Un contratto fra l’eletto e l’elettore. Esattamente come quello che fece a parole con gli italiani Silvio Berlusconi in vista delle elezioni del 2001, ma con la differenza che se il politico non rispetterà gli impegni presi in campagna elettorale, dovrà rispondere delle sue mancanze giustificando i motivi o sarà tenuto a dimettersi, non ricandidarsi, ed eventualmente perseguito in sede civile.
E’ in linea di massima la bozza del Protocollo C3, (C3 sta per contratto coi cittadini) una sorta di pedigree per il politico che ne accetta le regole tramite accordo sottoscritto e anche una garanzia per gli elettori che lo possono richiedere ai candidati in vista del voto.
L’ambizioso progetto, ampiamente illustrato sul sito www.protc3.org è già valido per le elezioni previste nel 2008 in alcuni comuni e province.
Aderire al Protocollo C3 è gratuito, non ci si tessera ad un partito ma ci si affida ad uno strumento che garantisce trasparenza fra l’eletto e l’elettore perché concede diritto di rivalsa all’elettore, una sorta di “diritto di recesso” nei confronti del politico, clausola inserita in qualunque forma di accordo di compravendita e di rapporti professionali.
Ideatori e animatori del progetto sono Andrea Casamassima, ingegnere informatico e Alessandro Frittelli, avvocato, entrambi miei opsiti in trasmissione.
Di seguito l’intervista realizzata poco prima di andare in studio per la diretta

La galera è diventata un ufficio casting. I talentscout in cerca di starlette dello star system televisivo setacciano le celle tra mafiosi, ricattatori, assassini, serial killer, spacciatori, collusi, trafficanti e magnacci da elevare a rango di incompresi, casi umani, vittime del sistema. Le stelle, dalle stalle, passano sotto i riflettori dei set televisivi che hanno traslocato fuori dai cancelli delle carceri in cerca dell’impossibile scoop, sempre creato ad hoc con le videocamere in presa diretta, tutte a mosse, che riprendono il galeotto di turno che per un motivo o per l’altro esce dalla cella per alimentare il mercato del gossip.
I reality show hanno fatto da laboratorio a questa tendenza: giovani sconosciuti e di misteriosa estrazione rinchiusi in prigioni arredate a mo’ di normali appartamenti a scambiarsi rutti, parolacce, copulazioni e tutto il peggio che un essere dalle sembianze umane possa offrire di sé.
Sono proprio loro, i grandi fratelli che hanno spianato il terreno alle nuove stelle deviate che brillano di luce riflessa, poiché di proprio hanno solo ombre e lati oscuri da camuffare.
La compagna di Omar, Erika, in carcere per aver ammazzato i familiari, è finita sui giornaletti delle vippette pizzicata a giocare a tennis con foto che la ritraevano contornate dalle didascalie uguali a quelle che vengono usate per le starlette. Alberto Stasi da Garlasco è stato visto nei locali milanesi vicino ai navigli “un po’ ingrassato”.
I ricattatori gentili Fabrizio Corona e Lele Mora firmano autografi nelle piazze e nei locali di provincia, invitati con cachet che variano fra i 3 e i 6mila euro per sfilare come star senza dire una sola frase di senso compiuto. I loro sponsor sono i contenitori televisivi stile Verissimo falsissimo, i Signorini, gli Studio Aperto, i sipario e i Tg4.
Passando da Anna Maria Franzoni, condannata a 30 anni per aver massacrato suo figlio, lanciata dal maestro massone Maurizio Costanzo, si fa tappa dai Fiorani per arrivare al caso di Ahmetovic, l’omicida che alla guida ubriaco ha falciato per strada 5 adolescenti uccidendone 4.
Per lui sono pronti contratti di gadget e spot superpagati!
Ma l’inesauribile serbatoio deviato dei vip, oggi ha sputato anche Letizia Moratti nel firmamento degli eroi, grazie alla denuncia del consigliere comunale Basilio Rizzo che ha spinto la procura del capoluogo lombardo ad indagare su incarichi d’oro remunerati milioni di euro a persone senza titolo, volute dalla first lady meneghina accusata di abuso d’ufficio. Che anziché indignazione ha già ricevuto “solidarietà” dai forzistipopulistipiduisti con Maurizio Lupi in prima fila!
Tuttavia mi preoccupano di più i 200mila giovani aspiranti tronisti che si sono presentati agli ultimi casting di Maria De Filippi; 200mila vite spezzate alla dignità di esseri umani, insofferenti all’anonimato che adagiano le loro speranze stolte alla consorte di Costanzo, a sua volta artefice di un mondo effimero che non esiste nemmeno nelle probabilità, visto che statistiche alla mano, solo 1 su 50mila avrà qualche chanche di poter essere riconosciuto per strada e racimolare qualche soldo in qualche sperduta discoteca di provincia.
Molti di loro sono l’esercito di disoccupati senza futuro che se non arrivano al successo pretendono sia lo stato o qualcun’altro a dare loro un posto di lavoro perché di loro, a parte un paio di tette o qualche muscolo anabolizzato, non hanno altro da tirar fuori.
Intanto, mentre nella sola Lombardia si cercano disperatamente 40mila sarti a 4mila euro al mese attendiamo solo il prossimo passo: quello dei senza sarti che non si sapranno nemmeno vestire, perciò dopo le tette a mezzogiorno, sarà la volta dei tronisti nudi che pur di lanciarsi si lasceranno portar dentro.
Nella cella del successo, come cani che si mordono la coda…

Tanto per non perdere il filo il Corriere della sera di oggi scrive in prima pagina: “Inchiesta disciplinare sulla Forleo” con occhiello al seguito che recita: “Al magistrato viene contestata, tra le altre cose, l’ordinanza sui politici del caso Unipol.
Assodato che oltre la metà degli italiani non sa chi sia la Forleo e che di questi, un’ulteriore metà non segue le sue vicende perché sfiduciati, distratti e soprattutto confusi, il titolo è ghiotta occasione per i tg per far figurare la Forleo come un magistrato che incorre nei guai perché s’è permessa di mettere in cattiva luce D’Alema.
Ordiniamo le idee: Clementina Forleo è il gip del tribunale di Milano che ha chiesto alla Camera di poter usare le dichiarazioni telefoniche di alcuni parlamentari, tra cui Massimo D’Alema, secondo il gip “consapevole complice di un disegno criminoso di ampia portata” nell’ambito dell’illegale scalata ad Unipol”.
Tradotto: il magistrato ritiene di possedere elementi tali da poter dimostrare l’illegale condotta di D’Alema e di volerlo trascinare in tribunale in nome della Legge italiana per valutare le sue posizioni ed eventualmente perseguirlo, come cittadino italiano e, motivo in più, come politico organo di governo.
In realtà l’azione disciplinare cui si riferisce l’altisonante titolo del Corrierone riguarda principalmente 2 vicende diverse da quelle di D’Alema:
la prima si riferisce alle offese che la Forleo avrebbe rivolto ai carabinieri di Brindisi per non aver indagato a sufficienza sulle minacce telefoniche che i soui genitori ricevettero prima di morire in un incidente stradale.
La seconda riguarda un alterco che ebbe tempo fa’ per strada con un due poliziotti che arrestarono uno straniero con metodi, a suo dire, troppo violenti.
Tutto qua!
Quanto a D’Alema è stato quest’utlimo ad armarsi di avvocati per aggrapparsi ai vetri pur di non farsi indagare; si è detto offeso dalle frasi usate dal giudice per chiedere di indagare a suo carico e per questo motivo “le asserzioni assolutamente stupefacenti ed illegittime, sospinte da pregiudizievole animosità (rancore) estranea alla cultura e alla funzione propria di un giudice che si esprime con tanta acrimonia (malignità), il gip si è arrogato di un compito che non appartiene alle sue funzioni”.
Questa la sintetica e poetica motivazione di D’Alema che non sfiora nemmeno lontanamente il merito delle sue responsabilità, ossia nessun dubbio sulle sue frasi dette al telefono con Giovanni Consorte perseguibili secondo la legge!
La verità è che Massimo D’Alema prescritto per tangenti di almeno 20 milioni di lire in Puglia, vuole guadagnare tempo e per farlo ci prova in tutti i modi, anche perché poi ci sono i giornalisti della sua quota che fanno confusione coi titoli sui quotidiani.
Ecco che allora, visto che si trova tempo da perdere, al pg della cassazione non rimane che valutare se frasi usate dalla Forleo per chiedere di procedere contro D’Alema siano state effettivamente astiose e maligne tanto da vanificarne il senso, oltre che l’obiettivo!
Mentre sarebbe opportuno chiedersi dove sia la correttezza e la trasparenza di D’Alema, il Corrierone ha centrato l’obiettivo di fare confusione: aprire con un titolone in prima pagina di un argomento di poca rilevanza che riguarda vicende private della Forleo.
Cattive e buone notizie dall’alveo dei nostri politici.
Cominciando da quelle cattive (che sono di più) partiamo da Mario Landolfi, presidente della Commissione di vigilanza RAI, coordinatore di Alleanza Nazionale della Campania, giornalista, deputato dal 1994, già Ministro delle Comunicazioni nell’ultimo governo Berlusconi.
E’ uno dei 19 indagati nell’ambito di un’operazione svolta sul litorale casertano nella quale sono emersi collegamenti fra camorra e politica per spartirsi la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (prima emergenza della Campania) che ha già portato a 6 arresti e definita dal sostituto procuratore della DDA di Napoli Alessandro Milita, “un patto scellerato”.
Landolfi è accusato col sindaco di Mondragone (CE) Ugo Alfredo Conte (suo paese natale), Giuseppe Valente, oltre ai fratelli Sergio e Michele Orsi, questi ultimi titolari della Eco4 consorzio specializzato nella raccolta e smaltimento dei rifiuti arrestati in aprile, di aver convinto il consigliere comunale Massimo Romano a dimettersi in cambio di un remunerativo impiego nel consorzio stesso, per la moglie e per il fratello poliziotto.
Insomma, un’istigazione alla truffa in una regione che vive nella perenne emergenza rifiuti, che si compone anche di operazioni poco chiare come la cessione fraudolenta di 4 milioni e 700 mila euro sequestrati dalle Fiamme Gialle, versati dalla Eco 4 al Consorzio CE4 che vede coinvolti anche alcuni dirigenti e funzionari di una filiale casertana della Banca Nazionale del Lavoro.
Infine la lista civica Forza Giovani, secondo gli investigatori fondata dai faccendieri dei rifiuti proprio per controllare il potere politico inquinando così l’azione politico/amministrativa attraverso lo schermo “partitico”.
Intanto Mario Landolfi, ostentando serenità, in un’intervista al quotidiano napoletano “Roma”, si è detto sorpreso dell’indagine a suo carico aggiungendo di non fare politica per gli affari e di essere nullatenente.
News poco edificanti riguardano anche Renato Soru, governatore della Sardegna del partito democratico, indagato dalla procura di Cagliari con l’ipotesi di abuso d’ufficio e turbata libertà degli incanti nell’inchiesta su una gara da 56 milioni di euro per la pubblicità istituzionale della regione assegnata all’agenzia Saatchi&Saatchi e poi annullata dall’amministrazione stessa.
Un’altra novità giunge per voce di Marcello Saponaro, consigliere regionale lombardo dei Verdi che ha denunciato alla stampa un conflitto d’interessi nel giro dei piani cave che vede collegate aziende con i familiari dell’attuale assessore regionale berlusconiano Marco Pagnoncelli.
Infine una notizia positiva che arriva dal ministro Antonio Di Pietro, che da un convegno sulle infrastrutture a Napoli ha detto di aver congelato il trasferimento di 1 miliardo e 35 milioni di euro di fondi destinati alle Ferrovie, dicendosi stufo di uno Stato che dà soldi al buio a menti che decidono soltanto dopo cosa farne.
Peccato che una scelta come questa in Italia faccia notizia!
La lingua parlata è l’elemento che contraddistingue le etnie, mezzo di comunicazione immediato che ci identifica, ci colloca facendoci sentire a casa anche a migliaia di chilometri di distanza. L’Italia e l’Europa sono un quadro frammentato di lingue e idiomi che si trascinano da generazioni, la loro evoluzione nella sintassi e nella fonetica viaggiano a braccetto con l’ambiente, la mentalità e le usanze locali in cui si parlano.
Allargando la branca, Italiani, spagnoli, francesi portoghesi, ladini, romanci e romeni sono tutti latini, simili ma non uguali. Così come polacchi, ceki, scandinavi e russi (a parte lèttoni lituani ed èstoni) sono di ceppo slavo, c’è l’armata dei popoli germanici che parlano tedesco e inglese, a loro volta dirimpettai di popoli appartati come i fiamminghi, greci, làpponi, baschi e gli irlandesi col gaelico. Realtà assolutamente diverse, tali da migliaia di anni, in gramparte confluite nell’Unione europea, enorme realtà di plastica nata con l’obiettivo di portare all’osmosi i popoli dei paesi aderenti, prima che i governi. Proviamo immaginare similitudini fra i norvegesi e i turchi o gli svedesi con gli italiani! Un obiettivo nobile per carità, ma tanto arduo e difficile da renderlo a mio avviso impossibile.
L’Unione europea è formalmente composta da un consiglio di eurodeputati che mirano ad uniformare l’Europa con leggi e leggine, che finora hanno fatto un po’ sorridere a cominciare dagli standard imposti per le misure degli ortaggi! Tuttavia bisogna riconoscere che L’Italia ha ben poco da ridere, visto che trae solo vantaggi farne parte economicamente perché se avesse disertato l’opportunità dell’Eurozona, ci saremmo già autodistrutti con gli attacchi ai viveri, che con la lira svalutata all’infinito non ci saremmo più potuti permettere. Ed è sempre grazie al consiglio europeo se il governo italiano riceve ammende per via di leggi fuorilegge come la Gasparri per le tv o per il debito pubblico.
Per il resto c’è da chiedersi a chi conviene rimanere uniti nell’Europa, a parte agli europarlamentari italiani che con 150mila euro l’anno sono i più pagati!
Tra le molte contraddizioni di questa unione di plastica, appare più evidente la disunione europea che pone uno scoglio di 30 metri quadrati, rimasuglio di un vulcano spento che si erge a punta per 25 metri fuori dall’acqua del mar del Nord, a poche miglia dalle Faer Oer: in poco tempo ci hanno piantato la bandiera norvegesi, danesi, tedeschi e svedesi perché sotto quello scoglio si nascondono cospicue riserve di metano e petrolio. Tutti ne rivendicano il possesso anche se geograficamente quella zona competerebbe più alla Danimarca, visto che sia le Faer Oer che tutta la Groenlandia ne fanno parte.
Altra contraddizione la Turchia, ponte fra il Medioriente e l’Europa per la quale farebbe carte false pur di farne parte, che ha recentemente censurato Heidi! Il regime islamico le ha allungato la gonna per oscurare i mutandoni bianchi e coperto col velo sia Clara che la Signora Rottenmeier! Dall’altra parte Regno Unito e Svezia, nonostante tante belle parole, si sono tenuti rispettivamente sterlina e corona!
Senza contare la Svizzera in mezzo, tutta fiera di essere extracomunitaria perché rimane la roccaforte dei traffici di dubbia liceità di politici e industriali dell’Eurozona. L’argomento Europa è stato al centro di un’intervista che ho fatto a Maria Grazia Cavenaghi Smith, responsabile dell’ufficio comunicazione del parlamento europeo per le regioni del nord Italia.

L’Italia è una mecca tanto ricca e spavalda da potersi permettere alcuni elementi di casa Savoia, che danno mandato a 2 avvocati di Treviso di richiedere 260 milioni di euro di risarcimento allo stato italiano per danno morale.
L’intimazione arriva dal medesimo pulpito italiacano di impunità per voce di Vittorio Emanuele, esponente più simpatico che nobile, che oltre all’impunità, l’arroganza e la faccia di culo, accomuna col peggio della tradizione politica italiota una collezione di presenze nei tribunali in qualità di imputato.
Già condannato a 6 mesi definitivi per porto abusivo d’armi, l’irreale Sua Imputata in manette Vittorio Emanuele, nel giugno del 2006, fu arrestato su mandato del gip Alberto Iannuzzi del Tribunale di Potenza, accusato di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, corruzione e falso. L’inchiesta partita dalle concessioni di licenze per le slot machine da parte dei Monopòli di stato, approdò a Sua Delinquenza lo sfruttatore per caso, e per forza tenuto per qualche settimana agli arresti domiciliari in una lussuosa dimora ai Parioli, fin quando ha ammesso le sue responsabilità.
Pochi sanno che di lì a poco Sua Luridità il magnaccio disse ad un conoscente per telefono che “i giudici sono poveri invidiosi, stronzi e coglioni senza un soldo che stanno tutto il giorno ad ascoltare le altrui telefonate mentre forse le loro mogli li tradiscono“. Nel settembre del 2006 ai microfoni dei telegiornalisti in quota partitica, muti e proiettati passivamente sulla sua bocca, definì la magistratura un potere occulto impegnato in un subdolo attacco a Casa Savoia e bollò il metodo delle intercettazioni telefoniche “nel mio Paese”, mezzo di protagonismo di alcuni personaggi che distorgono il ruolo della giustizia.
Sua Massoneria iscritto alla loggia P2 tessera 1621, compagno di cappuccio di Silvio Berlusconi (tessera 1816) mentre tesse la scuola di delegittimazione della magistratura, si ritrova in Italia dal 2002 sotto mentite spoglie dopo essersi sforzato a dire di accettare la Costituzione Italiana e sconfessato solo a parole, dopo una gaffe vergognosissima, quell’odiosa legge razziale che suo padre avallò nel 1938 alla vigilia del secondo conflitto mondiale.
In effetti chiunque, come Sua meschinità il pappone, mercifica carne umana da far prostituire, non può che essere un razzista senza scrupoli con le sembianze di un essere umano.
Vittorio Emanuele come agli scafisti albanesi, nordafricani o i trafficanti d’organi di bambini, pronto a tutto pur di farla franca, da perfetto impunito protetto dai veri poteri occulti, quelli massonici ancora esistenti che regolano i fili del teatrino politico attuale. Gli stessi che hanno fatto da regia all’ultima scenetta del leghista porcellum Roberto Calderoli, che ha chiesto al governo di esiliare di nuovo i Savoia in una patetica recita già stridente con la condizione di Sua imputata impunità Vittorio Emamuele, che tanto pestò i piedi per rientrare in Italia da non poterne più uscire perché il tribunale di Potenza, per la vicenda delle squillo, gli vieta di espatriare!
Costretto a rimanere fra i suoi amorevoli sudditi di cui si fa beffe, da coloro che non riescono a pagare il mutuo a quelli che non arrivano alla terza settimana, per non parlare del debito pubblico della sua amata Italietta, tanto da volere 260 milioni di euro.
E Sua lesa maestà il popolo che fa? Assiste e sopporta lontano, facendo spallucce. Finché le esalazioni di sua bassezza l’escremento non arriveranno al naso.
P.S. Il 13 marzo 2007 la Procura di Como ha chiesto l’archiviazione delle due inchieste aperte a Potenza e trasferite nella città lariana, che coinvolgevano anche l’ex sindaco di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi, l’imprenditore Ugo Bonazza, Giuseppe Rizzani e la signora Vesna Tosic.
Sua impunità potrebbe ancora farla franca.

Le orge telefoniche dell’incesto Rai-Mediaset riportate da Repubblica potrebbero costituire l’ultimo scorcio di quel rimasuglio di stampa libera superstite in Italia.
Già perché alla farsa si è unito anche Giorgio Napolitano, che uscendo allo scoperto ha detto che le intercettazioni devono rimanere segrete finché dura il segreto istruttorio!
Affermazione gravissima perché la presa di posizione è un invito esplicito al senato di approvare in fretta la legge Mastella equiparabile alla censura della Cina comunista, la stessa area politica di provenienza di Napolitano!
La legge Mastella, venduta su “Raiset” come legge sulla privacy e sulle intercettazioni, vieterà la pubblicazione di notizie di indagini in corso a carico di chiunque e la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. Pena 100mila euro di multa all’autore dell’articolo e conseguenze simili per direttore e testata.
Se non ci sarà una disobbedienza di massa da parte di giornalisti ed editori per informarsi non resterà che navigare in internet o leggere i quotidiani esteri.
Il segreto istruttorio balenato da Napolitano decaduto con la riforma della giustizia nel 1989, appare come un patetico tentativo di coprire le porcherie di dirigenti di un’azienda pubblica e strategica come la Rai che, anziché avere una condotta onesta durante l’esercizio delle loro funzioni, si accordano di sostituire la scaletta delle notizie con le balle da raccontare ai cittadini che li mantengono con fior di stipendi!
Assistere a un’uscita di questo tenore da parte di un presidente di una repubblica libera è semplicemente inaudito! Esattamente come inaudito fu il comportamento del suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, che nei giorni natalizi del 2003 firmò in fretta e furia il decreto salvarete 4 del fascista Gasparri, che permise al lustranatiche Emilio Fede di screditare la professione giornalistica a suon di bugie e gravi omissioni in favore del suo capo criminale delle tv, affossando Europa7.
Forse è fuori luogo meravigliarsi di ciò in Italia, poiché se i presidenti della repubblica delle banane italiana sono espressione di un parlamento illegittimo, non si capisce perché dovrebbero remare proprio contro quella casta che li ha eletti!
Per quanto mi riguarda, sul blog pubblicherò il più possibile: indagini, rinvii a giudizio e condotte discutibili e disoneste dei componenti della casta. I blog, per ora, non incorrono in multe e se qualche legge ci fermerà sono già pronto a traslocare su un server estero.
Inutile ricordare che alla farsa di Napolitano si è unito il criminale circondariale delle libertà di sopprimere le libertà altrui, alias Silvio Berlusconi, che tramite l’ennesimo uso criminoso di tv, giornali, verità e del rispetto delle leggi del paese che ha governato, dice che contro di lui sono in azione sciacalli e iene (ovviamente non quelle di Italia 1).
Personalmente sono ben felice di farne parte, del resto, come le iene mie simili anch’io prediligo le carogne! Sviscerare le verità di tessera loggia p2 1816 da sventolare ai quattro venti di internet e di Studio 1 è un banchetto prelibato, oltre che un piatto ancora poco conosciuto!
Spero di non lasciarmi sopraffare dalla nausea prima del tempo.

Le relazioni inciuciose fra Rai (canale pubblico finanziato dal canone regolato da una legge) e Mediaset (rete privata con proprietario Silvio Berlusconi che è stato 2 volte presidente del consiglio dei ministri) denunciate oggi da Repubblica, dovrebbero essere cosa nota a tutti!
Sono anni che Marco Travaglio ne parla su L’Unità e nei suoi libri, sono anni che assistiamo ad assunzioni (Crespi della holding fallita di Berlusconi) e licenziamenti (Tagliafico tg2) figli di decisioni che vengono da un dittatore pieno di soldi a capo di un regime affollato da uno sciame di collusi pagati per tenerlo in equilibrio e rendergli servigio. Il diessino Petruccioli è direttore Rai grazie ad un colloquio avuto con Berlusconi nella sua villa di Arcore. Non dimentichiamolo!
Chi naviga in internet queste informazioni, se non le sà, le deduce senza meraviglia! Nulla di nuovo sotto il sole dunque, sappiamo bene che le tonnellate di bugie raccontate dagli addetti stampa in quota di partito mascherati da giornalisti, hanno un ruolo decisivo nell’assetto attuale dei politici incancreniti da inciuci personali alla veltrusconi.
Gli stretti contatti fra i dirigenti Rai e Mediaset su cosa mandare in onda, alla faccia della paventata concorrenza che un canale di servizio pubblico non dovrebbe perseguire, su quali notizie dare e quali non dire, sulle inquadrature da fare a Berlusconi ai funerali del papa, sono “mussoliniate” che rendono l’idea di quanto violento nazismo di propaganda fondamentalista stiamo ancora vivendo in qualità di popolo italiano vessato dalle tasse e da stipendi che non ci fanno arrivare alla terza settimana.
Il nostro diritto di essere informati è stato disatteso, violato, edulcorato, falsato col chiaro intento di attentare alla nostra libertà di cittadini sovrani che non abbiamo mai potuto decidere in base ai fatti perché manipolati da un’informazione sviata, sfuggente, monca, falsa e a senso unico.
Solo un’informazione corretta sta alla base di una democrazia!
I giornalisti Rai in assemblea che hanno letto quel comunicato nei telegiornali (tutti raccomandati) fingono di vivere un’emergenza improvvisa ma sanno benissimo che dovrebbero nascondersi perché piegati ai capricci dei politici che li hanno fatti assumere.
Dobbiamo smettere di mantenere questi manutengoli del potere!
Propongo ai cittadini italiani di rendere la pariglia alla casta con lo sciopero del canone Rai privatizzata da Berlusconi.
Più nessuno versi un solo euro alla Rai! Se lo paghi Berlusconi coi suoi lecchini!
Se tutti violassimo questa legge cambieremmo le regole, torneremmo a condizioni di civiltà più accettabili, emergerebbero più giornalisti degni di tale nome perché il canone si paga solo ad un canale di pubblica utilità che ha la dignità di denunciare gli scandali dei politici, non all’ufficio stampa di un delinquente mafioso che si è rubato la Mondadori con una sentenza comprata da un giudice corrotto!
Quando nella cassetta postale troviamo le lettere intimidatorie Rai chiuse in busta in cui ci viene intimato di pagare il canone, dobbiamo stracciare tutto e buttarle nell’immondizia senza timori. Non rispondiamo nemmeno se arrivano per raccomandata perché non siamo tenuti a rivelare ad estranei ciò che teniamo in casa nostra! Quella leggina del canone Rai gioca perlopiù sulla paura dei cittadini che credono di essere costretti ad aprire al primo energumeno che pretende di entrare in casa nostra per controllare cosa abbiamo sui mobili di casa! Non si apre a nessuno perché nessuno può violare l’uscio di casa senza il mandato di un magistrato.
Saranno affari della Rai dimostrare che in casa nostra abbiamo una tv.
L’evasione del canone è il minimo che dobbiamo fare per tutelare la nostra libertà di cittadini in diritto di essere informati.
E che Berlusconi mafioso marcisse in galera!