione che sta scoraggiando gli investimenti dall’estero, in particolare di Washington.
L’articolo del prestigioso quotidiano americano, in nessuna frase mette sotto accusa Beppe Grillo assieme ai politici italiani!
Anzi, al contrario lo definisce un comico blogger che è stato capace di portare in piazza migliaia di persone e raccogliere 250 mila firme in un sol giorno, per la presentazione di un progetto di legge popolare che prevede, con effetto retroattivo, la limitazione a due legislature di tutti i politici al fine di favorire un rapido ricambio delle facce al potere, e l’espulsione immediata dei 24 parlamentari condannati.
Il testo originale in lingua inglese dell’articolo del “New York Times” cui fa riferimento il servizio mendace del tg1 Rai, che appare anche in un’immagine dello stesso, è raggiungibile in internet a questo indirizzo.
La palese bugia dettata da malafede o discutibile condotta nell’accertamento dei contenuti dell’articolo, contrasta con le parole usate dal collega americano Ian Fisher, che tra le altre cose ricorda come l’Italia sia caratterizzata dalla classe politica più pagata d’Europa.
Il senso dell’articolo pubblicato sul NYT, nel servizio televisivo Rai che spero vorrete verificare, è stato completamente stravolto!
Ho motivo di ritenere che i colleghi Mobrici e Riotta siano venuti meno alle più elementari regole della deontologia professionale che, tra le altre cose, impone al giornalista di attenersi ai fatti e di raccontare la verità.
Per vostra consocenza, denuncio quindi la palese e cattiva condotta dei colleghi giornalisti Bruno Mobrici e il direttore del telegiornale di Rai 1 Gianni Riotta per quanto di vostra utilità.
Con i migliori saluti
Daniele Martinelli
giornalista professionista
ambiente
antonio di pietro
beppe grillo
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censura
corruzione
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crisi
critica
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